Viaggio in Italia – Sicilia

Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di innovazione e opportunità di sviluppo economico–sociale
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Novembre 5, 2026

Sicilia | Viaggio in Italia

Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.

I punti principali dell’articolo:

  • La Sicilia è una delle regioni più giovani d’Italia (età media 45,4 anni, la terza più bassa), ma ha la quota più alta di NEET, i giovani che non studiano e non lavorano: il 27,9%.
  • La formazione è diffusa su tutto il territorio, con 4 università e 11 ITS presenti in tutte le province, ma 33 laureati ogni 1.000 residenti lasciano la regione dopo gli studi.
  • Nei numeri assoluti la Sicilia è grande (7ª in Italia per imprese, 9ª per startup innovative), in proporzione è rada: è ultima per densità di startup e PMI innovative.
  • Il valore aggiunto è cresciuto del 24,7% tra il 2019 e il 2023, il dato migliore d’Italia, e le imprese sono più numerose di prima della pandemia.
  • L’innovazione si concentra tra Catania e Palermo, mentre la rete ferroviaria resta senza alta velocità e senza linee di rilevanza nazionale.

La Sicilia è la terza regione più giovane d’Italia: l’età media è di 45,4 anni, contro i 46,6 della media nazionale, e solo Campania e Trentino-Alto Adige hanno una quota più alta di persone sotto i 15 anni. È anche la regione italiana con la percentuale più alta di NEET, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione: il 27,9%, più di uno su quattro.

In mezzo c’è un sistema formativo diffuso, che però non riesce a trasformarsi in lavoro sul territorio. Ogni anno 33 laureati ogni 1.000 residenti lasciano l’isola dopo gli studi, il quarto dato peggiore del Paese. È questa la contraddizione da cui partire per capire la Sicilia: una regione che ha le risorse più preziose per l’innovazione, cioè i giovani e la loro formazione, e che fatica a trattenerle

La Sicilia ha circa 4,8 milioni di abitanti, distribuiti in 9 province e 391 comuni: è la quinta regione italiana per popolazione e la prima del Mezzogiorno. Gli over 65 sono il 23,2% degli abitanti, una delle quote più basse d’Italia. Gli stranieri residenti sono invece pochi, il 4,3% contro il 9,1% nazionale: solo Sardegna e Puglia hanno un’incidenza più bassa. L’isola è al centro del Mediterraneo: lo Stretto di Messina, largo circa 3 chilometri, la separa dalla Calabria, mentre la Tunisia dista circa 140 chilometri. Attorno ci sono diversi arcipelaghi, dalle Eolie alle Egadi e alle Pelagie, oltre a Ustica e Pantelleria.

Dati su giovani e turismo

La rete autostradale supera i 640 chilometri, in parte gratuita e gestita da ANAS, in parte a pedaggio e gestita dal Consorzio Autostrade Siciliane. Collega i principali capoluoghi, ma non è completa: della Siracusa-Gela, per esempio, sono aperti solo una quarantina di chilometri.

Il punto debole è la ferrovia. La rete gestita da RFI è lunga 1.370 chilometri, ma solo 264 sono a doppio binario e poco più della metà è elettrificata. Non ci sono linee dell’alta velocità né linee classificate come “fondamentali”, cioè quelle con i maggiori volumi di traffico e i collegamenti tra le grandi città.

La situazione è migliore se parliamo di aeroporti e porti. Gli scali internazionali sono cinque: Catania, con 12,4 milioni di passeggeri nel 2025, è tra i primi cinque aeroporti italiani, Palermo ne ha avuti 9,2 milioni. Dei 12 porti, Messina-Tremestieri muove 12,4 milioni di passeggeri attraverso lo Stretto, mentre Augusta, con 22,8 milioni di tonnellate di merci, è il principale polo petrolchimico dell’isola.

Le imprese attive in Sicilia sono 373.677, il settimo dato in Italia, con 1,1 milioni di addetti. Il tessuto produttivo ha retto meglio di altri: rispetto al 2019 le imprese sono aumentate dell’1%, e solo tre regioni italiane hanno oggi più imprese di prima della pandemia. Il valore aggiunto, cioè il valore della ricchezza prodotta, è cresciuto del 24,7% tra il 2019 e il 2023, la crescita più alta del Paese.

Rapportato alla popolazione, però, il quadro cambia: con 77,9 imprese ogni 1.000 abitanti la Sicilia è diciannovesima in Italia. La manifattura pesa per il 6,9% delle imprese, non ci sono distretti industriali e due territori, Gela e Termini Imerese, sono riconosciuti dal ministero delle Imprese come aree di crisi industriale complessa, legate rispettivamente alla raffinazione e all’automotive.

Lo stesso schema vale per l’innovazione. Le startup innovative sono 371 e le PMI innovative 128: in valore assoluto la Sicilia è nona in Italia per entrambe, ma in rapporto agli abitanti è ultima.

Il Regional Innovation Scoreboard, il rapporto con cui la Commissione Europea confronta le capacità di innovazione delle regioni, classifica la Sicilia come moderate innovator: diciannovesima in Italia e 171ª in Europa. Nessun indicatore è sul podio nazionale e dieci si trovano nelle ultime cinque posizioni. Il dato più critico è la formazione continua, cioè la quota di adulti che continua ad aggiornarsi dopo gli studi: qui la Sicilia è ultima in Italia.

C’è però un’eccezione interessante. Per innovazioni di prodotto e di processo, cioè per le imprese che introducono nuovi prodotti o nuovi modi di produrre, la regione è ottava e decima. Le imprese siciliane innovano più di quanto dicano i numeri su startup e brevetti.

L’ecosistema dell’innovazione è ampio, ma si concentra quasi tutto nelle due città principali. Catania ha il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, Crossconnect, l’acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti dedicato alle startup deeptech e industriali, e guida SAMOTHRACE, l’ecosistema dell’innovazione finanziato dal PNRR e dedicato alle micro e nanotecnologie, con 25 partner. A Palermo hanno sede INNOVA, che ha ottenuto il Seal of Excellence europeo, il riconoscimento ai progetti valutati come eccellenti dalla Commissione, e Irfis, la finanziaria regionale che fa anche da centro per lo sviluppo d’impresa.

Ci sono poi tre Digital Innovation Hub, i Contamination Lab delle università di Palermo e Catania, tre cluster tecnologici regionali e una rete di sportelli per la digitalizzazione delle imprese promossi da Camere di Commercio e Confcommercio. Manca invece un incubatore certificato dal ministero delle Imprese.

Le università sono quattro: tre statali, a Palermo, Catania e Messina, e una privata, la Kore di Enna. Insieme offrono 462 corsi di laurea e nel 2025 hanno laureato 19.520 studenti, il 63% dei quali donne. Le discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) valgono un terzo dei corsi, ma solo il 22,8% dei laureati.

A queste si aggiungono 11 fondazioni ITS Academy, le scuole di specializzazione tecnologica post-diploma costruite insieme alle imprese, con sedi in tutte le province. Coprono ambiti che vanno dall’ICT all’aerospazio, dall’energia all’agroalimentare. È un’offerta capillare, che però finora ha numeri contenuti: i 20 percorsi conclusi nel 2024 contavano 683 iscritti.

Il mercato del lavoro è tra i più difficili d’Italia. La disoccupazione è al 13%, la terza più alta, e il tasso di inattività, cioè la quota di persone che non lavorano e non cercano lavoro, arriva al 53,1%, il secondo valore più alto d’Italia. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di 19.641 euro, diciottesimo in Italia.

Il turismo invece cresce. Nel 2024 la Sicilia ha accolto 5,8 milioni di turisti, per oltre 17,3 milioni di notti, il 17,4% in più rispetto all’anno precedente, e il settore occupa quasi 21mila persone, con un’incidenza superiore alla media nazionale. Il marchio più riconosciuto sono le Isole Eolie.

Gli enti del terzo settore sono 10.405, settimo dato in Italia, ma in rapporto alla popolazione la regione scende al diciassettesimo posto.

Dati sul turismo

La Sicilia ha molto di quello che serve per innovare: una popolazione giovane, un sistema formativo presente in tutte le province, un tessuto di imprese ampio e in crescita, due città con ecosistemi dell’innovazione già attivi. Quello che manca è il collegamento tra questi elementi: tra la formazione e il lavoro, tra Catania e Palermo e il resto dell’isola, tra le imprese esistenti e le competenze dei giovani che oggi se ne vanno.

È il tipo di sfida su cui lavora C.NEXT. Il modello dei poli di innovazione mette nello stesso luogo imprese, startup, università e istituzioni, e fa trasferimento tecnologico a partire dalle vocazioni del territorio. In una regione dove la formazione c’è ma il lavoro qualificato è altrove, un polo di questo tipo può dare ai giovani siciliani una ragione concreta per restare.

Se rappresenti un’istituzione, un’impresa o una fondazione siciliana e vuoi capire come costruire un progetto di innovazione sul tuo territorio, scrivici a info@cnexthub.com.

Fonti
ISTAT
ASSAEROPORTI
ASSOPORTI
INFOCAMERE-MOVIMPRESE
EIS/RIS
RFI
INDIRE (ITS)
ANAS
Ministero dell’Università e della RIcerca
Ministero delle Imprese e del Made in Italy

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