Storie d’Impatto – Confindustria Ascoli Piceno
Intervista a Simone Ferraioli, Presidente di Confindustria Ascoli Piceno
Quali sono i principali Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) individuati dalla Confindustria Ascoli Piceno come prioritari?
Come associazione datoriale, abbiamo individuato innanzitutto l’obiettivo di una crescita economica il più possibile inclusiva e resiliente per tutto il territorio che rappresentiamo.
Accanto a questo, che potrebbe sembrare quasi scontato per la nostra natura, abbiamo posto al centro delle nostre agende i temi della parità di genere e dell’educazione paritaria e di qualità. Non si tratta solo di dichiarazioni di intenti: ci siamo anche certificati sulla parità di genere per la nostra società che svolge servizi, dimostrando un impegno concreto su questi fronti.
Quali attività o iniziative avete sviluppato o avete in programma nell’immediato futuro per raggiungere questi obiettivi?
Sul fronte della parità di genere abbiamo svolto un importante lavoro di sensibilizzazione su tutte le aziende associate.
Per quanto riguarda l’educazione paritaria e di qualità, da diversi anni abbiamo attivato una serie di iniziative con tutti gli istituti scolastici provinciali, dalle scuole primarie alle secondarie. L’iniziativa più significativa sono le giornate PMI Day: eventi operativi e pratici dove studenti e imprenditori si incontrano direttamente nelle sedi aziendali.
Crediamo fortemente che uno dei gap più grandi del nostro sistema, infatti, sia proprio quello di avvicinare la realtà scolastica al mondo produttivo reale. Parliamo di eventi che coinvolgono circa un migliaio di ragazzi ogni volta, con ottimi riscontri da entrambe le parti.
Un altro ambito su cui ci stiamo muovendo con decisione è quello delle persone con disabilità e del loro concreto inserimento nel mondo del lavoro. Dico “concreto” perché spesso gli obblighi di legge sono stati visti culturalmente più come un vincolo che come un’opportunità.
La realtà dei fatti, però, è ben diversa: una persona può avere riconosciuta una disabilità per motivi di salute cronici, senza che questo impatti necessariamente sulle capacità lavorative. Il punto è che probabilmente non ci conosciamo abbastanza. Crediamo che se vogliamo parlare davvero di benessere della società, sostenibilità e obiettivi sociali concreti – come il lavoro dignitoso accompagnato dalla crescita economica – il lavoro più interessante e dove c’è ancora molta strada da fare è proprio nell’approccio del mondo imprenditoriale con quello delle persone con disabilità.
Quale impatto concreto immaginate possa avere lo strumento della Relazione d’Impatto sulla vostra realtà?
Attualmente non produciamo una Relazione d’Impatto, ma riteniamo che potrebbe essere uno strumento di misurazione interessante. Va considerato che siamo un’associazione datoriale, non un’azienda, quindi alcune dinamiche possono essere diverse rispetto all’attività quotidiana e allo sviluppo negli anni di un’impresa.
Tuttavia, proprio rispetto alle iniziative che abbiamo avviato – penso in particolare a quelle sulla disabilità e sull’inclusione lavorativa – la Relazione d’Impatto potrebbe essere utile per capire cosa abbiamo fatto finora di concreto e cosa si può fare in futuro. Sarebbe un modo per dare visibilità alle nostre iniziative e certificare il percorso che stiamo facendo, trasformando la consapevolezza in dati misurabili.
Perché avete scelto di aderire e investire nel progetto C.NEXT?
La risposta più immediata è che ci ha subito colpito il modello di fare innovazione, ma questo sarebbe riduttivo.
La cosa più interessante per noi – e credo anche per tantissime realtà che rappresentiamo – è la possibilità concreta che offre questa partnership. C.NEXT è un sistema di poli di innovazione che ha ramificazioni e progetti di replica in tutta Italia, e questo risponde a quello che ritengo sia il punto di debolezza più evidente del nostro Paese: l’incapacità, quasi atavica nel nostro DNA, di fare squadra.
Siamo il paese dei campanili. La nostra diversità, la nostra storia, sono per tanti versi la nostra forza – non hanno uguali sul pianeta – però ci rendono la vita più difficile su altre cose.
La scelta di entrare in C.NEXT Piceno risponde proprio a questa sfida: riuscire davvero a fare tutti insieme un percorso per portare innovazione alle imprese, creando un’infrastruttura economica nazionale robusta, non frammentata.
Quali sono le ricadute che vi aspettate a seguito di questa partecipazione?
Ci aspettiamo che C.NEXT Piceno funga da acceleratore per le PMI, accompagnandole nello sviluppare idee innovative che rappresentano il futuro delle aziende e di chi le guida.
Ma c’è un aspetto ancora più profondo: ci aspettiamo che questa partecipazione aiuti a rinnovare lo spirito imprenditoriale. Faccio un esempio concreto: un amico manager mi chiedeva: “Perché da noi nessuno immagina di poter diventare imprenditore?” I ragazzi a scuola pensano a quale lavoro faranno in base al loro percorso di studi, ma raramente immaginano di poter creare qualcosa di proprio. Abbiamo bisogno anche di questo. Sembra banale, ma non lo è.
A proposito di questo tema, un’iniziativa che abbiamo organizzato di recente si muove in questa direzione: abbiamo messo insieme scuole delle superiori e università coinvolgendole sui temi della sostenibilità, salute e benessere, per pensare a startup di settore attraverso la Next Startup Academy.
Quando dico che mi aspetto che si ravvivi, si rafforzi e venga fuori lo spirito imprenditoriale innovativo – che agli italiani non manca di certo – credo sia questo quello che ci aspettiamo di più da questa partecipazione.

