Viaggio in Italia – Valle d’Aosta

Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale
Viaggio in Italia – Valle d'Aosta

Gennaio 14, 2026

Valle d'Aosta | Viaggio in Italia

Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.

Il nostro “viaggio” prosegue nella regione più piccola d’Italia, dove l’innovazione deve fare i conti con le montagne, le distanze e un tessuto produttivo radicalmente diverso da quello delle grandi regioni industriali. La Valle d’Aosta è un caso di studio interessante per comprendere come territori periferici possano valorizzare le proprie specificità senza inseguire modelli che non gli appartengono.

Con soli 122.877 abitanti, di cui 33.122 nel capoluogo Aosta, la Valle d’Aosta è la regione meno popolosa d’Italia. Dietro questi numeri si nasconde un’economia che ha fatto del turismo il suo principale motore di sviluppo. Nel 2024 la regione ha registrato oltre 1,3 milioni di turisti per un totale di circa 3,7 milioni di notti trascorse, con una crescita del 5,8% negli arrivi e del 2,5% nelle presenze rispetto al 2019.

Il settore turistico occupa oltre 3.600 addetti, pari all’8,69% degli addetti totali: un dato che colloca la Valle d’Aosta al secondo posto in Italia dopo il Trentino-Alto Adige, molto al di sopra della media nazionale dell’1,97%. Questa specializzazione è al tempo stesso un punto di forza e una fragilità: rappresenta un’industria consolidata, ma espone l’economia regionale a una dipendenza settoriale significativa.

La Valle d’Aosta dispone di una rete stradale adeguata alle sue dimensioni, con l’autostrada A5 Torino-Aosta che attraversa la regione e due trafori internazionali: quello del Monte Bianco, che collega Courmayeur con la Francia, e quello del Gran San Bernardo, che porta in Svizzera. Questa dotazione viaria è fondamentale per collegare una regione montana con l’esterno e per garantire la mobilità turistica. Il discorso cambia radicalmente quando si parla di altri collegamenti. La regione non ha aeroporti commerciali – l’unico aeroporto è riservato a uso turistico privato e all’elisoccorso – e la rete ferroviaria è limitata: una linea non elettrificata a singolo binario sulla tratta Aosta–Ivrea (attualmente sospesa per lavori di elettrificazione), mentre la tratta Aosta–Pré-Saint-Didier è sospesa dal 2015. Questa carenza di infrastrutture rappresenta un limite significativo per l’attrattività economica del territorio e per l’integrazione con i principali poli produttivi del Nord Italia.

Con 11.096 imprese attive, di cui appena 731 manifatturiere (il 6,6% del totale), la Valle d’Aosta si colloca all’ultimo posto in Italia per presenza industriale. Eppure tra il 2019 e il 2024 le imprese attive sono cresciute dell’1,5%, posizionando la regione al terzo posto nazionale dopo Trentino-Alto Adige e Campania. Nel 2024 il calo è stato contenuto allo 0,1%, dato migliore rispetto al -0,9% italiano.

La densità d’impresa è buona: 90,3 imprese ogni mille abitanti, sopra la media nazionale di 85,7, a testimonianza di un territorio dove il lavoro autonomo e la piccola imprenditoria restano diffusi. Tuttavia, mancano completamente distretti industriali e aree di crisi industriale complessa, semplicemente perché manca un’industria significativa da organizzare o da salvare.

Sul fronte dell’innovazione la Valle d’Aosta mostra i suoi limiti più evidenti. Gli indicatori EIS (European Innovation Scoreboard) posizionano la regione all’ultimo posto in Italia con un punteggio di 69, ben al di sotto della media nazionale di 90,3. La classificazione europea la colloca come “emerging innovator”, categoria riservata ai territori con potenziale non ancora espresso.

I numeri confermano questo ritardo: la regione conta solo 14 startup (11,4 ogni 100.000 abitanti), 8 PMI innovative (6,5 ogni 100.000 abitanti) e nessun incubatore certificato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. È presente l’incubatore non certificato Pépinières d’Entreprises, con sedi ad Aosta e Pont Saint Martin, gestito dalla Fondazione Giacomo Brodolini; da considerare anche Finaosta (la finanziaria regionale) e il Digital Innovation Hub CANTIERI promosso da Confartigianato, ma si tratta di un ecosistema dell’innovazione ancora embrionale. Tra gli indicatori positivi spicca quello relativo agli specialisti ICT occupati: la Valle d’Aosta è terza in Italia. I brevetti registrati (17° posto), gli investimenti privati in Ricerca e Sviluppo (18° posto), le innovazioni di prodotto (19° posto) e soprattutto di processo (21° e ultima) raccontano di un sistema produttivo ancora poco orientato al cambiamento.

Sul fronte occupazionale, la Valle d’Aosta registra performance notevoli. Il tasso di disoccupazione è al 3,9%, quarto migliore dato nazionale dopo Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. I NEET – giovani che non studiano e non lavorano – sono al 9,9%, secondo miglior dato italiano. Il tasso di occupazione tocca il 54,1%, secondo solo al Trentino-Alto Adige.

Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 è stato di 22.907 euro, decimo in Italia: un dato che riflette un mercato del lavoro relativamente stabile, anche se concentrato su settori come il turismo e i servizi, che non sempre garantiscono retribuzioni elevate.

La formazione superiore è limitata all’Università della Valle d’Aosta, fondata nel 2000, che nel 2024 ha erogato 6 corsi di laurea (4 triennali e 2 magistrali) e laureato 220 studenti, in prevalenza donne (169 su 220) e concentrati nell’area economica. Ma il vero problema è l’assenza di Istituti Tecnici Superiori (ITS), strumenti fondamentali per formare tecnici specializzati richiesti dalle imprese. Per accedere a questi percorsi, gli studenti valdostani devono spostarsi in Piemonte, con tutti i disagi che questo comporta.

Se c’è un campo in cui la Valle d’Aosta eccelle senza discussioni, è quello della sostenibilità ambientale. La regione ha il minor consumo di suolo in Italia: appena il 2,2% del territorio nel 2024. Un dato che riflette sia i vincoli naturali di una regione montana, sia una consapevolezza diffusa dell’importanza di preservare un paesaggio che rappresenta il principale asset economico del territorio. La Valle d’Aosta registra il miglior dato nazionale per emissioni di PM2.5 (particolato fine), ma risulta la peggiore se confrontiamo questo dato in rapporto al valore aggiunto portato dal settore manifatturiero.

Nel panorama del terzo settore valdostano, la Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta rappresenta un punto di riferimento unico. Attiva dal 2008, si basa sul modello della raccolta fondi da redistribuire in progetti di utilità sociale. Nel 2024 ha consolidato una rete di oltre 90 partner sul territorio, svolgendo un ruolo trasversale su molteplici ambiti del welfare locale. È socia di Assifero, l’associazione italiana delle fondazioni ed enti filantropici.

La regione conta 314 enti del terzo settore con una densità di 256 ogni 100.000 abitanti, rispettivamente 20° e 10° posto in Italia. Un tessuto sociale attivo quindi, anche se numericamente limitato dalle dimensioni della popolazione.

Nonostante i limiti evidenti, la Valle d’Aosta presenta alcune opportunità di sviluppo interessanti. La sua specializzazione turistica può evolversi verso forme di turismo sostenibile e destagionalizzato, sfruttando la crescente domanda di esperienze autentiche e a basso impatto ambientale. Il patrimonio naturale pressoché incontaminato rappresenta un vantaggio competitivo rispetto a territori più antropizzati.

La presenza della Svizzera e della Francia come vicini offre possibilità di cooperazione internazionale su progetti di innovazione, ricerca e sviluppo economico. I fondi europei per le aree montane possono rappresentare leve importanti per colmare i gap infrastrutturali e tecnologici.

La buona performance occupazionale e la bassa presenza di NEET indicano un capitale umano non disperso, che potrebbe essere valorizzato attraverso percorsi formativi mirati – a partire dall’introduzione di ITS regionali – capaci di agganciare i fabbisogni di un’economia in lenta trasformazione.

La Valle d’Aosta rappresenta un caso emblematico di territorio periferico che deve costruire il proprio modello di sviluppo senza poter replicare le ricette delle regioni industrializzate. L’innovazione qui non può fondarsi su grandi distretti manifatturieri o su cluster tecnologici, ma deve necessariamente partire dalle vocazioni esistenti: turismo, ambiente, qualità della vita, connessioni internazionali.

Per farlo servono infrastrutture adeguate – a cominciare da quelle digitali, che possono compensare l’isolamento geografico – e un ecosistema dell’innovazione più robusto, capace di accompagnare le imprese locali verso la transizione digitale e sostenibile. Servono investimenti mirati in formazione tecnica e specialistica, senza dover costringere i giovani ad emigrare per studiare. Ma soprattutto serve la capacità di trasformare i limiti in opportunità: essere piccoli può significare essere agili, essere montani può significare essere sostenibili, essere ai margini può significare essere laboratori di sperimentazione. La Valle d’Aosta ha le carte per giocare questa partita, a patto di non inseguire modelli che non le appartengono e di valorizzare fino in fondo ciò che la rende unica.

Fonti
ISTAT
USTAT
INFOCAMERE-MOVIMPRESE
EIS/RIS
ITS
RFI

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