Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.
Il nostro “Viaggio in Italia” ci porta in Puglia, una regione che si affaccia su due mari e rappresenta uno snodo strategico tra Europa e Mediterraneo.
Un territorio strategico e ben collegato
Con i suoi 3,9 milioni di abitanti distribuiti in 257 comuni e 6 province, la Puglia si posiziona come ottava regione italiana per popolazione. Ma è la sua posizione geografica a farne un territorio davvero unico: affacciata sul Mar Adriatico a est e nord, e sul Mar Ionio a sud, la regione più orientale d’Italia rappresenta la principale porta verso la Grecia e il sud-est europeo.
Questa posizione unica è sfruttata anche grazie a infrastrutture di trasporto di primo livello. Due aeroporti internazionali – il Karol Wojtyła di Bari, con 6 milioni di passeggeri annui, e l’Aeroporto del Salento di Brindisi, con 3 milioni di passeggeri nel 2024 – garantiscono collegamenti rapidi ed efficienti. Sul fronte marittimo, il porto di Bari movimenta oltre 4 milioni di tonnellate di merci e accoglie 1,8 milioni di passeggeri, configurandosi come principale via d’accesso al corridoio trans-europeo Scandinavo-Mediterraneo. Il porto di Taranto, terzo in Italia, raggiunge le 17,5 tonnellate di merci movimentate. La rete stradale e ferroviaria è altrettanto capillare: l’autostrada A14 attraversa la regione per 270 km lungo la costa adriatica, mentre 847 km di linee ferroviarie gestite da RFI connettono le principali città, con il Frecciarossa che arriva fino a Lecce. Da Bari, Roma è raggiungibile in circa 4 ore, Milano in 7, Napoli in 3.
Un tessuto produttivo diffuso ma frammentato
La Puglia conta 325.428 imprese attive, posizionandosi al nono posto in Italia. Di queste, il 6,9% opera nel settore manifatturiero, un’incidenza inferiore alla media nazionale dell’8,7%. La densità di impresa è di 83,7 ogni 1.000 abitanti, con circa 1,1 milioni di addetti coinvolti.
Il territorio ospita 7 distretti industriali che coinvolgono 24 comuni, concentrati prevalentemente nel settore tessile-conciario e in quello alimentare. Si tratta di realtà radicate, espressione di competenze artigianali consolidate, ma che oggi faticano a tradursi in quel dinamismo innovativo che caratterizza altre regioni.
Il dato più preoccupante riguarda la dinamica imprenditoriale: tra il 2019 e il 2024 si registra un -0,4% di imprese attive, con un -1,5% solo nell’ultimo anno. Segnali che indicano una certa difficoltà nel ricambio generazionale e nell’attrazione di nuove iniziative imprenditoriali.
Innovazione presente ma non prevalente
Sul fronte dell’innovazione, la Puglia presenta un quadro intermedio. La regione ospita 557 startup innovative (14,3 ogni 100.000 abitanti) e 139 PMI innovative (3,6 ogni 100.000 abitanti): in entrambi i casi è ottava per numero assoluto ma nelle ultime posizioni per densità. Il Regional Innovation Index (RII) si attesta a 80,2, posizionando la Puglia al quindicesimo posto in Italia e al 159esimo in Europa, con una classificazione da “moderate innovator”.
Gli indicatori EIS confermano questa posizione intermedia: la regione figura tra le prime dieci in Italia solo in 6 indicatori su 23 senza mai salire sul podio nazionale. Particolarmente significativi sono i dati relativi alle innovazioni di prodotto (settima in Italia) e di processo (dodicesima), che testimoniano una certa vitalità imprenditoriale. Tuttavia, persistono criticità nella formazione continua (ventesima posizione) e nelle co-pubblicazioni scientifiche (diciannovesima), segnali di un ecosistema ancora poco integrato tra mondo accademico e produttivo.
Un ecosistema dell’innovazione in costruzione
La Puglia può contare su una rete articolata di luoghi dell’innovazione distribuiti su tutto il territorio regionale. Il sistema include un Parco Scientifico e Tecnologico (Tecnopolis, con sede a Bari), 4 incubatori certificati dal Ministero, 1 acceleratore di CDP (Faros, a Taranto), 2 European Digital Innovation Hub (DANTE a Lecce e CETMA-DIHSME a Brindisi), e 7 cluster tecnologici regionali.
Questa capillarità rappresenta un valore, ma evidenzia anche una certa frammentazione: l’assenza di un polo dominante e la moltiplicazione di iniziative non sempre coordinate rischiano di disperdere risorse ed energie. In Puglia prevale ancora una logica di presenza territoriale più che di sistema integrato.

Formazione universitaria e professionale: potenziale da valorizzare
Il sistema formativo pugliese è articolato e diffuso. Quattro atenei – l’Università degli studi di Bari Aldo Moro, il Politecnico di Bari, l’Università del Salento e l’Università degli studi di Foggia – erogano complessivamente 313 corsi, di cui 110 in ambito STEM.
Anche sul fronte degli Istituti Tecnologici Superiori la regione presenta un’offerta significativa: 10 ITS distribuiti su tutte le province, afferenti a 9 aree diverse, dall’aerospazio alla meccatronica, dall’agroalimentare al digitale. Un potenziale formativo considerevole, che però stenta ancora a tradursi in un efficace matching con le esigenze delle imprese.
Il nodo critico emerge chiaramente dai dati sul mercato del lavoro: tasso di disoccupazione al 9,3% (quarto peggior dato italiano), incidenza dei NEET (giovani non occupati e non in formazione) al 22,2%, tasso di occupazione fermo al 38,8%. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di 18.580 euro, penultimo in Italia. Numeri che raccontano una difficoltà strutturale nel valorizzare il capitale umano formato.
Il turismo come leva di sviluppo
Se il comparto produttivo tradizionale e l’innovazione mostrano ancora margini di crescita, il settore turistico rappresenta l’eccellenza pugliese. Con 5,1 milioni di turisti nel 2024 e circa 17,9 milioni di notti trascorse, la Puglia si posiziona all’undicesimo posto per arrivi e all’ottavo per presenze tra le regioni italiane.
Ma è la dinamica di crescita a impressionare: +19,9% di turisti e +17,7% di notti rispetto al 2019, il miglior risultato tra le regioni italiane. Tre brand territoriali trainano questo successo: il Gargano e le Isole Tremiti (900 mila turisti), il Salento (1,6 milioni) e la Valle d’Itria (700 mila), con oltre il 30% di presenze straniere e soggiorni mediamente lunghi (5 giorni). Il settore occupa oltre 18 mila addetti, pari al 2,01% del totale, in linea con la media nazionale.

Opportunità e sfide per il futuro
La Puglia si trova oggi di fronte a un bivio. Da un lato, può contare su asset territoriali di rilievo: una posizione geografica strategica, infrastrutture di collegamento di buon livello, un sistema formativo diffuso, un settore turistico in forte espansione e un ecosistema dell’innovazione in costruzione.
Dall’altro, deve affrontare criticità strutturali: un tessuto produttivo in affanno, indicatori di innovazione al di sotto della media nazionale, difficoltà nel mercato del lavoro, frammentazione dell’ecosistema innovativo.
La strada per trasformare il potenziale in risultati concreti passa necessariamente per alcune priorità strategiche: rafforzare l’integrazione tra formazione e imprese, consolidare le reti tra i diversi attori dell’innovazione, attrarre investimenti qualificati, supportare il ricambio generazionale nelle imprese esistenti e favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali innovative.
L’area di Taranto, identificata come area di crisi industriale complessa, rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità: la necessità di riconvertire un territorio di vocazione industriale può diventare il laboratorio di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e innovativo.
La presenza di 23 fondazioni rilevanti – di origine bancaria, di comunità, di impresa – e di 8.508 enti del terzo settore testimonia l’esistenza di un capitale sociale pronto a mobilitarsi per progetti di sviluppo territoriale. È su questa base che si può costruire un percorso di innovazione diffusa, capace di connettere tradizione e futuro, valorizzando le specificità locali senza rinunciare all’apertura ai mercati e alle competenze globali.
La Puglia ha tutte le carte in regola per compiere il salto di qualità. Ma serve una visione di sistema, capace di far dialogare istituzioni, imprese, università e società civile, trasformando la frammentazione attuale in una rete coesa e orientata all’innovazione.

