- Cosa sono i data center e perché sono ovunque
- Il contesto italiano: un hub europeo in rapida crescita
- Le sfide: energia, raffreddamento, acqua e governance
- Le opportunità: efficienza, rinnovabili e recupero del calore
- AI e data center: il paradosso che si risolve con l’AI stessa?
- Il contributo del Next Energy LAB: competenze diverse, con un unico interlocutore
Cosa sono i data center e perché sono ovunque
Quando invii un’email, guardi un video in streaming, usi un gestionale aziendale o chiedi qualcosa a un chatbot, dall’altra parte c’è sempre un data center. Si tratta di strutture fisiche – a volte grandi come capannoni industriali, a volte contenute in una stanza – che ospitano i server su cui lavorano le applicazioni, vengono archiviati i dati ed eseguiti i calcoli che tengono in piedi l’economia digitale.
Ne esistono principalmente due tipologie. I data center enterprise hanno dimensioni contenute e sono gestiti da un’organizzazione per le proprie esigenze interne. Gli hyperscale data center sono invece le infrastrutture titaniche dei grandi operatori tecnologici globali – Amazon, Google, Microsoft, Meta – che servono milioni di clienti in contemporanea. C’è poi una categoria intermedia, la colocation: strutture condivise in cui diverse aziende noleggiano spazio e connettività, senza doversi costruire la propria infrastruttura.
A rendere i data center così centrali sono tre grandi tecnologie digitali: l’intelligenza artificiale (AI), che richiede enormi capacità di calcolo sia in fase di addestramento dei modelli sia durante il loro utilizzo quotidiano; l’Internet of Things (IoT), che connette miliardi di dispositivi fisici generando flussi incessanti di dati; e il cloud computing, che ha progressivamente spostato applicazioni e archiviazione dai computer locali a infrastrutture centralizzate. Insieme, queste tre forze alimentano la cosiddetta Data Economy: l’insieme delle attività economiche che si fondano sulla raccolta, elaborazione e valorizzazione dei dati. Nel 2024, la Data Economy italiana valeva 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del PIL nazionale.
Il contesto italiano: un hub europeo in rapida crescita
Nel mondo si contano oggi oltre 10.000 data center, di cui più di 2.200 in Europa e circa 168-210 in Italia (le stime variano a seconda della metodologia di censimento). L’Italia si colloca al tredicesimo posto mondiale, ma è la dinamica di crescita a essere significativa: mentre i grandi hub storici europei – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino (i cosiddetti “FLAPD”) – mostrano segni di saturazione, il nostro Paese sta attirando investimenti internazionali con crescente intensità.
La concentrazione geografica è marcata: Milano concentra il 46% della potenza nazionale installata – davanti a mercati emergenti come Madrid e Zurigo – seguita da Roma (21 strutture) e Torino (11). Le richieste di connessione alla rete elettrica di alta tensione gestite da Terna sono passate da 0,1 GW nel 2019 a oltre 55 GW nei primi mesi del 2025, con quasi l’80% delle domande concentrate nel Nord Italia e la Lombardia come epicentro assoluto.
Questo dato sulle richieste di connessione merita un chiarimento: si tratta di prenotazioni sulla rete, non di potenza effettivamente installata. Molte richieste vengono avanzate in modo speculativo per assicurarsi una posizione. Le stime più credibili indicano una capacità effettivamente installata di 1,4-2,0 GW entro il 2030, che si tradurrà in circa 14 TWh/anno di consumi aggiuntivi – circa il 5% della domanda elettrica nazionale attuale.
Sul fronte economico, il mercato italiano dei data center vale 7 miliardi di euro (2024) con proiezioni di crescita del 47% entro il 2030. Se l’Italia riuscisse ad avvicinarsi ai best performer europei, la Data Economy complessiva potrebbe salire a 207 miliardi di euro entro il 2030, abilitando tra 77.000 e 150.000 posti di lavoro diretti, indiretti e indotti.
Le sfide: energia, raffreddamento, acqua e governance
I data center sono consumatori di energia rigidi e continuativi: non possono ridurre i consumi nelle ore notturne come farebbe un’industria tradizionale e richiedono un’alimentazione ininterrotta con standard di affidabilità elevatissimi. Nel 2024, i data center italiani hanno consumato circa 3,9 TWh di energia elettrica, pari all’1,9% dei consumi nazionali. Nello scenario di massimo sviluppo, questa quota potrebbe salire al 12,7% entro il 2035: quasi sette volte l’attuale.
Il raffreddamento è la grande sfida tecnica. I server generano enormi quantità di calore durante il funzionamento, e mantenerli a temperatura operativa richiede impianti di condizionamento molto energivori. Il principale indicatore di efficienza energetica è il PUE (Power Usage Effectiveness): il rapporto tra l’energia totale consumata dalla struttura e quella effettivamente utilizzata dai server per il calcolo. Un PUE di 1 è il valore ideale; il PUE medio italiano si attesta oggi intorno a 1,5; i data center più avanzati scendono sotto 1,2. L’obiettivo di settore è portare il PUE medio europeo sotto 1,3 entro il 2030.
Strettamente connesso al raffreddamento è il consumo d’acqua. I sistemi di raffreddamento evaporativo – diffusi per la loro efficienza energetica – utilizzano acqua che viene parzialmente dispersa nell’atmosfera. In contesti con stress idrico, questa competizione con altri usi dell’acqua è già oggetto di dibattito in diversi paesi europei. La scelta del sistema di raffreddamento non è quindi solo una decisione tecnica, ma ha implicazioni territoriali e ambientali.
Sul piano normativo, il quadro è in rapida evoluzione. A livello europeo, il Regolamento UE 2019/424 sulla progettazione ecocompatibile e la Direttiva 2023/1791 sull’efficienza energetica impongono obblighi di rendicontazione e standard crescenti. In Italia, il Decreto Energia 2025 ha introdotto un procedimento unico e accelerato per le autorizzazioni, con un tempo massimo di 10 mesi dall’istanza. A gennaio 2025 è stato inoltre assegnato un codice ATECO specifico, che riconosce ufficialmente i data center come infrastrutture strategiche.
C’è poi il tema della sovranità digitale: chi possiede, controlla e può accedere ai dati archiviati in queste infrastrutture? La questione è sempre più centrale nell’agenda politica europea e italiana, con implicazioni dirette su dove vengono costruiti i data center, da chi e con quali garanzie di sicurezza e trasparenza verso i cittadini.
Le opportunità: efficienza, rinnovabili e recupero del calore
La crescita dei data center non è un problema da ostacolare, ma una realtà da governare con intelligenza. Quattro leve strategiche – identificate in modo convergente dai principali rapporti di settore – possono trasformare queste strutture da consumatori passivi ad attori attivi della transizione energetica.
1. Recupero del calore di scarto. I server producono calore che, invece di essere disperso, può essere catturato e reimmesso nelle reti di teleriscaldamento urbano. Il solo allaccio dei data center italiani alle reti di teleriscaldamento abiliterebbe la valorizzazione di 9,5 TWh di energia termica, sufficienti a coprire il fabbisogno termico di circa 800.000 famiglie ed evitare l’emissione di 2 milioni di tonnellate di CO₂. Non è solo teoria: a Brescia, il data center Qarnot inaugurato a giugno 2025 nella centrale Lamarmora di A2A recupera già calore per riscaldare 1.350 appartamenti. A Milano, il progetto “Avalon 3” immetterà nella rete oltre 15 GWh di energia termica all’anno a partire dal 2026.
2. Power Purchase Agreement (PPA). Contratti di lungo periodo per l’acquisto diretto di energia rinnovabile, i PPA offrono forniture stabili e prezzi prevedibili. Con una loro adozione diffusa, i data center potrebbero coprire fino al 74% del loro fabbisogno con fonti rinnovabili. Gli operatori di data center rappresentano già oggi oltre il 30% dei 120 GW di corporate PPA stipulati a livello globale.
3. Aree brownfield e riqualificazione industriale. La localizzazione dei nuovi data center su siti industriali dismessi permette di sfruttare infrastrutture esistenti (connessioni alla rete, viabilità, edifici), evitare il consumo di suolo vergine e riqualificare aree degradate. Le stime indicano un potenziale di circa 600 MW realizzabili su siti brownfield italiani. Un’opportunità particolarmente rilevante per Lombardia e Piemonte.
4. Economia circolare e gestione dei RAEE. I data center sono grandi produttori di rifiuti elettronici. Gestire il ciclo di vita dei componenti hardware in ottica circolare – dal riuso dei componenti ancora funzionanti al riciclo certificato dei materiali – è una componente importante della sostenibilità complessiva del settore.
Sul fronte delle tecnologie di raffreddamento, le soluzioni più promettenti sono il liquid cooling (raffreddamento diretto a liquido sui chip, molto più efficiente dell’aria) e i sistemi ibridi. In Italia, il clima temperato del Nord consente di sfruttare il “free cooling” – l’utilizzo dell’aria fredda esterna nei mesi invernali – con benefici energetici significativi. Un’altra tecnologia da tenere d’occhio è l’edge computing: distribuire i carichi di calcolo su nodi più piccoli e vicini agli utenti finali riduce la latenza e, in molti contesti, l’intensità energetica complessiva del sistema.
AI e data center: il paradosso che si risolve con l’AI stessa?
L’intelligenza artificiale è il principale motore della crescita dei consumi dei data center, ma è anche una delle soluzioni più promettenti per contenerla. Un paradosso solo apparente.
Dal lato dei consumi, addestrare un grande modello linguistico richiede mesi di calcolo intensivo su migliaia di chip specializzati, con consumi paragonabili a quelli di una piccola città. Anche il semplice utilizzo quotidiano ha un costo: una singola query su strumenti come ChatGPT consuma fino a 10 volte più energia di una ricerca web tradizionale. Globalmente, i data center assorbono oggi circa il 1,5% dell’elettricità mondiale, ma entro il 2030 il consumo potrebbe crescere del 127%, passando da 416 TWh a 946 TWh. In Europa i data center pesano già per il 3% del fabbisogno elettrico; in Irlanda, dove la concentrazione è estrema, nel 2023 hanno inciso per il 21% dei consumi nazionali.
Dal lato delle soluzioni, l’AI applicata alla gestione dei data center permette di ottimizzare in tempo reale i sistemi di raffreddamento, il riciclo del calore, anticipare i picchi di carico, redistribuire i carichi verso i server più efficienti e prevedere i guasti prima che si verifichino. Google ha documentato riduzioni del 20-40% dei consumi per il raffreddamento grazie a sistemi AI. Analogamente, l’IEA (International Energy Agency) stima che un’adozione diffusa delle tecnologie AI esistenti potrebbe ridurre le emissioni globali di CO₂ di 1,4 Gt entro il 2035 nei settori industria, trasporti e civile – compensando in parte l’impatto energetico diretto dei data center stessi.
Il contributo del Next Energy LAB: competenze diverse, con un unico interlocutore
Affrontare la sfida dei data center in modo sistemico significa coordinare competenze molto diverse: hardware fisico, software intelligente, progettazione infrastrutturale. Raramente si trovano in un unico fornitore. Il modello del Next Energy LAB di C.NEXT risponde esattamente a questa esigenza, aggregando competenze complementari che coprono l’intera catena del valore.
Sul piano dell’hardware e della gestione termica, il LAB include tecnologie avanzate per il raffreddamento dei data center e il riciclo del calore: sistemi chiller ad alta efficienza, soluzioni integrate di free cooling e liquid cooling ibrido, recupero energetico e accumulo di energia termica, manutenzione predittiva. Con oltre 1,5 GW di capacità di raffreddamento già installati in data center nel mondo, queste soluzioni permettono di ottimizzare il PUE, ridurre i consumi energetici legati al raffreddamento e garantire operatività continua. I sistemi di controllo avanzati consentono il monitoraggio in tempo reale e l’ottimizzazione continua delle performance.
Sul piano del software e dell’intelligenza artificiale applicata, sono disponibili piattaforme di AI per la gestione operativa: sistemi di decision intelligence in tempo reale, analisi predittiva dei consumi, automazione di processi complessi e integrazione con sistemi legacy. La capacità di trasformare i dati generati dall’infrastruttura in decisioni operative immediate permette di aumentare l’efficienza, ridurre gli sprechi e supportare i processi di rendicontazione ESG.
Sul piano della progettazione e integrazione infrastrutturale, il LAB offre competenze specializzate nella pianificazione e implementazione di infrastrutture di data center – sia fisiche che cloud-native – con attenzione alla ottimizzazione architetturale, alla resilienza operativa, alla sicurezza e alla conformità normativa. Una capacità utile sia per progettare ex novo la propria infrastruttura IT, sia per modernizzare sistemi legacy garantendo continuità operativa.
L’integrazione di queste tre leve – hardware, software e progettazione – permette a C.NEXT di rispondere alle sfide dei data center in modo non frammentato: un solo interlocutore capace di vedere il problema nella sua complessità e costruire una risposta su misura per le esigenze specifiche del cliente.
La crescita dei data center è inarrestabile: è il prezzo – e al tempo stesso il motore – della trasformazione digitale che le imprese italiane hanno già avviato. La domanda non è più “se” costruire questa infrastruttura, ma “come” farlo in modo che diventi una risorsa, non un problema. Con la giusta pianificazione, le tecnologie disponibili e una governance chiara, i data center possono diventare nodi attivi di un sistema energetico più intelligente, flessibile e sostenibile – non solo consumatori, ma produttori, accumulatori e stabilizzatori di rete.
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Fonti principali
- I-Com (Istituto per la Competitività), “Dare Energ-IA all’Italia. Data Center e intelligenza artificiale per la sostenibilità”, novembre 2025
- TEHA Group / A2A, “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale”, Forum di Cernobbio, settembre 2025
- IEA, “Energy and AI”, 2025
- Osservatorio Data Center, Politecnico di Milano, 2025
- Regolamento UE 2019/424; Direttiva UE 2023/1791 sull’efficienza energetica
- https://www.wired.it/article/data-center-infrastrutture-digitali-potere-sovranita
- https://undark.org/2025/12/16/ai-data-centers-water

