Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.
I punti principali dell’articolo:
- La manifattura è l’identità della regione: le Marche sono seconde in Italia per peso del settore manifatturiero (11,9% delle imprese) e terze per numero di distretti industriali (19), dietro solo a Lombardia e Veneto.
- Il tessuto produttivo si assottiglia: tra il 2019 e il 2025 le imprese attive sono calate del 10,9%, il dato peggiore d’Italia. Sono tre le aree di crisi industriale complessa riconosciute nella regione, anche se nell’ultimo anno il declino sembra essersi quasi arrestato.
- Un’innovazione “nella media”, ma con un’eccezione: con un Regional Innovation Index di 89 le Marche sono undicesime in Italia, eppure terze per densità di startup innovative ogni 100.000 abitanti.
- Asset logistici e umani da mettere a sistema: Ancona è un nodo strategico anche a livello europeo (porto, aeroporto, interporto), mentre quattro atenei e quattro ITS Academy formano oltre 2.000 laureati STEM l’anno.
- Le potenzialità ci sono, manca il sistema: competenze, distretti, università e una rete dell’innovazione già strutturata esistono, ma vanno rimessi in connessione. È qui che si inserisce C.NEXT Piceno, il polo nato nel cuore di un’area di crisi marchigiana.
Manifattura diffusa, tra distretti produttivi e un declino da invertire
La regione Marche si racconta bene attraverso i numeri della sua industria manifatturiera. Scarpe, borse, abbigliamento, mobili, elettrodomestici: per decenni l’economia regionale è stata sinonimo di distretti produttivi e PMI specializzate.
Quella forza c’è ancora, ed è notevole. Ma accanto a essa è comparso un campanello d’allarme che nessun’altra regione italiana suona con la stessa intensità: il numero di imprese attive cala, e lo fa da anni. Le Marche sono insieme un’eccellenza manifatturiera e un territorio da rilanciare. È in questa tensione che si gioca il futuro di questa regione.
Una regione tra Appennino e Adriatico
Le Marche contano circa 1,5 milioni di abitanti in 225 comuni e cinque province affacciate sull’Adriatico, da Ancona (il capoluogo) a Pesaro e Urbino, Macerata, Ascoli Piceno e Fermo. Per popolazione sono la tredicesima regione italiana; i residenti stranieri (9,1%) sono in linea con la media nazionale.
Il punto più delicato è l’età. Con un’età media di 47,7 anni le Marche sono l’ottava regione più anziana d’Italia: oltre un residente su quattro ha più di 65 anni. È un fattore che pesa sulle prospettive di sviluppo, perché significa meno forza lavoro disponibile e più pressione sui servizi.
Infrastrutture: tutto sulla costa, l’entroterra “a pettine“
La rete infrastrutturale marchigiana ha una geometria precisa: corre lungo il mare e si dirama verso l’interno. Sulla costa scorrono l’autostrada A14 “Adriatica” (la Bologna-Taranto), che attraversa la regione per circa 215 chilometri, e parallela a essa la statale SS16; verso l’Appennino si staccano le direttrici “a pettine”, dalla Salaria che collega Ascoli a Roma alla Val di Chienti, asse strategico per il manifatturiero maceratese.
Sul fronte ferroviario, la rete RFI conta 389 chilometri in esercizio: la spina dorsale è la linea adriatica (Bologna-Bari-Taranto), a doppio binario e classificata come “fondamentale”, cioè tra le più importanti d’Italia, percorsa dal Frecciarossa che collega Ancona a Bologna in un’ora e mezza e a Roma e Milano in tre ore. Verso l’entroterra corrono invece tre linee trasversali a semplice binario, e quindi meno performanti.
Il nodo logistico è l’area di Ancona, strategica anche su scala europea. Qui si concentrano il porto di Ancona – l’unico di rilievo nazionale, con oltre 800.000 passeggeri (soprattutto verso Grecia, Croazia e Albania) e 9,5 milioni di tonnellate di merci nel 2025 – e l’unico aeroporto regionale, il “Raffaello Sanzio” di Ancona-Falconara, che ha superato i 600.000 passeggeri nel 2025.
Completa il quadro l’Interporto Marche di Jesi, un hub intermodale (dove le merci passano da un mezzo di trasporto a un altro, dal treno al camion) raccordato alla ferrovia e a ridosso di autostrada e statali.
Propensione all’innovazione: “moderate innovator”
Quanto sono innovative le Marche? Per misurarlo si usa il Regional Innovation Index (RII), l’indicatore con cui l’Unione Europea fotografa la capacità di innovare di ogni regione incrociando 23 parametri, dalla ricerca ai brevetti. Le Marche ottengono un punteggio di 89, undicesimo in Italia: rientrano nella categoria dei moderate innovator, gli “innovatori moderati”. È un profilo equilibrato ma senza picchi, con tre indicatori sul podio nazionale, tre nelle ultime posizioni e tutti gli altri intorno a metà classifica.
Un dato però spicca: la densità di startup innovative. Le Marche ne contano 257, undicesimo dato italiano in valore assoluto, ma rapportato alla popolazione (17,3 ogni 100.000 abitanti) le porta al terzo posto nazionale, dietro solo a Lombardia e Lazio. Si aggiungono 81 PMI innovative (quinta regione per densità) e quattro incubatori certificati dal Ministero delle Imprese, le strutture che accompagnano la nascita di aziende ad alto contenuto tecnologico.
Un tessuto manifatturiero forte, ma che si sta assottigliando
La regione conta 130.880 imprese attive, l’11,9% delle quali manifatturiere: una percentuale che la rende la seconda regione d’Italia per peso dell’industria, dietro solo alla Toscana e ben sopra la media nazionale dell’8,5%.
Questa vocazione si organizza in 19 distretti industriali – aree dove molte imprese dello stesso settore lavorano fianco a fianco, condividendo competenze e fornitori – che coinvolgono 178 comuni: solo Lombardia e Veneto ne hanno di più. La specializzazione racconta la storia produttiva del territorio, concentrata soprattutto in cuoio e calzature, tessile e abbigliamento, beni per la casa.
Ma sotto questa forza c’è una crepa. Tra il 2019 e il 2025 le imprese attive sono diminuite del 10,9%: il calo più marcato d’Italia. La buona notizia è che nell’ultimo anno la discesa sembra essersi quasi arrestata. Il segnale più chiaro della difficoltà sono le tre aree di crisi industriale complessa riconosciute nella regione – territori dove la perdita di occupazione è così grave da richiedere interventi pubblici dedicati – che interessano il Piceno, il distretto calzaturiero fermano-maceratese e l’area dell’ex Merloni.

I luoghi dell’innovazione: Ancona guida, ma la rete è diffusa
Per invertire la rotta, le Marche contano su un ecosistema dell’innovazione più ricco di quanto suggerisca il loro punteggio medio. Il baricentro è Ancona, ma le strutture sono distribuite su tutto il territorio.
C.NEXT Piceno, il polo di innovazione del sistema nazionale C.NEXT, è già attivo nella fornitura di servizi per le imprese, mentre è in costruzione lo spazio che ospiterà startup e aziende innovative nell’area dell’ex stabilimento SGL Carbon, ad Ascoli. Non è un dettaglio che nasca proprio in una delle aree di crisi industriale complessa della regione: è lì che l’innovazione può fare la differenza, trasformando un’eredità industriale in nuova capacità produttiva.
Intorno si muove una rete fitta: quattro incubatori certificati, un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti, cinque Digital Innovation Hub (gli sportelli che aiutano le imprese a digitalizzarsi) promossi dalle associazioni di categoria, e EDIH4Marche, uno dei tredici European Digital Innovation Hub italiani del programma europeo Digital Europe. Completano il quadro CTE SQUARE a Pesaro (una Casa delle Tecnologie Emergenti), un cluster tecnologico nazionale, cinque cluster regionali e due Contamination Lab universitari ad Ancona e Urbino.

Formazione: quattro atenei, quattro ITS
Il capitale umano è la materia prima dell’innovazione, e le Marche ne producono con continuità. La regione ospita quattro atenei statali – la Politecnica delle Marche ad Ancona, le Università di Urbino, Camerino e Macerata – che nel 2024 hanno laureato 8.060 persone, 2.089 delle quali in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le competenze più richieste dall’economia digitale.
A questi percorsi si affiancano quattro ITS Academy, gli Istituti Tecnologici Superiori con corsi post-diploma molto pratici e legati al lavoro – dalla meccatronica al turismo al made in Italy – distribuiti in tutte le province: il ponte più diretto tra scuola e imprese del territorio.
Lavoro, turismo e terzo settore
Sul mercato del lavoro le Marche si attestano su valori medi: disoccupazione al 5,1% (in linea con la media nazionale) e occupazione al 50,4%. Spicca un dato in positivo, la quota di NEET – i giovani che non studiano e non lavorano (dall’inglese Not in Education, Employment or Training) – al 10,6%, quinto miglior risultato in Italia.
Il turismo è una risorsa presente ma non dominante (2,6 milioni di arrivi nel 2024, +8,6% rispetto al 2019), penalizzata dall’assenza di un marchio territoriale riconoscibile. Solido invece il terzo settore, sesto in Italia per densità di enti. Rilevanti, per chi voglia attivare progetti di sviluppo, le sei fondazioni di origine bancaria riunite nella Consulta delle Casse di Risparmio Marchigiane: un patrimonio di risorse e radicamento territoriale prezioso per finanziare l’innovazione.
Le Marche, in sintesi, sono una regione manifatturiera di valore, con distretti tra i più numerosi d’Italia e una densità di startup sorprendente, che però fa i conti con una popolazione che invecchia e un tessuto d’imprese che si assottiglia più che altrove.
Proprio questa combinazione la rende un territorio interessante per chi si occupa di sviluppo: gli asset ci sono – competenze, distretti, università, una rete dell’innovazione già strutturata – ma vanno rimessi in connessione per generare valore in modo sistematico. È la sfida classica di molti territori italiani: non manca il potenziale, manca un sistema che lo faccia funzionare insieme.
È esattamente il terreno su cui lavora C.NEXT, e non in astratto: con C.NEXT Piceno il modello dei poli di innovazione è posizionato nel cuore di un’area di crisi marchigiana. Per istituzioni e organizzazioni che vogliono attivare progetti di innovazione e rigenerazione, le Marche offrono un caso concreto in cui un’eredità industriale può tornare a essere un motore di sviluppo.
Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a info@cnexthub.com per iniziare un dialogo.
Fonti
ISTAT
ASSOPORTI
ASSAEROPORTI
USTAT
INFOCAMERE-MOVIMPRESE
EIS/RIS
RFI
INDIRE (ITS)

