Viaggio in Italia – Piemonte

Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale
Copertina Piemonte

Marzo 19, 2026

Piemonte | Viaggio in Italia

Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.

Eccoci alla tappa piemontese del nostro “Viaggio in Italia”. Una regione che porta con sé il peso di una grande storia industriale – della Fiat, dell’automotive, della meccanica di precisione – e che oggi si trova a un bivio: trasformare quella tradizione in innovazione oppure restare schiacciata da un modello produttivo che mostra qualche segno di affaticamento.

Il Piemonte è la regione più occidentale d’Italia, in una posizione strategica al confine con Francia e Svizzera.

Le infrastrutture sono all’altezza. La rete autostradale è ampia, con assi fondamentali come la A4 Torino-Trieste, la A26 verso Genova e la A32 verso il traforo del Fréjus. I due aeroporti internazionali – il Sandro Pertini di Torino-Caselle, con circa 5 milioni di passeggeri nel 2025, e quello più piccolo di Cuneo-Levaldigi – completano un quadro logistico solido. La rete ferroviaria gestita da RFI supera i 1.950 km, con 556 km di “linee fondamentali” verso Francia, Svizzera, Milano e Genova. Torino è raggiungibile da Milano in meno di 50 minuti con il Frecciarossa, e da Lione in circa quattro ore.

Questo sistema infrastrutturale fa del Piemonte un nodo logistico di primo piano, con un potenziale di connessione che poche altre regioni possono vantare.

Con 375.925 imprese attive, il Piemonte è la sesta regione italiana per numerosità del tessuto imprenditoriale. Di queste, circa 33.400 sono manifatturiere (l’8,9% del totale), dato in linea con la media nazionale e che conferma la storica vocazione industriale della regione.

Il cuore di questa vocazione sono i sette distretti industriali piemontesi, cinque dei quali nel settore della meccanica, uno nella gioielleria e oreficeria (concentrato a Valenza, in provincia di Alessandria) e uno nell’industria chimica. A questi si affiancano 539 reti di impresa (settima posizione in Italia), che dimostrano una certa capacità di fare sistema tra le aziende. Tuttavia i segnali di difficoltà non mancano. Tra il 2019 e il 2024, le imprese attive sono diminuite dell’1,2%, e l’area del Sistema Locale del Lavoro di Torino – che comprende ben 112 comuni – è stata riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come area di crisi industriale complessa. È un’etichetta che fotografa le difficoltà di un territorio che ha costruito la propria identità attorno all’automotive e che oggi deve reinventarsi. La densità di impresa, pari a 88,4 ogni 1.000 abitanti, colloca il Piemonte al decimo posto in Italia: un dato che segnala margini di crescita rispetto alle regioni più dinamiche del paese.

Il capitolo più interessante – e anche il più complesso da leggere – riguarda la propensione all’innovazione del Piemonte.

Con un Regional Innovation Index (RII) di 94,4 il Piemonte si colloca all’ottavo posto in Italia (contro una media nazionale di 90,3) ed è classificato come “moderate innovator” dalla Commissione Europea, nel ranking che misura le performance innovative delle regioni europee (127° posto in UE). Non è un dato negativo in assoluto, ma segnala che il potenziale rimane parzialmente inespresso.

Scendendo nel dettaglio, emergono alcune eccellenze concrete. Il Piemonte è secondo in Italia per investimenti privati in Ricerca e Sviluppo e terzo per brevetti internazionali registrati (PCT). Le innovazioni di prodotto la collocano al terzo posto nazionale. Sono numeri che raccontano una regione capace di produrre conoscenza e trasferirla al mercato, almeno in certi comparti. Le 690 startup innovative presenti (sesta posizione per numero assoluto) e le 202 PMI innovative (quinta in Italia) mostrano un ecosistema imprenditoriale vivace, anche se la densità relativa alla popolazione è meno brillante: tredicesima per startup ogni 100.000 abitanti, nona per PMI innovative. Le aziende innovative ci sono, ma sono concentrate in poche aree – soprattutto l’area torinese – e non si distribuiscono in modo capillare sul territorio.

Quello che colpisce davvero del Piemonte è la densità e la varietà delle strutture a supporto dell’innovazione. Sul territorio operano 4 Parchi Scientifici e Tecnologici (PST), distribuiti in tre province diverse; 4 incubatori certificati dal MISE – tra cui I3P del Politecnico di Torino e 2i3T dell’Università di Torino – più altri 13 censiti dal Social Innovation Monitor 2024; 2 European Digital Innovation Hub (EDIH) finanziati dalla Commissione Europea (CHEDIH ed EXPAND); il Competence Center nazionale CIM 4.0, punto di riferimento per le imprese che vogliono integrare automazione, robotica e intelligenza artificiale nei propri processi; 12 cluster tecnologici regionali e 11 FabLab distribuiti su tutto il territorio. A tutto questo si aggiunge l’ecosistema NODES – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, programma europeo di innovazione che include il Piemonte tra i suoi territori di riferimento.

In questo quadro si inserisce anche C.NEXT Ivrea, polo territoriale del sistema di innovation hub di C.NEXT, attivo dal 2023 nelle storiche Officine ICO a Ivrea (TO), patrimonio UNESCO come Città Industriale del XX Secolo. Una presenza che porta nel cuore del Canavese competenze, metodologie e reti per il trasferimento dell’innovazione alle imprese e al territorio.

Il quadro complessivo mostra una regione che non manca di strutture e dove un ulteriore investimento nell’attività di coordinamento dell’ecosistema sarebbe un vantaggio per le imprese, in particolare quelle di medie e piccole dimensioni fuori dall’area metropolitana torinese.

Il Piemonte può contare su un sistema universitario di livello alto. Quattro atenei erogano complessivamente 301 corsi di laurea, di cui 117 in ambito STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Il Politecnico di Torino è l’asset strategico di maggior peso: da solo produce 7.690 laureati tecnico-scientifici all’anno, attira ricercatori internazionali e collabora attivamente con le principali industrie nei settori automotive, aerospaziale ed energetico. L’Università di Torino, con i suoi 185 corsi, garantisce copertura disciplinare ampia. A queste si affiancano l’Università del Piemonte Orientale, distribuita su più sedi provinciali, e l’Università di Scienze Gastronomiche di Bra, nata dall’intuizione di Slow Food e oggi punto di riferimento internazionale per chi studia il cibo come cultura.

Sul fronte della formazione tecnica superiore, il Piemonte ospita sette ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori, percorsi biennali post-diploma ad alta specializzazione tecnica) in settori come ICT, aerospazio, biotecnologie, greentech, agroalimentare, moda e turismo. Un’offerta articolata, anche se ancora in fase di consolidamento rispetto alle regioni più avanzate su questo fronte.

Il mercato del lavoro piemontese mostra segnali contrastanti. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti si attesta a 24.780 euro annui (quarto in Italia, dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio). Il tasso di disoccupazione è del 5,4% e quello di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è all’11,7%, entrambi sotto la media nazionale. Il tasso di occupazione, al 50,7%, non è negativo in assoluto ma non è brillante per una regione con questa storia produttiva.

Sul fronte ambientale, le emissioni di PM2.5 collocano il Piemonte al 19° posto in Italia e al 222° in Europa: il bacino padano è notoriamente tra le zone d’Europa con la peggiore qualità dell’aria, un vincolo strutturale che pesa sull’attrattività del territorio. Nel turismo, i 5,5 milioni di turisti nel 2024 e le 14,4 milioni di pernottamenti sono numeri rispettabili, ma il confronto con il 2019 rivela che i pernottamenti sono calati del 4,7%, penultimo risultato in Italia: chi viene si ferma sempre meno. Langhe, Roero e il Lago Maggiore sono i brand più riconoscibili, ma il potenziale complessivo – dalle Alpi alle città d’arte – resta largamente sottoutilizzato.

Il Piemonte è una regione che ha molto da offrire: infrastrutture solide, un sistema universitario di qualità, un tessuto industriale che sa ancora produrre innovazione, e uno degli ecosistemi dell’innovazione più strutturati d’Italia. Le sfide, però, sono altrettanto reali: la crisi dell’area torinese legata all’automotive, la concentrazione geografica delle opportunità, un mercato del lavoro che non riesce a esprimere pienamente il suo potenziale, e una qualità dell’aria che pesa sull’attrattività complessiva del territorio.

Più che la mancanza di risorse, quello che emerge è la necessità di costruire connessioni più efficaci: tra il centro (Torino) e la periferia (le province), tra le strutture dell’innovazione e le imprese che ne hanno bisogno, tra la formazione di alto livello e il mercato del lavoro locale.

Fonti
ISTAT
USTAT
INFOCAMERE-MOVIMPRESE
EIS/RIS
ITS
RFI

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