Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.
Terza tappa del nostro “Viaggio in Italia”, alla ricerca del potenziale di innovazione delle regioni italiane: eccoci in Basilicata!
In un film del 2010 diretto da Rocco Papaleo, la Basilicata veniva raccontata come una regione da attraversare “coast to coast”. L’immagine è suggestiva ma si scontra con una realtà fatta di collegamenti fragili, isolamento infrastrutturale e un tessuto economico che fatica a emergere. Eppure, tra i dati, emergono segnali che meritano attenzione. La Basilicata è una regione con una forte vocazione scientifica nella formazione universitaria, una densità imprenditoriale tra le più alte d’Italia, un ecosistema dell’innovazione più articolato di quanto si pensi e un capitale ambientale e sociale che poche altre regioni possono vantare.
Il quadro demografico
La Basilicata conta 530.004 abitanti, distribuiti tra la provincia di Potenza (340.909) e quella di Matera (189.095). È la terza regione meno popolosa d’Italia, dopo Valle d’Aosta e Molise.
L’età media è di 47,3 anni, superiore alla media nazionale di 46,6. Gli over 65 rappresentano il 25,4% della popolazione, mentre gli under 14 sono l’11,1%. La presenza straniera è contenuta con 27.060 residenti, pari al 5,1%, circa la metà della media nazionale di 9,1%.
Infrastrutture: il nodo irrisolto
Il deficit infrastrutturale è il vincolo più pesante della Basilicata. La regione non ha aeroporti: lo scalo più vicino a Potenza è Salerno Costa d’Amalfi (90 km, circa un’ora), quello più vicino a Matera è Bari (65 km, 50 minuti). I porti – Maratea, Pisticci e Policoro – hanno una vocazione esclusivamente turistica.
La situazione ferroviaria è particolarmente critica. Una linea complementare a binario singolo attraversa trasversalmente la regione; Potenza ha una stazione, Matera no. Lungo la costa tirrenica passa una linea fondamentale, ma il Frecciarossa vi transita senza effettuare soste. La rete stradale si regge sull’Autostrada A2 del Mediterraneo, che attraversa la regione per soli 30 km in provincia di Potenza, da cui un raccordo di 50 km collega al capoluogo.
Il risultato è un isolamento che non riguarda solo la logistica, ma incide direttamente sulla circolazione di persone, competenze e opportunità. Per un territorio che vuole attrarre investimenti e trattenere talenti, la carenza di collegamenti rapidi con i grandi nodi economici – Napoli, Bari, Roma – rappresenta un freno concreto.
Il tessuto imprenditoriale: tante microimprese, poche connessioni
La Basilicata conta 51.285 imprese attive, di cui 3.344 manifatturiere (6,5% del totale), al 18° posto in Italia per entrambi gli indicatori. Tra il 2019 e il 2025 le imprese attive sono diminuite del 3,1%, con un calo dell’1% nell’ultimo anno.
Ma anche qui emerge un dato sorprendente: la densità imprenditoriale è di 97,2 imprese ogni 10.000 abitanti, terzo valore più alto d’Italia dopo Molise e Trentino-Alto Adige, e ben sopra la media nazionale. Siamo di fronte a un tessuto di microimprenditorialità diffusa che le classifiche per valori assoluti non riescono a cogliere.
La debolezza sta nella capacità di fare sistema. Le reti d’impresa sono 65 (18° regione), non esistono distretti industriali riconosciuti ed è presente un’area di crisi industriale complessa. In un contesto come questo, il ruolo di soggetti capaci di costruire connessioni tra imprese – e tra imprese e centri di ricerca – diventa cruciale.

Innovazione: un ecosistema più ricco di quanto sembri
L’European Innovation Scoreboard 2025 classifica la Basilicata come “moderate innovator” con un Regional Innovation Index di 73 (20° in Italia, 174° nell’UE), ben sotto la media nazionale di 90,3. La regione compare tra le peggiori cinque in 16 indicatori su 23, con punti deboli nella R&D del settore privato (21°), nelle innovazioni di prodotto (21°) e nei brevetti registrati (20°).
Eppure, qualche segnale più positivo non manca. Le co-pubblicazioni scientifiche internazionali collocano la Basilicata all’8° posto in Italia, un dato che racconta una ricerca accademica capace di dialogare con il contesto internazionale. Inoltre, il dato sulle emissioni di PM2.5 – 3° regione in Italia – riflette un profilo ambientale di qualità.
Le startup innovative sono 61 (di cui 50 a Potenza e 11 a Matera), con una densità di 11,4 ogni 100.000 abitanti (15° regione). Le PMI innovative sono 24, equamente distribuite tra le due province, con una densità di 4,5 per 100.000 abitanti che porta la regione al 12° posto.
La vera sorpresa è la mappa dei “luoghi dell’innovazione”, più articolata di quanto ci si aspetterebbe. La Basilicata ospita SEREA, incubatore certificato MISE a Potenza, più tre incubatori non certificati. A Matera operano CTEMT (Casa delle Tecnologie Emergenti) e HSL (Heritage Smart Lab), un European Digital Innovation Hub cofinanziato dalla Commissione Europea. Il DIH Basilicata di Confindustria ha sede a Potenza, così come il Contamination Lab dell’Università. A questi si aggiungono il PID della Camera di Commercio (sedi a Potenza e Matera) e il fablab Syskrack a Grassano. Elemento distintivo sono i cinque cluster tecnologici regionali, ciascuno legato a un settore della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) della Basilicata: Bioeconomia (Metaponto di Bernalda), Aerospazio (Tito Scalo), Automotive (Potenza), Energia (Potenza) e Industrie culturali e creative (Matera). È una struttura di governance dell’innovazione pensata e organizzata, che però ha bisogno di essere alimentata con progetti, risorse e connessioni per esprimere il suo potenziale.
La vocazione STEM: il dato più interessante
L’Università degli Studi della Basilicata (Unibas), fondata nel 1982, ha la sede principale a Potenza e una sede distaccata a Matera. Offre 38 corsi di laurea, di cui 17 – quasi la metà – in ambito STEM: un’incidenza notevole, molto superiore alla media nazionale.
Nel 2024 Unibas ha formato 813 laureati, di cui 214 in discipline STEM, pari al 26,3%. È un dato che racconta una vocazione scientifica e tecnologica del territorio che, in un’economia sempre più orientata alla transizione digitale ed energetica, rappresenta un asset strategico.
Il problema è la dispersione post-laurea. Potenza registra un saldo di mobilità dei laureati di -48,2 ogni 1.000 residenti (6° provincia più alta in Italia), Matera -27,8. Il territorio forma competenze STEM di qualità ma fatica a trattenerle.
L’offerta ITS è minima: un solo istituto, l’ITS Academy di Basilicata con sede a Potenza, specializzato in efficienza energetica e parte del Cluster Energia regionale.

Lavoro, terzo settore e ambiente: risorse da non sottovalutare
Il mercato del lavoro lucano presenta indicatori difficili ma non drammatici nel contesto del Mezzogiorno: disoccupazione al 6,7% (8° regione), NEET al 16,9% (7° dato più alto), tasso di occupazione al 42,4% (5° più basso). Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2024 è di 20.262 euro, al 16° posto in Italia.
Il terzo settore è una risorsa importante e sottovalutata. La Basilicata conta 1.664 enti, con una densità di 312 ogni 100.000 abitanti – quarto valore più alto d’Italia. È un indicatore di coesione sociale e capacità auto-organizzativa che, nelle strategie di sviluppo territoriale, può fare la differenza.
Il turismo rappresenta un’area di preoccupazione: 900.000 arrivi nel 2024 per circa 2,5 milioni di pernottamenti, con un calo del 5,6% rispetto al 2019, in netta controtendenza con la crescita media italiana (+6,3%). È il peggior dato regionale dopo la Calabria: l’effetto “Matera Capitale della Cultura 2019” si è in gran parte esaurito senza lasciare un’eredità strutturale.
Il consumo di suolo, però, è tra i più bassi d’Italia: appena il 3,2%, terza regione dopo Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Un patrimonio ambientale integro che, combinato con i cluster regionali in bioeconomia ed energia, offre una base concreta per strategie di sviluppo sostenibile.
Una regione da connettere, non da assistere
La Basilicata non è un territorio vuoto da riempire: è un territorio frammentato da connettere. I pezzi ci sono – una rete di cluster tematici, una formazione universitaria a vocazione scientifica, una densità imprenditoriale elevata, un ecosistema dell’innovazione più strutturato di quanto appaia – ma funzionano in modo isolato, senza la massa critica necessaria per generare un effetto di sistema.
Le sfide sono evidenti: il deficit infrastrutturale, la fuga dei laureati, il calo turistico post-Matera 2019, la debolezza della R&D privata. Ma sono sfide che si possono affrontare lavorando sulle connessioni, all’interno e verso l’esterno: tra imprese e competenze, tra università e tessuto produttivo, tra Basilicata e territori confinanti. Per chi si occupa di innovazione territoriale, la Basilicata offre un’opportunità concreta: infrastrutture dell’innovazione già in parte costruite, una specializzazione scientifica definita, un capitale umano e ambientale di qualità. Quello che manca è il collante, e costruirlo è un lavoro che può produrre risultati visibili in tempi ragionevoli.
Fonti

