Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle idee imprenditoriali selezionate come vincitrici della prima edizione della Call for Startup, iniziativa lanciata da C.NEXT Ivrea a fine aprile.
I punti principali dell’articolo:
- La Calabria è una regione di contrasti: terza per traffico merci, prima in Italia per innovazioni di prodotto, ma 18° per Regional Innovation Index e ultima per tasso di occupazione
- Infrastrutture logistiche solide: tre aeroporti in crescita, il porto di Gioia Tauro (44,7 milioni di tonnellate movimentate nel 2024), 852 km di rete ferroviaria con il Frecciarossa Reggio-Milano senza cambi
- Capitale umano STEM da valorizzare: quattro atenei, 63 corsi di laurea scientifico-tecnologici, oltre 1.600 laureati STEM nel 2024 e 9 ITS in 7 aree diverse
- Un ecosistema dell’innovazione già strutturato: tre Parchi Scientifici e Tecnologici, un acceleratore di CDP sulla cybersecurity, l’Ecosistema dell’Innovazione Tech4You finanziato dal PNRR, sei cluster tecnologici regionali
- Il nodo è il sistema: tasso di occupazione al 34,4% (ultimo in Italia) e 42,5 laureati ogni 1.000 residenti che lasciano la regione dopo gli studi raccontano un territorio dove gli asset esistono ma non generano ancora valore in modo strutturato
Una regione di contrasti, tra eccellenze nascoste e fragilità strutturali
La Calabria è un territorio difficile da analizzare: i dati raccontano storie opposte. Una regione con tre aeroporti, il terzo porto d’Italia per merci e una rete universitaria capillare, ma con il peggior tasso di occupazione del paese; un territorio classificato come “moderate innovator” dall’Unione Europea e penultimo in Italia per Regional Innovation Index, ma primo assoluto per innovazioni di prodotto e di processo.
Il quadro demografico: la più giovane del Mezzogiorno
La Calabria conta circa 1,8 milioni di abitanti distribuiti in 404 comuni e 5 province: la più popolosa è Cosenza (670.000), seguita dalla città metropolitana di Reggio Calabria (500.000) e da Catanzaro (340.000). Le province di Crotone e Vibo Valentia contano circa 150.000 abitanti ciascuna.
L’età media è di 46,0 anni, di poco inferiore alla media nazionale di 46,4: la Calabria è la quarta regione più giovane d’Italia. È un dato che, sul piano del potenziale di sviluppo, rappresenta un asset: il capitale umano in età lavorativa c’è e cresce. I residenti stranieri sono 105.439, pari al 5,7% della popolazione, seconda regione del Sud per incidenza dopo l’Abruzzo.
Infrastrutture: sulla carta non manca nulla
Sul fronte infrastrutturale, la rete è articolata e in fase di ammodernamento.
L’asse autostradale è rappresentato dalla A2 Autostrada del Mediterraneo (la ex A3 Salerno-Reggio Calabria), che attraversa la regione per 280 dei suoi 432 km complessivi, è gestita da ANAS ed è interamente gratuita, un’eccezione nel panorama nazionale. Parallelamente, lungo la costa ionica, corre la SS106 Jonica, oggetto di importanti lavori di ampliamento a quattro corsie. Quattro arterie trasversali collegano le due dorsali.
Il sistema aeroportuale è sviluppato, con tre scali gestiti da SACAL. Lamezia Terme, il principale, ha movimentato oltre 3 milioni di passeggeri nel 2025 (+12,4% sull’anno precedente); Reggio Calabria ha quasi raggiunto il milione di passeggeri (+50%); Crotone ha registrato 340.000 passeggeri (+24,5%). Il porto di Gioia Tauro è il terzo d’Italia per merci movimentate (44,7 milioni di tonnellate nel 2024), un’eccellenza logistica nazionale. Villa San Giovanni gestisce il traffico passeggeri verso la Sicilia, con 10 milioni di transiti annui. La rete ferroviaria è estesa: 852 km, di cui 318 di linee fondamentali e 279 a doppio binario. Il Frecciarossa collega Reggio Calabria a Napoli in 5 ore, a Roma in 6, a Milano in 9, senza cambi.

Innovazione: il paradosso del primo e ultimo posto
I dati sulla propensione all’innovazione raccontano la storia più contraddittoria di tutta questa tappa. L’European Innovation Scoreboard 2025 classifica la Calabria come “moderate innovator” con un Regional Innovation Index di 75,8 (18° in Italia, 165° nell’UE), ben sotto la media nazionale di 90,3. La regione si colloca tra le ultime cinque posizioni in 16 indicatori su 23: formazione continua, co-pubblicazioni scientifiche, R&D del settore privato, brevetti registrati.
Ma due indicatori cambiano completamente il quadro: la Calabria è prima in Italia – e settima nell’Unione Europea – per innovazioni di prodotto e prima in Italia (sesta nell’UE) per innovazioni di processo. Le imprese calabresi che innovano lo fanno in misura significativa, anche se sono poche in termini assoluti: l’innovazione è concentrata, ma quando avviene è di qualità.
Le startup innovative sono 152 (8,3 ogni 100.000 abitanti), le PMI innovative 58 (3,2 ogni 100.000 abitanti). Numeri modesti, che si inseriscono però in un ecosistema dei luoghi dell’innovazione sorprendentemente articolato: tre Parchi Scientifici e Tecnologici (CalabriaInnova a Lamezia Terme, CALPARK a Rende, PST della Magna Grecia a Crotone), un incubatore certificato MISE (Entopan Innovation a Catanzaro), un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti dedicato alla cybersecurity (CyberXcelerator a Cosenza), un Ecosistema dell’Innovazione finanziato dal PNRR (Tech4You), sei cluster tecnologici regionali e l’incubatore accademico TechNest dell’Università della Calabria.
È un’infrastruttura dell’innovazione che, sulla carta, regge il confronto con regioni molto più sviluppate. Il tema, anche qui, è il funzionamento di sistema.
Il tessuto imprenditoriale: tante imprese piccolissime
La Calabria conta 155.244 imprese attive (10° regione in Italia), di cui 10.418 manifatturiere, il 6,7% del totale, sotto la media nazionale dell’8,5%. La densità imprenditoriale è di 84,6 ogni 1.000 abitanti, in linea con la media nazionale.
C’è però un dato che merita attenzione: la Calabria è la regione italiana con il minor numero medio di addetti per impresa, 2,61 contro una media nazionale di 3,97. Tradotto: molte imprese, ma tutte piccolissime, spesso a conduzione familiare, con bassa capacità di investimento e difficoltà strutturali a fare il salto dimensionale. Le reti d’impresa sono 167 (17° regione), non esistono distretti industriali riconosciuti e non sono presenti aree di crisi industriale complessa.
Formazione: il vero asset della regione
Il sistema della formazione superiore è uno dei punti di forza meno raccontati della Calabria. La regione ospita quattro atenei: tre statali (Università della Calabria a Rende, Magna Graecia di Catanzaro, Mediterranea di Reggio Calabria) e uno privato (Dante Alighieri per stranieri di Reggio Calabria). Complessivamente erogano 159 corsi di laurea, di cui 63 – quasi il 40% – in ambito STEM. L’UNICAL da sola offre 90 corsi, di cui 45 STEM: numeri da grande ateneo nazionale. Nel 2024 i quattro atenei hanno formato 6.044 laureati, di cui 1.605 STEM.
A questo si aggiunge un sistema ITS particolarmente articolato: 9 istituti tecnologici superiori operativi in 7 aree (efficienza energetica, biotecnologie, agroalimentare, mobilità sostenibile, servizi alle imprese, turismo, ICT), con sedi in tutte le province.
Il problema, ancora una volta, è la dispersione. 42,5 laureati ogni 1.000 residenti lasciano la regione dopo gli studi: solo la Basilicata fa peggio (-44,7). Si forma capitale umano qualificato, ma non si riesce a trattenerlo, perché il mercato del lavoro locale non offre opportunità adeguate.
Lavoro: i numeri del problema strutturale
I dati occupazionali rappresentano la fragilità più evidente della Calabria. Il tasso di disoccupazione è al 13,1%, secondo peggior dato d’Italia dopo la Campania (15,6%). I NEET – giovani che non studiano e non lavorano – sono al 27,2%, secondo dato più alto dietro alla Sicilia. Il tasso di occupazione si ferma al 34,4%, ultimo in Italia: meno di una persona in età lavorativa su tre è effettivamente occupata. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2024 è di 17.793 euro, anche qui ultimo dato regionale. Questi numeri raccontano una distanza enorme tra il potenziale del territorio – infrastrutture, formazione, propensione all’innovazione – e la sua effettiva capacità di generare lavoro qualificato. È il gap su cui ogni intervento di sviluppo territoriale è chiamato a misurarsi.
Turismo e terzo settore: segnali e prospettive
Il settore turistico ha registrato 1,7 milioni di arrivi nel 2024 per oltre 8,1 milioni di pernottamenti, con un calo del 7,7% di arrivi e del 12,2% di notti rispetto al 2019: la peggior performance regionale italiana, in controtendenza rispetto alla crescita nazionale. Ci sono però segnali di ripresa nell’ultimo anno, con un +12,3% di pernottamenti quasi in linea con la media nazionale.
Particolarmente interessante è il caso della Costa degli Dei, brand turistico che raggruppa 9 comuni della provincia di Vibo Valentia: oltre 400.000 turisti nel 2024 e più di 2,3 milioni di pernottamenti, con una permanenza media di quasi 6 giorni e quasi il 40% di presenze straniere. Numeri stabili rispetto al 2019, in un quadro regionale negativo: la dimostrazione che una strategia di brand territoriale ben costruita funziona anche in Calabria. Il terzo settore conta 4.561 enti, con una densità di 248 ogni 100.000 abitanti.

Per chi guarda alla Calabria pensando a strategie di sviluppo, lo scenario è chiaro. La regione dispone di infrastrutture logistiche di livello nazionale, di una rete universitaria che forma capitale umano qualificato in ambito STEM, di un ecosistema dell’innovazione già strutturato e di un dato – quello sull’innovazione di prodotto e processo nelle imprese – che pochi altri territori italiani possono vantare. Allo stesso tempo, le criticità occupazionali e la fuga dei laureati indicano un sistema in cui questi asset non riescono a generare valore in modo continuo.
Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a info@cnexthub.com per iniziare un dialogo.
Fonti
ISTAT
ASSOPORTI
USTAT
INFOCAMERE-MOVIMPRESE
EIS/RIS
RFI
Banca d’Italia

