Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.
I punti principali dell’articolo:
- Se si guarda alla densità e non ai numeri assoluti, la regione è quarta per PMI innovative e nona per startup innovative.
- Le due fragilità principali sono l’età media (48,2 anni, tra le più alte del Paese) e i collegamenti: l’Autostrada del Sole tocca solo l’estremo sud-ovest e non ci sono stazioni dell’alta velocità.
- Il mercato del lavoro regge: i NEET sono il 10,5%, quarto valore più basso d’Italia, e la disoccupazione si ferma al 4,8%.
- L’ecosistema dell’innovazione è ricco per le dimensioni della regione, ma frammentato: la sfida è metterlo in rete.
- Il terzo settore è secondo in Italia, dietro solo al Trentino-Alto Adige, per densità di enti presenti.
Una regione piccola, al centro, che invecchia
L’Umbria ha circa 855mila abitanti, divisi tra la provincia di Perugia (circa 640mila) e quella di Terni (circa 215mila), in 92 comuni. È la quarta regione meno popolosa d’Italia ed è l’unica a non avere né sbocchi sul mare né confini internazionali.
Il dato demografico più rilevante è l’età. Gli over 65 sono il 27,1% della popolazione, la terza quota più alta del Paese dopo Liguria e Friuli-Venezia Giulia, e l’età media è di 48,2 anni, contro i 46,6 della media nazionale. I residenti stranieri sono il 10,5%, sopra la media nazionale del 9,1%.
Collegata, ma ai margini dei grandi assi
L’Autostrada del Sole (A1) attraversa solo l’estremo sud-ovest della regione. Il resto della rete è fatto di superstrade e strade statali, a partire dalla E45 lungo la valle del Tevere e dal raccordo Perugia-Bettolle, principale accesso al capoluogo.
Anche la ferrovia racconta una regione di passaggio più che di snodo. La rete supera i 500 chilometri, gestiti da RFI e dalla Ferrovia Centrale Umbra, ma non ci sono stazioni dell’alta velocità. La Ferrovia Centrale Umbra, 147 chilometri tra Terni e Sansepolcro passando per Perugia, è in fase di ammodernamento.
La notizia positiva arriva dal cielo. L’aeroporto di Perugia «San Francesco d’Assisi» nel 2025 ha superato per la prima volta i 600mila passeggeri (620mila, +16,1% rispetto all’anno precedente), con 17 rotte servite da 6 compagnie aeree.
Un tessuto produttivo nella media, con un’area da ripensare
Le imprese attive sono 77.777, il diciassettesimo dato in Italia. Rispetto al 2019 sono calate del 2,6%, un po’ più della media nazionale. Anche qui però la densità cambia la prospettiva: con 91,3 imprese ogni 1.000 abitanti l’Umbria è settima in Italia, e la manifattura pesa per l’8,8% del totale, settimo valore nazionale.
Tre distretti industriali, legati all’alimentare e alla cartotecnica, si concentrano in provincia di Perugia, attorno a Città di Castello, Todi e Umbertide. C’è poi Terni. L’area di Terni-Narni, storicamente legata alla siderurgia, è riconosciuta dal ministero delle Imprese come area di crisi industriale complessa, cioè un territorio dove la crisi di un settore chiave ha effetti sull’intera economia locale e richiede interventi straordinari. È una fragilità, ma anche un’occasione: i territori da riconvertire sono spesso quelli dove l’innovazione trova più spazio per sperimentare.
Innovazione: «moderata», ma più diffusa di quanto sembri
Il Regional Innovation Scoreboard, il rapporto con cui la Commissione Europea confronta le capacità di innovazione delle regioni, classifica l’Umbria come moderate innovator: decima in Italia, 138ª in Europa. I punti di forza sono la formazione continua e le pubblicazioni scientifiche realizzate in collaborazione tra enti diversi, entrambe al settimo posto nazionale. I punti deboli sono la ricerca e sviluppo finanziata dalle imprese private (15° posto) e le innovazioni di processo, cioè i cambiamenti nel modo di produrre (16° posto).
Le startup innovative sono 115 e le PMI innovative 49: in valore assoluto la regione è diciottesima e diciassettesima. In rapporto agli abitanti, invece, sale al nono posto per le startup e al quarto per le PMI innovative. Un tessuto piccolo, ma vivace in proporzione.
I luoghi dell’innovazione
Per una regione di queste dimensioni, l’ecosistema dell’innovazione è sorprendentemente articolato. A Todi ha sede il Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria (3A-PTA), a Terni MICH – Maestrale Innovation Creative Hub, l’unico incubatore certificato dal ministero delle Imprese presente in regione.
L’Umbria fa parte di Vitality, l’ecosistema dell’innovazione finanziato dal PNRR per il Centro Italia, con due centri di ricerca regionali dedicati ai nanomateriali e ai biomateriali. Ha anche un primato nazionale: Umbria Digital Data (UDD), guidato da Confindustria Umbria, è stato nel 2017 il primo Digital Innovation Hub costituito in Italia, cioè uno sportello che aiuta le imprese ad adottare tecnologie digitali, e ha ottenuto il Seal of Excellence europeo, il riconoscimento ai progetti valutati come eccellenti dalla Commissione.
Completano il quadro altri Digital Innovation Hub delle associazioni di categoria, l’Umbria Aerospace Cluster, il Contamination Lab dell’Università di Perugia e Sviluppumbria, la società regionale per lo sviluppo economico, con un gruppo dedicato al trasferimento tecnologico.
La sfida, più che crearne di nuovi, è farli lavorare insieme.

Formazione: due atenei e un ITS
In Umbria ci sono due università statali. L’Università degli Studi di Perugia ha sedi anche a Terni, Narni, Assisi e Foligno e offre 107 corsi di laurea, di cui 43 nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). L’Università per Stranieri di Perugia è l’unico ateneo italiano interamente dedicato alla lingua e alla cultura italiana per studenti stranieri. In tutto gli iscritti sono più di 31mila, con oltre 5.200 laureati nel 2025 All’Università di Perugia solo il 18,4% dei laureati ha un titolo STEM.
L’unico ITS della regione, l’ITS Umbria Made in Italy, funziona bene: dei 282 iscritti ai percorsi conclusi nel 2023 si sono diplomati in 231, con 45 imprese partner e oltre il 30% delle ore passate in stage.
Lavoro, turismo e terzo settore
È nel mercato del lavoro che l’Umbria si stacca più chiaramente dalla media del Centro-Sud. Il tasso di occupazione è al 50,7% (ottavo in Italia), quello di disoccupazione al 4,8% (settimo più basso) e i NEET, i giovani che non studiano e non lavorano, sono il 10,5%: solo Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto fanno meglio.
Nel 2024 la regione ha registrato circa 2,6 milioni di arrivi e 6,8 milioni di presenze turistiche, con una crescita del 13,3% delle presenze rispetto all’anno precedente. Manca però un marchio turistico unico riconosciuto a livello nazionale: l’offerta è diffusa tra città d’arte come Perugia, Assisi, Orvieto e Spoleto, borghi come Gubbio, Todi e Norcia, ed enogastronomia.
Infine il terzo settore, che è forse il dato più rappresentativo della regione. Gli enti sono 2.915, un numero modesto in valore assoluto, ma con 342 enti ogni 100.000 abitanti l’Umbria è seconda in Italia, dietro solo al Trentino-Alto Adige. È un capitale sociale fatto di associazioni, cooperative e fondazioni che può diventare un alleato decisivo per progetti di sviluppo territoriale.

L’Umbria non ha bisogno di inseguire le grandi regioni industriali. Ha già molto di quello che serve: un mercato del lavoro solido, una densità di imprese innovative superiore a quella di regioni più grandi, un ecosistema ricco di attori e un capitale sociale tra i più diffusi del Paese. Quello che le manca è la scala: collegamenti più forti con i grandi assi nazionali, più investimenti privati in ricerca, una rete che tenga insieme i tanti soggetti dell’innovazione e un ricambio generazionale capace di contrastare l’invecchiamento della popolazione.
È il tipo di sfida su cui lavora C.NEXT. Il modello dei poli di innovazione parte proprio da qui: mettere nello stesso luogo imprese, startup, università e istituzioni, e fare trasferimento tecnologico partendo dalle vocazioni del territorio. In una regione dove le energie ci sono ma sono disperse, un polo di questo tipo può trasformare il giusto mezzo in massa critica.
Se rappresenti un’istituzione, un’impresa o una fondazione umbra e vuoi capire come costruire un progetto di innovazione sul tuo territorio, scrivici a info@cnexthub.com.
Fonti
ISTAT
ASSAEROPORTI
USTAT
INFOCAMERE-MOVIMPRESE
EIS/RIS
RFI
INDIRE (ITS)

