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	<title>C.NEXT</title>
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	<description>Innovation Together</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Jul 2026 08:28:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>C.NEXT</title>
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		<title>Viaggio in Italia – Lazio</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-lazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 13:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La seconda economia d&#8217;Italia</strong>: con 216 miliardi di euro di valore aggiunto il Lazio è secondo solo alla Lombardia, ed è la seconda regione per popolazione, imprese attive ed enti del terzo settore.</li>



<li><strong>Un motore dell&#8217;innovazione</strong>: quinto in Italia per <em>Regional Innovation Index</em>, secondo per numero e densità di startup e PMI innovative, primo per ricerca pubblica e specialisti/e ICT.</li>



<li><strong>Tutto ruota intorno a Roma</strong>: la Capitale concentra i tre quarti degli abitanti, quasi tutte le strutture dell&#8217;innovazione e il 90% dei turisti. Le province restano ai margini.</li>



<li><strong>Pochissima manifattura</strong>: con appena il 5% di imprese industriali il Lazio è ultimo in Italia per peso della manifattura, e ha un solo distretto industriale.</li>



<li><strong>La sfida è diffondere il valore</strong>: fuori Roma ci sono due aree di crisi industriale complessa, a Frosinone e Rieti. Portare l&#8217;innovazione oltre la Capitale è il vero terreno di lavoro per chi si occupa di sviluppo territoriale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontare il Lazio significa raccontare <strong>Roma</strong>. La capitale pesa così tanto – per abitanti, economia, cultura, servizi – da mettere in ombra tutto il resto della regione. È un vantaggio enorme e insieme il suo limite più evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il Lazio è una potenza: seconda economia d&#8217;Italia, tra i primi territori per innovazione, ricerca e capitale umano. Ma è anche una regione a due velocità, dove la forza gravitazionale di Roma lascia poco spazio alle province. La domanda, per chi guarda allo sviluppo, è una sola: come si diffonde questa ricchezza oltre il Grande Raccordo Anulare?</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c1a3a0f0d20b43348844498934dad8fc wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong><strong>Una popolazione giovane</strong></strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lazio conta circa 5,7 milioni di abitanti in 378 comuni e cinque province, ed è la <strong>seconda regione più popolosa d&#8217;Italia</strong> dopo la Lombardia. Ma la distribuzione è tutt&#8217;altro che omogenea: 4,2 milioni di persone – tre residenti su quattro – vivono nella sola città metropolitana di Roma. Seguono, molto più staccate, Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. Dentro Roma si trova anche la Città del Vaticano, il più piccolo Stato del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I residenti stranieri sono l&#8217;11,4%, quarta regione italiana per incidenza. Interessante il profilo anagrafico: con un&#8217;<strong>età media di 46,5 anni</strong> il Lazio è più giovane della media nazionale ed è la seconda regione per quota di popolazione in età lavorativa, con relativamente pochi over 65. Un capitale umano che, sulla carta, è una risorsa preziosa per lo sviluppo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-746d5a0cbf2d94e74188b1814baac14c wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: tutte le strade portano a Roma</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;antico detto vale ancora. La rete infrastrutturale laziale è disegnata a raggiera intorno alla Capitale: la percorre l&#8217;<strong>A1 &#8220;Autostrada del Sole&#8221;</strong> (la Milano-Napoli) per circa 200 chilometri, mentre l&#8217;anello del <strong>Grande Raccordo Anulare</strong> – 68 chilometri, tra i più trafficati d&#8217;Europa – smista il traffico cittadino. Da Roma si diramano poi le storiche consolari romane, dall&#8217;Aurelia all&#8217;Appia, ancora oggi assi portanti della viabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non sono solo le strade. Il Lazio ospita il primo scalo aereo del Paese: l&#8217;aeroporto di <strong>Fiumicino &#8220;Leonardo da Vinci&#8221;</strong>, con 51,3 milioni di passeggeri nel 2025, tra i maggiori d&#8217;Europa, affiancato da Ciampino. Il porto di Civitavecchia è il quarto d&#8217;Italia per passeggeri (5 milioni), snodo cruciale delle crociere nel Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte ferroviario, la rete RFI conta 1.216 chilometri, di cui 235 di alta velocità. Roma è il <strong>grande nodo dell&#8217;alta velocità italiana</strong>: collega Napoli in un&#8217;ora, Bologna in poco più di due, Milano in tre e mezza. A questa si somma una capillare rete suburbana di otto linee che serve l&#8217;area metropolitana.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-450a84712ff5871fdbc912ad8bce413e wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Propensione all&#8217;innovazione: un motore che spinge</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per misurare la capacità di innovare di una regione si usa il Regional Innovation Index (RII), l&#8217;indicatore con cui l&#8217;Unione Europea incrocia 23 parametri, dalla ricerca ai brevetti. Il Lazio ottiene 96,3, quinto punteggio d&#8217;Italia: resta nella categoria dei <em>moderate innovator</em> – gli &#8220;innovatori moderati&#8221; secondo il metro europeo – ma con punte di eccellenza notevoli. È <strong>primo in Italia per ricerca e sviluppo del settore pubblico e per specialisti/e ICT</strong> (Information Communication Technology), e terzo per pubblicazioni scientifiche internazionali. Complessivamente rientra tra le prime dieci regioni in 14 indicatori su 23, sei dei quali sul podio nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora più netto il dato sulle imprese innovative: il Lazio conta <strong>1.139 startup innovative</strong> e <strong>431 PMI innovative</strong>, in entrambi i casi <strong>secondo in Italia</strong> sia per numero assoluto sia per densità sulla popolazione, dietro alla sola Lombardia. A sostenerle, sei incubatori certificati dal Ministero, tutti a Roma.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18933" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-0f413c25a474d0f8ce9c0c25b655cdb7 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Un&#8217;economia enorme, ma poco industriale e in calo</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lazio è la <strong>seconda economia d&#8217;Italia</strong>: 216 miliardi di euro di valore aggiunto – la ricchezza prodotta da imprese e istituzioni – seconda solo ai 440 della Lombardia. Le imprese attive sono 465.381, terzo dato nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è però una particolarità che distingue il Lazio da quasi tutte le altre tappe di questo viaggio: <strong>è un&#8217;economia poco manifatturiera</strong>. Le industrie valgono appena il <strong>5% delle imprese</strong>, la percentuale più bassa d&#8217;Italia, contro una media dell&#8217;8,7%. Non è un caso: qui l&#8217;economia è trainata da servizi, pubblica amministrazione, ricerca e turismo, non dalle fabbriche. La regione ha un solo distretto industriale, a Civita Castellana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il segnale d&#8217;allarme, condiviso con altri territori, è la contrazione: tra il 2019 e il 2025 <strong>le imprese attive sono calate</strong> del 6,4%, il secondo peggior dato d&#8217;Italia dopo le Marche. E fuori Roma la sofferenza si concentra in due aree di crisi industriale complessa – territori dove la perdita di occupazione richiede interventi pubblici dedicati – nel frusinate e nel reatino.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-449e341e4c42edbc40872599ff4ee966 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>I luoghi dell&#8217;innovazione: Roma accentra, ma qualcosa si muove intorno</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ecosistema dell&#8217;innovazione laziale è ricchissimo, ma segue la stessa regola di tutto il resto: gravita su Roma. Il progetto simbolo è <strong>Rome Technopole</strong>, uno degli ecosistemi dell&#8217;innovazione finanziati dal PNRR che mette in rete università, centri di ricerca e imprese sui temi dell&#8217;energia, del digitale e delle scienze della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno si muove una fitta rete: quattro Parchi Scientifici e Tecnologici (le strutture che ospitano e sostengono imprese ad alta tecnologia), due acceleratori di Cassa Depositi e Prestiti, il Competence Center CYBER 4.0 sulla cybersicurezza, una Casa delle Tecnologie Emergenti e numerosi Digital Innovation Hub, gli sportelli che aiutano le imprese a digitalizzarsi. La quasi totalità di queste strutture ha però sede a Roma: la provincia resta in larga parte scoperta.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-4b652465f5eadd3823976b99dae87302 wp-block-paragraph"><strong>Formazione: il più grande sistema universitario d&#8217;Italia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c&#8217;è un asset che il Lazio possiede senza rivali, è il capitale umano. La regione ospita <strong>19 atenei</strong> – sei statali, sei privati, sette telematici – <strong>il più grande sistema universitario d’Italia</strong>. Solo due università statali hanno sede fuori Roma, a Cassino e nella Tuscia. La Sapienza, da sola, con 282 corsi copre oltre un terzo dell&#8217;intera offerta formativa regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 il Lazio ha prodotto 66.994 laureati, dei quali 14.002 in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le competenze più richieste dall&#8217;economia digitale. A completare il quadro, <strong>17 ITS Academy</strong> – gli Istituti Tecnologici Superiori, con percorsi post-diploma molto pratici e legati al lavoro – distribuiti su nove aree tecnologiche e, questi sì, presenti in tutte le province.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-73365a00e3320e5189b25990105c3d9c wp-block-paragraph"><strong><strong>Lavoro, turismo e terzo settore: il traino della capitale</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mercato del lavoro il Lazio si colloca su valori medi: occupazione al 49,4% e disoccupazione al 6,3%. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti, però, è il quarto più alto d&#8217;Italia. Solido il terzo settore, con oltre 14.000 enti, secondo dato nazionale dopo la Lombardia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo più brillante è il turismo. Nel 2024 il Lazio ha accolto <strong>12,8 milioni di turisti, prima regione d&#8217;Italia per crescita</strong> sia negli arrivi sia nelle presenze. Ma anche qui vale la regola: quasi tutto il merito è di Roma, che da sola raccoglie circa il 90% dei flussi. Fuori dalla Capitale, l&#8217;offerta turistica fatica ancora a costruire un&#8217;identità riconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano poi, come risorsa per lo sviluppo, le <strong>numerose fondazioni</strong> attive sul territorio, dalle fondazioni di origine bancaria a quelle impegnate sulla formazione e la transizione digitale: un patrimonio prezioso per finanziare progetti di innovazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18934" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lazio, in sintesi, è una delle regioni più sviluppate d&#8217;Italia: seconda economia, con ottimi risultati nella ricerca e nell&#8217;innovazione, con un sistema universitario e infrastrutturale che poche altre possono vantare. Ma è anche la regione dove più che altrove il valore si concentra in un unico punto, Roma, lasciando le province in una posizione di svantaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio questo squilibrio definisce la sfida. Gli asset ci sono, in abbondanza – università, startup, centri di ricerca, capitale umano giovane – ma vanno diffusi oltre il Grande Raccordo Anulare, dove la manifattura è fragile e la rete dell&#8217;innovazione ancora rada. È la sfida classica dei territori policentrici: non manca il potenziale, <strong>manca un sistema</strong> che lo distribuisca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per istituzioni e organizzazioni che vogliono attivare progetti di innovazione e rigenerazione, il Lazio fuori Roma è un terreno pieno di opportunità ancora da cogliere: è qui che un modello capace di connettere imprese, competenze e territori, come quello di C.NEXT, può fare la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE (ITS)</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Monitoraggio per gasdotti più sicuri</title>
		<link>https://cnexthub.com/monitoraggio-per-gasdotti-piu-sicuri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 10:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasferimento Tecnologico]]></category>
		<category><![CDATA[Case History]]></category>
		<category><![CDATA[Next Energy LAB]]></category>
		<category><![CDATA[Gasdotti]]></category>
		<category><![CDATA[Monitoraggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Un modo per localizzare in maniera tempestiva eventuali anomalie e poterle risolvere]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il cliente</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principali operatori infrastrutturali del <strong>gas naturale</strong> in Italia e uno dei più importanti in Europa.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il bisogno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Monitorare la <strong>pressione della rete</strong> dei gasdotti, per localizzare in maniera tempestiva eventuali anomalie e poterle risolvere</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La soluzione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo progetto ci siamo occupati dello sviluppo completo dei <strong>dispositivi installati sul campo</strong>. L’hardware è stato progettato per resistere a condizioni ambientali complesse, mentre il software gestisce acquisizione, analisi e trasmissione sicura dei dati, integrando funzionalità di diagnostica e controllo remoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’integrazione tra le due componenti garantisce robustezza, affidabilità e scalabilità del sistema, permettendo agli operatori di prevenire anomalie, rispondere rapidamente a situazioni critiche e pianificare interventi mirati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è una <strong>rete più sicura, efficiente e sostenibile</strong>, in grado di garantire la continuità del servizio e supportare al meglio le esigenze operative e ambientali del settore.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Competenze attivate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-app-software-development/">App &amp; Software Development</a></li>



<li><a href="https://cnexthub.com/competenze-cloud/">Cloud</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Marche</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-marche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:08:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La manifattura è l&#8217;identità della regione</strong>: le Marche sono seconde in Italia per peso del settore manifatturiero (11,9% delle imprese) e terze per numero di distretti industriali (19), dietro solo a Lombardia e Veneto.</li>



<li><strong>Il tessuto produttivo si assottiglia</strong>: tra il 2019 e il 2025 le imprese attive sono calate del 10,9%, il dato peggiore d&#8217;Italia. Sono tre le aree di crisi industriale complessa riconosciute nella regione, anche se nell&#8217;ultimo anno il declino sembra essersi quasi arrestato.</li>



<li><strong>Un&#8217;innovazione &#8220;nella media&#8221;, ma con un&#8217;eccezione</strong>: con un Regional Innovation Index di 89 le Marche sono undicesime in Italia, eppure terze per densità di <strong>startup innovative</strong> ogni 100.000 abitanti.</li>



<li><strong>Asset logistici e umani da mettere a sistema</strong>: Ancona è un nodo strategico anche a livello europeo (porto, aeroporto, interporto), mentre quattro atenei e quattro ITS Academy formano oltre 2.000 laureati STEM l&#8217;anno.</li>



<li><strong>Le potenzialità ci sono, manca il sistema</strong>: competenze, distretti, università e una rete dell&#8217;innovazione già strutturata esistono, ma vanno rimessi in connessione. È qui che si inserisce <strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong>, il polo nato nel cuore di un&#8217;area di crisi marchigiana.</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-bc8bde4e5393881695278418d6188aa8 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Manifattura diffusa, tra distretti produttivi e un declino da invertire</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La regione Marche si racconta bene attraverso i numeri della sua <strong>industria manifatturiera</strong>. Scarpe, borse, abbigliamento, mobili, elettrodomestici: per decenni l&#8217;economia regionale è stata sinonimo di <strong>distretti produttivi</strong> e <strong>PMI specializzate</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella forza c&#8217;è ancora, ed è notevole. Ma accanto a essa è comparso un campanello d&#8217;allarme che nessun&#8217;altra regione italiana suona con la stessa intensità: <strong>il numero di imprese attive cala</strong>, e lo fa da anni. Le Marche sono insieme un&#8217;eccellenza manifatturiera e un territorio da rilanciare. È in questa tensione che si gioca il futuro di questa regione.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-cb1ec17f91d0be3ca62192ff15e54dba wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Una regione tra Appennino e Adriatico</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Marche contano circa <strong>1,5 milioni di abitanti</strong> in 225 comuni e cinque province affacciate sull&#8217;Adriatico, da Ancona (il capoluogo) a Pesaro e Urbino, Macerata, Ascoli Piceno e Fermo. Per popolazione sono la tredicesima regione italiana; i residenti stranieri (9,1%) sono in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto più delicato è l&#8217;età. Con un&#8217;<strong>età media di 47,7 anni</strong> le Marche sono l&#8217;ottava regione più anziana d&#8217;Italia: oltre un residente su quattro ha più di 65 anni. È un fattore che pesa sulle prospettive di sviluppo, perché significa meno forza lavoro disponibile e più pressione sui servizi.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-cdfbd6c5c82f396e04f954b0b71ee801 wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: <strong>tutto sulla costa, l&#8217;entroterra &#8220;a pettine</strong></strong>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete infrastrutturale marchigiana ha una geometria precisa: corre lungo il mare e si dirama verso l&#8217;interno. Sulla costa scorrono l&#8217;<strong>autostrada A14 &#8220;Adriatica&#8221;</strong> (la Bologna-Taranto), che attraversa la regione per circa 215 chilometri, e parallela a essa la statale SS16; verso l&#8217;Appennino si staccano le direttrici &#8220;a pettine&#8221;, dalla Salaria che collega Ascoli a Roma alla Val di Chienti, asse strategico per il manifatturiero maceratese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <strong>fronte ferroviario</strong>, la rete RFI conta 389 chilometri in esercizio: la spina dorsale è la linea adriatica (Bologna-Bari-Taranto), a doppio binario e classificata come &#8220;fondamentale&#8221;, cioè tra le più importanti d&#8217;Italia, percorsa dal Frecciarossa che collega Ancona a Bologna in un&#8217;ora e mezza e a Roma e Milano in tre ore. Verso l&#8217;entroterra corrono invece tre linee trasversali a semplice binario, e quindi meno performanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo logistico è l&#8217;area di Ancona, strategica anche su scala europea. Qui si concentrano il <a><strong>porto di Ancona</strong> </a>– l&#8217;unico di rilievo nazionale, con oltre 800.000 passeggeri (soprattutto verso Grecia, Croazia e Albania) e 9,5 milioni di tonnellate di merci nel 2025 – e l&#8217;unico aeroporto regionale, il &#8220;Raffaello Sanzio&#8221; di Ancona-Falconara, che ha superato i 600.000 passeggeri nel 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Completa il quadro l&#8217;<strong>Interporto Marche di Jesi</strong>, un hub intermodale (dove le merci passano da un mezzo di trasporto a un altro, dal treno al camion) raccordato alla ferrovia e a ridosso di autostrada e statali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-76a086d2b21c5593b309cdc0e6715119 wp-block-paragraph"><strong><strong>Propensione all&#8217;innovazione: &#8220;moderate innovator&#8221;</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto sono innovative le Marche? Per misurarlo si usa il <strong>Regional Innovation Index (RII)</strong>, l&#8217;indicatore con cui l&#8217;Unione Europea fotografa la capacità di innovare di ogni regione incrociando 23 parametri, dalla ricerca ai brevetti. Le Marche ottengono un punteggio di 89, undicesimo in Italia: rientrano nella categoria dei <em>moderate innovator</em>, gli &#8220;innovatori moderati&#8221;. È un <strong>profilo equilibrato ma senza picchi</strong>, con tre indicatori sul podio nazionale, tre nelle ultime posizioni e tutti gli altri intorno a metà classifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dato però spicca: la <strong>densità di startup innovative</strong>. Le Marche ne contano 257, undicesimo dato italiano in valore assoluto, ma rapportato alla popolazione (17,3 ogni 100.000 abitanti) le porta al terzo posto nazionale, dietro solo a Lombardia e Lazio. Si aggiungono 81 PMI innovative (quinta regione per densità) e quattro incubatori certificati dal Ministero delle Imprese, le strutture che accompagnano la nascita di aziende ad alto contenuto tecnologico.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-9a010a5a9a7c6df183083fb2fdcdf55e wp-block-paragraph"><strong><strong>Un tessuto manifatturiero forte, ma che si sta assottigliando</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La regione conta 130.880 imprese attive, l&#8217;11,9% delle quali manifatturiere: una percentuale che la rende la <strong>seconda regione d&#8217;Italia per peso dell&#8217;industria</strong>, dietro solo alla Toscana e ben sopra la media nazionale dell&#8217;8,5%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa vocazione si organizza in <strong>19 distretti industriali</strong> – aree dove molte imprese dello stesso settore lavorano fianco a fianco, condividendo competenze e fornitori – che coinvolgono 178 comuni: solo Lombardia e Veneto ne hanno di più. La specializzazione racconta la storia produttiva del territorio, concentrata soprattutto in cuoio e calzature, tessile e abbigliamento, beni per la casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sotto questa forza c&#8217;è una crepa. Tra il 2019 e il 2025 <strong>le imprese attive sono diminuite del</strong> <strong>10,9%</strong>: il calo più marcato d&#8217;Italia. La buona notizia è che nell&#8217;ultimo anno la discesa sembra essersi quasi arrestata. Il segnale più chiaro della difficoltà sono le <strong>tre aree di crisi industriale complessa</strong> riconosciute nella regione – territori dove la perdita di occupazione è così grave da richiedere interventi pubblici dedicati – che interessano il Piceno, il distretto calzaturiero fermano-maceratese e l&#8217;area dell&#8217;ex Merloni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_2-1024x629.jpg" alt="Alcuni dati sulla regione Marche" class="wp-image-18902" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-9dcc845bbfae6204e67c26d6ba4ccb57 wp-block-paragraph"><strong><strong>I luoghi dell&#8217;innovazione: Ancona guida, ma la rete è diffusa</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per invertire la rotta, le Marche contano su un <strong>ecosistema dell&#8217;innovazione</strong> più ricco di quanto suggerisca il loro punteggio medio. Il baricentro è Ancona, ma le strutture sono distribuite su tutto il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong>, il polo di innovazione del sistema nazionale C.NEXT, è già attivo nella fornitura di servizi per le imprese, mentre è in costruzione lo spazio che ospiterà startup e aziende innovative nell&#8217;area dell&#8217;ex stabilimento SGL Carbon, ad <strong>Ascoli</strong>. Non è un dettaglio che nasca proprio in una delle aree di crisi industriale complessa della regione: è lì che l&#8217;innovazione può fare la differenza, trasformando un&#8217;eredità industriale in nuova capacità produttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno si muove una rete fitta: quattro incubatori certificati, un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti, cinque Digital Innovation Hub (gli sportelli che aiutano le imprese a digitalizzarsi) promossi dalle associazioni di categoria, e EDIH4Marche, uno dei tredici <strong>European Digital Innovation Hub</strong> italiani del programma europeo Digital Europe. Completano il quadro CTE SQUARE a Pesaro (una Casa delle Tecnologie Emergenti), un cluster tecnologico nazionale, cinque cluster regionali e due Contamination Lab universitari ad Ancona e Urbino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18904" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-6d1d32084c46c31bf469cc4fc8ada267 wp-block-paragraph"><strong>Formazione: quattro atenei, quattro ITS</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitale umano è la materia prima dell&#8217;innovazione, e le Marche ne producono con continuità. La regione ospita <strong>quattro atenei statali</strong> – la Politecnica delle Marche ad Ancona, le Università di Urbino, Camerino e Macerata – che nel 2024 hanno laureato 8.060 persone, 2.089 delle quali in <strong>discipline STEM</strong> (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le competenze più richieste dall&#8217;economia digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questi percorsi si affiancano quattro <strong>ITS Academy</strong>, gli Istituti Tecnologici Superiori con corsi post-diploma molto pratici e legati al lavoro – dalla meccatronica al turismo al made in Italy – distribuiti in tutte le province: il ponte più diretto tra scuola e imprese del territorio.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-d925ead282b4d5f3b5552e9b52168d32 wp-block-paragraph"><strong>Lavoro, turismo e terzo settore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mercato del lavoro le Marche si attestano su <strong>valori medi</strong>: disoccupazione al 5,1% (in linea con la media nazionale) e occupazione al 50,4%. Spicca un dato in positivo, la quota di <strong>NEET</strong> – i giovani che non studiano e non lavorano (dall&#8217;inglese <em>Not in Education, Employment or Training</em>) – al 10,6%, quinto miglior risultato in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il turismo è una risorsa presente ma non dominante (2,6 milioni di arrivi nel 2024, +8,6% rispetto al 2019), penalizzata dall&#8217;assenza di un marchio territoriale riconoscibile. Solido invece il terzo settore, sesto in Italia per densità di enti. Rilevanti, per chi voglia attivare progetti di sviluppo, le <strong>sei fondazioni di origine bancaria</strong> riunite nella Consulta delle Casse di Risparmio Marchigiane: un patrimonio di risorse e radicamento territoriale prezioso per finanziare l&#8217;innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Marche, in sintesi, sono <strong>una regione manifatturiera di valore</strong>, con distretti tra i più numerosi d&#8217;Italia e una densità di startup sorprendente, che però fa i conti con una popolazione che invecchia e un tessuto d&#8217;imprese che si assottiglia più che altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio questa combinazione la rende un territorio interessante per chi si occupa di sviluppo: gli asset ci sono – competenze, distretti, università, una rete dell&#8217;innovazione già strutturata – ma vanno <strong>rimessi in connessione</strong> per generare valore in modo sistematico. È la sfida classica di molti territori italiani: non manca il potenziale, <strong>manca un sistema</strong> che lo faccia funzionare insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È esattamente il terreno su cui lavora C.NEXT, e non in astratto: con <strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong> il modello dei poli di innovazione è posizionato nel cuore di un&#8217;area di crisi marchigiana. Per istituzioni e organizzazioni che vogliono attivare progetti di innovazione e rigenerazione, le Marche offrono un caso concreto in cui un&#8217;eredità industriale può tornare a essere un motore di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE (ITS)</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Batterie sicure, flessibili e sostenibili</title>
		<link>https://cnexthub.com/batterie-sicure-flessibili-e-sostenibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasferimento Tecnologico]]></category>
		<category><![CDATA[Case History]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Next Energy LAB]]></category>
		<category><![CDATA[#Batterie]]></category>
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					<description><![CDATA[Un modo innovativo per alimentare i sistemi ausiliari dei camion]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il cliente</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Azienda che progetta e produce soluzioni di copertura per il <strong>settore dei trasporti</strong>, con applicazioni commerciali, pubbliche e industriali. La sede è in Friuli-Venezia Giulia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il bisogno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Trovare alternative più efficaci, flessibili e sostenibili per <strong>alimentare i sistemi ausiliari dei camion</strong>, ovvero l’insieme di componenti e dispositivi che supportano il funzionamento del motore principale, migliorano la sicurezza, aumentano l&#8217;efficienza e garantiscono il comfort del conducente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi infatti l’uso di questi sistemi richiede l’accensione del motore principale e il consumo di diesel.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La soluzione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo progettato e sviluppato insieme al cliente uno dei primi <strong>pacchi batteria Ioni-Sodio (Na-Ion)</strong> per applicazioni di mobilità e industriali in Europa, già pronto per l’industrializzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa tecnologia introduce un cambiamento significativo nel settore: utilizza una chimica innovativa – priva di litio e metalli pesanti – che garantisce <strong>durabilità estrema, modularità e scalabilità</strong>. Queste caratteristiche aprono la strada ad alimentazioni più sostenibili, sicure e adattabili a diversi contesti industriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I test condotti all’interno dell’azienda hanno dimostrato l’elevata <strong>efficienza del sistema</strong>: il pacco batteria ha dimostrato una estrema stabilità del voltaggio ed elevata ciclabilità del sistema, con 1150 aperture/chiusure della copertura con una singola carica.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Competenze attivate</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-green-transition/">Green Transition</a></li>



<li><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-new-materials/">New Materials</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Supply Chain intelligente: come AI e digital trasformano la logistica della GDO</title>
		<link>https://cnexthub.com/supply-chain-intelligente-come-ai-e-digital-trasformano-la-logistica-della-gdo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 13:28:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Next Marketing LAB]]></category>
		<category><![CDATA[Supply Chain]]></category>
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					<description><![CDATA[Il secondo articolo dedicato all'innovazione e alle tecnologie per la GDO]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla reattività alla predittività: il nuovo paradigma logistico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>supply chain</strong> della grande distribuzione organizzata sta vivendo una rivoluzione profonda. <strong>Piattaforme digitali</strong> e <strong>intelligenza artificiale</strong> stanno sostituendo logiche reattive con approcci predittivi, trasformando la gestione delle scorte da problema a vantaggio competitivo strategico. Nella GDO le rotture di stock generano costi rilevanti in mancate vendite, mentre le eccedenze erodono margini e producono sprechi. La sfida è trovare il giusto punto di equilibrio e qui entrano in gioco le <strong>nuove tecnologie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Piattaforme digitali: l’orchestrazione della complessità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le moderne piattaforme di supply chain management rappresentano un salto qualitativo rispetto ai tradizionali sistemi gestionali. Sono <strong>ecosistemi digitali</strong> che connettono in tempo reale fornitori, centri di distribuzione e punti vendita, fino ai consumatori finali. Integrano <strong>dati</strong> da più fonti: vendite real-time dal punto cassa, previsioni meteorologiche, calendario promozionale, trend di ricerca online e traffico pedonale nei negozi. Questa aggregazione permette al buyer di monitorare le scorte disponibili, le vendite per punto vendita, la domanda attesa e le criticità lungo la catena di fornitura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La digitalizzazione abilita anche nuovi <strong>modelli collaborativi</strong>. Il <em>Vendor Managed Inventory</em> diventa efficace quando piattaforme condividono dati di sell-out in tempo reale con i fornitori, consentendo loro di gestire il riassortimento in autonomia. Il risultato è una riduzione delle scorte di sicurezza, meno rotture di stock e una maggiore freschezza dei prodotti a scaffale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Intelligenza artificiale: dal dato alla decisione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se le piattaforme digitali forniscono connettività e visibilità, l’<strong>AI</strong> trasforma i dati in decisioni operative. Gli algoritmi di machine learning analizzano pattern storici di vendita, identificano correlazioni nascoste e generano previsioni accurate della domanda futura, incorporando variabili esterne come eventi locali, festività, condizioni meteo e campagne dei competitor. I modelli si affinano in modo continuo, permettendo di ordinare la quantità giusta al momento giusto. L’AI ottimizza i percorsi di trasporto riducendo chilometri ed emissioni, alimenta sistemi di <em>dynamic pricing</em> che adeguano i prezzi in base a disponibilità e <em>shelf-life</em> residua e guida robot nei magazzini automatizzati con efficienza superiore ai processi manuali. Particolarmente rilevante è l’applicazione nella gestione delle <strong>promozioni</strong>: analizzando migliaia di iniziative passate, gli algoritmi identificano pattern di successo e prevedono con maggiore accuratezza l’impatto sulla domanda di ogni specifica iniziativa promozionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il magazzino intelligente: automazione e flessibilità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il magazzino è l’area dove la trasformazione digitale è più tangibile. I moderni centri di distribuzione della GDO integrano soluzioni di <strong>automazione avanzata</strong>: sistemi shuttle per lo stoccaggio ad alta densità, robot collaborativi per il picking e veicoli a guida automatica per la movimentazione interna. L’AI ottimizza continuamente la disposizione dei prodotti, posizionando gli articoli a più alta rotazione nelle zone più accessibili e riorganizzando dinamicamente il layout in base ai cambiamenti della domanda, minimizzando i tempi di prelievo e massimizzando l’utilizzo dello spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Verso una supply chain sostenibile e resiliente<br></strong>La trasformazione digitale della supply chain riguarda efficienza e costi, ma è anche uno strumento fondamentale per la <strong>sostenibilità</strong>. Riduzione degli sprechi alimentari attraverso una migliore gestione della shelf-life, ottimizzazione dei trasporti con conseguente calo delle emissioni e tracciabilità dell’origine dei prodotti lungo tutta la filiera: benefici concreti resi possibili dalle tecnologie digitali. Le aziende che integrano piattaforme avanzate e AI costruiscono fondamenta per una logistica più resiliente e sostenibile. In un mercato dove la differenza tra successo e insuccesso si misura in punti percentuali di margine, avere la merce giusta, al momento giusto, nel posto giusto è un imperativo strategico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Scopri tutti i servizi del nostro <a href="https://cnexthub.com/next-marketing-lab/">Next Marketing LAB</a> per migliorare la tua strategia di marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo, firmato da Max Bancora, è stato pubblicato anche sulla <a href="https://technoretail.it/magazine/tr-magazine-2-2026.html" target="_blank" rel="noopener">rivista Technoretail</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Next Sport LAB: tecnologie e innovazione per lo sport e il benessere</title>
		<link>https://cnexthub.com/next-sport-lab-tecnologie-e-innovazione-per-lo-sport-e-il-benessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 13:08:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Trasferimento Tecnologico]]></category>
		<category><![CDATA[C.NEXT Ivrea]]></category>
		<category><![CDATA[Ivrea]]></category>
		<category><![CDATA[LAB]]></category>
		<category><![CDATA[Next Sport LAB]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18856</guid>

					<description><![CDATA[A Ivrea, nella storica fabbrica Olivetti, nasce un nuovo spazio dedicato alle aziende e alle loro competenze]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">350 mq dedicati alle imprese che operano nel <strong>settore sportivo e del benessere</strong> e vogliono collaborare, per fare innovazione insieme: è il <strong><a href="https://ivrea.cnexthub.com/next-sport-lab/">Next Sport LAB</a></strong>, all’interno di <strong><a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a></strong>, nella storica fabbrica Olivetti (patrimonio UNESCO).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spazio è anche la sede del progetto <strong>Move X</strong>, iniziativa nata dall&#8217;accordo tra quattro realtà con competenze diverse: C.NEXT Ivrea, <strong>CONI Piemonte</strong>, <strong>Politecnico di Torino</strong> e <strong>Sport Innovation Hub</strong>. Insieme danno vita al primo e unico hub regionale in Italia che unisce sport, benessere, industria e tecnologia.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Un luogo costruito per le imprese</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il Next Sport LAB è uno <strong>spazio</strong> <strong>B2B</strong>. Le aziende che scelgono di insediarsi possono usarlo per organizzare <strong>eventi</strong>, partecipare a occasioni di <strong>networking</strong> e presentare le proprie <strong>competenze</strong>, sia a un pubblico ampio che in incontri riservati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;<strong>area espositiva</strong> le aziende potranno mostrare le proprie tecnologie e soluzioni in modo tangibile: una presenza permanente e ragionata, pensata per stimolare dialogo e connessioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insediarsi nel Next Sport LAB significa anche entrare a far parte del sistema nazionale per l&#8217;innovazione di C.NEXT. Questo vuol dire accedere a una rete più ampia e poter partecipare a <strong>progetti di trasferimento tecnologico tra imprese</strong>, con collaborazioni concrete su temi complessi e partner che sarebbe difficile intercettare da soli.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Sport_LAB_MAG-2-1024x576.jpg" alt="Il Next Sport LAB in allestimento" class="wp-image-18859" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Sport_LAB_MAG-2-980x551.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Sport_LAB_MAG-2-480x270.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Cinque aree tematiche</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro del LAB ruota attorno a cinque ambiti di innovazione per il settore sportivo e del benessere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Wearables &amp; Biosensing</strong> – tecnologie indossabili per il monitoraggio atletico e biometrico</li>



<li><strong>Digital Training &amp; Coaching</strong> – piattaforme di allenamento intelligente e coaching virtuale con AI</li>



<li><strong>Sports Materials &amp; Equipment</strong> – materiali innovativi e sostenibili, attrezzature smart</li>



<li><strong>Performance Analytics</strong> – Big Data e Machine Learning applicati alle performance</li>



<li><strong>Wellness &amp; Recovery Tech</strong> – tecnologie per recupero, benessere e nutrizione</li>
</ul>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Gli eventi sono già iniziati</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">I primi appuntamenti in calendario si sono già tenuti: il 19 maggio, C.NEXT Ivrea ha organizzato un <strong>Innovation Talk</strong> – “Sport e Benessere come leva di innovazione” – aperto al pubblico e a partecipazione gratuita. Nella stessa sede, le aziende che hanno aderito a Move X si sono presentate per la prima volta insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel secondo appuntamento, l’8 giugno, a Torino, presso CTE NEXT &#8211; Casa delle Tecnologie Emergenti il tema è stato <strong>&#8220;Sport e Intelligenza Artificiale, nuovi asset per la produttività delle imprese”</strong>, un momento operativo dedicato a chi vuole capire come l&#8217;AI può davvero cambiare il modo di lavorare nel settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono i primi due di un <strong>programma più ampio</strong>, costruito in modo sinergico dai quattro partner del progetto.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;ambizione: diventare un punto di riferimento, anche in Europa</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo del Next Sport LAB è diventare il punto di riferimento nazionale per le filiere del settore sportivo sui temi dell&#8217;innovazione tecnologica. Tra i partner dell&#8217;iniziativa, Sport Innovation Hub e Politecnico di Torino sono già affiliati a <strong>EPSI — European Platform for Sport Innovation</strong>, una rete europea che apre a connessioni e collaborazioni che vanno oltre i confini nazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contesto è quello giusto: Ivrea e il Piemonte hanno una <strong>tradizione sportiva consolidata</strong>, e la sede in un luogo come la fabbrica Olivetti racconta una continuità con una cultura dell&#8217;innovazione industriale che in questo territorio ha radici profonde.</p>



<h5 class="wp-block-heading"><strong>Come partecipare</strong></h5>



<p class="wp-block-paragraph">Se la tua azienda opera nel settore sportivo o del benessere e vuole sapere come <strong><a href="https://ivrea.cnexthub.com/next-sport-lab/">entrare a far parte del Next Sport LAB</a></strong> — o semplicemente vuole seguire da vicino le attività di Move X — trovi tutte le informazioni e il modulo di contatto sulla <strong><a href="https://ivrea.cnexthub.com/next-sport-lab/">landing page dedicata</a></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>↗️ <a href="https://ivrea.cnexthub.com/next-sport-lab/">Scopri il Next Sport LAB e invia la tua richiesta di interesse</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle<strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>
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		<title>Avviato il cantiere di C.NEXT Piceno</title>
		<link>https://cnexthub.com/avviato-il-cantiere-di-c-next-piceno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 14:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[C.NEXT Piceno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18843</guid>

					<description><![CDATA[Il polo territoriale delle Marche inizia a prendere forma: sono stati avviati i lavori per la ristrutturazione dell’area mensa della ex SGL Carbon]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong> – polo territoriale delle Marche – inizia a prendere forma: sono stati avviati i lavori per la <strong>ristrutturazione dell’area della ex SGL Carbon</strong>, ad Ascoli, a partire dagli spazi che una volta erano adibiti a mensa aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inizio del cantiere, festeggiato dai soci del progetto e i rappresentanti del territorio, è il primo passo concreto per la <strong>costruzione del polo di C.NEXT Piceno</strong> e l’<strong>insediamento di imprese e startup innovative</strong> al suo interno: un progetto capace di valorizzare un’area dismessa da tempo, con la creazione di nuove opportunità di lavoro qualificato per le giovani generazioni e benefici per tutta la comunità cittadina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inaugurazione erano presenti il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, Roberta Faraotti (presidente di RigenerAzioni), Simone Ferraioli (presidente di Confindustria) e Stefano Soliano, Amministratore Delegato di C.NEXT.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa dei primi spazi, C.NEXT Piceno è già operativa con i suoi <strong>servizi di trasferimento tecnologico</strong> destinati alle imprese, anche grazie a un <strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/next-innovation-voucher/">contributo di 100.000€ a fondo perduto</a></strong> destinato ai progetti di innovazione delle PMI del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Viaggio in Italia – Calabria</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18833</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La Calabria è una regione di contrasti</strong>: terza per traffico merci, prima in Italia per innovazioni di prodotto, ma 18° per Regional Innovation Index e ultima per tasso di occupazione</li>



<li><strong>Infrastrutture logistiche solide</strong>: tre aeroporti in crescita, il porto di Gioia Tauro (44,7 milioni di tonnellate movimentate nel 2024), 852 km di rete ferroviaria con il Frecciarossa Reggio-Milano senza cambi</li>



<li><strong>Capitale umano STEM da valorizzare</strong>: quattro atenei, 63 corsi di laurea scientifico-tecnologici, oltre 1.600 laureati STEM nel 2024 e 9 ITS in 7 aree diverse</li>



<li><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione già strutturato</strong>: tre Parchi Scientifici e Tecnologici, un acceleratore di CDP sulla cybersecurity, l&#8217;Ecosistema dell&#8217;Innovazione Tech4You finanziato dal PNRR, sei cluster tecnologici regionali</li>



<li><strong>Il nodo è il sistema</strong>: tasso di occupazione al 34,4% (ultimo in Italia) e 42,5 laureati ogni 1.000 residenti che lasciano la regione dopo gli studi raccontano un territorio dove gli asset esistono ma non generano ancora valore in modo strutturato</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a70255fba31fd834b5324ea825eeedbe wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Una regione di contrasti, tra eccellenze nascoste e fragilità strutturali</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria è un territorio difficile da analizzare: i dati raccontano storie opposte. Una regione con tre aeroporti, il terzo porto d&#8217;Italia per merci e una rete universitaria capillare, ma con il peggior tasso di occupazione del paese; un territorio classificato come &#8220;<em>moderate innovator</em>&#8221; dall&#8217;Unione Europea e penultimo in Italia per <em>Regional Innovation Index</em>, ma <strong>primo assoluto per innovazioni di prodotto e di processo</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-01d72b2a787f790efedba7c1749bdc28 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Il quadro demografico: la più giovane del Mezzogiorno</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria conta circa 1,8 milioni di abitanti distribuiti in 404 comuni e 5 province: la più popolosa è Cosenza (670.000), seguita dalla città metropolitana di Reggio Calabria (500.000) e da Catanzaro (340.000). Le province di Crotone e Vibo Valentia contano circa 150.000 abitanti ciascuna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;età media è di 46,0 anni, di poco inferiore alla media nazionale di 46,4: la Calabria è la <strong>quarta regione più giovane d&#8217;Italia</strong>. È un dato che, sul piano del potenziale di sviluppo, rappresenta un asset: il capitale umano in età lavorativa c&#8217;è e cresce. I residenti stranieri sono 105.439, pari al 5,7% della popolazione, seconda regione del Sud per incidenza dopo l&#8217;Abruzzo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5ef19bd5d5754b7beb0ec2703e5790f1 wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: sulla carta non manca nulla</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte infrastrutturale, la rete è articolata e in fase di ammodernamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;asse autostradale è rappresentato dalla A2 Autostrada del Mediterraneo (la ex A3 Salerno-Reggio Calabria), che attraversa la regione per 280 dei suoi 432 km complessivi, è gestita da ANAS ed è interamente gratuita, un&#8217;eccezione nel panorama nazionale. Parallelamente, lungo la costa ionica, corre la SS106 Jonica, oggetto di importanti lavori di ampliamento a quattro corsie. Quattro arterie trasversali collegano le due dorsali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sistema aeroportuale è sviluppato</strong>, con tre scali gestiti da SACAL. Lamezia Terme, il principale, ha movimentato oltre 3 milioni di passeggeri nel 2025 (+12,4% sull&#8217;anno precedente); Reggio Calabria ha quasi raggiunto il milione di passeggeri (+50%); Crotone ha registrato 340.000 passeggeri (+24,5%). <strong>Il porto di Gioia Tauro è il terzo d&#8217;Italia per merci movimentate</strong> (44,7 milioni di tonnellate nel 2024), un&#8217;eccellenza logistica nazionale. Villa San Giovanni gestisce il traffico passeggeri verso la Sicilia, con 10 milioni di transiti annui. La rete ferroviaria è estesa: 852 km, di cui 318 di linee fondamentali e 279 a doppio binario. Il Frecciarossa collega Reggio Calabria a Napoli in 5 ore, a Roma in 6, a Milano in 9, senza cambi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18835" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-67f639b69a7f1534a3494c1a87178d01 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: il paradosso del primo e ultimo posto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati sulla propensione all&#8217;innovazione raccontano la storia più contraddittoria di tutta questa tappa. L&#8217;European Innovation Scoreboard 2025 classifica la Calabria come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 75,8 (18° in Italia, 165° nell&#8217;UE), ben sotto la media nazionale di 90,3. La regione <strong>si colloca tra le ultime cinque posizioni in 16 indicatori su 23</strong>: formazione continua, co-pubblicazioni scientifiche, R&amp;D del settore privato, brevetti registrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma due indicatori cambiano completamente il quadro:<strong> la Calabria è prima in Italia</strong> – e settima nell&#8217;Unione Europea – <strong>per innovazioni di prodotto e prima in Italia </strong>(sesta nell&#8217;UE) <strong>per innovazioni di processo</strong>. Le imprese calabresi che innovano lo fanno in misura significativa, anche se sono poche in termini assoluti: l&#8217;innovazione è concentrata, ma quando avviene è di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le startup innovative sono 152 (8,3 ogni 100.000 abitanti), le PMI innovative 58 (3,2 ogni 100.000 abitanti). Numeri modesti, che si inseriscono però in <strong>un ecosistema dei luoghi dell&#8217;innovazione sorprendentemente articolato</strong>: tre Parchi Scientifici e Tecnologici (CalabriaInnova a Lamezia Terme, CALPARK a Rende, PST della Magna Grecia a Crotone), un incubatore certificato MISE (Entopan Innovation a Catanzaro), un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti dedicato alla cybersecurity (CyberXcelerator a Cosenza), un Ecosistema dell&#8217;Innovazione finanziato dal PNRR (Tech4You), sei cluster tecnologici regionali e l&#8217;incubatore accademico TechNest dell&#8217;Università della Calabria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un&#8217;infrastruttura dell&#8217;innovazione che, sulla carta, regge il confronto con regioni molto più sviluppate. Il tema, anche qui, è il funzionamento di sistema.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ece021e62e542a52c5135c81f0e3418e wp-block-paragraph"><strong>Il tessuto imprenditoriale: tante imprese piccolissime</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria conta 155.244 imprese attive (10° regione in Italia), di cui 10.418 manifatturiere, il 6,7% del totale, sotto la media nazionale dell&#8217;8,5%. La densità imprenditoriale è di 84,6 ogni 1.000 abitanti, in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è però un dato che merita attenzione: la Calabria è la regione italiana con il minor numero medio di addetti per impresa, 2,61 contro una media nazionale di 3,97. Tradotto: <strong>molte imprese, ma tutte piccolissime</strong>, spesso a conduzione familiare, con bassa capacità di investimento e difficoltà strutturali a fare il salto dimensionale. Le reti d&#8217;impresa sono 167 (17° regione), non esistono distretti industriali riconosciuti e non sono presenti aree di crisi industriale complessa.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3a9f835466195f0f224f1da56d2799ca wp-block-paragraph"><strong>Formazione: il vero asset della regione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sistema della formazione superiore è uno dei punti di forza meno raccontati della Calabria</strong>. La regione ospita quattro atenei: tre statali (Università della Calabria a Rende, Magna Graecia di Catanzaro, Mediterranea di Reggio Calabria) e uno privato (Dante Alighieri per stranieri di Reggio Calabria). Complessivamente erogano 159 corsi di laurea, di cui 63 – quasi il 40% – in ambito STEM. L&#8217;UNICAL da sola offre 90 corsi, di cui 45 STEM: numeri da grande ateneo nazionale. Nel 2024 i quattro atenei hanno formato 6.044 laureati, di cui 1.605 STEM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo si aggiunge <strong>un sistema ITS particolarmente articolato</strong>: 9 istituti tecnologici superiori operativi in 7 aree (efficienza energetica, biotecnologie, agroalimentare, mobilità sostenibile, servizi alle imprese, turismo, ICT), con sedi in tutte le province.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema, ancora una volta, è la dispersione</strong>. 42,5 laureati ogni 1.000 residenti lasciano la regione dopo gli studi: solo la Basilicata fa peggio (-44,7). Si forma capitale umano qualificato, ma non si riesce a trattenerlo, perché il mercato del lavoro locale non offre opportunità adeguate.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ef9aa810745e133a03e4cb397356514e wp-block-paragraph"><strong>Lavoro: i numeri del problema strutturale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I dati occupazionali rappresentano la fragilità più evidente della Calabria</strong>. Il tasso di disoccupazione è al 13,1%, secondo peggior dato d&#8217;Italia dopo la Campania (15,6%). I NEET – giovani che non studiano e non lavorano – sono al 27,2%, secondo dato più alto dietro alla Sicilia. Il tasso di occupazione si ferma al 34,4%, ultimo in Italia: meno di una persona in età lavorativa su tre è effettivamente occupata. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2024 è di 17.793 euro, anche qui ultimo dato regionale. Questi numeri raccontano una distanza enorme tra il potenziale del territorio – infrastrutture, formazione, propensione all&#8217;innovazione – e la sua effettiva capacità di generare lavoro qualificato. È il gap su cui ogni intervento di sviluppo territoriale è chiamato a misurarsi.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-23c4178040bf848d5a1ec59801528618 wp-block-paragraph"><strong>Turismo e terzo settore: segnali e prospettive</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore turistico ha registrato 1,7 milioni di arrivi nel 2024 per oltre 8,1 milioni di pernottamenti, con un calo del 7,7% di arrivi e del 12,2% di notti rispetto al 2019: la peggior performance regionale italiana, in controtendenza rispetto alla crescita nazionale. Ci sono però segnali di ripresa nell&#8217;ultimo anno, con un +12,3% di pernottamenti quasi in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente interessante è il caso della <strong>Costa degli Dei,</strong> brand turistico che raggruppa 9 comuni della provincia di Vibo Valentia: oltre 400.000 turisti nel 2024 e più di 2,3 milioni di pernottamenti, con una permanenza media di quasi 6 giorni e quasi il 40% di presenze straniere. Numeri stabili rispetto al 2019, in un quadro regionale negativo: la dimostrazione che una strategia di brand territoriale ben costruita funziona anche in Calabria. Il terzo settore conta 4.561 enti, con una densità di 248 ogni 100.000 abitanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18836" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi guarda alla Calabria pensando a strategie di sviluppo, lo scenario è chiaro. La regione dispone di infrastrutture logistiche di livello nazionale, di una rete universitaria che forma capitale umano qualificato in ambito STEM, di un ecosistema dell&#8217;innovazione già strutturato e di un dato – quello sull&#8217;innovazione di prodotto e processo nelle imprese – che pochi altri territori italiani possono vantare. Allo stesso tempo, le criticità occupazionali e la fuga dei laureati indicano un sistema in cui questi asset non riescono a generare valore in modo continuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">Banca d&#8217;Italia</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Molise</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-molise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Molise]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18783</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il Molise è regione con una <strong>grande densità di imprese</strong>, quasi tutte molto piccole, e un <strong>buon numero di startup</strong> in rapporto alla popolazione</li>



<li>Le <strong>reti di impresa</strong> sono poco diffuse, non sono presenti <strong>distretti industriali</strong> e i <strong>“luoghi dell’innovazione”</strong> sono rari, senza alcun incubatore certificato nella regione</li>



<li>Il territorio molisano ha dati positivi per quanto riguarda gli <strong>enti del terzo settore</strong> e un <strong>patrimonio ambientale</strong> ancora integro, con un <strong>turismo</strong> poco sviluppato ma dal buon potenziale</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b00f9433d5c0ca9f61b2303230dc323b wp-block-paragraph"><strong><strong>Una regione che esiste (eccome), tra fragilità e potenziale inespresso</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise è spesso oggetto di battute sulla sua stessa esistenza, ma i numeri raccontano una realtà molto più interessante e complessa di quanto il luogo comune suggerisca. Seconda regione meno popolosa d&#8217;Italia dopo la Valle d&#8217;Aosta, con i suoi 289.224 abitanti distribuiti in 136 comuni tra le province di Campobasso e Isernia, il Molise rappresenta un caso di studio unico nel panorama italiano: un territorio con fragilità evidenti – demografiche, infrastrutturali, economiche – ma anche con indicatori sorprendenti e margini di crescita che meritano attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un territorio che si trova in una <strong>posizione geografica strategica</strong>: classificata come regione del sud, confina con quattro regioni – Abruzzo, Lazio, Campania e Puglia – e si affaccia sul Mar Adriatico.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a46edf6887d17d283df5f3863f0cc46c wp-block-paragraph"><strong><strong>Pochi, anziani e con poca immigrazione: il quadro demografico</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati anagrafici del Molise delineano una sfida strutturale che riguarda tutta Italia, ma che qui si manifesta in forma accentuata. L&#8217;età media della popolazione è di 48,2 anni, quasi due anni in più rispetto alla media nazionale. Il 26,8% dei residenti ha più di 65 anni (quinto dato più alto d&#8217;Italia), mentre la fascia sotto i 14 anni si ferma al 10,6%. I residenti stranieri sono 13.231, con un&#8217;incidenza del 4,6% – circa la metà della media nazionale dell&#8217;8,9%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, il Molise invecchia più velocemente del resto della nazione e attira meno immigrazione. Per un territorio che vuole innovare, questo rappresenta un vincolo significativo: <strong>meno persone in età lavorativa, meno diversità di competenze, meno ricambio generazionale</strong>. Ma anche un segnale chiaro della necessità di interventi mirati sulla qualità della vita, l&#8217;attrattività e la formazione.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-82c7298e473a05efcf83e3ce56fb337f wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Infrastrutture essenziali: poche, ma sufficienti?</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise non ha aeroporti commerciali – i più vicini sono Pescara, Foggia e Napoli – e il Porto di Termoli ha una vocazione turistica, con circa 200.000 passeggeri nel 2024, principalmente diretti alle Isole Tremiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete ferroviaria conta 389 km, di cui 243 km di linee fondamentali e 204 km a doppio binario. Lungo la costa transita il Frecciarossa, che garantisce un collegamento veloce fino a Termoli, mentre la rete interna è più limitata: Isernia e Venafro sono collegate con la Campania, ma una sola linea attraversa la regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerando anche le strade, le infrastrutture sono adeguate alle dimensioni della regione, ma che evidenziano un problema comune alle aree interne italiane: la difficoltà di collegamento rapido con i grandi nodi economici. <strong>Per attrarre investimenti e talenti, la connettività – fisica e digitale – resta un tema centrale</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-bc83b7add434539be81fb840ee9ad667 wp-block-paragraph"><strong><strong>Il tessuto imprenditoriale: poche imprese, alta densità</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise conta 29.243 imprese attive, un numero che lo colloca al penultimo posto in Italia. Le imprese manifatturiere sono 1.949, pari al 6,7% del totale – anche qui, penultima posizione davanti alla sola Valle d&#8217;Aosta. Tra il 2019 e il 2024 le imprese attive sono diminuite del 5,1%, dato peggiore della media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure c&#8217;è un indicatore che sorprende: la densità imprenditoriale. Con 101 imprese ogni 1.000 abitanti, il Molise è la prima regione d&#8217;Italia, ben sopra la media nazionale di 85,7. Significa che, <strong>in proporzione alla sua popolazione, il Molise ha più imprese di qualsiasi altra regione</strong>. Questo dato racconta un tessuto di <strong>microimprenditorialità diffusa</strong>, un substrato che – se accompagnato da servizi e competenze – può diventare terreno fertile per l&#8217;innovazione. Il punto debole, però, è la <strong>scarsa capacità di fare rete</strong>: la regione conta appena 25 reti d&#8217;impresa, ultima in Italia, e non ha alcun distretto industriale riconosciuto. Esiste inoltre un&#8217;area di crisi industriale complessa che coinvolge Venafro, Bojano e Campochiaro, comprendente 67 comuni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18789" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c9dab5e5ab44ebcf9e531b470d938994 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: segnali nel deserto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La propensione all&#8217;innovazione del Molise presenta luci e ombre. Le 71 startup innovative registrate rappresentano un numero assoluto modesto (19ª regione), ma in rapporto alla popolazione – 24,6 startup ogni 100.000 abitanti – il Molise sale al quarto posto in Italia. Un dato notevole, che indica una <strong>vivacità imprenditoriale innovativa</strong> superiore a quanto ci si aspetterebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le PMI innovative sono 10, un numero contenuto anche in proporzione. <strong>Non ci sono incubatori certificati dal MISE</strong>, il che rappresenta una lacuna importante nell&#8217;ecosistema di supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;European Innovation Scoreboard (EIS) 2025, lo strumento dell&#8217;Unione Europea che misura la capacità innovativa dei territori, classifica il Molise come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 76 – ben al di sotto della media italiana di 90,3. La regione compare nella top 10 nazionale in soli 6 indicatori su 23. I punti di forza relativi includono le emissioni di PM2.5 (5ª regione, il miglior dato in assoluto) e la R&amp;D nel settore privato (11ª regione). Le innovazioni di processo e di prodotto restano invece tra le più basse d&#8217;Italia. Nonostante tutto, qualcosa si muove. Il territorio ospita alcuni luoghi dell&#8217;innovazione che, per quanto pochi, rappresentano presidi importanti: MolisCTE, la casa delle tecnologie emergenti di Campobasso, FinMolise (la finanziaria regionale), il DIH CANTIERI promosso da Confartigianato e SPIN di Confcommercio. <strong>Un ecosistema minimo ma presente</strong>, che potrebbe essere rafforzato, connesso e reso più visibile.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-45c312db76459573201f4f6aba034ce1 wp-block-paragraph"><strong>Formazione e lavoro: meglio del previsto, ma non abbastanza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Università degli Studi del Molise (UNIMOL), fondata nel 1982, ha sedi a Campobasso, Pesche e Termoli e offre 44 corsi di laurea, di cui 9 in area STEM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è dopo la laurea, con 36,8 laureati ogni 1.000 che lasciano la regione al termine degli studi, un <strong>tasso di emigrazione intellettuale elevato</strong>: solamente Calabria e Basilicata &#8220;perdono&#8221; più laureati al termine degli studi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato del lavoro molisano mostra indicatori migliori rispetto a gran parte del Mezzogiorno: il tasso di disoccupazione è al 7,9% (sesto più alto in Italia, ma ben lontano dai picchi di Calabria e Sicilia) e il tasso di occupazione raggiunge il 42,8%. La quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è al 18,1%, il sesto dato più alto nel Paese. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 si è attestato a 19.736 euro, 15° in Italia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b95dcf269b87834477c28e1e6a41d807 wp-block-paragraph"><strong>Terzo settore e turismo: risorse da valorizzare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dato particolarmente significativo riguarda il <strong>terzo settore</strong>: il Molise ospita 926 enti, numero contenuto in assoluto (19ª regione), ma con una densità di 320 ogni 100.000 abitanti che lo posiziona al terzo posto in Italia. È un indicatore di coesione sociale e di capacità di auto-organizzazione della comunità, una risorsa spesso trascurata nelle strategie di sviluppo territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il turismo resta un settore in fase embrionale</strong>: 140.000 arrivi nel 2024 per circa 450.000 pernottamenti, ultimo dato in Italia. La crescita rispetto al 2019 è stata modesta (+1,1% di arrivi, +1,7% di presenze), nettamente inferiore alla media nazionale (+6,3% e +6,7%). Il settore impiega circa 850 addetti, pari all&#8217;1,25% del totale. D&#8217;altra parte, il consumo di suolo è tra i più bassi d&#8217;Italia (3,9%), il che significa <strong>un patrimonio ambientale e paesaggistico ancora integro</strong>, potenzialmente valorizzabile in chiave di turismo sostenibile e qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le fondazioni di rilievo, si segnala la Fondazione BCC della Valle del Trigno, con sede a Campobasso, che opera trasversalmente in diversi ambiti su un territorio che abbraccia 31 comuni tra la provincia abruzzese di Chieti e quella di Campobasso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18790" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3a6b1b32312cc2215c4e0b97af848550 wp-block-paragraph"><strong>Un territorio da costruire, non da assistere</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise non è una regione da &#8220;salvare&#8221;: è un territorio che ha bisogno di strumenti per esprimere un potenziale che, almeno in parte, esiste già. La <strong>densità imprenditoriale</strong> più alta d&#8217;Italia, la buona proporzione di <strong>startup innovative</strong>, un <strong>terzo settore</strong> capillare e una <strong>posizione geografica</strong> sono asset reali, non narrazioni consolatorie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sfide sono altrettanto concrete: l&#8217;invecchiamento demografico, la fuga dei laureati, l&#8217;assenza di incubatori certificati e distretti industriali, la scarsa capacità di fare rete tra imprese. Ma sono sfide che si possono affrontare con interventi mirati di innovazione territoriale: dalla <strong>costruzione di ecosistemi di supporto all&#8217;impresa</strong> alla <strong>valorizzazione delle filiere locali</strong>, dalla <strong>formazione di competenze digitali</strong> al <strong>rafforzamento delle connessioni</strong> con i territori confinanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi si occupa di innovazione e sviluppo dei territori, <strong>il Molise rappresenta un&#8217;opportunità concreta</strong>: non la regione dove tutto è da fare, ma quella dove ogni intervento può avere un impatto misurabile e significativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi esplorare le opportunità di innovazione per il tuo territorio o la tua organizzazione in Molise? Scrivici: siamo pronti a ragionare insieme su come trasformare il potenziale in progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Data center: tecnologie e competenze per una crescita sostenibile</title>
		<link>https://cnexthub.com/data-center-tecnologie-e-competenze-per-una-crescita-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 08:24:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Next Energy LAB]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18760</guid>

					<description><![CDATA[L'esplosione dell'intelligenza artificiale e del cloud ha trasformato i data center in uno dei nodi più critici della transizione energetica. Cosa sono, perché consumano così tanto e – soprattutto – come le competenze del Next Energy LAB possono favorirne una crescita sostenibile]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><a href="#cosa-sono-data-center">Cosa sono i data center e perché sono ovunque</a></li>



<li><a href="#contesto-italiano-data-center">Il contesto italiano: un hub europeo in rapida crescita</a></li>



<li><a href="#sfide-data-center">Le sfide: energia, raffreddamento, acqua e governance</a></li>



<li><a href="#opportunita-data-center">Le opportunità: efficienza, rinnovabili e recupero del calore</a></li>



<li><a href="#ai-data-center">AI e data center: il paradosso che si risolve con l&#8217;AI stessa?</a></li>



<li><a href="#next-energy-lab-data-center">Il contributo del Next Energy LAB: competenze diverse, con un unico interlocutore</a></li>
</ul>



<h2 id="cosa-sono-data-center" class="wp-block-heading has-medium-font-size">Cosa sono i data center e perché sono ovunque</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invii un’email, guardi un video in streaming, usi un gestionale aziendale o chiedi qualcosa a un chatbot, dall&#8217;altra parte c&#8217;è sempre un data center. Si tratta di strutture fisiche – a volte grandi come capannoni industriali, a volte contenute in una stanza – che ospitano i server su cui lavorano le applicazioni, vengono archiviati i dati ed eseguiti i calcoli che tengono in piedi l&#8217;economia digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne esistono principalmente due tipologie. I data center <em>enterprise</em> hanno dimensioni contenute e sono gestiti da un&#8217;organizzazione per le proprie esigenze interne. Gli <em>hyperscale data center</em> sono invece le infrastrutture titaniche dei grandi operatori tecnologici globali – Amazon, Google, Microsoft, Meta – che servono milioni di clienti in contemporanea. C&#8217;è poi una categoria intermedia, la <em>colocation</em>: strutture condivise in cui diverse aziende noleggiano spazio e connettività, senza doversi costruire la propria infrastruttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere i data center così centrali sono tre grandi tecnologie digitali: l&#8217;<strong><a href="https://cnexthub.com/artificial-intelligence-ai/">intelligenza artificiale (AI)</a>,</strong> che richiede enormi capacità di calcolo sia in fase di addestramento dei modelli sia durante il loro utilizzo quotidiano; l&#8217;<strong><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-internet-of-things-iot/">Internet of Things (IoT)</a></strong>, che connette miliardi di dispositivi fisici generando flussi incessanti di dati; e il <strong><a href="https://cnexthub.com/competenze-cloud/">cloud computing</a></strong>, che ha progressivamente spostato applicazioni e archiviazione dai computer locali a infrastrutture centralizzate. Insieme, queste tre forze alimentano la cosiddetta <strong>Data Economy</strong>: l&#8217;insieme delle attività economiche che si fondano sulla raccolta, elaborazione e valorizzazione dei dati. Nel 2024, la Data Economy italiana valeva 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del PIL nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 id="contesto-italiano-data-center" class="wp-block-heading has-medium-font-size">Il contesto italiano: un hub europeo in rapida crescita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo si contano oggi oltre 10.000 data center, di cui più di 2.200 in Europa e circa 168-210 in Italia (le stime variano a seconda della metodologia di censimento). L&#8217;Italia si colloca al tredicesimo posto mondiale, ma è la dinamica di crescita a essere significativa: mentre i grandi hub storici europei – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino (i cosiddetti &#8220;FLAPD&#8221;) – mostrano segni di saturazione, il nostro Paese sta attirando investimenti internazionali con crescente intensità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La concentrazione geografica è marcata: <strong>Milano concentra il 46% della potenza nazionale installata</strong> – davanti a mercati emergenti come Madrid e Zurigo – seguita da Roma (21 strutture) e Torino (11). Le richieste di connessione alla rete elettrica di alta tensione gestite da Terna sono passate da 0,1 GW nel 2019 a oltre 55 GW nei primi mesi del 2025, con quasi l&#8217;80% delle domande concentrate nel Nord Italia e la Lombardia come epicentro assoluto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo dato sulle richieste di connessione merita un chiarimento: si tratta di prenotazioni sulla rete, non di potenza effettivamente installata. Molte richieste vengono avanzate in modo speculativo per assicurarsi una posizione. Le stime più credibili indicano una capacità effettivamente installata di 1,4-2,0 GW entro il 2030, che si tradurrà in circa 14 TWh/anno di consumi aggiuntivi – circa il 5% della domanda elettrica nazionale attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte economico, il mercato italiano dei data center vale 7 miliardi di euro (2024) con proiezioni di crescita del 47% entro il 2030. Se l&#8217;Italia riuscisse ad avvicinarsi ai best performer europei, la Data Economy complessiva potrebbe salire a 207 miliardi di euro entro il 2030, abilitando tra 77.000 e 150.000 posti di lavoro diretti, indiretti e indotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 id="sfide-data-center" class="wp-block-heading has-medium-font-size">Le sfide: energia, raffreddamento, acqua e governance</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I data center sono <strong>consumatori di energia</strong> <strong>rigidi e continuativi</strong>: la gestione dei loro consumi è meno flessibile rispetto all&#8217;industria tradizionale e richiedono un’alimentazione ininterrotta con standard di affidabilità elevatissimi. Nel 2024, i data center italiani hanno consumato circa 3,9 TWh di energia elettrica, pari all&#8217;1,9% dei consumi nazionali. Nello scenario di massimo sviluppo, questa quota potrebbe salire al 12,7% entro il 2035: quasi sette volte l&#8217;attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il raffreddamento è la grande sfida tecnica. </strong>I server generano enormi quantità di calore durante il funzionamento, e mantenerli a temperatura operativa richiede impianti di condizionamento molto energivori. Il principale indicatore di efficienza energetica è il <strong>PUE (Power Usage Effectiveness)</strong>: il rapporto tra l&#8217;energia totale consumata dalla struttura e quella effettivamente utilizzata dai server per il calcolo. Un PUE di 1 è il valore ideale; il PUE medio italiano si attesta oggi intorno a 1,5; i data center più avanzati scendono sotto 1,2. L&#8217;obiettivo di settore è portare il PUE medio europeo sotto 1,3 entro il 2030. Sul fronte delle tecnologie di raffreddamento, le soluzioni più promettenti sono il <strong>liquid cooling</strong> (raffreddamento diretto a liquido sui chip, molto più efficiente dell&#8217;aria) e i sistemi ibridi. In Italia, il clima temperato del Nord consente di sfruttare il <strong>&#8220;free cooling&#8221;</strong> – l&#8217;utilizzo dell&#8217;aria fredda esterna nei mesi invernali – con benefici energetici significativi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Strettamente connesso al raffreddamento è il <strong>consumo d&#8217;acqua</strong>. I sistemi di raffreddamento evaporativo – diffusi per la loro efficienza energetica – utilizzano acqua che viene parzialmente dispersa nell&#8217;atmosfera. In contesti con stress idrico, questa competizione con altri usi dell&#8217;acqua è già oggetto di dibattito in diversi paesi europei. La scelta del sistema di raffreddamento non è quindi solo una decisione tecnica, ma ha implicazioni territoriali e ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <strong>piano normativo</strong>, il quadro è in rapida evoluzione. A livello europeo, il Regolamento UE 2019/424 sulla progettazione ecocompatibile e la Direttiva 2023/1791 sull&#8217;efficienza energetica impongono obblighi di rendicontazione e standard crescenti. In Italia, il <strong>Decreto Energia 2025</strong> ha introdotto un procedimento unico e accelerato per le autorizzazioni, con un tempo massimo di 10 mesi dall&#8217;istanza. A gennaio 2025 è stato inoltre assegnato un codice ATECO specifico, che riconosce ufficialmente i data center come infrastrutture strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi il tema della <strong>sovranità digitale</strong>: chi possiede, controlla e può accedere ai dati archiviati in queste infrastrutture? La questione è sempre più centrale nell&#8217;agenda politica europea e italiana, con implicazioni dirette su dove vengono costruiti i data center, da chi e con quali garanzie di sicurezza e trasparenza verso i cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 id="opportunita-data-center" class="wp-block-heading has-medium-font-size">Le opportunità: efficienza, rinnovabili e recupero del calore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dei data center non è un problema da ostacolare, ma una realtà da governare con intelligenza. Quattro leve strategiche – identificate in modo convergente dai principali rapporti di settore – possono trasformare queste strutture da consumatori passivi ad <strong>attori attivi della transizione energetica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Recupero del calore di scarto.</strong> I server producono calore che, invece di essere disperso, può essere catturato e reimmesso nelle reti di teleriscaldamento urbano. Il solo allaccio dei data center italiani alle reti di teleriscaldamento abiliterebbe la valorizzazione di 9,5 TWh di energia termica, sufficienti a coprire il fabbisogno termico di circa 800.000 famiglie ed evitare l&#8217;emissione di 2 milioni di tonnellate di CO₂. Non è solo teoria: a Brescia, il data center Qarnot inaugurato a giugno 2025 nella centrale Lamarmora di A2A recupera già calore per riscaldare 1.350 appartamenti. A Milano, il progetto &#8220;Avalon 3&#8221; immetterà nella rete oltre 15 GWh di energia termica all&#8217;anno a partire dal 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Power Purchase Agreement (PPA).</strong> Contratti di lungo periodo per l&#8217;acquisto diretto di energia rinnovabile, i PPA offrono forniture stabili e prezzi prevedibili. Con una loro adozione diffusa, i data center potrebbero coprire fino al <strong>74% del loro fabbisogno con fonti rinnovabili</strong>. Gli operatori di data center rappresentano già oggi oltre il 30% dei 120 GW di corporate PPA stipulati a livello globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Aree brownfield e riqualificazione industriale.</strong> La localizzazione dei nuovi data center su siti industriali dismessi permette di sfruttare infrastrutture esistenti (connessioni alla rete, viabilità, edifici), evitare il consumo di suolo vergine e riqualificare aree degradate. Le stime indicano un potenziale di circa 600 MW realizzabili su siti brownfield italiani. Un&#8217;opportunità particolarmente rilevante per Lombardia e Piemonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Economia circolare e gestione dei RAEE.</strong> I data center sono grandi produttori di rifiuti elettronici. Gestire il ciclo di vita dei componenti hardware in ottica circolare – dal riuso dei componenti ancora funzionanti al riciclo certificato dei materiali – è una componente importante della sostenibilità complessiva del settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra tecnologia da tenere d&#8217;occhio è l&#8217;<strong>edge computing</strong>: distribuire i carichi di calcolo su nodi più piccoli e vicini agli utenti finali riduce la latenza e, in molti contesti, l&#8217;intensità energetica complessiva del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 id="ai-data-center" class="wp-block-heading has-medium-font-size">AI e data center: il paradosso che si risolve con l&#8217;AI stessa?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>intelligenza artificiale </strong>è il principale motore della crescita dei consumi dei data center, ma è anche una delle soluzioni più promettenti per contenerla. Un paradosso solo apparente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal lato dei <strong>consumi</strong>, addestrare un grande modello linguistico richiede mesi di calcolo intensivo su migliaia di chip specializzati, con consumi paragonabili a quelli di una piccola città. Anche il semplice utilizzo quotidiano ha un costo: una singola query su strumenti come ChatGPT consuma fino a 10 volte più energia di una ricerca web tradizionale. Globalmente, i data center assorbono oggi circa il 1,5% dell&#8217;elettricità mondiale, ma entro il 2030 il consumo potrebbe crescere del 127%, passando da 416 TWh a 946 TWh. In Europa i data center pesano già per il 3% del fabbisogno elettrico; in Irlanda, dove la concentrazione è estrema, nel 2023 hanno inciso per il 21% dei consumi nazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal lato delle <strong>soluzioni</strong>, l&#8217;AI applicata alla gestione dei data center permette di ottimizzare in tempo reale i sistemi di raffreddamento, il riciclo del calore, anticipare i picchi di carico, redistribuire i carichi verso i server più efficienti e prevedere i guasti prima che si verifichino. Google ha documentato riduzioni del 20-40% dei consumi per il raffreddamento grazie a sistemi AI. Analogamente, l&#8217;IEA (International Energy Agency) stima che un&#8217;adozione diffusa delle tecnologie AI esistenti potrebbe ridurre le emissioni globali di CO₂ di 1,4 Gt entro il 2035 nei settori industria, trasporti e civile – compensando in parte l&#8217;impatto energetico diretto dei data center stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 id="next-energy-lab-data-center" class="wp-block-heading has-medium-font-size">Il contributo del Next Energy LAB: competenze diverse, con un unico interlocutore</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Affrontare la sfida dei data center in modo sistemico</strong> significa coordinare competenze molto diverse: hardware fisico, software intelligente, progettazione infrastrutturale. Raramente si trovano in un unico fornitore. Il modello del <strong><a href="https://cnexthub.com/next-energy-lab/">Next Energy LAB di C.NEXT</a></strong> risponde esattamente a questa esigenza, aggregando competenze complementari che coprono l&#8217;intera catena del valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano dell&#8217;hardware e della gestione termica, il LAB include <strong>tecnologie avanzate per il raffreddamento dei data center e il riciclo del calore</strong>: sistemi chiller ad alta efficienza, soluzioni integrate di free cooling e liquid cooling ibrido, recupero energetico e accumulo di energia termica, manutenzione predittiva. Con oltre 1,5 GW di capacità di raffreddamento già installati in data center nel mondo, queste soluzioni permettono di ottimizzare il PUE, ridurre i consumi energetici legati al raffreddamento e garantire operatività continua. I sistemi di controllo avanzati consentono il monitoraggio in tempo reale e l&#8217;ottimizzazione continua delle performance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano del <strong>software </strong>e dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale applicata</strong>, sono disponibili piattaforme di AI per la gestione operativa: sistemi di decision intelligence in tempo reale, analisi predittiva dei consumi, automazione di processi complessi e integrazione con sistemi legacy. La capacità di trasformare i dati generati dall&#8217;infrastruttura in decisioni operative immediate permette di aumentare l&#8217;efficienza, ridurre gli sprechi e supportare i processi di rendicontazione ESG.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano della <strong>progettazione e integrazione infrastrutturale</strong>, il LAB offre competenze specializzate nella pianificazione e implementazione di infrastrutture di data center – sia fisiche che cloud-native – con attenzione alla ottimizzazione architetturale, alla resilienza operativa, alla sicurezza e alla conformità normativa. Una capacità utile sia per progettare ex novo la propria infrastruttura IT, sia per modernizzare sistemi legacy garantendo continuità operativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;integrazione di queste tre leve – hardware, software e progettazione – permette a C.NEXT di rispondere alle sfide dei data center in modo non frammentato: un solo interlocutore capace di vedere il problema nella sua complessità e costruire una risposta su misura per le esigenze specifiche del cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dei data center è inarrestabile: è il prezzo – e al tempo stesso il motore – della trasformazione digitale che le imprese italiane hanno già avviato. La domanda non è più &#8220;se&#8221; costruire questa infrastruttura, ma &#8220;come&#8221; farlo in modo che diventi una risorsa, non un problema. Con la giusta pianificazione, le tecnologie disponibili e una governance chiara, i data center possono diventare nodi attivi di un sistema energetico più intelligente, flessibile e sostenibile – non solo consumatori, ma produttori, accumulatori e stabilizzatori di rete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Hai una sfida legata all&#8217;energia nella tua organizzazione? Scopri <a href="http://cnexthub.com/next-energy-lab">come il Next Energy LAB può aiutarti</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonti principali</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>I-Com (Istituto per la Competitività), &#8220;Dare Energ-IA all&#8217;Italia. Data Center e intelligenza artificiale per la sostenibilità&#8221;, novembre 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>TEHA Group / A2A, &#8220;L&#8217;Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale&#8221;, Forum di Cernobbio, settembre 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>IEA, &#8220;Energy and AI&#8221;, 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>Osservatorio Data Center, Politecnico di Milano, 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>Regolamento UE 2019/424; Direttiva UE 2023/1791 sull&#8217;efficienza energetica</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>https://www.wired.it/article/data-center-infrastrutture-digitali-potere-sovranita</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>https://undark.org/2025/12/16/ai-data-centers-water</em></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
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</rss>
