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	<title>C.NEXT</title>
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	<description>Innovation Together</description>
	<lastBuildDate>Mon, 25 May 2026 14:01:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>C.NEXT</title>
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		<title>Avviato il cantiere di C.NEXT Piceno</title>
		<link>https://cnexthub.com/avviato-il-cantiere-di-c-next-piceno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 14:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[C.NEXT Piceno]]></category>
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					<description><![CDATA[Il polo territoriale delle Marche inizia a prendere forma: sono stati avviati i lavori per la ristrutturazione dell’area mensa della ex SGL Carbon]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong> – polo territoriale delle Marche – inizia a prendere forma: sono stati avviati i lavori per la <strong>ristrutturazione dell’area della ex SGL Carbon</strong>, ad Ascoli, a partire dagli spazi che una volta erano adibiti a mensa aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inizio del cantiere, festeggiato dai soci del progetto e i rappresentanti del territorio, è il primo passo concreto per la <strong>costruzione del polo di C.NEXT Piceno</strong> e l’<strong>insediamento di imprese e startup innovative</strong> al suo interno: un progetto capace di valorizzare un’area dismessa da tempo, con la creazione di nuove opportunità di lavoro qualificato per le giovani generazioni e benefici per tutta la comunità cittadina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inaugurazione erano presenti il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, Roberta Faraotti (presidente di RigenerAzioni), Simone Ferraioli (presidente di Confindustria) e Stefano Soliano, Amministratore Delegato di C.NEXT.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa dei primi spazi, C.NEXT Piceno è già operativa con i suoi <strong>servizi di trasferimento tecnologico</strong> destinati alle imprese, anche grazie a un <strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/next-innovation-voucher/">contributo di 100.000€ a fondo perduto</a></strong> destinato ai progetti di innovazione delle PMI del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Calabria</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La Calabria è una regione di contrasti</strong>: terza per traffico merci, prima in Italia per innovazioni di prodotto, ma 18° per Regional Innovation Index e ultima per tasso di occupazione</li>



<li><strong>Infrastrutture logistiche solide</strong>: tre aeroporti in crescita, il porto di Gioia Tauro (44,7 milioni di tonnellate movimentate nel 2024), 852 km di rete ferroviaria con il Frecciarossa Reggio-Milano senza cambi</li>



<li><strong>Capitale umano STEM da valorizzare</strong>: quattro atenei, 63 corsi di laurea scientifico-tecnologici, oltre 1.600 laureati STEM nel 2024 e 9 ITS in 7 aree diverse</li>



<li><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione già strutturato</strong>: tre Parchi Scientifici e Tecnologici, un acceleratore di CDP sulla cybersecurity, l&#8217;Ecosistema dell&#8217;Innovazione Tech4You finanziato dal PNRR, sei cluster tecnologici regionali</li>



<li><strong>Il nodo è il sistema</strong>: tasso di occupazione al 34,4% (ultimo in Italia) e 42,5 laureati ogni 1.000 residenti che lasciano la regione dopo gli studi raccontano un territorio dove gli asset esistono ma non generano ancora valore in modo strutturato</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a70255fba31fd834b5324ea825eeedbe wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Una regione di contrasti, tra eccellenze nascoste e fragilità strutturali</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria è un territorio difficile da analizzare: i dati raccontano storie opposte. Una regione con tre aeroporti, il terzo porto d&#8217;Italia per merci e una rete universitaria capillare, ma con il peggior tasso di occupazione del paese; un territorio classificato come &#8220;<em>moderate innovator</em>&#8221; dall&#8217;Unione Europea e penultimo in Italia per <em>Regional Innovation Index</em>, ma <strong>primo assoluto per innovazioni di prodotto e di processo</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-01d72b2a787f790efedba7c1749bdc28 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Il quadro demografico: la più giovane del Mezzogiorno</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria conta circa 1,8 milioni di abitanti distribuiti in 404 comuni e 5 province: la più popolosa è Cosenza (670.000), seguita dalla città metropolitana di Reggio Calabria (500.000) e da Catanzaro (340.000). Le province di Crotone e Vibo Valentia contano circa 150.000 abitanti ciascuna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;età media è di 46,0 anni, di poco inferiore alla media nazionale di 46,4: la Calabria è la <strong>quarta regione più giovane d&#8217;Italia</strong>. È un dato che, sul piano del potenziale di sviluppo, rappresenta un asset: il capitale umano in età lavorativa c&#8217;è e cresce. I residenti stranieri sono 105.439, pari al 5,7% della popolazione, seconda regione del Sud per incidenza dopo l&#8217;Abruzzo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5ef19bd5d5754b7beb0ec2703e5790f1 wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: sulla carta non manca nulla</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte infrastrutturale, la rete è articolata e in fase di ammodernamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;asse autostradale è rappresentato dalla A2 Autostrada del Mediterraneo (la ex A3 Salerno-Reggio Calabria), che attraversa la regione per 280 dei suoi 432 km complessivi, è gestita da ANAS ed è interamente gratuita, un&#8217;eccezione nel panorama nazionale. Parallelamente, lungo la costa ionica, corre la SS106 Jonica, oggetto di importanti lavori di ampliamento a quattro corsie. Quattro arterie trasversali collegano le due dorsali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sistema aeroportuale è sviluppato</strong>, con tre scali gestiti da SACAL. Lamezia Terme, il principale, ha movimentato oltre 3 milioni di passeggeri nel 2025 (+12,4% sull&#8217;anno precedente); Reggio Calabria ha quasi raggiunto il milione di passeggeri (+50%); Crotone ha registrato 340.000 passeggeri (+24,5%). <strong>Il porto di Gioia Tauro è il terzo d&#8217;Italia per merci movimentate</strong> (44,7 milioni di tonnellate nel 2024), un&#8217;eccellenza logistica nazionale. Villa San Giovanni gestisce il traffico passeggeri verso la Sicilia, con 10 milioni di transiti annui. La rete ferroviaria è estesa: 852 km, di cui 318 di linee fondamentali e 279 a doppio binario. Il Frecciarossa collega Reggio Calabria a Napoli in 5 ore, a Roma in 6, a Milano in 9, senza cambi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18835" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-67f639b69a7f1534a3494c1a87178d01 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: il paradosso del primo e ultimo posto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati sulla propensione all&#8217;innovazione raccontano la storia più contraddittoria di tutta questa tappa. L&#8217;European Innovation Scoreboard 2025 classifica la Calabria come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 75,8 (18° in Italia, 165° nell&#8217;UE), ben sotto la media nazionale di 90,3. La regione <strong>si colloca tra le ultime cinque posizioni in 16 indicatori su 23</strong>: formazione continua, co-pubblicazioni scientifiche, R&amp;D del settore privato, brevetti registrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma due indicatori cambiano completamente il quadro:<strong> la Calabria è prima in Italia</strong> – e settima nell&#8217;Unione Europea – <strong>per innovazioni di prodotto e prima in Italia </strong>(sesta nell&#8217;UE) <strong>per innovazioni di processo</strong>. Le imprese calabresi che innovano lo fanno in misura significativa, anche se sono poche in termini assoluti: l&#8217;innovazione è concentrata, ma quando avviene è di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le startup innovative sono 152 (8,3 ogni 100.000 abitanti), le PMI innovative 58 (3,2 ogni 100.000 abitanti). Numeri modesti, che si inseriscono però in <strong>un ecosistema dei luoghi dell&#8217;innovazione sorprendentemente articolato</strong>: tre Parchi Scientifici e Tecnologici (CalabriaInnova a Lamezia Terme, CALPARK a Rende, PST della Magna Grecia a Crotone), un incubatore certificato MISE (Entopan Innovation a Catanzaro), un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti dedicato alla cybersecurity (CyberXcelerator a Cosenza), un Ecosistema dell&#8217;Innovazione finanziato dal PNRR (Tech4You), sei cluster tecnologici regionali e l&#8217;incubatore accademico TechNest dell&#8217;Università della Calabria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un&#8217;infrastruttura dell&#8217;innovazione che, sulla carta, regge il confronto con regioni molto più sviluppate. Il tema, anche qui, è il funzionamento di sistema.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ece021e62e542a52c5135c81f0e3418e wp-block-paragraph"><strong>Il tessuto imprenditoriale: tante imprese piccolissime</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria conta 155.244 imprese attive (10° regione in Italia), di cui 10.418 manifatturiere, il 6,7% del totale, sotto la media nazionale dell&#8217;8,5%. La densità imprenditoriale è di 84,6 ogni 1.000 abitanti, in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è però un dato che merita attenzione: la Calabria è la regione italiana con il minor numero medio di addetti per impresa, 2,61 contro una media nazionale di 3,97. Tradotto: <strong>molte imprese, ma tutte piccolissime</strong>, spesso a conduzione familiare, con bassa capacità di investimento e difficoltà strutturali a fare il salto dimensionale. Le reti d&#8217;impresa sono 167 (17° regione), non esistono distretti industriali riconosciuti e non sono presenti aree di crisi industriale complessa.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3a9f835466195f0f224f1da56d2799ca wp-block-paragraph"><strong>Formazione: il vero asset della regione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sistema della formazione superiore è uno dei punti di forza meno raccontati della Calabria</strong>. La regione ospita quattro atenei: tre statali (Università della Calabria a Rende, Magna Graecia di Catanzaro, Mediterranea di Reggio Calabria) e uno privato (Dante Alighieri per stranieri di Reggio Calabria). Complessivamente erogano 159 corsi di laurea, di cui 63 – quasi il 40% – in ambito STEM. L&#8217;UNICAL da sola offre 90 corsi, di cui 45 STEM: numeri da grande ateneo nazionale. Nel 2024 i quattro atenei hanno formato 6.044 laureati, di cui 1.605 STEM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo si aggiunge <strong>un sistema ITS particolarmente articolato</strong>: 9 istituti tecnologici superiori operativi in 7 aree (efficienza energetica, biotecnologie, agroalimentare, mobilità sostenibile, servizi alle imprese, turismo, ICT), con sedi in tutte le province.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema, ancora una volta, è la dispersione</strong>. 42,5 laureati ogni 1.000 residenti lasciano la regione dopo gli studi: solo la Basilicata fa peggio (-44,7). Si forma capitale umano qualificato, ma non si riesce a trattenerlo, perché il mercato del lavoro locale non offre opportunità adeguate.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ef9aa810745e133a03e4cb397356514e wp-block-paragraph"><strong>Lavoro: i numeri del problema strutturale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I dati occupazionali rappresentano la fragilità più evidente della Calabria</strong>. Il tasso di disoccupazione è al 13,1%, secondo peggior dato d&#8217;Italia dopo la Campania (15,6%). I NEET – giovani che non studiano e non lavorano – sono al 27,2%, secondo dato più alto dietro alla Sicilia. Il tasso di occupazione si ferma al 34,4%, ultimo in Italia: meno di una persona in età lavorativa su tre è effettivamente occupata. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2024 è di 17.793 euro, anche qui ultimo dato regionale. Questi numeri raccontano una distanza enorme tra il potenziale del territorio – infrastrutture, formazione, propensione all&#8217;innovazione – e la sua effettiva capacità di generare lavoro qualificato. È il gap su cui ogni intervento di sviluppo territoriale è chiamato a misurarsi.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-23c4178040bf848d5a1ec59801528618 wp-block-paragraph"><strong>Turismo e terzo settore: segnali e prospettive</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore turistico ha registrato 1,7 milioni di arrivi nel 2024 per oltre 8,1 milioni di pernottamenti, con un calo del 7,7% di arrivi e del 12,2% di notti rispetto al 2019: la peggior performance regionale italiana, in controtendenza rispetto alla crescita nazionale. Ci sono però segnali di ripresa nell&#8217;ultimo anno, con un +12,3% di pernottamenti quasi in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente interessante è il caso della <strong>Costa degli Dei,</strong> brand turistico che raggruppa 9 comuni della provincia di Vibo Valentia: oltre 400.000 turisti nel 2024 e più di 2,3 milioni di pernottamenti, con una permanenza media di quasi 6 giorni e quasi il 40% di presenze straniere. Numeri stabili rispetto al 2019, in un quadro regionale negativo: la dimostrazione che una strategia di brand territoriale ben costruita funziona anche in Calabria. Il terzo settore conta 4.561 enti, con una densità di 248 ogni 100.000 abitanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18836" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi guarda alla Calabria pensando a strategie di sviluppo, lo scenario è chiaro. La regione dispone di infrastrutture logistiche di livello nazionale, di una rete universitaria che forma capitale umano qualificato in ambito STEM, di un ecosistema dell&#8217;innovazione già strutturato e di un dato – quello sull&#8217;innovazione di prodotto e processo nelle imprese – che pochi altri territori italiani possono vantare. Allo stesso tempo, le criticità occupazionali e la fuga dei laureati indicano un sistema in cui questi asset non riescono a generare valore in modo continuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">Banca d&#8217;Italia</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Molise</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-molise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Molise]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il Molise è regione con una <strong>grande densità di imprese</strong>, quasi tutte molto piccole, e un <strong>buon numero di startup</strong> in rapporto alla popolazione</li>



<li>Le <strong>reti di impresa</strong> sono poco diffuse, non sono presenti <strong>distretti industriali</strong> e i <strong>“luoghi dell’innovazione”</strong> sono rari, senza alcun incubatore certificato nella regione</li>



<li>Il territorio molisano ha dati positivi per quanto riguarda gli <strong>enti del terzo settore</strong> e un <strong>patrimonio ambientale</strong> ancora integro, con un <strong>turismo</strong> poco sviluppato ma dal buon potenziale</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b00f9433d5c0ca9f61b2303230dc323b wp-block-paragraph"><strong><strong>Una regione che esiste (eccome), tra fragilità e potenziale inespresso</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise è spesso oggetto di battute sulla sua stessa esistenza, ma i numeri raccontano una realtà molto più interessante e complessa di quanto il luogo comune suggerisca. Seconda regione meno popolosa d&#8217;Italia dopo la Valle d&#8217;Aosta, con i suoi 289.224 abitanti distribuiti in 136 comuni tra le province di Campobasso e Isernia, il Molise rappresenta un caso di studio unico nel panorama italiano: un territorio con fragilità evidenti – demografiche, infrastrutturali, economiche – ma anche con indicatori sorprendenti e margini di crescita che meritano attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un territorio che si trova in una <strong>posizione geografica strategica</strong>: classificata come regione del sud, confina con quattro regioni – Abruzzo, Lazio, Campania e Puglia – e si affaccia sul Mar Adriatico.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a46edf6887d17d283df5f3863f0cc46c wp-block-paragraph"><strong><strong>Pochi, anziani e con poca immigrazione: il quadro demografico</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati anagrafici del Molise delineano una sfida strutturale che riguarda tutta Italia, ma che qui si manifesta in forma accentuata. L&#8217;età media della popolazione è di 48,2 anni, quasi due anni in più rispetto alla media nazionale. Il 26,8% dei residenti ha più di 65 anni (quinto dato più alto d&#8217;Italia), mentre la fascia sotto i 14 anni si ferma al 10,6%. I residenti stranieri sono 13.231, con un&#8217;incidenza del 4,6% – circa la metà della media nazionale dell&#8217;8,9%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, il Molise invecchia più velocemente del resto della nazione e attira meno immigrazione. Per un territorio che vuole innovare, questo rappresenta un vincolo significativo: <strong>meno persone in età lavorativa, meno diversità di competenze, meno ricambio generazionale</strong>. Ma anche un segnale chiaro della necessità di interventi mirati sulla qualità della vita, l&#8217;attrattività e la formazione.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-82c7298e473a05efcf83e3ce56fb337f wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Infrastrutture essenziali: poche, ma sufficienti?</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise non ha aeroporti commerciali – i più vicini sono Pescara, Foggia e Napoli – e il Porto di Termoli ha una vocazione turistica, con circa 200.000 passeggeri nel 2024, principalmente diretti alle Isole Tremiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete ferroviaria conta 389 km, di cui 243 km di linee fondamentali e 204 km a doppio binario. Lungo la costa transita il Frecciarossa, che garantisce un collegamento veloce fino a Termoli, mentre la rete interna è più limitata: Isernia e Venafro sono collegate con la Campania, ma una sola linea attraversa la regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerando anche le strade, le infrastrutture sono adeguate alle dimensioni della regione, ma che evidenziano un problema comune alle aree interne italiane: la difficoltà di collegamento rapido con i grandi nodi economici. <strong>Per attrarre investimenti e talenti, la connettività – fisica e digitale – resta un tema centrale</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-bc83b7add434539be81fb840ee9ad667 wp-block-paragraph"><strong><strong>Il tessuto imprenditoriale: poche imprese, alta densità</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise conta 29.243 imprese attive, un numero che lo colloca al penultimo posto in Italia. Le imprese manifatturiere sono 1.949, pari al 6,7% del totale – anche qui, penultima posizione davanti alla sola Valle d&#8217;Aosta. Tra il 2019 e il 2024 le imprese attive sono diminuite del 5,1%, dato peggiore della media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure c&#8217;è un indicatore che sorprende: la densità imprenditoriale. Con 101 imprese ogni 1.000 abitanti, il Molise è la prima regione d&#8217;Italia, ben sopra la media nazionale di 85,7. Significa che, <strong>in proporzione alla sua popolazione, il Molise ha più imprese di qualsiasi altra regione</strong>. Questo dato racconta un tessuto di <strong>microimprenditorialità diffusa</strong>, un substrato che – se accompagnato da servizi e competenze – può diventare terreno fertile per l&#8217;innovazione. Il punto debole, però, è la <strong>scarsa capacità di fare rete</strong>: la regione conta appena 25 reti d&#8217;impresa, ultima in Italia, e non ha alcun distretto industriale riconosciuto. Esiste inoltre un&#8217;area di crisi industriale complessa che coinvolge Venafro, Bojano e Campochiaro, comprendente 67 comuni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18789" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c9dab5e5ab44ebcf9e531b470d938994 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: segnali nel deserto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La propensione all&#8217;innovazione del Molise presenta luci e ombre. Le 71 startup innovative registrate rappresentano un numero assoluto modesto (19ª regione), ma in rapporto alla popolazione – 24,6 startup ogni 100.000 abitanti – il Molise sale al quarto posto in Italia. Un dato notevole, che indica una <strong>vivacità imprenditoriale innovativa</strong> superiore a quanto ci si aspetterebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le PMI innovative sono 10, un numero contenuto anche in proporzione. <strong>Non ci sono incubatori certificati dal MISE</strong>, il che rappresenta una lacuna importante nell&#8217;ecosistema di supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;European Innovation Scoreboard (EIS) 2025, lo strumento dell&#8217;Unione Europea che misura la capacità innovativa dei territori, classifica il Molise come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 76 – ben al di sotto della media italiana di 90,3. La regione compare nella top 10 nazionale in soli 6 indicatori su 23. I punti di forza relativi includono le emissioni di PM2.5 (5ª regione, il miglior dato in assoluto) e la R&amp;D nel settore privato (11ª regione). Le innovazioni di processo e di prodotto restano invece tra le più basse d&#8217;Italia. Nonostante tutto, qualcosa si muove. Il territorio ospita alcuni luoghi dell&#8217;innovazione che, per quanto pochi, rappresentano presidi importanti: MolisCTE, la casa delle tecnologie emergenti di Campobasso, FinMolise (la finanziaria regionale), il DIH CANTIERI promosso da Confartigianato e SPIN di Confcommercio. <strong>Un ecosistema minimo ma presente</strong>, che potrebbe essere rafforzato, connesso e reso più visibile.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-45c312db76459573201f4f6aba034ce1 wp-block-paragraph"><strong>Formazione e lavoro: meglio del previsto, ma non abbastanza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Università degli Studi del Molise (UNIMOL), fondata nel 1982, ha sedi a Campobasso, Pesche e Termoli e offre 44 corsi di laurea, di cui 9 in area STEM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è dopo la laurea, con 36,8 laureati ogni 1.000 che lasciano la regione al termine degli studi, un <strong>tasso di emigrazione intellettuale elevato</strong>: solamente Calabria e Basilicata &#8220;perdono&#8221; più laureati al termine degli studi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato del lavoro molisano mostra indicatori migliori rispetto a gran parte del Mezzogiorno: il tasso di disoccupazione è al 7,9% (sesto più alto in Italia, ma ben lontano dai picchi di Calabria e Sicilia) e il tasso di occupazione raggiunge il 42,8%. La quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è al 18,1%, il sesto dato più alto nel Paese. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 si è attestato a 19.736 euro, 15° in Italia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b95dcf269b87834477c28e1e6a41d807 wp-block-paragraph"><strong>Terzo settore e turismo: risorse da valorizzare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dato particolarmente significativo riguarda il <strong>terzo settore</strong>: il Molise ospita 926 enti, numero contenuto in assoluto (19ª regione), ma con una densità di 320 ogni 100.000 abitanti che lo posiziona al terzo posto in Italia. È un indicatore di coesione sociale e di capacità di auto-organizzazione della comunità, una risorsa spesso trascurata nelle strategie di sviluppo territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il turismo resta un settore in fase embrionale</strong>: 140.000 arrivi nel 2024 per circa 450.000 pernottamenti, ultimo dato in Italia. La crescita rispetto al 2019 è stata modesta (+1,1% di arrivi, +1,7% di presenze), nettamente inferiore alla media nazionale (+6,3% e +6,7%). Il settore impiega circa 850 addetti, pari all&#8217;1,25% del totale. D&#8217;altra parte, il consumo di suolo è tra i più bassi d&#8217;Italia (3,9%), il che significa <strong>un patrimonio ambientale e paesaggistico ancora integro</strong>, potenzialmente valorizzabile in chiave di turismo sostenibile e qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le fondazioni di rilievo, si segnala la Fondazione BCC della Valle del Trigno, con sede a Campobasso, che opera trasversalmente in diversi ambiti su un territorio che abbraccia 31 comuni tra la provincia abruzzese di Chieti e quella di Campobasso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18790" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3a6b1b32312cc2215c4e0b97af848550 wp-block-paragraph"><strong>Un territorio da costruire, non da assistere</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise non è una regione da &#8220;salvare&#8221;: è un territorio che ha bisogno di strumenti per esprimere un potenziale che, almeno in parte, esiste già. La <strong>densità imprenditoriale</strong> più alta d&#8217;Italia, la buona proporzione di <strong>startup innovative</strong>, un <strong>terzo settore</strong> capillare e una <strong>posizione geografica</strong> sono asset reali, non narrazioni consolatorie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sfide sono altrettanto concrete: l&#8217;invecchiamento demografico, la fuga dei laureati, l&#8217;assenza di incubatori certificati e distretti industriali, la scarsa capacità di fare rete tra imprese. Ma sono sfide che si possono affrontare con interventi mirati di innovazione territoriale: dalla <strong>costruzione di ecosistemi di supporto all&#8217;impresa</strong> alla <strong>valorizzazione delle filiere locali</strong>, dalla <strong>formazione di competenze digitali</strong> al <strong>rafforzamento delle connessioni</strong> con i territori confinanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi si occupa di innovazione e sviluppo dei territori, <strong>il Molise rappresenta un&#8217;opportunità concreta</strong>: non la regione dove tutto è da fare, ma quella dove ogni intervento può avere un impatto misurabile e significativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi esplorare le opportunità di innovazione per il tuo territorio o la tua organizzazione in Molise? Scrivici: siamo pronti a ragionare insieme su come trasformare il potenziale in progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Data center: tecnologie e competenze per una crescita sostenibile</title>
		<link>https://cnexthub.com/data-center-tecnologie-e-competenze-per-una-crescita-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 08:24:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Next Energy LAB]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18760</guid>

					<description><![CDATA[L'esplosione dell'intelligenza artificiale e del cloud ha trasformato i data center in uno dei nodi più critici della transizione energetica. Cosa sono, perché consumano così tanto e – soprattutto – come le competenze del Next Energy LAB possono favorirne una crescita sostenibile]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-list">
<li><a href="#cosa-sono-data-center">Cosa sono i data center e perché sono ovunque</a></li>



<li><a href="#contesto-italiano-data-center">Il contesto italiano: un hub europeo in rapida crescita</a></li>



<li><a href="#sfide-data-center">Le sfide: energia, raffreddamento, acqua e governance</a></li>



<li><a href="#opportunita-data-center">Le opportunità: efficienza, rinnovabili e recupero del calore</a></li>



<li><a href="#ai-data-center">AI e data center: il paradosso che si risolve con l&#8217;AI stessa?</a></li>



<li><a href="#next-energy-lab-data-center">Il contributo del Next Energy LAB: competenze diverse, con un unico interlocutore</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size" id="cosa-sono-data-center">Cosa sono i data center e perché sono ovunque</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invii un’email, guardi un video in streaming, usi un gestionale aziendale o chiedi qualcosa a un chatbot, dall&#8217;altra parte c&#8217;è sempre un data center. Si tratta di strutture fisiche – a volte grandi come capannoni industriali, a volte contenute in una stanza – che ospitano i server su cui lavorano le applicazioni, vengono archiviati i dati ed eseguiti i calcoli che tengono in piedi l&#8217;economia digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne esistono principalmente due tipologie. I data center <em>enterprise</em> hanno dimensioni contenute e sono gestiti da un&#8217;organizzazione per le proprie esigenze interne. Gli <em>hyperscale data center</em> sono invece le infrastrutture titaniche dei grandi operatori tecnologici globali – Amazon, Google, Microsoft, Meta – che servono milioni di clienti in contemporanea. C&#8217;è poi una categoria intermedia, la <em>colocation</em>: strutture condivise in cui diverse aziende noleggiano spazio e connettività, senza doversi costruire la propria infrastruttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere i data center così centrali sono tre grandi tecnologie digitali: l&#8217;<strong><a href="https://cnexthub.com/artificial-intelligence-ai/">intelligenza artificiale (AI)</a>,</strong> che richiede enormi capacità di calcolo sia in fase di addestramento dei modelli sia durante il loro utilizzo quotidiano; l&#8217;<strong><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-internet-of-things-iot/">Internet of Things (IoT)</a></strong>, che connette miliardi di dispositivi fisici generando flussi incessanti di dati; e il <strong><a href="https://cnexthub.com/competenze-cloud/">cloud computing</a></strong>, che ha progressivamente spostato applicazioni e archiviazione dai computer locali a infrastrutture centralizzate. Insieme, queste tre forze alimentano la cosiddetta <strong>Data Economy</strong>: l&#8217;insieme delle attività economiche che si fondano sulla raccolta, elaborazione e valorizzazione dei dati. Nel 2024, la Data Economy italiana valeva 60,6 miliardi di euro, pari al 2,8% del PIL nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size" id="contesto-italiano-data-center">Il contesto italiano: un hub europeo in rapida crescita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo si contano oggi oltre 10.000 data center, di cui più di 2.200 in Europa e circa 168-210 in Italia (le stime variano a seconda della metodologia di censimento). L&#8217;Italia si colloca al tredicesimo posto mondiale, ma è la dinamica di crescita a essere significativa: mentre i grandi hub storici europei – Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino (i cosiddetti &#8220;FLAPD&#8221;) – mostrano segni di saturazione, il nostro Paese sta attirando investimenti internazionali con crescente intensità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La concentrazione geografica è marcata: <strong>Milano concentra il 46% della potenza nazionale installata</strong> – davanti a mercati emergenti come Madrid e Zurigo – seguita da Roma (21 strutture) e Torino (11). Le richieste di connessione alla rete elettrica di alta tensione gestite da Terna sono passate da 0,1 GW nel 2019 a oltre 55 GW nei primi mesi del 2025, con quasi l&#8217;80% delle domande concentrate nel Nord Italia e la Lombardia come epicentro assoluto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo dato sulle richieste di connessione merita un chiarimento: si tratta di prenotazioni sulla rete, non di potenza effettivamente installata. Molte richieste vengono avanzate in modo speculativo per assicurarsi una posizione. Le stime più credibili indicano una capacità effettivamente installata di 1,4-2,0 GW entro il 2030, che si tradurrà in circa 14 TWh/anno di consumi aggiuntivi – circa il 5% della domanda elettrica nazionale attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte economico, il mercato italiano dei data center vale 7 miliardi di euro (2024) con proiezioni di crescita del 47% entro il 2030. Se l&#8217;Italia riuscisse ad avvicinarsi ai best performer europei, la Data Economy complessiva potrebbe salire a 207 miliardi di euro entro il 2030, abilitando tra 77.000 e 150.000 posti di lavoro diretti, indiretti e indotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size" id="sfide-data-center">Le sfide: energia, raffreddamento, acqua e governance</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I data center sono <strong>consumatori di energia</strong> <strong>rigidi e continuativi</strong>: la gestione dei loro consumi è meno flessibile rispetto all&#8217;industria tradizionale e richiedono un’alimentazione ininterrotta con standard di affidabilità elevatissimi. Nel 2024, i data center italiani hanno consumato circa 3,9 TWh di energia elettrica, pari all&#8217;1,9% dei consumi nazionali. Nello scenario di massimo sviluppo, questa quota potrebbe salire al 12,7% entro il 2035: quasi sette volte l&#8217;attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il raffreddamento è la grande sfida tecnica. </strong>I server generano enormi quantità di calore durante il funzionamento, e mantenerli a temperatura operativa richiede impianti di condizionamento molto energivori. Il principale indicatore di efficienza energetica è il <strong>PUE (Power Usage Effectiveness)</strong>: il rapporto tra l&#8217;energia totale consumata dalla struttura e quella effettivamente utilizzata dai server per il calcolo. Un PUE di 1 è il valore ideale; il PUE medio italiano si attesta oggi intorno a 1,5; i data center più avanzati scendono sotto 1,2. L&#8217;obiettivo di settore è portare il PUE medio europeo sotto 1,3 entro il 2030. Sul fronte delle tecnologie di raffreddamento, le soluzioni più promettenti sono il <strong>liquid cooling</strong> (raffreddamento diretto a liquido sui chip, molto più efficiente dell&#8217;aria) e i sistemi ibridi. In Italia, il clima temperato del Nord consente di sfruttare il <strong>&#8220;free cooling&#8221;</strong> – l&#8217;utilizzo dell&#8217;aria fredda esterna nei mesi invernali – con benefici energetici significativi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Strettamente connesso al raffreddamento è il <strong>consumo d&#8217;acqua</strong>. I sistemi di raffreddamento evaporativo – diffusi per la loro efficienza energetica – utilizzano acqua che viene parzialmente dispersa nell&#8217;atmosfera. In contesti con stress idrico, questa competizione con altri usi dell&#8217;acqua è già oggetto di dibattito in diversi paesi europei. La scelta del sistema di raffreddamento non è quindi solo una decisione tecnica, ma ha implicazioni territoriali e ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <strong>piano normativo</strong>, il quadro è in rapida evoluzione. A livello europeo, il Regolamento UE 2019/424 sulla progettazione ecocompatibile e la Direttiva 2023/1791 sull&#8217;efficienza energetica impongono obblighi di rendicontazione e standard crescenti. In Italia, il <strong>Decreto Energia 2025</strong> ha introdotto un procedimento unico e accelerato per le autorizzazioni, con un tempo massimo di 10 mesi dall&#8217;istanza. A gennaio 2025 è stato inoltre assegnato un codice ATECO specifico, che riconosce ufficialmente i data center come infrastrutture strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi il tema della <strong>sovranità digitale</strong>: chi possiede, controlla e può accedere ai dati archiviati in queste infrastrutture? La questione è sempre più centrale nell&#8217;agenda politica europea e italiana, con implicazioni dirette su dove vengono costruiti i data center, da chi e con quali garanzie di sicurezza e trasparenza verso i cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size" id="opportunita-data-center">Le opportunità: efficienza, rinnovabili e recupero del calore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dei data center non è un problema da ostacolare, ma una realtà da governare con intelligenza. Quattro leve strategiche – identificate in modo convergente dai principali rapporti di settore – possono trasformare queste strutture da consumatori passivi ad <strong>attori attivi della transizione energetica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Recupero del calore di scarto.</strong> I server producono calore che, invece di essere disperso, può essere catturato e reimmesso nelle reti di teleriscaldamento urbano. Il solo allaccio dei data center italiani alle reti di teleriscaldamento abiliterebbe la valorizzazione di 9,5 TWh di energia termica, sufficienti a coprire il fabbisogno termico di circa 800.000 famiglie ed evitare l&#8217;emissione di 2 milioni di tonnellate di CO₂. Non è solo teoria: a Brescia, il data center Qarnot inaugurato a giugno 2025 nella centrale Lamarmora di A2A recupera già calore per riscaldare 1.350 appartamenti. A Milano, il progetto &#8220;Avalon 3&#8221; immetterà nella rete oltre 15 GWh di energia termica all&#8217;anno a partire dal 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Power Purchase Agreement (PPA).</strong> Contratti di lungo periodo per l&#8217;acquisto diretto di energia rinnovabile, i PPA offrono forniture stabili e prezzi prevedibili. Con una loro adozione diffusa, i data center potrebbero coprire fino al <strong>74% del loro fabbisogno con fonti rinnovabili</strong>. Gli operatori di data center rappresentano già oggi oltre il 30% dei 120 GW di corporate PPA stipulati a livello globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Aree brownfield e riqualificazione industriale.</strong> La localizzazione dei nuovi data center su siti industriali dismessi permette di sfruttare infrastrutture esistenti (connessioni alla rete, viabilità, edifici), evitare il consumo di suolo vergine e riqualificare aree degradate. Le stime indicano un potenziale di circa 600 MW realizzabili su siti brownfield italiani. Un&#8217;opportunità particolarmente rilevante per Lombardia e Piemonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Economia circolare e gestione dei RAEE.</strong> I data center sono grandi produttori di rifiuti elettronici. Gestire il ciclo di vita dei componenti hardware in ottica circolare – dal riuso dei componenti ancora funzionanti al riciclo certificato dei materiali – è una componente importante della sostenibilità complessiva del settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra tecnologia da tenere d&#8217;occhio è l&#8217;<strong>edge computing</strong>: distribuire i carichi di calcolo su nodi più piccoli e vicini agli utenti finali riduce la latenza e, in molti contesti, l&#8217;intensità energetica complessiva del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size" id="ai-data-center">AI e data center: il paradosso che si risolve con l&#8217;AI stessa?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>intelligenza artificiale </strong>è il principale motore della crescita dei consumi dei data center, ma è anche una delle soluzioni più promettenti per contenerla. Un paradosso solo apparente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal lato dei <strong>consumi</strong>, addestrare un grande modello linguistico richiede mesi di calcolo intensivo su migliaia di chip specializzati, con consumi paragonabili a quelli di una piccola città. Anche il semplice utilizzo quotidiano ha un costo: una singola query su strumenti come ChatGPT consuma fino a 10 volte più energia di una ricerca web tradizionale. Globalmente, i data center assorbono oggi circa il 1,5% dell&#8217;elettricità mondiale, ma entro il 2030 il consumo potrebbe crescere del 127%, passando da 416 TWh a 946 TWh. In Europa i data center pesano già per il 3% del fabbisogno elettrico; in Irlanda, dove la concentrazione è estrema, nel 2023 hanno inciso per il 21% dei consumi nazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal lato delle <strong>soluzioni</strong>, l&#8217;AI applicata alla gestione dei data center permette di ottimizzare in tempo reale i sistemi di raffreddamento, il riciclo del calore, anticipare i picchi di carico, redistribuire i carichi verso i server più efficienti e prevedere i guasti prima che si verifichino. Google ha documentato riduzioni del 20-40% dei consumi per il raffreddamento grazie a sistemi AI. Analogamente, l&#8217;IEA (International Energy Agency) stima che un&#8217;adozione diffusa delle tecnologie AI esistenti potrebbe ridurre le emissioni globali di CO₂ di 1,4 Gt entro il 2035 nei settori industria, trasporti e civile – compensando in parte l&#8217;impatto energetico diretto dei data center stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size" id="next-energy-lab-data-center">Il contributo del Next Energy LAB: competenze diverse, con un unico interlocutore</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Affrontare la sfida dei data center in modo sistemico</strong> significa coordinare competenze molto diverse: hardware fisico, software intelligente, progettazione infrastrutturale. Raramente si trovano in un unico fornitore. Il modello del <strong><a href="https://cnexthub.com/next-energy-lab/">Next Energy LAB di C.NEXT</a></strong> risponde esattamente a questa esigenza, aggregando competenze complementari che coprono l&#8217;intera catena del valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano dell&#8217;hardware e della gestione termica, il LAB include <strong>tecnologie avanzate per il raffreddamento dei data center e il riciclo del calore</strong>: sistemi chiller ad alta efficienza, soluzioni integrate di free cooling e liquid cooling ibrido, recupero energetico e accumulo di energia termica, manutenzione predittiva. Con oltre 1,5 GW di capacità di raffreddamento già installati in data center nel mondo, queste soluzioni permettono di ottimizzare il PUE, ridurre i consumi energetici legati al raffreddamento e garantire operatività continua. I sistemi di controllo avanzati consentono il monitoraggio in tempo reale e l&#8217;ottimizzazione continua delle performance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano del <strong>software </strong>e dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale applicata</strong>, sono disponibili piattaforme di AI per la gestione operativa: sistemi di decision intelligence in tempo reale, analisi predittiva dei consumi, automazione di processi complessi e integrazione con sistemi legacy. La capacità di trasformare i dati generati dall&#8217;infrastruttura in decisioni operative immediate permette di aumentare l&#8217;efficienza, ridurre gli sprechi e supportare i processi di rendicontazione ESG.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano della <strong>progettazione e integrazione infrastrutturale</strong>, il LAB offre competenze specializzate nella pianificazione e implementazione di infrastrutture di data center – sia fisiche che cloud-native – con attenzione alla ottimizzazione architetturale, alla resilienza operativa, alla sicurezza e alla conformità normativa. Una capacità utile sia per progettare ex novo la propria infrastruttura IT, sia per modernizzare sistemi legacy garantendo continuità operativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;integrazione di queste tre leve – hardware, software e progettazione – permette a C.NEXT di rispondere alle sfide dei data center in modo non frammentato: un solo interlocutore capace di vedere il problema nella sua complessità e costruire una risposta su misura per le esigenze specifiche del cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dei data center è inarrestabile: è il prezzo – e al tempo stesso il motore – della trasformazione digitale che le imprese italiane hanno già avviato. La domanda non è più &#8220;se&#8221; costruire questa infrastruttura, ma &#8220;come&#8221; farlo in modo che diventi una risorsa, non un problema. Con la giusta pianificazione, le tecnologie disponibili e una governance chiara, i data center possono diventare nodi attivi di un sistema energetico più intelligente, flessibile e sostenibile – non solo consumatori, ma produttori, accumulatori e stabilizzatori di rete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Hai una sfida legata all&#8217;energia nella tua organizzazione? Scopri <a href="http://cnexthub.com/next-energy-lab">come il Next Energy LAB di C.NEXT può aiutarti</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonti principali</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>I-Com (Istituto per la Competitività), &#8220;Dare Energ-IA all&#8217;Italia. Data Center e intelligenza artificiale per la sostenibilità&#8221;, novembre 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>TEHA Group / A2A, &#8220;L&#8217;Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale&#8221;, Forum di Cernobbio, settembre 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>IEA, &#8220;Energy and AI&#8221;, 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>Osservatorio Data Center, Politecnico di Milano, 2025</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300"><em>Regolamento UE 2019/424; Direttiva UE 2023/1791 sull&#8217;efficienza energetica</em></li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300">https://www.wired.it/article/data-center-infrastrutture-digitali-potere-sovranita</li>



<li style="font-style:normal;font-weight:300">https://undark.org/2025/12/16/ai-data-centers-water</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Toscana</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 09:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18748</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Firenze, Pisa, Siena. Tre nomi che nel mondo evocano arte, storia e bellezza. Ma la Toscana è anche qualcos&#8217;altro: una delle regioni italiane con la più alta densità di <strong>imprese manifatturiere</strong>, un <strong>ecosistema dell&#8217;innovazione</strong> articolato e distribuito, un <strong>sistema universitario</strong> di eccellenza internazionale. È una regione che ha tutto per competere – e che in parte lo fa già – ma che porta con sé alcune criticità strutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con circa 3,7 milioni di abitanti in 273 comuni e 10 province, la Toscana è la nona regione italiana per popolazione. Posizionata al centro della penisola, con confini che toccano sei regioni e un lungo affaccio sul Tirreno, vanta una posizione geografica da crocevia naturale. Significativo anche il dato sulla presenza straniera: 424 mila residenti stranieri, pari all&#8217;11,6% della popolazione – terza incidenza in Italia dopo Emilia-Romagna e Lombardia, ben sopra la media nazionale dell&#8217;8,9%.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-4e3b653bed2e097f302c9321f8f8ee50 wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: la costa è connessa, l&#8217;entroterra meno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema infrastrutturale è complessivamente solido, ma con asimmetrie rilevanti. La rete stradale conta circa <strong>450 km di autostrade</strong> e oltre 1.400 km di strade statali. Le principali arterie – A1, A11, SGC FI-PI-LI – garantiscono buona accessibilità alla fascia costiera e alla dorsale centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte aeroportuale, la regione dispone di <strong>due scali internazionali</strong>: il &#8220;Vespucci&#8221; di Firenze (quasi 4,9 milioni di passeggeri) e il &#8220;Galilei&#8221; di Pisa (circa 6 milioni, il più trafficato). Ancor più rilevante è il sistema portuale: il <strong>Porto di Livorno</strong> è quinto in Italia sia per passeggeri (4,1 milioni) sia per merci movimentate (29,4 milioni di tonnellate nel 2024), affiancato dai porti di Marina di Carrara, Piombino e l&#8217;Elba. La rete ferroviaria si estende per oltre 1.400 km: da Firenze si raggiunge Bologna in 40 minuti e Roma in meno di due ore. Il nodo critico è <strong>Siena</strong>, collegata solo da una linea a binario unico e di fatto isolata dalla rete moderna: un limite infrastrutturale che pesa sull&#8217;accessibilità di un&#8217;intera provincia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c2c1ec6de1044a6fda6e36fd66f9fd65 wp-block-paragraph"><strong>Manifattura e distretti: la Toscana che produce</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tessuto produttivo toscano è uno dei più densi e articolati d&#8217;Italia. Con 339.257 imprese attive e un tasso di <strong>11,9% di imprese manifatturiere</strong> – il più alto d&#8217;Italia– la regione conferma una <strong>vocazione industriale</strong> che va ben oltre l&#8217;immagine turistica con cui è spesso associata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sistema è strutturato attorno a <strong>15 distretti industriali</strong>, prevalentemente nei settori della pelle e calzature, del tessile-moda, dei beni per la casa e della meccanica. A rafforzare la rete, la Toscana conta anche 613 reti di impresa – aggregazioni formali tra aziende per collaborare su progetti comuni (quinta in Italia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota di attenzione arriva però dai dati sull&#8217;andamento imprenditoriale: tra il 2019 e il 2025, <strong>le imprese attive sono diminuite del 3,5%</strong> (rispetto alla media italiana del -2%). Un segnale da monitorare, che si riflette nelle <strong>due aree di crisi industriale complessa</strong> riconosciute a livello nazionale: il polo siderurgico di Piombino e il polo produttivo di Livorno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18751" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f020abdcdd44b531f5da65b9ec117247 wp-block-paragraph"><strong><strong>Propensione all&#8217;innovazione: buona, ma non ancora eccellente</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Toscana si posiziona come una regione con una buona base innovativa, ma con margini di miglioramento evidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il Regional Innovation Scoreboard (RIS) della Commissione Europea, la Toscana ottiene un <strong>indice RII di 96,3</strong>, collocandosi al sesto posto in Italia e al 122° in Europa, nella categoria dei <em>moderate innovators</em> – innovatori moderati. Buone performance diffuse, ma nessun picco di eccellenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando ai singoli indicatori, emergono <strong>punti di forza concreti</strong>: la regione si posiziona tra le prime dieci in Italia in 17 indicatori su 23. Spicca il quarto posto nazionale nelle co-pubblicazioni scientifiche internazionali. Anche R&amp;S privata, brevetti PCT (6° posto) e formazione continua mostrano valori sopra la media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul versante delle imprese innovative, la regione conta <strong>528 startup</strong> (9° in Italia per numero) e <strong>167 PMI innovative</strong> (7° per numero). Numeri interessanti, ma la densità – rispettivamente 16° e 10° posto – segnala spazio di crescita rispetto alle regioni più performanti.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-6ab83e9a3970e91f4e445d1082b2965c wp-block-paragraph"><strong>Dove si fa innovazione: un ecosistema ricco e distribuito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più positivi del quadro toscano è la <strong>distribuzione geografica dei luoghi dell&#8217;innovazione</strong> sul territorio. Non solo Firenze e Pisa: l&#8217;ecosistema è diffuso, articolato e copre tutte le province.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>5 Parchi Scientifici e Tecnologici (PST)</strong> regionali operano in 4 province diverse: la Fondazione Toscana Life Sciences a Siena, il Polo Tecnologico Lucchese a Lucca, il Polo Tecnologico della Magona a Livorno, il Polo Tecnologico di Navacchio e Pont-Tech a Pisa. A questi si aggiungono 2 incubatori certificati dal Ministero e una galassia di altri 18 incubatori censiti a livello nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In materia di digitalizzazione industriale, la presenza di ARTES 4.0 (con sede a Pisa) come Competence Center nazionale del Piano Transizione 4.0 è un asset significativo. I Competence Center, finanziati dal governo italiano, sono strutture che supportano le imprese nell&#8217;adozione di tecnologie 4.0 – intelligenza artificiale, robotica, manifattura additiva, Internet of Things. La Toscana ne ospita uno, con un orientamento specifico alla <strong>robotica</strong> e all&#8217;<strong>automazione</strong>. Sempre a Pisa si trovano anche 2 EDIH (European Digital Innovation Hub), iniziative finanziate dalla Commissione Europea per accelerare la trasformazione digitale delle PMI: ARTES 5.0 e Tuscany X.0.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della prossimità territoriale alle imprese, la rete è capillare: 14 Digital Innovation Hub (DIH) promossi da Confindustria, Confartigianato e CNA coprono l&#8217;intero territorio regionale. A Prato si trova invece PRISMA, la Casa delle Tecnologie Emergenti del Comune – spazio dedicato a tecnologie come blockchain, AI e IoT, pensato per le PMI locali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5704db66e31a1ca852ed82bcc3ee8029 wp-block-paragraph"><strong>Formazione: un patrimonio da valorizzare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Toscana vanta un sistema universitario di assoluto rilievo, con <strong>5 atenei</strong> (quattro statali e uno telematico) che nel 2024 hanno erogato complessivamente 399 corsi, di cui 153 STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica). I laureati totali nel 2024 sono stati 20.153, con una componente STEM di 5.526 unità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto di eccellenza vero è un altro: la Toscana ospita <strong>3</strong> <strong>istituti universitari a ordinamento speciale</strong> tra i più prestigiosi d&#8217;Italia: la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Scuola Universitaria Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa e la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. Questi istituti operano su ricerca avanzata e formazione d&#8217;élite, e hanno una rilevanza internazionale che poche regioni italiane possono vantare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Completa il quadro una rete di <strong>9 ITS Academy</strong> (Istituti Tecnologici Superiori) distribuiti su tutto il territorio regionale e afferenti a 7 aree tematiche: dal turismo e i beni culturali al made in Italy, dall&#8217;agroalimentare alla nautica, dall&#8217;edilizia all&#8217;energia. Gli ITS sono percorsi post-diploma di alta specializzazione tecnica, un collegamento diretto tra formazione e bisogni delle imprese.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-96468ad26b75a05b80a80d41ef0e764f wp-block-paragraph"><strong><strong>Lavoro, turismo e terzo settore</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato del lavoro mostra dati solidi: il <strong>tasso di disoccupazione è al 4,0%</strong> (quinto miglior risultato nazionale), il tasso di occupazione al 52,8% e la quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – all&#8217;11,0% (ottava regione per minor incidenza). Il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di <strong>23.059 euro annui</strong>, quarto dato in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte del turismo, la Toscana è tra i grandi attrattori nazionali: <strong>15 milioni di turisti</strong> nel 2024 e oltre 46 milioni di notti trascorse (terzo e quarto posto in Italia). Brand come la <strong>Maremma</strong> (quasi 2,5 milioni di turisti), il <strong>Chianti</strong> (oltre l&#8217;80% di presenze straniere) e la <strong>Versilia</strong> confermano la capacità di attrazione internazionale. Il settore impiega oltre 32 mila addetti, con un&#8217;incidenza sul totale superiore alla media italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, il <strong>terzo settore</strong>: con 10.975 enti censiti e una densità di 300 ogni 100.000 abitanti, la Toscana è quarta in Italia. Una rete di soggetti no-profit e fondazioni – tra cui 27 fondazioni di particolare rilievo – che rappresenta un tessuto connettivo importante per i processi di sviluppo locale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18750" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1eea45bb3daa376dc4de3d918f673276 wp-block-paragraph"><strong>Le opportunità: dove agire</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando al quadro complessivo, la Toscana è una regione con un ecosistema innovativo maturo ma non ancora pienamente sfruttato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>rafforzamento dei distretti industriali</strong> attraverso percorsi di innovazione digitale e sostenibile è una priorità evidente. Il tessuto manifatturiero è capillarmente distribuito, ma i dati EIS segnalano che le innovazioni di prodotto e di processo non sono ai livelli attesi. C&#8217;è spazio per accompagnare le imprese in un salto tecnologico strutturato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>ecosistema universitario e della ricerca</strong> è un capitale sottosfruttato: il trasferimento tecnologico – la capacità di trasformare scoperte scientifiche in applicazioni commerciali – resta una sfida aperta. La presenza di atenei come la Normale e la Sant&#8217;Anna offre una base eccezionale su cui costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due <strong>aree di crisi industriale</strong> di Piombino e Livorno, infine, sono territori che richiedono interventi di riconversione produttiva e attrazione di nuove imprese: luoghi dove l&#8217;innovazione non è un obiettivo astratto, ma una necessità concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È esattamente in questo spazio – tra il potenziale riconosciuto e i risultati ancora da raggiungere – che il lavoro di C.NEXT trova la sua ragione d&#8217;essere. Con il suo modello di innovazione per imprese e territori, C.NEXT può affiancare istituzioni locali, associazioni di categoria, fondazioni e reti di impresa nel progettare e attivare percorsi concreti di sviluppo: dalla mappatura dell&#8217;ecosistema innovativo locale alla costruzione di progetti di trasferimento tecnologico nei distretti manifatturieri, dall&#8217;attivazione di comunità d&#8217;innovazione territoriale al supporto nella lettura e nell&#8217;accesso agli strumenti europei e nazionali disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un territorio come la Toscana – ricco di competenze, infrastrutture e vocazioni produttive – ha tutto ciò che serve per fare il salto. A volte manca solo il metodo giusto per metterlo a sistema. Vuoi esplorare le opportunità di innovazione per il tuo territorio o la tua organizzazione in Toscana? <a href="mailto:info@cnexthub.com">Scrivici</a>: siamo pronti a ragionare insieme su come trasformare il potenziale in progetto.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.mimit.gov.it/it/" target="_blank" rel="noopener">MIMIT</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.indire.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Accessi sotto controllo</title>
		<link>https://cnexthub.com/accessi-sotto-controllo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:45:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasferimento Tecnologico]]></category>
		<category><![CDATA[Case History]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Next Energy LAB]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18733</guid>

					<description><![CDATA[Gestire e monitorare i varchi di ingresso grazie a sensori smart, dati e due app dedicate]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il cliente</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Multinazionale italiana, con sede a Bologna, attiva nel settore dell’<strong>automazione</strong> e del <strong>controllo</strong> <strong>degli accessi </strong>(cancelli automatici, porte automatiche e sistemi per la gestione dei parcheggi)</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il bisogno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Rendere smart i dispositivi di controllo degli accessi e connetterli su una <strong>piattaforma dedicata</strong>, per gestirli e controllarli nelle loro funzionalità sia da parte del cliente finale che da quella di chi si occupa di installazione e manutenzione.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La soluzione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo sviluppato due piattaforme, una per le <strong>utenze private</strong> e una per gli <strong>installatori</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’utente finale può così gestire i propri dispositivi, controllarne lo stato e attivare le funzionalità dei singoli componenti, per esempio regolando la velocità di apertura di un cancello, anche tramite i comuni dispositivi di <em>home automation</em> e gli assistenti vocali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’app dedicata agli installatori contiene invece una lista dei dispositivi geolocalizzati, le loro componenti e informazioni utili alla programmazione di manutenzione e interventi specifici. Per l’installazione è prevista anche una guida step-by-step dei manuali specifici dei prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le funzionalità di entrambe le piattaforme sono state sviluppate in <strong>collaborazione</strong> con il cliente, in continuità con i sistemi in uso, con l’integrazione di dashboard e sistemi di analisi dei dati in cloud.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Competenze attivate</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://cnexthub.com/competenze-cloud/">Cloud</a>&nbsp;</li>



<li><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-internet-of-things-iot/">Internet of Things</a></li>



<li><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-app-software-development/">App &amp; Software Development</a></li>



<li><a href="https://cnexthub.com/customer-experience/">Customer Experience</a></li>



<li><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-big-data/">Big Data</a></li>



<li><a href="https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-process-management-innovation/">Process &amp; Management Innovation</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Piemonte</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-piemonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 11:22:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18698</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccoci alla tappa piemontese del nostro &#8220;Viaggio in Italia&#8221;. Una regione che porta con sé il peso di una grande storia industriale – della Fiat, dell&#8217;automotive, della meccanica di precisione – e che oggi si trova a un bivio: trasformare quella tradizione in <strong>innovazione</strong> oppure restare schiacciata da un modello produttivo che mostra qualche segno di affaticamento.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3dfa7c884726601d964a0a404445880b wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Posizione strategica e infrastrutture</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piemonte è la regione più occidentale d&#8217;Italia, in una <strong>posizione strategica</strong> al confine con Francia e Svizzera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>infrastrutture</strong> sono all&#8217;altezza. La rete autostradale è ampia, con assi fondamentali come la A4 Torino-Trieste, la A26 verso Genova e la A32 verso il traforo del Fréjus. I due aeroporti internazionali – il Sandro Pertini di Torino-Caselle, con circa 5 milioni di passeggeri nel 2025, e quello più piccolo di Cuneo-Levaldigi – completano un quadro logistico solido. La rete ferroviaria gestita da RFI supera i 1.950 km, con 556 km di &#8220;linee fondamentali&#8221; verso Francia, Svizzera, Milano e Genova. Torino è raggiungibile da Milano in meno di 50 minuti con il Frecciarossa, e da Lione in circa quattro ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sistema infrastrutturale fa del Piemonte un <strong>nodo logistico di primo piano</strong>, con un potenziale di connessione che poche altre regioni possono vantare.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-db86b32ca72bbf89ebf17c0e05ebb14f wp-block-paragraph"><strong>Un tessuto produttivo solido, ma sotto pressione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con 375.925 imprese attive, il Piemonte è la sesta regione italiana per numerosità del tessuto imprenditoriale. Di queste, circa 33.400 sono manifatturiere (l&#8217;8,9% del totale), dato in linea con la media nazionale e che conferma la storica vocazione industriale della regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore di questa vocazione sono i <strong>sette distretti industriali piemontesi</strong>, cinque dei quali nel settore della meccanica, uno nella gioielleria e oreficeria (concentrato a Valenza, in provincia di Alessandria) e uno nell&#8217;industria chimica. A questi si affiancano 539 reti di impresa (settima posizione in Italia), che dimostrano una certa capacità di <strong>fare sistema tra le aziende</strong>. Tuttavia i segnali di difficoltà non mancano. Tra il 2019 e il 2024, le imprese attive sono diminuite dell&#8217;1,2%, e l&#8217;area del Sistema Locale del Lavoro di Torino – che comprende ben 112 comuni – è stata riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come <strong>area di crisi industriale complessa</strong>. È un&#8217;etichetta che fotografa le difficoltà di un territorio che ha costruito la propria identità attorno all&#8217;automotive e che oggi deve reinventarsi. La densità di impresa, pari a 88,4 ogni 1.000 abitanti, colloca il Piemonte al decimo posto in Italia: un dato che segnala margini di crescita rispetto alle regioni più dinamiche del paese.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-fc7359310e38671b9d7007bca5d29638 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: buone basi, ma non al massimo del potenziale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo più interessante – e anche il più complesso da leggere – riguarda la <strong>propensione all&#8217;innovazione</strong> del Piemonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con un <em>Regional Innovation Index (RII)</em> di 94,4 il Piemonte si colloca all&#8217;ottavo posto in Italia (contro una media nazionale di 90,3) ed è classificato come &#8220;<em>moderate innovator</em>&#8221; dalla Commissione Europea, nel ranking che misura le performance innovative delle regioni europee (127° posto in UE). Non è un dato negativo in assoluto, ma segnala che il potenziale rimane parzialmente inespresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scendendo nel dettaglio, emergono <strong>alcune eccellenze concrete</strong>. Il Piemonte è secondo in Italia per <strong>investimenti privati in Ricerca e Sviluppo</strong> e terzo per <strong>brevetti internazionali registrati (PCT)</strong>. Le innovazioni di prodotto la collocano al terzo posto nazionale. Sono numeri che raccontano una regione capace di produrre conoscenza e trasferirla al mercato, almeno in certi comparti. Le 690 startup innovative presenti (sesta posizione per numero assoluto) e le 202 PMI innovative (quinta in Italia) mostrano un <strong>ecosistema imprenditoriale vivace</strong>, anche se la densità relativa alla popolazione è meno brillante: tredicesima per startup ogni 100.000 abitanti, nona per PMI innovative. Le aziende innovative ci sono, ma sono concentrate in poche aree – soprattutto l&#8217;area torinese – e non si distribuiscono in modo capillare sul territorio.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f691104a7cff046ab08fe648992c8e3c wp-block-paragraph"><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione ricco e articolato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che colpisce davvero del Piemonte è <strong>la densità e la varietà delle</strong> <strong>strutture a supporto dell&#8217;innovazione</strong>. Sul territorio operano 4 Parchi Scientifici e Tecnologici (PST), distribuiti in tre province diverse; 4 incubatori certificati dal MISE – tra cui I3P del Politecnico di Torino e 2i3T dell&#8217;Università di Torino – più altri 13 censiti dal Social Innovation Monitor 2024; 2 European Digital Innovation Hub (EDIH) finanziati dalla Commissione Europea (CHEDIH ed EXPAND); il Competence Center nazionale CIM 4.0, punto di riferimento per le imprese che vogliono integrare automazione, robotica e intelligenza artificiale nei propri processi; 12 cluster tecnologici regionali e 11 <ins>F</ins>abLab distribuiti su tutto il territorio. A tutto questo si aggiunge l&#8217;ecosistema NODES – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, programma europeo di innovazione che include il Piemonte tra i suoi territori di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro si inserisce anche <strong><a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a></strong>, polo territoriale del sistema di <em>innovation hub</em> di C.NEXT, attivo dal 2023 nelle storiche Officine ICO a Ivrea (TO), patrimonio UNESCO come Città Industriale del XX Secolo. Una presenza che porta nel cuore del Canavese competenze, metodologie e reti per il trasferimento dell&#8217;innovazione alle imprese e al territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro complessivo mostra una regione che non manca di strutture e dove un <strong>ulteriore investimento nell’attività di coordinamento dell’ecosistema</strong> sarebbe un vantaggio per le imprese, in particolare quelle di medie e piccole dimensioni fuori dall&#8217;area metropolitana torinese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18716" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5b3bd8c44049ee780135894865891bbf wp-block-paragraph"><strong>La forza del capitale umano: università e formazione tecnica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piemonte può contare su un <strong>sistema universitario di livello alto</strong>. Quattro atenei erogano complessivamente 301 corsi di laurea, di cui 117 in ambito STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Il <strong>Politecnico di Torino</strong> è l&#8217;asset strategico di maggior peso: da solo produce 7.690 laureati tecnico-scientifici all&#8217;anno, attira ricercatori internazionali e collabora attivamente con le principali industrie nei settori automotive, aerospaziale ed energetico. L&#8217;Università di Torino, con i suoi 185 corsi, garantisce copertura disciplinare ampia. A queste si affiancano l&#8217;Università del Piemonte Orientale, distribuita su più sedi provinciali, e l&#8217;Università di Scienze Gastronomiche di Bra, nata dall&#8217;intuizione di Slow Food e oggi punto di riferimento internazionale per chi studia il cibo come cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della <strong>formazione tecnica superiore</strong>, il Piemonte ospita sette <strong>ITS Academy</strong> (Istituti Tecnologici Superiori, percorsi biennali post-diploma ad alta specializzazione tecnica) in settori come ICT, aerospazio, biotecnologie, greentech, agroalimentare, moda e turismo. Un&#8217;offerta articolata, anche se ancora in fase di consolidamento rispetto alle regioni più avanzate su questo fronte.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b6ec627da233d44cf920b95e8c5f6e42 wp-block-paragraph"><strong>Mercato del lavoro e qualità della vita: luci e ombre</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>mercato del lavoro</strong> piemontese mostra segnali contrastanti. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti si attesta a 24.780 euro annui (quarto in Italia, dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio). Il tasso di disoccupazione è del 5,4% e quello di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è all&#8217;11,7%, entrambi sotto la media nazionale. Il tasso di occupazione, al 50,7%, non è negativo in assoluto ma non è brillante per una regione con questa storia produttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <strong>fronte ambientale</strong>, le emissioni di PM2.5 collocano il Piemonte al 19° posto in Italia e al 222° in Europa: il bacino padano è notoriamente tra le zone d&#8217;Europa con la peggiore qualità dell&#8217;aria, un vincolo strutturale che pesa sull&#8217;attrattività del territorio. Nel <strong>turismo</strong>, i 5,5 milioni di turisti nel 2024 e le 14,4 milioni di pernottamenti sono numeri rispettabili, ma il confronto con il 2019 rivela che i pernottamenti sono calati del 4,7%, penultimo risultato in Italia: chi viene si ferma sempre meno. Langhe, Roero e il Lago Maggiore sono i brand più riconoscibili, ma il potenziale complessivo – dalle Alpi alle città d&#8217;arte – resta largamente sottoutilizzato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18717" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-251f229988c37ac3704f853e54f74714 wp-block-paragraph"><strong>Una regione in cerca di equilibrio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piemonte è una regione che ha molto da offrire: infrastrutture solide, un sistema universitario di qualità, un tessuto industriale che sa ancora produrre innovazione, e uno degli ecosistemi dell&#8217;innovazione più strutturati d&#8217;Italia. Le sfide, però, sono altrettanto reali: la crisi dell&#8217;area torinese legata all&#8217;automotive, la concentrazione geografica delle opportunità, un mercato del lavoro che non riesce a esprimere pienamente il suo potenziale, e una qualità dell&#8217;aria che pesa sull&#8217;attrattività complessiva del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che la mancanza di risorse, quello che emerge è la necessità di <strong>costruire connessioni più efficaci</strong>: tra il centro (Torino) e la periferia (le province), tra le strutture dell&#8217;innovazione e le imprese che ne hanno bisogno, tra la formazione di alto livello e il mercato del lavoro locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Next Energy LAB alla fiera KEY di Rimini</title>
		<link>https://cnexthub.com/il-next-energy-lab-alla-fiera-key-di-rimini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[Next Energy LAB]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18701</guid>

					<description><![CDATA[Tre giorni di incontri, relazioni ed “energia” a KEY - The Energy Transition Expo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tre giorni di incontri, relazioni ed “energia” alla <a href="https://www.linkedin.com/company/keyenergy/" target="_blank" rel="noopener">KEY &#8211; The Energy Transition Expo</a> di Rimini.<br><br>Alla fiera abbiamo presentato le competenze e le tecnologie del <a href="https://cnexthub.com/next-energy-lab/"><strong>Next Energy LAB</strong></a>, insieme ad alcune delle aziende che ne fanno parte: <a href="https://cnexthub.com/aziende/g-red/">GReD</a>, <a href="https://cnexthub.com/aziende/coesa-srl/">Coesa Energy</a> ed <a href="https://cnexthub.com/aziende/ennova-research/">Ennova Research</a> (oggi Elevate).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Next Energy LAB raccoglie aziende e startup del nostro ecosistema per <strong>sviluppare progetti &#8220;verticali&#8221; nel settore energetico</strong>: da alcuni anni, per esempio, <a href="https://cnexthub.com/acinque-e-c-next-fanno-rete-per-uno-sviluppo-innovativo-e-sostenibile-del-territorio/">lavoriamo con il Gruppo Acinque</a>, partecipato da A2A, con risvolti anche in tema <strong>ESG</strong> e <strong>impatto sociale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;interno del LAB abbiamo competenze relative a CER e transizione energetica, sistemi di accumulo (BEES), applicazioni di geomatica per il monitoraggio degli impianti, ma anche soluzioni digitali e di efficientamento energetico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è startup che <strong>smantella pannelli fotovoltaici</strong>, recuperandone i materiali; un’altra che si occupa di illuminazione pubblica smart, con <strong>lampioni <em>plug-and-play</em></strong> alimentati da pannelli fotovoltaici verticali, che massimizzano la luce solare catturata durante la giornata e sono assolutamente autonomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono meno importanti le <strong>competenze trasversali</strong>, fondamentali per sviluppare un progetto completo anche nell&#8217;ambito dell&#8217;energia: è il caso di una realtà specializzata in <strong>neuroscienze</strong> che ha lavorato a un modello di bolletta più efficace e chiaro, un documento che rappresenta un momento di contatto tra fornitore e il cliente e che spesso è difficilmente comprensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato entusiasmante poter incontrare tante persone e capire da loro bisogni e necessità, per costruire insieme percorsi di innovazione su misura in ambito energetico grazie alla nostra community di imprese.<br><br>Grazie a chi ci ha fatto visita al nostro stand e a chi ha condiviso con noi questi giorni!</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rivista &#8220;Energia &amp; Mercato&#8221; ha dedicato <a href="https://www.energiamercato.it/notizie/enertech/c-next-next-energy-lab" target="_blank" rel="noopener">un&#8217;intervista a Cinzia Tagliabue</a>, responsabile del Next Energy LAB, e a due delle aziende presenti con noi in fiera: <a href="https://www.energiamercato.it/notizie/enertech/internet-delle-cose-monitoraggio-infrastrutture" target="_blank" rel="noopener">GReD</a> (Eugenio Realini) ed <a href="https://www.energiamercato.it/notizie/enertech/internet-delle-cose-corporate-e-piccole-imprese" target="_blank" rel="noopener">Elevate/Ennova Research</a> (Massimo Morandi)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Design di prodotto: quando l&#8217;innovazione parte dalla strategia</title>
		<link>https://cnexthub.com/design-di-prodotto-quando-linnovazione-parte-dalla-strategia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 10:49:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Laboratori]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Next Marketing LAB]]></category>
		<category><![CDATA[Packaging]]></category>
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					<description><![CDATA[Il primo di una serie di articoli dedicati all'innovazione e alle tecnologie per la GDO]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il packaging come ecosistema di valore nella GDO<br></strong>Il design di prodotto è oggi un processo strategico complesso che integra design thinking, neuroscienze, ingegnerizzazione industriale, psicologia del consumatore. In un punto vendita dove ogni prodotto ha mediamente 3-7 secondi per catturare l&#8217;attenzione dello shopper, il packaging diventa il principale ambasciatore del brand e il momento decisivo della verità commerciale. Un design di prodotto davvero efficace non è il risultato di un&#8217;ispirazione creativa isolata ma di un metodo progettuale strutturato che riguarda la strategia aziendale e l&#8217;intero processo industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Design Thinking: dal problema alla soluzione scalabile<br></strong>Il design thinking applicato al packaging rappresenta un cambio di paradigma fondamentale. Non più: &#8220;cosa vogliamo comunicare&#8221;, ma: &#8220;quale problema stiamo risolvendo per il consumatore&#8221;. Questo approccio, che integra empatia, prototipazione rapida e testing iterativo, permette di sviluppare soluzioni che rispondono a bisogni reali prima di considerare gli aspetti estetici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il processo inizia con una fase di immersione nel contesto d&#8217;uso del prodotto: come viene scelto, trasportato, aperto, conservato, smaltito. Ogni touchpoint diventa un&#8217;opportunità di miglioramento. La prototipazione veloce permette di testare soluzioni diverse prima della produzione industriale, riducendo i rischi e accelerando il time-to-market. Questo approccio fa del design un investimento strategico: un packaging ben progettato riduce i resi, migliora la shelf-life, ottimizza la logistica, aumenta il sell-out.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;integrazione con il processo industriale<br></strong>Una delle sfide maggiori nel design di packaging è che la visione creativa sia realizzabile su scala industriale, con costi competitivi e standard qualitativi elevati. Qui entra in gioco la capacità di dialogare con fornitori, stampatori, converter e linee di confezionamento. Questo significa comprendere i limiti delle macchine, le caratteristiche dei materiali, i vincoli normativi, e vedere questi limiti come opportunità creative. La digitalizzazione dei processi di sviluppo (modellazione 3D, simulazione strutturale, prototipazione digitale) ha accelerato enormemente questo dialogo: oggi è possibile testare virtualmente la resistenza di un pack, simulare il suo comportamento in linea o verificare l&#8217;impatto visivo a scaffale prima di produrre il primo prototipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Neuroscienze e marketing: progettare per il cervello dello shopper<br></strong>Se il design thinking ci aiuta a capire razionalmente i bisogni del consumatore, le neuroscienze ci rivelano cosa accade nel suo cervello nel momento della scelta. Il 70% delle decisioni d&#8217;acquisto in GDO avviene davanti allo scaffale, in pochi secondi e in modo largamente inconscio: il cervello processa le informazioni visive in millisecondi molto prima che la razionalità entri in gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un packaging efficace deve quindi parlare ai due sistemi decisionali: quello veloce ed emotivo e quello lento e razionale. Il primo cattura l&#8217;attenzione attraverso il colore dominante, la forma della confezione, il materiale percepito al tatto; il secondo conferma la scelta attraverso informazioni chiare, benefit espliciti, rassicurazioni sulla qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;integrazione di dati neuroscientifici nel processo di design permette di andare oltre le dichiarazioni verbali dei consumatori, che spesso non coincidono con i comportamenti reali d&#8217;acquisto. Strumenti come elettroencefalografia, sudorazione cutanea e battito cardiaco rivelano reazioni emotive autentiche che il consumatore potrebbe non essere in grado di verbalizzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Verso un design di prodotto integrato<br></strong>Il futuro del design di packaging nella GDO si gioca sulla capacità di integrare competenze diverse in un processo coerente. Non basta un bel contenitore: serve un packaging intelligente, frutto di una strategia chiara, progettato con metodo, che incorpori le evidenze scientifiche sul comportamento d&#8217;acquisto e tecnicamente eccellente. In un mercato dove la differenziazione è sempre più difficile, per le aziende che sapranno orchestrare queste competenze il design di prodotto diventa un potente driver di business.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Scopri tutti i servizi del nostro <a href="https://cnexthub.com/next-marketing-lab/">Next Marketing LAB</a> per migliorare la tua strategia di marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo articolo, firmato da Max Bancora, è stato pubblicato anche sulla <a href="https://technoretail.it/magazine/tr-magazine-1-2026.html" target="_blank" rel="noopener">rivista Technoretail</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le nostre competenze: Process &#038; Management Innovation</title>
		<link>https://cnexthub.com/le-nostre-competenze-process-management-innovation/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 09:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Competenze]]></category>
		<category><![CDATA[Management Innovation]]></category>
		<category><![CDATA[Open Innovation]]></category>
		<category><![CDATA[Process Innovation]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18649</guid>

					<description><![CDATA[Quando si parla di innovazione, si pensa quasi sempre a un nuovo prodotto o servizio. Esiste però un altro modo di innovare: quello che trasforma i processi interni e il modo in cui un'organizzazione è gestita]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ogni settimana qualcuno in azienda dice: <strong>«Dobbiamo fare innovazione»</strong>. E ogni settimana ci si scontra con lo stesso problema: non è chiaro da dove cominciare, chi deve farlo, con quale metodo. Il risultato è che molte imprese inseguono l&#8217;innovazione come fosse un evento straordinario – una startup da acquisire, un software da implementare, una tecnologia da adottare – senza mai trasformarla in <strong>qualcosa di strutturale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure esiste un approccio che permette di rendere l&#8217;innovazione una capacità organizzativa stabile, non un colpo di fortuna. Si chiama process and management innovation, e riguarda il modo in cui un&#8217;azienda progetta, gestisce e migliora i propri <strong>processi interni</strong> e il proprio <strong>modello organizzativo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo proviamo a spiegare cos&#8217;è, come funziona nella pratica, e perché sempre più imprese stanno iniziando a considerarla una priorità strategica, non meno importante dell&#8217;innovazione di prodotto o di servizio.<br></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-75b4bf10a47b72d9d203673deac5d64d wp-block-paragraph"><a href="#1">Cosa si intende per Process &amp; Management Innovation</a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-f7c26269d23de989c8a3ad16624b2285 wp-block-paragraph"><a href="#2">Le applicazioni</a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-6e0b13fb7c008753809bd3dc53ad96ef wp-block-paragraph"><a href="#3">I vantaggi per le aziende</a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-498ca728348a31aaafd66558681d007f wp-block-paragraph"><a href="#4">Gli sviluppi futuri</a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-a2e4a19432dc27ae9408e68e3c1eef6f wp-block-paragraph" id="1" style="font-size:24px"><strong>Cosa si intende per Process &amp; Management Innovation</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di innovazione, si pensa quasi sempre a un nuovo prodotto, un&#8217;app, un brevetto. Invece esiste un altro livello di innovazione, meno visibile ma altrettanto potente: quello che trasforma i processi interni e il modo in cui un&#8217;organizzazione è gestita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>process innovation</strong> – letteralmente &#8220;innovazione di processo&#8221; – consiste nell&#8217;introdurre <strong>metodi, tecnologie o flussi di lavoro nuovi</strong> per produrre beni o servizi in modo più efficiente. Non si tratta di fare cose nuove, ma di fare le stesse cose in modo diverso e migliore. Un esempio: un&#8217;azienda manifatturiera che adotta tecniche di Lean Manufacturing (un insieme di metodologie nate in Giappone per eliminare gli sprechi nella produzione) sta facendo innovazione di processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>management innovation</strong>, invece, riguarda il modo in cui l&#8217;organizzazione è strutturata e governata: come si prendono le <strong>decisioni</strong>, come sono organizzati i <strong>team</strong>, come si coordinano le diverse funzioni aziendali. Anche qui, il cambiamento non è nei prodotti venduti, ma nel modo in cui l&#8217;azienda funziona internamente. L&#8217;adozione di <strong>metodologie agili</strong> come lo Scrum – un framework che organizza il lavoro in cicli brevi e iterativi – è un classico esempio di management innovation.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due dimensioni si sovrappongono spesso, perché cambiare i processi richiede quasi sempre di cambiare anche il modo in cui le persone collaborano e le decisioni vengono prese. Per questo si parla sempre più spesso di process and management innovation come di un <strong>approccio integrato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La norma internazionale <strong>ISO 56002:2019</strong> – lo standard di riferimento per la gestione dell&#8217;innovazione – definisce l&#8217;innovation management come un sistema organizzativo strutturato per creare, sviluppare e realizzare idee che generino valore. Un documento che sempre più grandi aziende europee stanno adottando come riferimento.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-1d7fceb2fa01e7f70575fee2971e05c5 wp-block-paragraph" id="2" style="font-size:24px"><strong>Le applicazioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La process and management innovation si manifesta in modi molto diversi a seconda del settore e della dimensione dell&#8217;azienda. Alcune delle applicazioni più diffuse oggi sono:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Automazione dei processi (RPA e AI)</strong>. Con la <strong>Robotic Process Automation</strong> – tecnologia che permette di automatizzare operazioni ripetitive come l&#8217;inserimento dati, la gestione delle fatture o l&#8217;elaborazione di ordini – le aziende riducono gli errori umani e liberano tempo per attività a maggior valore aggiunto. Con l&#8217;avvento dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>, questa automazione si estende a processi sempre più complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Digitalizzazione dei flussi di lavoro</strong>. Molte aziende, soprattutto PMI, operano ancora con processi ibridi: una parte digitale e una parte cartacea o manuale. La digitalizzazione completa dei flussi – dalla gestione degli ordini alla comunicazione interna – riduce i tempi, migliora la tracciabilità e rende l&#8217;organizzazione più reattiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Metodologie agili</strong>. Nate nello sviluppo software, le metodologie agili – <strong>Scrum, Kanban, OKR</strong> – si stanno diffondendo in molti altri settori. Permettono di organizzare il lavoro in cicli brevi, con feedback frequenti e una maggiore capacità di adattarsi ai cambiamenti. Diverse aziende manifatturiere e di servizi le hanno adottate per accelerare i tempi di sviluppo e migliorare la collaborazione interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Open Innovation</strong>. Il modello teorizzato dall&#8217;economista Henry Chesbrough prevede che le aziende si aprano a contributi esterni – startup, università, fornitori, clienti – per accelerare i propri processi di innovazione. Non si innovano i prodotti in isolamento, ma si costruisce un ecosistema di collaborazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Business Process Management (BPM)</strong>. È una disciplina che mappa, analizza e ottimizza i processi aziendali in modo sistematico. Grazie a software dedicati, le organizzazioni possono monitorare in tempo reale come funzionano i propri flussi e intervenire rapidamente quando qualcosa non va.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-2c7a97045adc0c9db39eaf3911a41bbd wp-block-paragraph" id="3" style="font-size:24px"><strong>I vantaggi per le aziende</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Innovare i propri processi e il proprio modello gestionale produce effetti concreti e misurabili. I principali vantaggi sono:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Riduzione dei costi e degli sprechi</strong>. Processi ottimizzati significano meno tempo sprecato, meno errori da correggere, meno risorse impiegate in attività a basso valore. Le tecniche Lean, ad esempio, sono nate proprio per eliminare tutto ciò che non crea valore per il cliente finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maggiore velocità e capacità di risposta</strong>. Un&#8217;organizzazione con processi snelli è in grado di rispondere più rapidamente ai cambiamenti del mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Migliore qualità dell&#8217;output</strong>. I processi standardizzati e controllati riducono la variabilità e aumentano la qualità costante dei prodotti o dei servizi erogati. La standardizzazione non significa rigidità: significa avere una base solida da cui partire per migliorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vantaggio competitivo sostenibile</strong>. Un&#8217;innovazione di prodotto può essere copiata in tempi relativamente brevi. Un sistema organizzativo efficiente, una cultura dell&#8217;innovazione radicata e processi ottimizzati sono asset molto più difficili da replicare per i concorrenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maggiore coinvolgimento delle persone</strong>. Paradossalmente, strutturare i processi in modo chiaro – sapere chi fa cosa, con quali strumenti, verso quali obiettivi – aumenta l&#8217;autonomia delle persone e riduce la confusione. Le metodologie agili, in particolare, danno ai team più responsabilità e più visibilità sui risultati del proprio lavoro.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color wp-elements-5bf707d86a7f5cb63119e00dd778b7f6 wp-block-paragraph" id="4" style="font-size:24px"><strong>Gli sviluppi futuri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il campo della process and management innovation è in rapida evoluzione. Alcune tendenze nei prossimi anni avranno un impatto significativo sulle organizzazioni:</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> come motore dell&#8217;ottimizzazione. I sistemi di AI stanno diventando capaci di analizzare enormi quantità di dati sui processi aziendali e suggerire – o applicare autonomamente – miglioramenti in tempo reale. Si parla già di &#8220;<strong>AI agentica</strong>&#8220;: sistemi in grado di prendere decisioni operative autonome all&#8217;interno di flussi di lavoro predefiniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>convergenza tra tecnologia e organizzazione</strong>. La distinzione tra innovazione tecnologica e innovazione gestionale si fa sempre più sottile. Implementare un nuovo software ERP (un sistema integrato per la gestione delle risorse aziendali) non è solo una questione IT: richiede di ripensare processi, ruoli e responsabilità. Le aziende che capiscono questo – e affrontano i due livelli insieme – ottengono risultati molto superiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>sostenibilità</strong> come driver di innovazione di processo. Le normative europee sulla sostenibilità stanno spingendo le aziende a rivedere i propri processi produttivi e logistici per ridurre l&#8217;impatto ambientale. Questa è a tutti gli effetti una forma di innovazione di processo guidata dall&#8217;esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>misurazione dell&#8217;innovazione</strong>. Sempre più aziende stanno adottando framework strutturati – come quelli previsti dalla norma ISO 56000 – per misurare e gestire sistematicamente la propria capacità innovativa. Non basta «fare innovazione»: bisogna saperla misurare, monitorare e migliorare nel tempo.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">La process and management innovation non è una moda del momento, né una questione riservata alle grandi aziende o ai settori tecnologici. È una competenza che qualsiasi organizzazione – dall&#8217;azienda manifatturiera alla società di servizi, dalla PMI familiare alla multinazionale – può e deve sviluppare per rimanere competitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di partenza non è la tecnologia, ma una domanda semplice: <strong>come funziona oggi la nostra azienda, e come potrebbe funzionare meglio?</strong> Da lì, con il metodo giusto e le persone giuste, si costruisce un <strong>percorso di cambiamento concreto e misurabile</strong>. In C.NEXT lavoriamo ogni giorno con imprese che stanno affrontando questa sfida. La nostra esperienza ci ha insegnato che le aziende che ottengono i risultati migliori non sono necessariamente quelle che investono di più in tecnologia, ma quelle che sanno costruire una <strong>cultura organizzativa aperta al cambiamento</strong> – e che trattano <strong>l&#8217;innovazione come un processo continuo</strong>, non come un progetto a termine.</p>
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