Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.
I punti principali dell’articolo:
- La seconda economia d’Italia: con 216 miliardi di euro di valore aggiunto il Lazio è secondo solo alla Lombardia, ed è la seconda regione per popolazione, imprese attive ed enti del terzo settore.
- Un motore dell’innovazione: quinto in Italia per Regional Innovation Index, secondo per numero e densità di startup e PMI innovative, primo per ricerca pubblica e specialisti/e ICT.
- Tutto ruota intorno a Roma: la Capitale concentra i tre quarti degli abitanti, quasi tutte le strutture dell’innovazione e il 90% dei turisti. Le province restano ai margini.
- Pochissima manifattura: con appena il 5% di imprese industriali il Lazio è ultimo in Italia per peso della manifattura, e ha un solo distretto industriale.
- La sfida è diffondere il valore: fuori Roma ci sono due aree di crisi industriale complessa, a Frosinone e Rieti. Portare l’innovazione oltre la Capitale è il vero terreno di lavoro per chi si occupa di sviluppo territoriale.
Raccontare il Lazio significa raccontare Roma. La capitale pesa così tanto – per abitanti, economia, cultura, servizi – da mettere in ombra tutto il resto della regione. È un vantaggio enorme e insieme il suo limite più evidente.
Perché il Lazio è una potenza: seconda economia d’Italia, tra i primi territori per innovazione, ricerca e capitale umano. Ma è anche una regione a due velocità, dove la forza gravitazionale di Roma lascia poco spazio alle province. La domanda, per chi guarda allo sviluppo, è una sola: come si diffonde questa ricchezza oltre il Grande Raccordo Anulare?
Una popolazione giovane
Il Lazio conta circa 5,7 milioni di abitanti in 378 comuni e cinque province, ed è la seconda regione più popolosa d’Italia dopo la Lombardia. Ma la distribuzione è tutt’altro che omogenea: 4,2 milioni di persone – tre residenti su quattro – vivono nella sola città metropolitana di Roma. Seguono, molto più staccate, Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. Dentro Roma si trova anche la Città del Vaticano, il più piccolo Stato del mondo.
I residenti stranieri sono l’11,4%, quarta regione italiana per incidenza. Interessante il profilo anagrafico: con un’età media di 46,5 anni il Lazio è più giovane della media nazionale ed è la seconda regione per quota di popolazione in età lavorativa, con relativamente pochi over 65. Un capitale umano che, sulla carta, è una risorsa preziosa per lo sviluppo.
Infrastrutture: tutte le strade portano a Roma
L’antico detto vale ancora. La rete infrastrutturale laziale è disegnata a raggiera intorno alla Capitale: la percorre l’A1 “Autostrada del Sole” (la Milano-Napoli) per circa 200 chilometri, mentre l’anello del Grande Raccordo Anulare – 68 chilometri, tra i più trafficati d’Europa – smista il traffico cittadino. Da Roma si diramano poi le storiche consolari romane, dall’Aurelia all’Appia, ancora oggi assi portanti della viabilità.
Ma non sono solo le strade. Il Lazio ospita il primo scalo aereo del Paese: l’aeroporto di Fiumicino “Leonardo da Vinci”, con 51,3 milioni di passeggeri nel 2025, tra i maggiori d’Europa, affiancato da Ciampino. Il porto di Civitavecchia è il quarto d’Italia per passeggeri (5 milioni), snodo cruciale delle crociere nel Mediterraneo.
Sul fronte ferroviario, la rete RFI conta 1.216 chilometri, di cui 235 di alta velocità. Roma è il grande nodo dell’alta velocità italiana: collega Napoli in un’ora, Bologna in poco più di due, Milano in tre e mezza. A questa si somma una capillare rete suburbana di otto linee che serve l’area metropolitana.
Propensione all’innovazione: un motore che spinge
Per misurare la capacità di innovare di una regione si usa il Regional Innovation Index (RII), l’indicatore con cui l’Unione Europea incrocia 23 parametri, dalla ricerca ai brevetti. Il Lazio ottiene 96,3, quinto punteggio d’Italia: resta nella categoria dei moderate innovator – gli “innovatori moderati” secondo il metro europeo – ma con punte di eccellenza notevoli. È primo in Italia per ricerca e sviluppo del settore pubblico e per specialisti/e ICT (Information Communication Technology), e terzo per pubblicazioni scientifiche internazionali. Complessivamente rientra tra le prime dieci regioni in 14 indicatori su 23, sei dei quali sul podio nazionale.
Ancora più netto il dato sulle imprese innovative: il Lazio conta 1.139 startup innovative e 431 PMI innovative, in entrambi i casi secondo in Italia sia per numero assoluto sia per densità sulla popolazione, dietro alla sola Lombardia. A sostenerle, sei incubatori certificati dal Ministero, tutti a Roma.

Un’economia enorme, ma poco industriale e in calo
Il Lazio è la seconda economia d’Italia: 216 miliardi di euro di valore aggiunto – la ricchezza prodotta da imprese e istituzioni – seconda solo ai 440 della Lombardia. Le imprese attive sono 465.381, terzo dato nazionale.
C’è però una particolarità che distingue il Lazio da quasi tutte le altre tappe di questo viaggio: è un’economia poco manifatturiera. Le industrie valgono appena il 5% delle imprese, la percentuale più bassa d’Italia, contro una media dell’8,7%. Non è un caso: qui l’economia è trainata da servizi, pubblica amministrazione, ricerca e turismo, non dalle fabbriche. La regione ha un solo distretto industriale, a Civita Castellana.
Il segnale d’allarme, condiviso con altri territori, è la contrazione: tra il 2019 e il 2025 le imprese attive sono calate del 6,4%, il secondo peggior dato d’Italia dopo le Marche. E fuori Roma la sofferenza si concentra in due aree di crisi industriale complessa – territori dove la perdita di occupazione richiede interventi pubblici dedicati – nel frusinate e nel reatino.
I luoghi dell’innovazione: Roma accentra, ma qualcosa si muove intorno
L’ecosistema dell’innovazione laziale è ricchissimo, ma segue la stessa regola di tutto il resto: gravita su Roma. Il progetto simbolo è Rome Technopole, uno degli ecosistemi dell’innovazione finanziati dal PNRR che mette in rete università, centri di ricerca e imprese sui temi dell’energia, del digitale e delle scienze della vita.
Intorno si muove una fitta rete: quattro Parchi Scientifici e Tecnologici (le strutture che ospitano e sostengono imprese ad alta tecnologia), due acceleratori di Cassa Depositi e Prestiti, il Competence Center CYBER 4.0 sulla cybersicurezza, una Casa delle Tecnologie Emergenti e numerosi Digital Innovation Hub, gli sportelli che aiutano le imprese a digitalizzarsi. La quasi totalità di queste strutture ha però sede a Roma: la provincia resta in larga parte scoperta.
Formazione: il più grande sistema universitario d’Italia
Se c’è un asset che il Lazio possiede senza rivali, è il capitale umano. La regione ospita 19 atenei – sei statali, sei privati, sette telematici – il più grande sistema universitario d’Italia. Solo due università statali hanno sede fuori Roma, a Cassino e nella Tuscia. La Sapienza, da sola, con 282 corsi copre oltre un terzo dell’intera offerta formativa regionale.
Nel 2024 il Lazio ha prodotto 66.994 laureati, dei quali 14.002 in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le competenze più richieste dall’economia digitale. A completare il quadro, 16 ITS Academy – gli Istituti Tecnologici Superiori, con percorsi post-diploma molto pratici e legati al lavoro – distribuiti su nove aree tecnologiche e, questi sì, presenti in tutte le province.
Lavoro, turismo e terzo settore: il traino della capitale
Sul mercato del lavoro il Lazio si colloca su valori medi: occupazione al 49,4% e disoccupazione al 6,3%. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti, però, è il quarto più alto d’Italia. Solido il terzo settore, con oltre 14.000 enti, secondo dato nazionale dopo la Lombardia.
Il capitolo più brillante è il turismo. Nel 2024 il Lazio ha accolto 12,8 milioni di turisti, prima regione d’Italia per crescita sia negli arrivi sia nelle presenze. Ma anche qui vale la regola: quasi tutto il merito è di Roma, che da sola raccoglie circa il 90% dei flussi. Fuori dalla Capitale, l’offerta turistica fatica ancora a costruire un’identità riconoscibile.
Restano poi, come risorsa per lo sviluppo, le numerose fondazioni attive sul territorio, dalle fondazioni di origine bancaria a quelle impegnate sulla formazione e la transizione digitale: un patrimonio prezioso per finanziare progetti di innovazione.

Il Lazio, in sintesi, è una delle regioni più sviluppate d’Italia: seconda economia, con ottimi risultati nella ricerca e nell’innovazione, con un sistema universitario e infrastrutturale che poche altre possono vantare. Ma è anche la regione dove più che altrove il valore si concentra in un unico punto, Roma, lasciando le province in una posizione di svantaggio.
Proprio questo squilibrio definisce la sfida. Gli asset ci sono, in abbondanza – università, startup, centri di ricerca, capitale umano giovane – ma vanno diffusi oltre il Grande Raccordo Anulare, dove la manifattura è fragile e la rete dell’innovazione ancora rada. È la sfida classica dei territori policentrici: non manca il potenziale, manca un sistema che lo distribuisca.
Per istituzioni e organizzazioni che vogliono attivare progetti di innovazione e rigenerazione, il Lazio fuori Roma è un terreno pieno di opportunità ancora da cogliere: è qui che un modello capace di connettere imprese, competenze e territori, come quello di C.NEXT, può fare la differenza.
Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a info@cnexthub.com per iniziare un dialogo.
Fonti
ISTAT
ASSOPORTI
ASSAEROPORTI
USTAT
INFOCAMERE-MOVIMPRESE
EIS/RIS
RFI
INDIRE (ITS)

