- Cosa sono i BESS e come funzionano
- Perché i BESS sono importanti
- Sfide e opportunità dei BESS
- Il contributo del Next Energy LAB: l’intera filiera dell’accumulo
- Ringraziamenti
Cosa sono i BESS e come funzionano
BESS è l’acronimo di Battery Energy Storage System, cioè sistema di accumulo di energia a batteria. Detto in modo semplice, è un grande serbatoio di elettricità: immagazzina energia quando è abbondante o costa poco – per esempio il surplus di un impianto fotovoltaico a mezzogiorno – e la rilascia quando serve, nelle ore di picco o quando il sole non c’è. In gergo si chiama time-shifting: spostare l’energia nel tempo, trasformando una risorsa istantanea e imprevedibile in una risorsa programmabile.
Un BESS, però, non è solo “una batteria”. È un sistema fatto di più parti. Ci sono i moduli di batterie veri e propri (oggi quasi sempre agli ioni di litio, nella variante LFP – litio-ferro-fosfato – più sicura e durevole). C’è il BMS (Battery Management System), che sorveglia temperatura, carica e sicurezza di ogni cella. C’è il PCS (Power Conversion System), l’inverter che converte la corrente da continua ad alternata e viceversa. E c’è l’EMS (Energy Management System), il software che decide momento per momento se caricare, scaricare o scambiare energia con la rete. A questi si aggiungono trasformatori, quadri elettrici, raffreddamento e sistemi antincendio.
Le applicazioni sono di due tipi. I sistemi behind-the-meter (“dietro il contatore”) stanno presso un’azienda o un edificio e servono ad aumentare l’autoconsumo, tagliare i picchi di potenza e garantire continuità in caso di blackout. I sistemi front-of-the-meter sono invece collegati direttamente alla rete e lavorano come veri asset industriali al suo servizio, aiutando a mantenerla stabile. Possono essere abbinati a un impianto rinnovabile (sistemi ibridi) oppure funzionare da soli, come infrastruttura di accumulo autonoma (stand-alone).
Perché i BESS sono importanti
La spinta nasce da un fatto concreto: l’Italia sta installando quantità crescenti di energia solare ed eolica, fonti pulite ma non programmabili. Producono quando c’è sole o vento, non quando serve. Più cresce la loro quota nel mix energetico, più aumenta il bisogno di qualcosa che assorba i surplus e li restituisca al momento giusto, tenendo la rete in equilibrio. Quel qualcosa è lo storage: senza, la transizione rallenta.
Il mercato lo ha capito e sta correndo. A inizio 2026 l’Italia ha superato i 19 GWh di capacità di accumulo installata ed è diventata il secondo mercato europeo dopo la Germania. Ma la cosa interessante è un’altra: fino a ieri erano soprattutto piccole batterie domestiche, oggi il baricentro si sta spostando verso i grandi impianti industriali e di rete.
Il motore di questa svolta ha un nome tecnico: MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico). È uno strumento introdotto da Terna – la società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta e altissima tensione – che paga un premio pluriennale a chi mette a disposizione capacità di accumulo, assegnandola tramite aste. La prima, a settembre 2025, ha messo in palio 10 GWh e ha ricevuto richieste per oltre quattro volte tanto. Garantendo ricavi stabili per quindici anni, ha reso i progetti finanziabili dalle banche: da soli, con i prezzi altalenanti del mercato elettrico, spesso non lo erano.
E siamo solo all’inizio. Il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) fissa un obiettivo di 50 GWh di accumuli al 2030: significa che nei prossimi anni la capacità installata dovrà più che raddoppiare. C’è molto da costruire, e in fretta.
Sfide e opportunità dei BESS
Per un’azienda un BESS non è un acquisto ma un progetto, e come tutti i progetti industriali ha le sue insidie. La prima è il dimensionamento: la taglia giusta non si ricava dalla potenza del fotovoltaico, ma studiando ora per ora come consuma davvero il sito, meglio se su un anno intero. La seconda è la sicurezza: la prevenzione del runaway termico (surriscaldamento critico), la gestione del rischio elettrico in media/alta tensione e il rispetto delle normative antincendio. La terza, spesso la più lenta, è l’iter di autorizzazioni e di connessione alla rete.
C’è poi una questione più ampia, quasi geopolitica: la dipendenza dal litio, la cui filiera è concentrata in poche aree del mondo. È uno dei motivi per cui stanno emergendo chimiche alternative – come quella agli ioni di sodio – basate su materiali abbondanti e disponibili ovunque, senza nichel né cobalto.
Sul fronte opposto, le opportunità. Il valore di un BESS sta nel fatto che può generare più ricavi insieme, il cosiddetto revenue stacking: aumenta l’autoconsumo, riduce i picchi di potenza, compra energia quando costa poco e la usa quando costa tanto, e può essere remunerato per i servizi che offre alla rete. Sommati agli incentivi fiscali oggi disponibili, questi vantaggi possono ripagare l’investimento in pochi anni. Ma – e qui sta il punto – tutto questo funziona solo se il sistema è progettato, gestito e messo in sicurezza bene. Che è esattamente dove servono le competenze giuste.
Il contributo del Next Energy LAB: l’intera filiera dell’accumulo
Sviluppare un progetto di accumulo richiede competenze che vanno dalla chimica della cella al software che la governa, passando per la progettazione, le autorizzazioni e la sicurezza informatica. Difficilmente un solo fornitore le ha tutte. Il Next Energy LAB, invece, aggrega aziende che presidiano ogni anello di questa catena.

Chi le batterie le fa. Tra le aziende del LAB c’è chi sviluppa e produce celle e pacchi batteria agli ioni di sodio: un’alternativa al litio più sicura (niente rischio di incendio anche in caso di urti o cortocircuiti), che funziona in un ampio intervallo di temperature e regge molti più cicli di carica. Per l’accumulo di rete è particolarmente interessante perché può stare in container raffreddati semplicemente ad aria, con costi contenuti. La stessa tecnologia abilita soluzioni di frontiera come le batterie strutturali, pannelli che sono al tempo stesso struttura e accumulatore. È il tassello più a monte: l’innovazione di prodotto.
Chi li progetta e li sviluppa. Un’azienda accompagna l’intero ciclo di un progetto BESS stand-alone: individuazione del sito, progettazione, permitting (cioè l’ottenimento di permessi e autorizzazioni), iter di connessione alla rete e gestione del cantiere.
Durante la fase realizzativa offre agli investitori servizi di EPC Management (dove EPC sta per Engineering, Procurement and Construction, la formula in cui un unico soggetto cura progettazione, forniture e costruzione) e di Owner’s Engineering, che tutela dal punto di vista tecnico gli interessi di chi investe.
Con una pipeline di circa 2,2 GW di accumuli, sommando quelli in fase di autorizzazione agli impianti già autorizzati, presidia il know-how più critico e meno visibile: quello che trasforma un’idea in un impianto autorizzato e finanziabile.
C’è poi chi compie studi GIS multi-obiettivo che, partendo dalla topologia della rete di alta e altissima tensione e incrociandola con i punti geografici ad elevata generazione e consumo, è in grado di identificare i nodi di rete favorevoli all’installazione dei sistemi BESS.
Chi li integra. C’è poi bisogno di chi porta lo storage nei contesti reali: un’azienda del LAB che opera come ESCo (Energy Service Company) e General Contractor, integra le batterie dei BESS dentro progetti di fotovoltaico aziendale con autoconsumo ed efficienza energetica per imprese e CER (Comunità Energetiche Rinnovabili).
Un’altra progetta energia distribuita e sistemi di generazione, accumulo e conversione dell’energia in corrente alternata e continua, comprese soluzioni ibride che combinano rinnovabili, generatori e batterie.
Ha maturato questa competenza in condizioni estreme – aree remote e off-grid, deserti – dove l’energia deve esserci sempre e non c’è una rete a fare da paracadute: la stessa affidabilità che serve a un accumulo di rete, a un data center o a un sito industriale critico.
Chi li rende intelligenti. Una batteria, da sola, è poco utile. A darle un “cervello” è la digitalizzazione.
Un’azienda si occupa dell’attività di trading, degli strumenti software e di gestire il sistema sui mercati dell’energia: ne governa la posizione decidendo momento per momento quando caricare, scaricare o offrire servizi alla rete – anche grazie a soluzioni avanzate proprietarie – così da trasformare la flessibilità del BESS in valore economico.
Un’altra azienda usa l’intelligenza artificiale per prendere decisioni operative in tempo reale – quando caricare, quando scaricare, come ottimizzare – innestandosi anche su impianti già esistenti, e presidia il mondo dei contatori intelligenti e dei sensori connessi (Internet of Things): è la differenza tra una batteria che accumula e una che sa cosa conviene fare.
Messe in fila, queste competenze coprono l’intera catena del valore dell’accumulo: dalla cella alla connessione, dall’autorizzazione all’integrazione fino all’intelligenza che lo governa. È la differenza tra vendere un componente e accompagnare un’azienda lungo un intero progetto di innovazione energetica.
I sistemi di accumulo sono il complemento indispensabile delle energie rinnovabili: senza la capacità di conservare l’energia quando c’è e restituirla quando serve, la transizione resta a metà.
L’Italia lo ha capito e sta accelerando. La vera sfida, ora, è sviluppare progetti solidi sul piano tecnico, autorizzativo, economico e sicuro. Ed è qui che servono competenze integrate, capaci di coprire ogni anello della filiera.
Inoltre i sistemi di accumulo, anche con scale di potenza minore dei BESS stand alone utility-scale, possono rappresentare un’alternativa per diversi comparti (domestico, commerciale…) contribuendo a una sempre maggior elettrificazione dell’attuale componente termica di generazione.
Grazie per il contributo
Questo articolo nasce dalle competenze e dalle tecnologie delle aziende del Next Energy LAB. Un ringraziamento a Volta Structural Energy, Coesa Energy, Ascot Technologies, Openlogs, Storaltil e artIngegneria per averlo reso possibile.
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Fonti principali
- Terna, Rapporto Adeguatezza 2025 e prima asta MACSE (settembre 2025)
- Italia Solare, report su dati Terna Gaudì, 2026
- SolarPower Europe, “European Market Outlook for Battery Storage”
- PNIEC 2024 (obiettivi di accumulo al 2030)
- Materiali e siti istituzionali delle aziende del Next Energy LAB

