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	<title>Rigenerazione Urbana &#8211; C.NEXT</title>
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	<description>Innovation Together</description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Jul 2026 15:21:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Rigenerazione Urbana &#8211; C.NEXT</title>
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		<title>Viaggio in Italia – Sardegna</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-sardegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 15:20:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell’articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La propensione all’innovazione è bassa</strong>: con un Regional Innovation Index di 77,5 la regione è sedicesima in Italia, e la ricerca privata è quasi ferma (ventesima).</li>



<li><strong>Un’isola ben collegata col mondo, meno al suo interno</strong>: tre aeroporti internazionali e otto porti di rilievo nazionale, ma nessuna autostrada e una rete ferroviaria in gran parte a binario unico e non elettrificata.</li>



<li><strong>La regione che invecchia più in fretta</strong>: 48,8 anni di età media, seconda solo alla Liguria, con la quota più bassa d’Italia di under 15.</li>



<li><strong>Il turismo è sviluppato, ma stagionale</strong>: 3,8 milioni di arrivi nel 2024, seconda regione per crescita, con un peso occupazionale tra i più alti d’Italia. Quasi tutto concentrato in estate.</li>



<li><strong>Un territorio sostenibile</strong>: la Sardegna è tra le prime regioni d’Italia per basse emissioni e per ridotto consumo di suolo. In un’economia che va verso la sostenibilità, non è un dettaglio.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c86bb489bd1fbcd69756636344cbcbc3 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Collegata col mondo, meno al suo interno</strong></strong></strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte dei collegamenti la Sardegna ha due volti. Verso l’esterno funziona bene: <strong>tre aeroporti internazionali</strong> – Cagliari-Elmas (5,2 milioni di passeggeri nel 2025), Olbia Costa Smeralda (4,2 milioni) e Alghero-Fertilia (1,8 milioni) – e <strong>otto porti di interesse nazionale</strong>, che nel 2025 hanno movimentato 43 milioni di tonnellate di merci e 7,1 milioni di passeggeri. Cagliari-Sarroch domina sulle merci, Olbia sui passeggeri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Verso l’interno, invece, la situazione è più complicata. In Sardegna <strong>non esiste alcuna autostrada</strong>: la circolazione si affida a circa 3.000 chilometri di strade statali, con la SS131 “Carlo Felice” nel ruolo di spina dorsale, 230 chilometri a quattro corsie che uniscono Cagliari a Sassari e Porto Torres.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la ferrovia paga il conto. Dei 430 chilometri gestiti da RFI, quasi tutti sono a binario unico e non elettrificati: significa treni più lenti e meno frequenti. A questi si aggiungono i 608 chilometri della rete regionale ARST a scartamento ridotto (binari più stretti, adatti a percorsi tortuosi), per buona parte destinati oggi a linee turistiche estive. Il risultato è che muoversi dentro l’isola resta più lento che raggiungerla da fuori.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-55b9a00f585df9c6e90a181579f9c107 wp-block-paragraph"><strong><strong>Una bassa propensione all’innovazione</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per misurare quanto un territorio sia capace di innovare si usa il <strong>Regional Innovation Index (RII)</strong>, l’indicatore con cui l’Unione Europea confronta le regioni incrociando 23 parametri, dalla ricerca ai brevetti. La Sardegna ottiene 77,5, <strong>sedicesimo punteggio in Italia</strong>: rientra tra i <em>moderate innovator</em>, gli “innovatori moderati”, ma nella fascia bassa della categoria. Solo quattro indicatori su ventitré la collocano tra le prime cinque regioni italiane, mentre in quattordici casi resta oltre il quindicesimo posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto più debole è la ricerca e sviluppo delle imprese private, ventesima in Italia: le aziende sarde <strong>investono poco in innovazione propria</strong>. Le startup innovative sono 142 e le PMI innovative 45, entrambe nella parte bassa della classifica anche rapportate alla popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono però due indicatori positivi. La prima è la <strong>formazione continua</strong>, cioè la quota di adulti che continua a studiare e aggiornarsi: decima in Italia, segnale di una popolazione disponibile ad acquisire nuove competenze. La seconda è ambientale: sulle <strong>emissioni di CO<sub>2</sub></strong> la Sardegna è seconda in Italia e quarantunesima in Europa, e ha il quarto consumo di suolo più basso del Paese (3,4%). In un’economia che si muove verso la sostenibilità, è un capitale competitivo su cui costruire.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-13c1b4eee8e5ffcc5f438137fbcedb87 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Il dato controcorrente: qui le imprese non chiudono</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle ultime tappe di questo viaggio abbiamo raccontato territori che perdono aziende: le Marche hanno registrato il calo più marcato d’Italia, il Lazio il secondo. La Sardegna fa l’opposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regione conta 142.721 imprese attive e tra il 2019 e il 2025 ha perso appena lo 0,3%, contro una media nazionale del -2,0%: è il quinto miglior risultato d’Italia. Nell’ultimo anno il saldo è stato addirittura nullo, cioè le aperture hanno compensato esattamente le chiusure. Anche la <strong>densità imprenditoriale è alta</strong>: 91,3 imprese ogni 1.000 abitanti, sesto dato nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una stabilità che merita attenzione, perché arriva da un<strong> tessuto produttivo tutt’altro che industriale</strong>. Le imprese manifatturiere sono solo il 6,3%, penultimo dato in Italia. I distretti industriali – le aree dove molte aziende dello stesso settore lavorano fianco a fianco, condividendo competenze e fornitori – sono quattro, concentrati nell’alimentare, nel tessile e nei beni per la casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sofferenza, semmai, è concentrata nella grande industria del passato: le <strong>due aree di crisi industriale complessa</strong> della regione – territori dove la perdita di occupazione è così grave da richiedere interventi pubblici dedicati – riguardano i poli chimici e metallurgici di Porto Torres e di Portovesme, nel Sulcis.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Sardegna_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18974" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Sardegna_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Sardegna_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-fa7e2d0288fade524bebca0854d3bd5e wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>I luoghi dell’innovazione, abbastanza concentrati</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ecosistema dell’innovazione sardo è più snello che altrove e si distribuisce tra i due poli storici dell’isola. A <strong>Cagliari</strong> si concentrano il parco scientifico e tecnologico Sardegna Ricerche-Polaris, un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti, la Casa delle Tecnologie Emergenti Cagliari DLAB e la finanziaria regionale SFIRS. A <strong>Sassari</strong> ha sede eINS, l’Ecosistema dell’Innovazione finanziato dal PNRR che mette in rete università, centri di ricerca e imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno si muove <strong>una rete più diffusa</strong>: due incubatori certificati dal Ministero, tre Digital Innovation Hub – gli sportelli che aiutano le imprese a digitalizzarsi – promossi dalle associazioni di categoria, due Contamination Lab universitari, trentacinque progetti di cluster regionali. Un ecosistema che esiste, ma che resta più concentrato di quanto la geografia dell’isola richiederebbe.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c08f14eb6949f6334d6d1fc6eafb06db wp-block-paragraph"><strong>Formazione: due atenei e cinque ITS ben distribuiti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul capitale umano la Sardegna gioca con l’essenziale. Gli atenei sono due, entrambi statali: l’Università di Cagliari e l’Università di Sassari, che insieme offrono 162 corsi di laurea e nel 2024 hanno formato 5.146 laureati, dei quali 1.128 in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le competenze più richieste dall’economia digitale. Le donne sono la netta maggioranza dei laureati complessivi (63%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più capillare l’offerta tecnica: <strong>cinque ITS Academy</strong> – gli Istituti Tecnologici Superiori, con percorsi post-diploma molto pratici e legati al lavoro – coprono cinque diverse aree tecnologiche, dalla mobilità sostenibile all’agroalimentare, dall’energia all’ICT, con sedi sparse in tutta l’isola. Sono il collegamento più diretto tra scuola e imprese del territorio.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-77d9aa8432ac0a9a9980e8d359da667f wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Lavoro e turismo a due velocità</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato del lavoro è il vero punto dolente. Il tasso di occupazione si ferma al 42,8% e la <strong>disoccupazione all’8,3%</strong>, quinta più alta d’Italia. Preoccupa soprattutto la quota di <strong>NEET</strong> – i giovani che non studiano e non lavorano (dall’inglese <em>Not in Education, Employment or Training</em>) – <strong>al 19,6%</strong>, anche in questo caso tra le peggiori del Paese. Se a questo si aggiungono l’età media di 48,8 anni (seconda in Italia dopo la Liguria) e la <strong>quota più bassa d’Italia di under 15</strong>, il quadro demografico diventa il principale fattore limitante per lo sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il turismo, all’opposto, corre. Nel 2024 la Sardegna ha accolto <strong>3,8 milioni di arrivi</strong> con 15,6 milioni di presenze, seconda regione d’Italia per crescita. Vale il 3,54% degli occupati totali, terzo dato nazionale: molto sopra la media italiana. Il limite, noto, è la <strong>stagionalità</strong>: il brand Gallura e Costa Smeralda attrae 1,3 milioni di turisti, in prevalenza stranieri, ma quasi tutti concentrati nei mesi estivi. Completano il quadro un terzo settore con 3.784 enti e due fondazioni di origine bancaria di peso, risorse preziose per finanziare progetti di sviluppo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Sardegna_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18975" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Sardegna_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Sardegna_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna, in sintesi, è una regione che resiste. Non brilla nelle classifiche dell’innovazione, investe poco in ricerca privata, fa i conti con un mercato del lavoro debole e con la popolazione più anziana d’Italia dopo la Liguria. Ma non perde imprese, ha una densità imprenditoriale alta, un turismo in crescita e un patrimonio ambientale che vale come vantaggio competitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una base solida su cui manca, per ora, l’innesco. Gli ingredienti ci sono – due università, ITS ben distribuiti, un ecosistema dell’innovazione avviato, adulti disponibili a rimettersi in formazione – ma restano poco connessi tra loro e concentrati su Cagliari e Sassari, mentre l’interno dell’isola resta ai margini. È la sfida di tutti i territori con una geografia difficile: non basta che le competenze esistano, serve che si incontrino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per istituzioni e organizzazioni che vogliono <strong>attivare progetti di innovazione e rigenerazione</strong>, la Sardegna offre una condizione rara: un tessuto produttivo che ha retto agli anni difficili e che ora ha bisogno di strumenti per fare il salto. È esattamente il terreno su cui lavora C.NEXT, con un modello di poli capace di <strong>mettere in connessione imprese, competenze e territori</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE (ITS)</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Lazio</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-lazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 13:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La seconda economia d&#8217;Italia</strong>: con 216 miliardi di euro di valore aggiunto il Lazio è secondo solo alla Lombardia, ed è la seconda regione per popolazione, imprese attive ed enti del terzo settore.</li>



<li><strong>Un motore dell&#8217;innovazione</strong>: quinto in Italia per <em>Regional Innovation Index</em>, secondo per numero e densità di startup e PMI innovative, primo per ricerca pubblica e specialisti/e ICT.</li>



<li><strong>Tutto ruota intorno a Roma</strong>: la Capitale concentra i tre quarti degli abitanti, quasi tutte le strutture dell&#8217;innovazione e il 90% dei turisti. Le province restano ai margini.</li>



<li><strong>Pochissima manifattura</strong>: con appena il 5% di imprese industriali il Lazio è ultimo in Italia per peso della manifattura, e ha un solo distretto industriale.</li>



<li><strong>La sfida è diffondere il valore</strong>: fuori Roma ci sono due aree di crisi industriale complessa, a Frosinone e Rieti. Portare l&#8217;innovazione oltre la Capitale è il vero terreno di lavoro per chi si occupa di sviluppo territoriale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontare il Lazio significa raccontare <strong>Roma</strong>. La capitale pesa così tanto – per abitanti, economia, cultura, servizi – da mettere in ombra tutto il resto della regione. È un vantaggio enorme e insieme il suo limite più evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il Lazio è una potenza: seconda economia d&#8217;Italia, tra i primi territori per innovazione, ricerca e capitale umano. Ma è anche una regione a due velocità, dove la forza gravitazionale di Roma lascia poco spazio alle province. La domanda, per chi guarda allo sviluppo, è una sola: come si diffonde questa ricchezza oltre il Grande Raccordo Anulare?</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c1a3a0f0d20b43348844498934dad8fc wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong><strong>Una popolazione giovane</strong></strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lazio conta circa 5,7 milioni di abitanti in 378 comuni e cinque province, ed è la <strong>seconda regione più popolosa d&#8217;Italia</strong> dopo la Lombardia. Ma la distribuzione è tutt&#8217;altro che omogenea: 4,2 milioni di persone – tre residenti su quattro – vivono nella sola città metropolitana di Roma. Seguono, molto più staccate, Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. Dentro Roma si trova anche la Città del Vaticano, il più piccolo Stato del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I residenti stranieri sono l&#8217;11,4%, quarta regione italiana per incidenza. Interessante il profilo anagrafico: con un&#8217;<strong>età media di 46,5 anni</strong> il Lazio è più giovane della media nazionale ed è la seconda regione per quota di popolazione in età lavorativa, con relativamente pochi over 65. Un capitale umano che, sulla carta, è una risorsa preziosa per lo sviluppo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-746d5a0cbf2d94e74188b1814baac14c wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: tutte le strade portano a Roma</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;antico detto vale ancora. La rete infrastrutturale laziale è disegnata a raggiera intorno alla Capitale: la percorre l&#8217;<strong>A1 &#8220;Autostrada del Sole&#8221;</strong> (la Milano-Napoli) per circa 200 chilometri, mentre l&#8217;anello del <strong>Grande Raccordo Anulare</strong> – 68 chilometri, tra i più trafficati d&#8217;Europa – smista il traffico cittadino. Da Roma si diramano poi le storiche consolari romane, dall&#8217;Aurelia all&#8217;Appia, ancora oggi assi portanti della viabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non sono solo le strade. Il Lazio ospita il primo scalo aereo del Paese: l&#8217;aeroporto di <strong>Fiumicino &#8220;Leonardo da Vinci&#8221;</strong>, con 51,3 milioni di passeggeri nel 2025, tra i maggiori d&#8217;Europa, affiancato da Ciampino. Il porto di Civitavecchia è il quarto d&#8217;Italia per passeggeri (5 milioni), snodo cruciale delle crociere nel Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte ferroviario, la rete RFI conta 1.216 chilometri, di cui 235 di alta velocità. Roma è il <strong>grande nodo dell&#8217;alta velocità italiana</strong>: collega Napoli in un&#8217;ora, Bologna in poco più di due, Milano in tre e mezza. A questa si somma una capillare rete suburbana di otto linee che serve l&#8217;area metropolitana.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-450a84712ff5871fdbc912ad8bce413e wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Propensione all&#8217;innovazione: un motore che spinge</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per misurare la capacità di innovare di una regione si usa il Regional Innovation Index (RII), l&#8217;indicatore con cui l&#8217;Unione Europea incrocia 23 parametri, dalla ricerca ai brevetti. Il Lazio ottiene 96,3, quinto punteggio d&#8217;Italia: resta nella categoria dei <em>moderate innovator</em> – gli &#8220;innovatori moderati&#8221; secondo il metro europeo – ma con punte di eccellenza notevoli. È <strong>primo in Italia per ricerca e sviluppo del settore pubblico e per specialisti/e ICT</strong> (Information Communication Technology), e terzo per pubblicazioni scientifiche internazionali. Complessivamente rientra tra le prime dieci regioni in 14 indicatori su 23, sei dei quali sul podio nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora più netto il dato sulle imprese innovative: il Lazio conta <strong>1.139 startup innovative</strong> e <strong>431 PMI innovative</strong>, in entrambi i casi <strong>secondo in Italia</strong> sia per numero assoluto sia per densità sulla popolazione, dietro alla sola Lombardia. A sostenerle, sei incubatori certificati dal Ministero, tutti a Roma.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18933" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-0f413c25a474d0f8ce9c0c25b655cdb7 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Un&#8217;economia enorme, ma poco industriale e in calo</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lazio è la <strong>seconda economia d&#8217;Italia</strong>: 216 miliardi di euro di valore aggiunto – la ricchezza prodotta da imprese e istituzioni – seconda solo ai 440 della Lombardia. Le imprese attive sono 465.381, terzo dato nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è però una particolarità che distingue il Lazio da quasi tutte le altre tappe di questo viaggio: <strong>è un&#8217;economia poco manifatturiera</strong>. Le industrie valgono appena il <strong>5% delle imprese</strong>, la percentuale più bassa d&#8217;Italia, contro una media dell&#8217;8,7%. Non è un caso: qui l&#8217;economia è trainata da servizi, pubblica amministrazione, ricerca e turismo, non dalle fabbriche. La regione ha un solo distretto industriale, a Civita Castellana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il segnale d&#8217;allarme, condiviso con altri territori, è la contrazione: tra il 2019 e il 2025 <strong>le imprese attive sono calate</strong> del 6,4%, il secondo peggior dato d&#8217;Italia dopo le Marche. E fuori Roma la sofferenza si concentra in due aree di crisi industriale complessa – territori dove la perdita di occupazione richiede interventi pubblici dedicati – nel frusinate e nel reatino.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-449e341e4c42edbc40872599ff4ee966 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>I luoghi dell&#8217;innovazione: Roma accentra, ma qualcosa si muove intorno</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ecosistema dell&#8217;innovazione laziale è ricchissimo, ma segue la stessa regola di tutto il resto: gravita su Roma. Il progetto simbolo è <strong>Rome Technopole</strong>, uno degli ecosistemi dell&#8217;innovazione finanziati dal PNRR che mette in rete università, centri di ricerca e imprese sui temi dell&#8217;energia, del digitale e delle scienze della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno si muove una fitta rete: quattro Parchi Scientifici e Tecnologici (le strutture che ospitano e sostengono imprese ad alta tecnologia), due acceleratori di Cassa Depositi e Prestiti, il Competence Center CYBER 4.0 sulla cybersicurezza, una Casa delle Tecnologie Emergenti e numerosi Digital Innovation Hub, gli sportelli che aiutano le imprese a digitalizzarsi. La quasi totalità di queste strutture ha però sede a Roma: la provincia resta in larga parte scoperta.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-4b652465f5eadd3823976b99dae87302 wp-block-paragraph"><strong>Formazione: il più grande sistema universitario d&#8217;Italia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c&#8217;è un asset che il Lazio possiede senza rivali, è il capitale umano. La regione ospita <strong>19 atenei</strong> – sei statali, sei privati, sette telematici – <strong>il più grande sistema universitario d’Italia</strong>. Solo due università statali hanno sede fuori Roma, a Cassino e nella Tuscia. La Sapienza, da sola, con 282 corsi copre oltre un terzo dell&#8217;intera offerta formativa regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 il Lazio ha prodotto 66.994 laureati, dei quali 14.002 in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le competenze più richieste dall&#8217;economia digitale. A completare il quadro, <strong>17 ITS Academy</strong> – gli Istituti Tecnologici Superiori, con percorsi post-diploma molto pratici e legati al lavoro – distribuiti su nove aree tecnologiche e, questi sì, presenti in tutte le province.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-73365a00e3320e5189b25990105c3d9c wp-block-paragraph"><strong><strong>Lavoro, turismo e terzo settore: il traino della capitale</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mercato del lavoro il Lazio si colloca su valori medi: occupazione al 49,4% e disoccupazione al 6,3%. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti, però, è il quarto più alto d&#8217;Italia. Solido il terzo settore, con oltre 14.000 enti, secondo dato nazionale dopo la Lombardia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo più brillante è il turismo. Nel 2024 il Lazio ha accolto <strong>12,8 milioni di turisti, prima regione d&#8217;Italia per crescita</strong> sia negli arrivi sia nelle presenze. Ma anche qui vale la regola: quasi tutto il merito è di Roma, che da sola raccoglie circa il 90% dei flussi. Fuori dalla Capitale, l&#8217;offerta turistica fatica ancora a costruire un&#8217;identità riconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano poi, come risorsa per lo sviluppo, le <strong>numerose fondazioni</strong> attive sul territorio, dalle fondazioni di origine bancaria a quelle impegnate sulla formazione e la transizione digitale: un patrimonio prezioso per finanziare progetti di innovazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18934" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/07/Lazio_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Lazio, in sintesi, è una delle regioni più sviluppate d&#8217;Italia: seconda economia, con ottimi risultati nella ricerca e nell&#8217;innovazione, con un sistema universitario e infrastrutturale che poche altre possono vantare. Ma è anche la regione dove più che altrove il valore si concentra in un unico punto, Roma, lasciando le province in una posizione di svantaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio questo squilibrio definisce la sfida. Gli asset ci sono, in abbondanza – università, startup, centri di ricerca, capitale umano giovane – ma vanno diffusi oltre il Grande Raccordo Anulare, dove la manifattura è fragile e la rete dell&#8217;innovazione ancora rada. È la sfida classica dei territori policentrici: non manca il potenziale, <strong>manca un sistema</strong> che lo distribuisca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per istituzioni e organizzazioni che vogliono attivare progetti di innovazione e rigenerazione, il Lazio fuori Roma è un terreno pieno di opportunità ancora da cogliere: è qui che un modello capace di connettere imprese, competenze e territori, come quello di C.NEXT, può fare la differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE (ITS)</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Marche</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-marche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:08:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18895</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La manifattura è l&#8217;identità della regione</strong>: le Marche sono seconde in Italia per peso del settore manifatturiero (11,9% delle imprese) e terze per numero di distretti industriali (19), dietro solo a Lombardia e Veneto.</li>



<li><strong>Il tessuto produttivo si assottiglia</strong>: tra il 2019 e il 2025 le imprese attive sono calate del 10,9%, il dato peggiore d&#8217;Italia. Sono tre le aree di crisi industriale complessa riconosciute nella regione, anche se nell&#8217;ultimo anno il declino sembra essersi quasi arrestato.</li>



<li><strong>Un&#8217;innovazione &#8220;nella media&#8221;, ma con un&#8217;eccezione</strong>: con un Regional Innovation Index di 89 le Marche sono undicesime in Italia, eppure terze per densità di <strong>startup innovative</strong> ogni 100.000 abitanti.</li>



<li><strong>Asset logistici e umani da mettere a sistema</strong>: Ancona è un nodo strategico anche a livello europeo (porto, aeroporto, interporto), mentre quattro atenei e quattro ITS Academy formano oltre 2.000 laureati STEM l&#8217;anno.</li>



<li><strong>Le potenzialità ci sono, manca il sistema</strong>: competenze, distretti, università e una rete dell&#8217;innovazione già strutturata esistono, ma vanno rimessi in connessione. È qui che si inserisce <strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong>, il polo nato nel cuore di un&#8217;area di crisi marchigiana.</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-bc8bde4e5393881695278418d6188aa8 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Manifattura diffusa, tra distretti produttivi e un declino da invertire</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La regione Marche si racconta bene attraverso i numeri della sua <strong>industria manifatturiera</strong>. Scarpe, borse, abbigliamento, mobili, elettrodomestici: per decenni l&#8217;economia regionale è stata sinonimo di <strong>distretti produttivi</strong> e <strong>PMI specializzate</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella forza c&#8217;è ancora, ed è notevole. Ma accanto a essa è comparso un campanello d&#8217;allarme che nessun&#8217;altra regione italiana suona con la stessa intensità: <strong>il numero di imprese attive cala</strong>, e lo fa da anni. Le Marche sono insieme un&#8217;eccellenza manifatturiera e un territorio da rilanciare. È in questa tensione che si gioca il futuro di questa regione.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-cb1ec17f91d0be3ca62192ff15e54dba wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Una regione tra Appennino e Adriatico</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Marche contano circa <strong>1,5 milioni di abitanti</strong> in 225 comuni e cinque province affacciate sull&#8217;Adriatico, da Ancona (il capoluogo) a Pesaro e Urbino, Macerata, Ascoli Piceno e Fermo. Per popolazione sono la tredicesima regione italiana; i residenti stranieri (9,1%) sono in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto più delicato è l&#8217;età. Con un&#8217;<strong>età media di 47,7 anni</strong> le Marche sono l&#8217;ottava regione più anziana d&#8217;Italia: oltre un residente su quattro ha più di 65 anni. È un fattore che pesa sulle prospettive di sviluppo, perché significa meno forza lavoro disponibile e più pressione sui servizi.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-cdfbd6c5c82f396e04f954b0b71ee801 wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: <strong>tutto sulla costa, l&#8217;entroterra &#8220;a pettine</strong></strong>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete infrastrutturale marchigiana ha una geometria precisa: corre lungo il mare e si dirama verso l&#8217;interno. Sulla costa scorrono l&#8217;<strong>autostrada A14 &#8220;Adriatica&#8221;</strong> (la Bologna-Taranto), che attraversa la regione per circa 215 chilometri, e parallela a essa la statale SS16; verso l&#8217;Appennino si staccano le direttrici &#8220;a pettine&#8221;, dalla Salaria che collega Ascoli a Roma alla Val di Chienti, asse strategico per il manifatturiero maceratese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <strong>fronte ferroviario</strong>, la rete RFI conta 389 chilometri in esercizio: la spina dorsale è la linea adriatica (Bologna-Bari-Taranto), a doppio binario e classificata come &#8220;fondamentale&#8221;, cioè tra le più importanti d&#8217;Italia, percorsa dal Frecciarossa che collega Ancona a Bologna in un&#8217;ora e mezza e a Roma e Milano in tre ore. Verso l&#8217;entroterra corrono invece tre linee trasversali a semplice binario, e quindi meno performanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo logistico è l&#8217;area di Ancona, strategica anche su scala europea. Qui si concentrano il <a><strong>porto di Ancona</strong> </a>– l&#8217;unico di rilievo nazionale, con oltre 800.000 passeggeri (soprattutto verso Grecia, Croazia e Albania) e 9,5 milioni di tonnellate di merci nel 2025 – e l&#8217;unico aeroporto regionale, il &#8220;Raffaello Sanzio&#8221; di Ancona-Falconara, che ha superato i 600.000 passeggeri nel 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Completa il quadro l&#8217;<strong>Interporto Marche di Jesi</strong>, un hub intermodale (dove le merci passano da un mezzo di trasporto a un altro, dal treno al camion) raccordato alla ferrovia e a ridosso di autostrada e statali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-76a086d2b21c5593b309cdc0e6715119 wp-block-paragraph"><strong><strong>Propensione all&#8217;innovazione: &#8220;moderate innovator&#8221;</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto sono innovative le Marche? Per misurarlo si usa il <strong>Regional Innovation Index (RII)</strong>, l&#8217;indicatore con cui l&#8217;Unione Europea fotografa la capacità di innovare di ogni regione incrociando 23 parametri, dalla ricerca ai brevetti. Le Marche ottengono un punteggio di 89, undicesimo in Italia: rientrano nella categoria dei <em>moderate innovator</em>, gli &#8220;innovatori moderati&#8221;. È un <strong>profilo equilibrato ma senza picchi</strong>, con tre indicatori sul podio nazionale, tre nelle ultime posizioni e tutti gli altri intorno a metà classifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dato però spicca: la <strong>densità di startup innovative</strong>. Le Marche ne contano 257, undicesimo dato italiano in valore assoluto, ma rapportato alla popolazione (17,3 ogni 100.000 abitanti) le porta al terzo posto nazionale, dietro solo a Lombardia e Lazio. Si aggiungono 81 PMI innovative (quinta regione per densità) e quattro incubatori certificati dal Ministero delle Imprese, le strutture che accompagnano la nascita di aziende ad alto contenuto tecnologico.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-9a010a5a9a7c6df183083fb2fdcdf55e wp-block-paragraph"><strong><strong>Un tessuto manifatturiero forte, ma che si sta assottigliando</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La regione conta 130.880 imprese attive, l&#8217;11,9% delle quali manifatturiere: una percentuale che la rende la <strong>seconda regione d&#8217;Italia per peso dell&#8217;industria</strong>, dietro solo alla Toscana e ben sopra la media nazionale dell&#8217;8,5%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa vocazione si organizza in <strong>19 distretti industriali</strong> – aree dove molte imprese dello stesso settore lavorano fianco a fianco, condividendo competenze e fornitori – che coinvolgono 178 comuni: solo Lombardia e Veneto ne hanno di più. La specializzazione racconta la storia produttiva del territorio, concentrata soprattutto in cuoio e calzature, tessile e abbigliamento, beni per la casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sotto questa forza c&#8217;è una crepa. Tra il 2019 e il 2025 <strong>le imprese attive sono diminuite del</strong> <strong>10,9%</strong>: il calo più marcato d&#8217;Italia. La buona notizia è che nell&#8217;ultimo anno la discesa sembra essersi quasi arrestata. Il segnale più chiaro della difficoltà sono le <strong>tre aree di crisi industriale complessa</strong> riconosciute nella regione – territori dove la perdita di occupazione è così grave da richiedere interventi pubblici dedicati – che interessano il Piceno, il distretto calzaturiero fermano-maceratese e l&#8217;area dell&#8217;ex Merloni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_2-1024x629.jpg" alt="Alcuni dati sulla regione Marche" class="wp-image-18902" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-9dcc845bbfae6204e67c26d6ba4ccb57 wp-block-paragraph"><strong><strong>I luoghi dell&#8217;innovazione: Ancona guida, ma la rete è diffusa</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per invertire la rotta, le Marche contano su un <strong>ecosistema dell&#8217;innovazione</strong> più ricco di quanto suggerisca il loro punteggio medio. Il baricentro è Ancona, ma le strutture sono distribuite su tutto il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong>, il polo di innovazione del sistema nazionale C.NEXT, è già attivo nella fornitura di servizi per le imprese, mentre è in costruzione lo spazio che ospiterà startup e aziende innovative nell&#8217;area dell&#8217;ex stabilimento SGL Carbon, ad <strong>Ascoli</strong>. Non è un dettaglio che nasca proprio in una delle aree di crisi industriale complessa della regione: è lì che l&#8217;innovazione può fare la differenza, trasformando un&#8217;eredità industriale in nuova capacità produttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno si muove una rete fitta: quattro incubatori certificati, un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti, cinque Digital Innovation Hub (gli sportelli che aiutano le imprese a digitalizzarsi) promossi dalle associazioni di categoria, e EDIH4Marche, uno dei tredici <strong>European Digital Innovation Hub</strong> italiani del programma europeo Digital Europe. Completano il quadro CTE SQUARE a Pesaro (una Casa delle Tecnologie Emergenti), un cluster tecnologico nazionale, cinque cluster regionali e due Contamination Lab universitari ad Ancona e Urbino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18904" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/06/Marche_MAG_3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-6d1d32084c46c31bf469cc4fc8ada267 wp-block-paragraph"><strong>Formazione: quattro atenei, quattro ITS</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitale umano è la materia prima dell&#8217;innovazione, e le Marche ne producono con continuità. La regione ospita <strong>quattro atenei statali</strong> – la Politecnica delle Marche ad Ancona, le Università di Urbino, Camerino e Macerata – che nel 2024 hanno laureato 8.060 persone, 2.089 delle quali in <strong>discipline STEM</strong> (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le competenze più richieste dall&#8217;economia digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questi percorsi si affiancano quattro <strong>ITS Academy</strong>, gli Istituti Tecnologici Superiori con corsi post-diploma molto pratici e legati al lavoro – dalla meccatronica al turismo al made in Italy – distribuiti in tutte le province: il ponte più diretto tra scuola e imprese del territorio.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-d925ead282b4d5f3b5552e9b52168d32 wp-block-paragraph"><strong>Lavoro, turismo e terzo settore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mercato del lavoro le Marche si attestano su <strong>valori medi</strong>: disoccupazione al 5,1% (in linea con la media nazionale) e occupazione al 50,4%. Spicca un dato in positivo, la quota di <strong>NEET</strong> – i giovani che non studiano e non lavorano (dall&#8217;inglese <em>Not in Education, Employment or Training</em>) – al 10,6%, quinto miglior risultato in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il turismo è una risorsa presente ma non dominante (2,6 milioni di arrivi nel 2024, +8,6% rispetto al 2019), penalizzata dall&#8217;assenza di un marchio territoriale riconoscibile. Solido invece il terzo settore, sesto in Italia per densità di enti. Rilevanti, per chi voglia attivare progetti di sviluppo, le <strong>sei fondazioni di origine bancaria</strong> riunite nella Consulta delle Casse di Risparmio Marchigiane: un patrimonio di risorse e radicamento territoriale prezioso per finanziare l&#8217;innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Marche, in sintesi, sono <strong>una regione manifatturiera di valore</strong>, con distretti tra i più numerosi d&#8217;Italia e una densità di startup sorprendente, che però fa i conti con una popolazione che invecchia e un tessuto d&#8217;imprese che si assottiglia più che altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio questa combinazione la rende un territorio interessante per chi si occupa di sviluppo: gli asset ci sono – competenze, distretti, università, una rete dell&#8217;innovazione già strutturata – ma vanno <strong>rimessi in connessione</strong> per generare valore in modo sistematico. È la sfida classica di molti territori italiani: non manca il potenziale, <strong>manca un sistema</strong> che lo faccia funzionare insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È esattamente il terreno su cui lavora C.NEXT, e non in astratto: con <strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong> il modello dei poli di innovazione è posizionato nel cuore di un&#8217;area di crisi marchigiana. Per istituzioni e organizzazioni che vogliono attivare progetti di innovazione e rigenerazione, le Marche offrono un caso concreto in cui un&#8217;eredità industriale può tornare a essere un motore di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE (ITS)</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Avviato il cantiere di C.NEXT Piceno</title>
		<link>https://cnexthub.com/avviato-il-cantiere-di-c-next-piceno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 14:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[C.NEXT Piceno]]></category>
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					<description><![CDATA[Il polo territoriale delle Marche inizia a prendere forma: sono stati avviati i lavori per la ristrutturazione dell’area mensa della ex SGL Carbon]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/">C.NEXT Piceno</a></strong> – polo territoriale delle Marche – inizia a prendere forma: sono stati avviati i lavori per la <strong>ristrutturazione dell’area della ex SGL Carbon</strong>, ad Ascoli, a partire dagli spazi che una volta erano adibiti a mensa aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inizio del cantiere, festeggiato dai soci del progetto e i rappresentanti del territorio, è il primo passo concreto per la <strong>costruzione del polo di C.NEXT Piceno</strong> e l’<strong>insediamento di imprese e startup innovative</strong> al suo interno: un progetto capace di valorizzare un’area dismessa da tempo, con la creazione di nuove opportunità di lavoro qualificato per le giovani generazioni e benefici per tutta la comunità cittadina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inaugurazione erano presenti il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, Roberta Faraotti (presidente di RigenerAzioni), Simone Ferraioli (presidente di Confindustria) e Stefano Soliano, Amministratore Delegato di C.NEXT.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa dei primi spazi, C.NEXT Piceno è già operativa con i suoi <strong>servizi di trasferimento tecnologico</strong> destinati alle imprese, anche grazie a un <strong><a href="https://piceno.cnexthub.com/next-innovation-voucher/">contributo di 100.000€ a fondo perduto</a></strong> destinato ai progetti di innovazione delle PMI del territorio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Calabria</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18833</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La Calabria è una regione di contrasti</strong>: terza per traffico merci, prima in Italia per innovazioni di prodotto, ma 18° per Regional Innovation Index e ultima per tasso di occupazione</li>



<li><strong>Infrastrutture logistiche solide</strong>: tre aeroporti in crescita, il porto di Gioia Tauro (44,7 milioni di tonnellate movimentate nel 2024), 852 km di rete ferroviaria con il Frecciarossa Reggio-Milano senza cambi</li>



<li><strong>Capitale umano STEM da valorizzare</strong>: quattro atenei, 63 corsi di laurea scientifico-tecnologici, oltre 1.600 laureati STEM nel 2024 e 9 ITS in 7 aree diverse</li>



<li><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione già strutturato</strong>: tre Parchi Scientifici e Tecnologici, un acceleratore di CDP sulla cybersecurity, l&#8217;Ecosistema dell&#8217;Innovazione Tech4You finanziato dal PNRR, sei cluster tecnologici regionali</li>



<li><strong>Il nodo è il sistema</strong>: tasso di occupazione al 34,4% (ultimo in Italia) e 42,5 laureati ogni 1.000 residenti che lasciano la regione dopo gli studi raccontano un territorio dove gli asset esistono ma non generano ancora valore in modo strutturato</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a70255fba31fd834b5324ea825eeedbe wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Una regione di contrasti, tra eccellenze nascoste e fragilità strutturali</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria è un territorio difficile da analizzare: i dati raccontano storie opposte. Una regione con tre aeroporti, il terzo porto d&#8217;Italia per merci e una rete universitaria capillare, ma con il peggior tasso di occupazione del paese; un territorio classificato come &#8220;<em>moderate innovator</em>&#8221; dall&#8217;Unione Europea e penultimo in Italia per <em>Regional Innovation Index</em>, ma <strong>primo assoluto per innovazioni di prodotto e di processo</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-01d72b2a787f790efedba7c1749bdc28 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Il quadro demografico: la più giovane del Mezzogiorno</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria conta circa 1,8 milioni di abitanti distribuiti in 404 comuni e 5 province: la più popolosa è Cosenza (670.000), seguita dalla città metropolitana di Reggio Calabria (500.000) e da Catanzaro (340.000). Le province di Crotone e Vibo Valentia contano circa 150.000 abitanti ciascuna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;età media è di 46,0 anni, di poco inferiore alla media nazionale di 46,4: la Calabria è la <strong>quarta regione più giovane d&#8217;Italia</strong>. È un dato che, sul piano del potenziale di sviluppo, rappresenta un asset: il capitale umano in età lavorativa c&#8217;è e cresce. I residenti stranieri sono 105.439, pari al 5,7% della popolazione, seconda regione del Sud per incidenza dopo l&#8217;Abruzzo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5ef19bd5d5754b7beb0ec2703e5790f1 wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: sulla carta non manca nulla</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte infrastrutturale, la rete è articolata e in fase di ammodernamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;asse autostradale è rappresentato dalla A2 Autostrada del Mediterraneo (la ex A3 Salerno-Reggio Calabria), che attraversa la regione per 280 dei suoi 432 km complessivi, è gestita da ANAS ed è interamente gratuita, un&#8217;eccezione nel panorama nazionale. Parallelamente, lungo la costa ionica, corre la SS106 Jonica, oggetto di importanti lavori di ampliamento a quattro corsie. Quattro arterie trasversali collegano le due dorsali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sistema aeroportuale è sviluppato</strong>, con tre scali gestiti da SACAL. Lamezia Terme, il principale, ha movimentato oltre 3 milioni di passeggeri nel 2025 (+12,4% sull&#8217;anno precedente); Reggio Calabria ha quasi raggiunto il milione di passeggeri (+50%); Crotone ha registrato 340.000 passeggeri (+24,5%). <strong>Il porto di Gioia Tauro è il terzo d&#8217;Italia per merci movimentate</strong> (44,7 milioni di tonnellate nel 2024), un&#8217;eccellenza logistica nazionale. Villa San Giovanni gestisce il traffico passeggeri verso la Sicilia, con 10 milioni di transiti annui. La rete ferroviaria è estesa: 852 km, di cui 318 di linee fondamentali e 279 a doppio binario. Il Frecciarossa collega Reggio Calabria a Napoli in 5 ore, a Roma in 6, a Milano in 9, senza cambi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18835" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-67f639b69a7f1534a3494c1a87178d01 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: il paradosso del primo e ultimo posto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati sulla propensione all&#8217;innovazione raccontano la storia più contraddittoria di tutta questa tappa. L&#8217;European Innovation Scoreboard 2025 classifica la Calabria come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 75,8 (18° in Italia, 165° nell&#8217;UE), ben sotto la media nazionale di 90,3. La regione <strong>si colloca tra le ultime cinque posizioni in 16 indicatori su 23</strong>: formazione continua, co-pubblicazioni scientifiche, R&amp;D del settore privato, brevetti registrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma due indicatori cambiano completamente il quadro:<strong> la Calabria è prima in Italia</strong> – e settima nell&#8217;Unione Europea – <strong>per innovazioni di prodotto e prima in Italia </strong>(sesta nell&#8217;UE) <strong>per innovazioni di processo</strong>. Le imprese calabresi che innovano lo fanno in misura significativa, anche se sono poche in termini assoluti: l&#8217;innovazione è concentrata, ma quando avviene è di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le startup innovative sono 152 (8,3 ogni 100.000 abitanti), le PMI innovative 58 (3,2 ogni 100.000 abitanti). Numeri modesti, che si inseriscono però in <strong>un ecosistema dei luoghi dell&#8217;innovazione sorprendentemente articolato</strong>: tre Parchi Scientifici e Tecnologici (CalabriaInnova a Lamezia Terme, CALPARK a Rende, PST della Magna Grecia a Crotone), un incubatore certificato MISE (Entopan Innovation a Catanzaro), un acceleratore di Cassa Depositi e Prestiti dedicato alla cybersecurity (CyberXcelerator a Cosenza), un Ecosistema dell&#8217;Innovazione finanziato dal PNRR (Tech4You), sei cluster tecnologici regionali e l&#8217;incubatore accademico TechNest dell&#8217;Università della Calabria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un&#8217;infrastruttura dell&#8217;innovazione che, sulla carta, regge il confronto con regioni molto più sviluppate. Il tema, anche qui, è il funzionamento di sistema.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ece021e62e542a52c5135c81f0e3418e wp-block-paragraph"><strong>Il tessuto imprenditoriale: tante imprese piccolissime</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Calabria conta 155.244 imprese attive (10° regione in Italia), di cui 10.418 manifatturiere, il 6,7% del totale, sotto la media nazionale dell&#8217;8,5%. La densità imprenditoriale è di 84,6 ogni 1.000 abitanti, in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è però un dato che merita attenzione: la Calabria è la regione italiana con il minor numero medio di addetti per impresa, 2,61 contro una media nazionale di 3,97. Tradotto: <strong>molte imprese, ma tutte piccolissime</strong>, spesso a conduzione familiare, con bassa capacità di investimento e difficoltà strutturali a fare il salto dimensionale. Le reti d&#8217;impresa sono 167 (17° regione), non esistono distretti industriali riconosciuti e non sono presenti aree di crisi industriale complessa.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3a9f835466195f0f224f1da56d2799ca wp-block-paragraph"><strong>Formazione: il vero asset della regione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il sistema della formazione superiore è uno dei punti di forza meno raccontati della Calabria</strong>. La regione ospita quattro atenei: tre statali (Università della Calabria a Rende, Magna Graecia di Catanzaro, Mediterranea di Reggio Calabria) e uno privato (Dante Alighieri per stranieri di Reggio Calabria). Complessivamente erogano 159 corsi di laurea, di cui 63 – quasi il 40% – in ambito STEM. L&#8217;UNICAL da sola offre 90 corsi, di cui 45 STEM: numeri da grande ateneo nazionale. Nel 2024 i quattro atenei hanno formato 6.044 laureati, di cui 1.605 STEM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo si aggiunge <strong>un sistema ITS particolarmente articolato</strong>: 9 istituti tecnologici superiori operativi in 7 aree (efficienza energetica, biotecnologie, agroalimentare, mobilità sostenibile, servizi alle imprese, turismo, ICT), con sedi in tutte le province.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema, ancora una volta, è la dispersione</strong>. 42,5 laureati ogni 1.000 residenti lasciano la regione dopo gli studi: solo la Basilicata fa peggio (-44,7). Si forma capitale umano qualificato, ma non si riesce a trattenerlo, perché il mercato del lavoro locale non offre opportunità adeguate.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ef9aa810745e133a03e4cb397356514e wp-block-paragraph"><strong>Lavoro: i numeri del problema strutturale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I dati occupazionali rappresentano la fragilità più evidente della Calabria</strong>. Il tasso di disoccupazione è al 13,1%, secondo peggior dato d&#8217;Italia dopo la Campania (15,6%). I NEET – giovani che non studiano e non lavorano – sono al 27,2%, secondo dato più alto dietro alla Sicilia. Il tasso di occupazione si ferma al 34,4%, ultimo in Italia: meno di una persona in età lavorativa su tre è effettivamente occupata. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2024 è di 17.793 euro, anche qui ultimo dato regionale. Questi numeri raccontano una distanza enorme tra il potenziale del territorio – infrastrutture, formazione, propensione all&#8217;innovazione – e la sua effettiva capacità di generare lavoro qualificato. È il gap su cui ogni intervento di sviluppo territoriale è chiamato a misurarsi.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-23c4178040bf848d5a1ec59801528618 wp-block-paragraph"><strong>Turismo e terzo settore: segnali e prospettive</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore turistico ha registrato 1,7 milioni di arrivi nel 2024 per oltre 8,1 milioni di pernottamenti, con un calo del 7,7% di arrivi e del 12,2% di notti rispetto al 2019: la peggior performance regionale italiana, in controtendenza rispetto alla crescita nazionale. Ci sono però segnali di ripresa nell&#8217;ultimo anno, con un +12,3% di pernottamenti quasi in linea con la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente interessante è il caso della <strong>Costa degli Dei,</strong> brand turistico che raggruppa 9 comuni della provincia di Vibo Valentia: oltre 400.000 turisti nel 2024 e più di 2,3 milioni di pernottamenti, con una permanenza media di quasi 6 giorni e quasi il 40% di presenze straniere. Numeri stabili rispetto al 2019, in un quadro regionale negativo: la dimostrazione che una strategia di brand territoriale ben costruita funziona anche in Calabria. Il terzo settore conta 4.561 enti, con una densità di 248 ogni 100.000 abitanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18836" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/05/Calabria_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi guarda alla Calabria pensando a strategie di sviluppo, lo scenario è chiaro. La regione dispone di infrastrutture logistiche di livello nazionale, di una rete universitaria che forma capitale umano qualificato in ambito STEM, di un ecosistema dell&#8217;innovazione già strutturato e di un dato – quello sull&#8217;innovazione di prodotto e processo nelle imprese – che pochi altri territori italiani possono vantare. Allo stesso tempo, le criticità occupazionali e la fuga dei laureati indicano un sistema in cui questi asset non riescono a generare valore in modo continuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo accompagnarti nella progettazione e attivazione di un polo di innovazione sul territorio, dalla mappatura delle vocazioni territoriali alla costruzione delle alleanze locali: scrivici a </strong><a href="mailto:info@cnexthub.com"><strong>info@cnexthub.com</strong></a><strong> per iniziare un dialogo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.bancaditalia.it/" target="_blank" rel="noopener">Banca d&#8217;Italia</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Molise</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-molise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Molise]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18783</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il Molise è regione con una <strong>grande densità di imprese</strong>, quasi tutte molto piccole, e un <strong>buon numero di startup</strong> in rapporto alla popolazione</li>



<li>Le <strong>reti di impresa</strong> sono poco diffuse, non sono presenti <strong>distretti industriali</strong> e i <strong>“luoghi dell’innovazione”</strong> sono rari, senza alcun incubatore certificato nella regione</li>



<li>Il territorio molisano ha dati positivi per quanto riguarda gli <strong>enti del terzo settore</strong> e un <strong>patrimonio ambientale</strong> ancora integro, con un <strong>turismo</strong> poco sviluppato ma dal buon potenziale</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b00f9433d5c0ca9f61b2303230dc323b wp-block-paragraph"><strong><strong>Una regione che esiste (eccome), tra fragilità e potenziale inespresso</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise è spesso oggetto di battute sulla sua stessa esistenza, ma i numeri raccontano una realtà molto più interessante e complessa di quanto il luogo comune suggerisca. Seconda regione meno popolosa d&#8217;Italia dopo la Valle d&#8217;Aosta, con i suoi 289.224 abitanti distribuiti in 136 comuni tra le province di Campobasso e Isernia, il Molise rappresenta un caso di studio unico nel panorama italiano: un territorio con fragilità evidenti – demografiche, infrastrutturali, economiche – ma anche con indicatori sorprendenti e margini di crescita che meritano attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è un territorio che si trova in una <strong>posizione geografica strategica</strong>: classificata come regione del sud, confina con quattro regioni – Abruzzo, Lazio, Campania e Puglia – e si affaccia sul Mar Adriatico.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a46edf6887d17d283df5f3863f0cc46c wp-block-paragraph"><strong><strong>Pochi, anziani e con poca immigrazione: il quadro demografico</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati anagrafici del Molise delineano una sfida strutturale che riguarda tutta Italia, ma che qui si manifesta in forma accentuata. L&#8217;età media della popolazione è di 48,2 anni, quasi due anni in più rispetto alla media nazionale. Il 26,8% dei residenti ha più di 65 anni (quinto dato più alto d&#8217;Italia), mentre la fascia sotto i 14 anni si ferma al 10,6%. I residenti stranieri sono 13.231, con un&#8217;incidenza del 4,6% – circa la metà della media nazionale dell&#8217;8,9%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, il Molise invecchia più velocemente del resto della nazione e attira meno immigrazione. Per un territorio che vuole innovare, questo rappresenta un vincolo significativo: <strong>meno persone in età lavorativa, meno diversità di competenze, meno ricambio generazionale</strong>. Ma anche un segnale chiaro della necessità di interventi mirati sulla qualità della vita, l&#8217;attrattività e la formazione.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-82c7298e473a05efcf83e3ce56fb337f wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Infrastrutture essenziali: poche, ma sufficienti?</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise non ha aeroporti commerciali – i più vicini sono Pescara, Foggia e Napoli – e il Porto di Termoli ha una vocazione turistica, con circa 200.000 passeggeri nel 2024, principalmente diretti alle Isole Tremiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rete ferroviaria conta 389 km, di cui 243 km di linee fondamentali e 204 km a doppio binario. Lungo la costa transita il Frecciarossa, che garantisce un collegamento veloce fino a Termoli, mentre la rete interna è più limitata: Isernia e Venafro sono collegate con la Campania, ma una sola linea attraversa la regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerando anche le strade, le infrastrutture sono adeguate alle dimensioni della regione, ma che evidenziano un problema comune alle aree interne italiane: la difficoltà di collegamento rapido con i grandi nodi economici. <strong>Per attrarre investimenti e talenti, la connettività – fisica e digitale – resta un tema centrale</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-bc83b7add434539be81fb840ee9ad667 wp-block-paragraph"><strong><strong>Il tessuto imprenditoriale: poche imprese, alta densità</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise conta 29.243 imprese attive, un numero che lo colloca al penultimo posto in Italia. Le imprese manifatturiere sono 1.949, pari al 6,7% del totale – anche qui, penultima posizione davanti alla sola Valle d&#8217;Aosta. Tra il 2019 e il 2024 le imprese attive sono diminuite del 5,1%, dato peggiore della media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure c&#8217;è un indicatore che sorprende: la densità imprenditoriale. Con 101 imprese ogni 1.000 abitanti, il Molise è la prima regione d&#8217;Italia, ben sopra la media nazionale di 85,7. Significa che, <strong>in proporzione alla sua popolazione, il Molise ha più imprese di qualsiasi altra regione</strong>. Questo dato racconta un tessuto di <strong>microimprenditorialità diffusa</strong>, un substrato che – se accompagnato da servizi e competenze – può diventare terreno fertile per l&#8217;innovazione. Il punto debole, però, è la <strong>scarsa capacità di fare rete</strong>: la regione conta appena 25 reti d&#8217;impresa, ultima in Italia, e non ha alcun distretto industriale riconosciuto. Esiste inoltre un&#8217;area di crisi industriale complessa che coinvolge Venafro, Bojano e Campochiaro, comprendente 67 comuni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18789" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c9dab5e5ab44ebcf9e531b470d938994 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: segnali nel deserto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La propensione all&#8217;innovazione del Molise presenta luci e ombre. Le 71 startup innovative registrate rappresentano un numero assoluto modesto (19ª regione), ma in rapporto alla popolazione – 24,6 startup ogni 100.000 abitanti – il Molise sale al quarto posto in Italia. Un dato notevole, che indica una <strong>vivacità imprenditoriale innovativa</strong> superiore a quanto ci si aspetterebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le PMI innovative sono 10, un numero contenuto anche in proporzione. <strong>Non ci sono incubatori certificati dal MISE</strong>, il che rappresenta una lacuna importante nell&#8217;ecosistema di supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;European Innovation Scoreboard (EIS) 2025, lo strumento dell&#8217;Unione Europea che misura la capacità innovativa dei territori, classifica il Molise come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 76 – ben al di sotto della media italiana di 90,3. La regione compare nella top 10 nazionale in soli 6 indicatori su 23. I punti di forza relativi includono le emissioni di PM2.5 (5ª regione, il miglior dato in assoluto) e la R&amp;D nel settore privato (11ª regione). Le innovazioni di processo e di prodotto restano invece tra le più basse d&#8217;Italia. Nonostante tutto, qualcosa si muove. Il territorio ospita alcuni luoghi dell&#8217;innovazione che, per quanto pochi, rappresentano presidi importanti: MolisCTE, la casa delle tecnologie emergenti di Campobasso, FinMolise (la finanziaria regionale), il DIH CANTIERI promosso da Confartigianato e SPIN di Confcommercio. <strong>Un ecosistema minimo ma presente</strong>, che potrebbe essere rafforzato, connesso e reso più visibile.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-45c312db76459573201f4f6aba034ce1 wp-block-paragraph"><strong>Formazione e lavoro: meglio del previsto, ma non abbastanza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Università degli Studi del Molise (UNIMOL), fondata nel 1982, ha sedi a Campobasso, Pesche e Termoli e offre 44 corsi di laurea, di cui 9 in area STEM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è dopo la laurea, con 36,8 laureati ogni 1.000 che lasciano la regione al termine degli studi, un <strong>tasso di emigrazione intellettuale elevato</strong>: solamente Calabria e Basilicata &#8220;perdono&#8221; più laureati al termine degli studi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato del lavoro molisano mostra indicatori migliori rispetto a gran parte del Mezzogiorno: il tasso di disoccupazione è al 7,9% (sesto più alto in Italia, ma ben lontano dai picchi di Calabria e Sicilia) e il tasso di occupazione raggiunge il 42,8%. La quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è al 18,1%, il sesto dato più alto nel Paese. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 si è attestato a 19.736 euro, 15° in Italia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b95dcf269b87834477c28e1e6a41d807 wp-block-paragraph"><strong>Terzo settore e turismo: risorse da valorizzare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dato particolarmente significativo riguarda il <strong>terzo settore</strong>: il Molise ospita 926 enti, numero contenuto in assoluto (19ª regione), ma con una densità di 320 ogni 100.000 abitanti che lo posiziona al terzo posto in Italia. È un indicatore di coesione sociale e di capacità di auto-organizzazione della comunità, una risorsa spesso trascurata nelle strategie di sviluppo territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il turismo resta un settore in fase embrionale</strong>: 140.000 arrivi nel 2024 per circa 450.000 pernottamenti, ultimo dato in Italia. La crescita rispetto al 2019 è stata modesta (+1,1% di arrivi, +1,7% di presenze), nettamente inferiore alla media nazionale (+6,3% e +6,7%). Il settore impiega circa 850 addetti, pari all&#8217;1,25% del totale. D&#8217;altra parte, il consumo di suolo è tra i più bassi d&#8217;Italia (3,9%), il che significa <strong>un patrimonio ambientale e paesaggistico ancora integro</strong>, potenzialmente valorizzabile in chiave di turismo sostenibile e qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le fondazioni di rilievo, si segnala la Fondazione BCC della Valle del Trigno, con sede a Campobasso, che opera trasversalmente in diversi ambiti su un territorio che abbraccia 31 comuni tra la provincia abruzzese di Chieti e quella di Campobasso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18790" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3a6b1b32312cc2215c4e0b97af848550 wp-block-paragraph"><strong>Un territorio da costruire, non da assistere</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Molise non è una regione da &#8220;salvare&#8221;: è un territorio che ha bisogno di strumenti per esprimere un potenziale che, almeno in parte, esiste già. La <strong>densità imprenditoriale</strong> più alta d&#8217;Italia, la buona proporzione di <strong>startup innovative</strong>, un <strong>terzo settore</strong> capillare e una <strong>posizione geografica</strong> sono asset reali, non narrazioni consolatorie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sfide sono altrettanto concrete: l&#8217;invecchiamento demografico, la fuga dei laureati, l&#8217;assenza di incubatori certificati e distretti industriali, la scarsa capacità di fare rete tra imprese. Ma sono sfide che si possono affrontare con interventi mirati di innovazione territoriale: dalla <strong>costruzione di ecosistemi di supporto all&#8217;impresa</strong> alla <strong>valorizzazione delle filiere locali</strong>, dalla <strong>formazione di competenze digitali</strong> al <strong>rafforzamento delle connessioni</strong> con i territori confinanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi si occupa di innovazione e sviluppo dei territori, <strong>il Molise rappresenta un&#8217;opportunità concreta</strong>: non la regione dove tutto è da fare, ma quella dove ogni intervento può avere un impatto misurabile e significativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi esplorare le opportunità di innovazione per il tuo territorio o la tua organizzazione in Molise? Scrivici: siamo pronti a ragionare insieme su come trasformare il potenziale in progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Toscana</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 09:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18748</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Firenze, Pisa, Siena. Tre nomi che nel mondo evocano arte, storia e bellezza. Ma la Toscana è anche qualcos&#8217;altro: una delle regioni italiane con la più alta densità di <strong>imprese manifatturiere</strong>, un <strong>ecosistema dell&#8217;innovazione</strong> articolato e distribuito, un <strong>sistema universitario</strong> di eccellenza internazionale. È una regione che ha tutto per competere – e che in parte lo fa già – ma che porta con sé alcune criticità strutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con circa 3,7 milioni di abitanti in 273 comuni e 10 province, la Toscana è la nona regione italiana per popolazione. Posizionata al centro della penisola, con confini che toccano sei regioni e un lungo affaccio sul Tirreno, vanta una posizione geografica da crocevia naturale. Significativo anche il dato sulla presenza straniera: 424 mila residenti stranieri, pari all&#8217;11,6% della popolazione – terza incidenza in Italia dopo Emilia-Romagna e Lombardia, ben sopra la media nazionale dell&#8217;8,9%.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-4e3b653bed2e097f302c9321f8f8ee50 wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: la costa è connessa, l&#8217;entroterra meno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema infrastrutturale è complessivamente solido, ma con asimmetrie rilevanti. La rete stradale conta circa <strong>450 km di autostrade</strong> e oltre 1.400 km di strade statali. Le principali arterie – A1, A11, SGC FI-PI-LI – garantiscono buona accessibilità alla fascia costiera e alla dorsale centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte aeroportuale, la regione dispone di <strong>due scali internazionali</strong>: il &#8220;Vespucci&#8221; di Firenze (quasi 4,9 milioni di passeggeri) e il &#8220;Galilei&#8221; di Pisa (circa 6 milioni, il più trafficato). Ancor più rilevante è il sistema portuale: il <strong>Porto di Livorno</strong> è quinto in Italia sia per passeggeri (4,1 milioni) sia per merci movimentate (29,4 milioni di tonnellate nel 2024), affiancato dai porti di Marina di Carrara, Piombino e l&#8217;Elba. La rete ferroviaria si estende per oltre 1.400 km: da Firenze si raggiunge Bologna in 40 minuti e Roma in meno di due ore. Il nodo critico è <strong>Siena</strong>, collegata solo da una linea a binario unico e di fatto isolata dalla rete moderna: un limite infrastrutturale che pesa sull&#8217;accessibilità di un&#8217;intera provincia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c2c1ec6de1044a6fda6e36fd66f9fd65 wp-block-paragraph"><strong>Manifattura e distretti: la Toscana che produce</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tessuto produttivo toscano è uno dei più densi e articolati d&#8217;Italia. Con 339.257 imprese attive e un tasso di <strong>11,9% di imprese manifatturiere</strong> – il più alto d&#8217;Italia– la regione conferma una <strong>vocazione industriale</strong> che va ben oltre l&#8217;immagine turistica con cui è spesso associata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sistema è strutturato attorno a <strong>15 distretti industriali</strong>, prevalentemente nei settori della pelle e calzature, del tessile-moda, dei beni per la casa e della meccanica. A rafforzare la rete, la Toscana conta anche 613 reti di impresa – aggregazioni formali tra aziende per collaborare su progetti comuni (quinta in Italia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota di attenzione arriva però dai dati sull&#8217;andamento imprenditoriale: tra il 2019 e il 2025, <strong>le imprese attive sono diminuite del 3,5%</strong> (rispetto alla media italiana del -2%). Un segnale da monitorare, che si riflette nelle <strong>due aree di crisi industriale complessa</strong> riconosciute a livello nazionale: il polo siderurgico di Piombino e il polo produttivo di Livorno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18751" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f020abdcdd44b531f5da65b9ec117247 wp-block-paragraph"><strong><strong>Propensione all&#8217;innovazione: buona, ma non ancora eccellente</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Toscana si posiziona come una regione con una buona base innovativa, ma con margini di miglioramento evidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il Regional Innovation Scoreboard (RIS) della Commissione Europea, la Toscana ottiene un <strong>indice RII di 96,3</strong>, collocandosi al sesto posto in Italia e al 122° in Europa, nella categoria dei <em>moderate innovators</em> – innovatori moderati. Buone performance diffuse, ma nessun picco di eccellenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando ai singoli indicatori, emergono <strong>punti di forza concreti</strong>: la regione si posiziona tra le prime dieci in Italia in 17 indicatori su 23. Spicca il quarto posto nazionale nelle co-pubblicazioni scientifiche internazionali. Anche R&amp;S privata, brevetti PCT (6° posto) e formazione continua mostrano valori sopra la media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul versante delle imprese innovative, la regione conta <strong>528 startup</strong> (9° in Italia per numero) e <strong>167 PMI innovative</strong> (7° per numero). Numeri interessanti, ma la densità – rispettivamente 16° e 10° posto – segnala spazio di crescita rispetto alle regioni più performanti.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-6ab83e9a3970e91f4e445d1082b2965c wp-block-paragraph"><strong>Dove si fa innovazione: un ecosistema ricco e distribuito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più positivi del quadro toscano è la <strong>distribuzione geografica dei luoghi dell&#8217;innovazione</strong> sul territorio. Non solo Firenze e Pisa: l&#8217;ecosistema è diffuso, articolato e copre tutte le province.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>5 Parchi Scientifici e Tecnologici (PST)</strong> regionali operano in 4 province diverse: la Fondazione Toscana Life Sciences a Siena, il Polo Tecnologico Lucchese a Lucca, il Polo Tecnologico della Magona a Livorno, il Polo Tecnologico di Navacchio e Pont-Tech a Pisa. A questi si aggiungono 2 incubatori certificati dal Ministero e una galassia di altri 18 incubatori censiti a livello nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In materia di digitalizzazione industriale, la presenza di ARTES 4.0 (con sede a Pisa) come Competence Center nazionale del Piano Transizione 4.0 è un asset significativo. I Competence Center, finanziati dal governo italiano, sono strutture che supportano le imprese nell&#8217;adozione di tecnologie 4.0 – intelligenza artificiale, robotica, manifattura additiva, Internet of Things. La Toscana ne ospita uno, con un orientamento specifico alla <strong>robotica</strong> e all&#8217;<strong>automazione</strong>. Sempre a Pisa si trovano anche 2 EDIH (European Digital Innovation Hub), iniziative finanziate dalla Commissione Europea per accelerare la trasformazione digitale delle PMI: ARTES 5.0 e Tuscany X.0.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della prossimità territoriale alle imprese, la rete è capillare: 14 Digital Innovation Hub (DIH) promossi da Confindustria, Confartigianato e CNA coprono l&#8217;intero territorio regionale. A Prato si trova invece PRISMA, la Casa delle Tecnologie Emergenti del Comune – spazio dedicato a tecnologie come blockchain, AI e IoT, pensato per le PMI locali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5704db66e31a1ca852ed82bcc3ee8029 wp-block-paragraph"><strong>Formazione: un patrimonio da valorizzare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Toscana vanta un sistema universitario di assoluto rilievo, con <strong>5 atenei</strong> (quattro statali e uno telematico) che nel 2024 hanno erogato complessivamente 399 corsi, di cui 153 STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica). I laureati totali nel 2024 sono stati 20.153, con una componente STEM di 5.526 unità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto di eccellenza vero è un altro: la Toscana ospita <strong>3</strong> <strong>istituti universitari a ordinamento speciale</strong> tra i più prestigiosi d&#8217;Italia: la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Scuola Universitaria Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa e la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. Questi istituti operano su ricerca avanzata e formazione d&#8217;élite, e hanno una rilevanza internazionale che poche regioni italiane possono vantare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Completa il quadro una rete di <strong>9 ITS Academy</strong> (Istituti Tecnologici Superiori) distribuiti su tutto il territorio regionale e afferenti a 7 aree tematiche: dal turismo e i beni culturali al made in Italy, dall&#8217;agroalimentare alla nautica, dall&#8217;edilizia all&#8217;energia. Gli ITS sono percorsi post-diploma di alta specializzazione tecnica, un collegamento diretto tra formazione e bisogni delle imprese.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-96468ad26b75a05b80a80d41ef0e764f wp-block-paragraph"><strong><strong>Lavoro, turismo e terzo settore</strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato del lavoro mostra dati solidi: il <strong>tasso di disoccupazione è al 4,0%</strong> (quinto miglior risultato nazionale), il tasso di occupazione al 52,8% e la quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – all&#8217;11,0% (ottava regione per minor incidenza). Il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di <strong>23.059 euro annui</strong>, quarto dato in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte del turismo, la Toscana è tra i grandi attrattori nazionali: <strong>15 milioni di turisti</strong> nel 2024 e oltre 46 milioni di notti trascorse (terzo e quarto posto in Italia). Brand come la <strong>Maremma</strong> (quasi 2,5 milioni di turisti), il <strong>Chianti</strong> (oltre l&#8217;80% di presenze straniere) e la <strong>Versilia</strong> confermano la capacità di attrazione internazionale. Il settore impiega oltre 32 mila addetti, con un&#8217;incidenza sul totale superiore alla media italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, il <strong>terzo settore</strong>: con 10.975 enti censiti e una densità di 300 ogni 100.000 abitanti, la Toscana è quarta in Italia. Una rete di soggetti no-profit e fondazioni – tra cui 27 fondazioni di particolare rilievo – che rappresenta un tessuto connettivo importante per i processi di sviluppo locale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18750" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1eea45bb3daa376dc4de3d918f673276 wp-block-paragraph"><strong>Le opportunità: dove agire</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando al quadro complessivo, la Toscana è una regione con un ecosistema innovativo maturo ma non ancora pienamente sfruttato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>rafforzamento dei distretti industriali</strong> attraverso percorsi di innovazione digitale e sostenibile è una priorità evidente. Il tessuto manifatturiero è capillarmente distribuito, ma i dati EIS segnalano che le innovazioni di prodotto e di processo non sono ai livelli attesi. C&#8217;è spazio per accompagnare le imprese in un salto tecnologico strutturato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>ecosistema universitario e della ricerca</strong> è un capitale sottosfruttato: il trasferimento tecnologico – la capacità di trasformare scoperte scientifiche in applicazioni commerciali – resta una sfida aperta. La presenza di atenei come la Normale e la Sant&#8217;Anna offre una base eccezionale su cui costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due <strong>aree di crisi industriale</strong> di Piombino e Livorno, infine, sono territori che richiedono interventi di riconversione produttiva e attrazione di nuove imprese: luoghi dove l&#8217;innovazione non è un obiettivo astratto, ma una necessità concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È esattamente in questo spazio – tra il potenziale riconosciuto e i risultati ancora da raggiungere – che il lavoro di C.NEXT trova la sua ragione d&#8217;essere. Con il suo modello di innovazione per imprese e territori, C.NEXT può affiancare istituzioni locali, associazioni di categoria, fondazioni e reti di impresa nel progettare e attivare percorsi concreti di sviluppo: dalla mappatura dell&#8217;ecosistema innovativo locale alla costruzione di progetti di trasferimento tecnologico nei distretti manifatturieri, dall&#8217;attivazione di comunità d&#8217;innovazione territoriale al supporto nella lettura e nell&#8217;accesso agli strumenti europei e nazionali disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un territorio come la Toscana – ricco di competenze, infrastrutture e vocazioni produttive – ha tutto ciò che serve per fare il salto. A volte manca solo il metodo giusto per metterlo a sistema. Vuoi esplorare le opportunità di innovazione per il tuo territorio o la tua organizzazione in Toscana? <a href="mailto:info@cnexthub.com">Scrivici</a>: siamo pronti a ragionare insieme su come trasformare il potenziale in progetto.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.mimit.gov.it/it/" target="_blank" rel="noopener">MIMIT</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.indire.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Piemonte</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-piemonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 11:22:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18698</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccoci alla tappa piemontese del nostro &#8220;Viaggio in Italia&#8221;. Una regione che porta con sé il peso di una grande storia industriale – della Fiat, dell&#8217;automotive, della meccanica di precisione – e che oggi si trova a un bivio: trasformare quella tradizione in <strong>innovazione</strong> oppure restare schiacciata da un modello produttivo che mostra qualche segno di affaticamento.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3dfa7c884726601d964a0a404445880b wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Posizione strategica e infrastrutture</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piemonte è la regione più occidentale d&#8217;Italia, in una <strong>posizione strategica</strong> al confine con Francia e Svizzera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>infrastrutture</strong> sono all&#8217;altezza. La rete autostradale è ampia, con assi fondamentali come la A4 Torino-Trieste, la A26 verso Genova e la A32 verso il traforo del Fréjus. I due aeroporti internazionali – il Sandro Pertini di Torino-Caselle, con circa 5 milioni di passeggeri nel 2025, e quello più piccolo di Cuneo-Levaldigi – completano un quadro logistico solido. La rete ferroviaria gestita da RFI supera i 1.950 km, con 556 km di &#8220;linee fondamentali&#8221; verso Francia, Svizzera, Milano e Genova. Torino è raggiungibile da Milano in meno di 50 minuti con il Frecciarossa, e da Lione in circa quattro ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo sistema infrastrutturale fa del Piemonte un <strong>nodo logistico di primo piano</strong>, con un potenziale di connessione che poche altre regioni possono vantare.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-db86b32ca72bbf89ebf17c0e05ebb14f wp-block-paragraph"><strong>Un tessuto produttivo solido, ma sotto pressione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con 375.925 imprese attive, il Piemonte è la sesta regione italiana per numerosità del tessuto imprenditoriale. Di queste, circa 33.400 sono manifatturiere (l&#8217;8,9% del totale), dato in linea con la media nazionale e che conferma la storica vocazione industriale della regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore di questa vocazione sono i <strong>sette distretti industriali piemontesi</strong>, cinque dei quali nel settore della meccanica, uno nella gioielleria e oreficeria (concentrato a Valenza, in provincia di Alessandria) e uno nell&#8217;industria chimica. A questi si affiancano 539 reti di impresa (settima posizione in Italia), che dimostrano una certa capacità di <strong>fare sistema tra le aziende</strong>. Tuttavia i segnali di difficoltà non mancano. Tra il 2019 e il 2024, le imprese attive sono diminuite dell&#8217;1,2%, e l&#8217;area del Sistema Locale del Lavoro di Torino – che comprende ben 112 comuni – è stata riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come <strong>area di crisi industriale complessa</strong>. È un&#8217;etichetta che fotografa le difficoltà di un territorio che ha costruito la propria identità attorno all&#8217;automotive e che oggi deve reinventarsi. La densità di impresa, pari a 88,4 ogni 1.000 abitanti, colloca il Piemonte al decimo posto in Italia: un dato che segnala margini di crescita rispetto alle regioni più dinamiche del paese.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-fc7359310e38671b9d7007bca5d29638 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: buone basi, ma non al massimo del potenziale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo più interessante – e anche il più complesso da leggere – riguarda la <strong>propensione all&#8217;innovazione</strong> del Piemonte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con un <em>Regional Innovation Index (RII)</em> di 94,4 il Piemonte si colloca all&#8217;ottavo posto in Italia (contro una media nazionale di 90,3) ed è classificato come &#8220;<em>moderate innovator</em>&#8221; dalla Commissione Europea, nel ranking che misura le performance innovative delle regioni europee (127° posto in UE). Non è un dato negativo in assoluto, ma segnala che il potenziale rimane parzialmente inespresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scendendo nel dettaglio, emergono <strong>alcune eccellenze concrete</strong>. Il Piemonte è secondo in Italia per <strong>investimenti privati in Ricerca e Sviluppo</strong> e terzo per <strong>brevetti internazionali registrati (PCT)</strong>. Le innovazioni di prodotto la collocano al terzo posto nazionale. Sono numeri che raccontano una regione capace di produrre conoscenza e trasferirla al mercato, almeno in certi comparti. Le 690 startup innovative presenti (sesta posizione per numero assoluto) e le 202 PMI innovative (quinta in Italia) mostrano un <strong>ecosistema imprenditoriale vivace</strong>, anche se la densità relativa alla popolazione è meno brillante: tredicesima per startup ogni 100.000 abitanti, nona per PMI innovative. Le aziende innovative ci sono, ma sono concentrate in poche aree – soprattutto l&#8217;area torinese – e non si distribuiscono in modo capillare sul territorio.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f691104a7cff046ab08fe648992c8e3c wp-block-paragraph"><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione ricco e articolato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che colpisce davvero del Piemonte è <strong>la densità e la varietà delle</strong> <strong>strutture a supporto dell&#8217;innovazione</strong>. Sul territorio operano 4 Parchi Scientifici e Tecnologici (PST), distribuiti in tre province diverse; 4 incubatori certificati dal MISE – tra cui I3P del Politecnico di Torino e 2i3T dell&#8217;Università di Torino – più altri 13 censiti dal Social Innovation Monitor 2024; 2 European Digital Innovation Hub (EDIH) finanziati dalla Commissione Europea (CHEDIH ed EXPAND); il Competence Center nazionale CIM 4.0, punto di riferimento per le imprese che vogliono integrare automazione, robotica e intelligenza artificiale nei propri processi; 12 cluster tecnologici regionali e 11 <ins>F</ins>abLab distribuiti su tutto il territorio. A tutto questo si aggiunge l&#8217;ecosistema NODES – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, programma europeo di innovazione che include il Piemonte tra i suoi territori di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro si inserisce anche <strong><a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a></strong>, polo territoriale del sistema di <em>innovation hub</em> di C.NEXT, attivo dal 2023 nelle storiche Officine ICO a Ivrea (TO), patrimonio UNESCO come Città Industriale del XX Secolo. Una presenza che porta nel cuore del Canavese competenze, metodologie e reti per il trasferimento dell&#8217;innovazione alle imprese e al territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro complessivo mostra una regione che non manca di strutture e dove un <strong>ulteriore investimento nell’attività di coordinamento dell’ecosistema</strong> sarebbe un vantaggio per le imprese, in particolare quelle di medie e piccole dimensioni fuori dall&#8217;area metropolitana torinese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18716" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5b3bd8c44049ee780135894865891bbf wp-block-paragraph"><strong>La forza del capitale umano: università e formazione tecnica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piemonte può contare su un <strong>sistema universitario di livello alto</strong>. Quattro atenei erogano complessivamente 301 corsi di laurea, di cui 117 in ambito STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Il <strong>Politecnico di Torino</strong> è l&#8217;asset strategico di maggior peso: da solo produce 7.690 laureati tecnico-scientifici all&#8217;anno, attira ricercatori internazionali e collabora attivamente con le principali industrie nei settori automotive, aerospaziale ed energetico. L&#8217;Università di Torino, con i suoi 185 corsi, garantisce copertura disciplinare ampia. A queste si affiancano l&#8217;Università del Piemonte Orientale, distribuita su più sedi provinciali, e l&#8217;Università di Scienze Gastronomiche di Bra, nata dall&#8217;intuizione di Slow Food e oggi punto di riferimento internazionale per chi studia il cibo come cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della <strong>formazione tecnica superiore</strong>, il Piemonte ospita sette <strong>ITS Academy</strong> (Istituti Tecnologici Superiori, percorsi biennali post-diploma ad alta specializzazione tecnica) in settori come ICT, aerospazio, biotecnologie, greentech, agroalimentare, moda e turismo. Un&#8217;offerta articolata, anche se ancora in fase di consolidamento rispetto alle regioni più avanzate su questo fronte.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b6ec627da233d44cf920b95e8c5f6e42 wp-block-paragraph"><strong>Mercato del lavoro e qualità della vita: luci e ombre</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>mercato del lavoro</strong> piemontese mostra segnali contrastanti. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti si attesta a 24.780 euro annui (quarto in Italia, dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio). Il tasso di disoccupazione è del 5,4% e quello di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è all&#8217;11,7%, entrambi sotto la media nazionale. Il tasso di occupazione, al 50,7%, non è negativo in assoluto ma non è brillante per una regione con questa storia produttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <strong>fronte ambientale</strong>, le emissioni di PM2.5 collocano il Piemonte al 19° posto in Italia e al 222° in Europa: il bacino padano è notoriamente tra le zone d&#8217;Europa con la peggiore qualità dell&#8217;aria, un vincolo strutturale che pesa sull&#8217;attrattività del territorio. Nel <strong>turismo</strong>, i 5,5 milioni di turisti nel 2024 e le 14,4 milioni di pernottamenti sono numeri rispettabili, ma il confronto con il 2019 rivela che i pernottamenti sono calati del 4,7%, penultimo risultato in Italia: chi viene si ferma sempre meno. Langhe, Roero e il Lago Maggiore sono i brand più riconoscibili, ma il potenziale complessivo – dalle Alpi alle città d&#8217;arte – resta largamente sottoutilizzato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18717" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-251f229988c37ac3704f853e54f74714 wp-block-paragraph"><strong>Una regione in cerca di equilibrio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piemonte è una regione che ha molto da offrire: infrastrutture solide, un sistema universitario di qualità, un tessuto industriale che sa ancora produrre innovazione, e uno degli ecosistemi dell&#8217;innovazione più strutturati d&#8217;Italia. Le sfide, però, sono altrettanto reali: la crisi dell&#8217;area torinese legata all&#8217;automotive, la concentrazione geografica delle opportunità, un mercato del lavoro che non riesce a esprimere pienamente il suo potenziale, e una qualità dell&#8217;aria che pesa sull&#8217;attrattività complessiva del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che la mancanza di risorse, quello che emerge è la necessità di <strong>costruire connessioni più efficaci</strong>: tra il centro (Torino) e la periferia (le province), tra le strutture dell&#8217;innovazione e le imprese che ne hanno bisogno, tra la formazione di alto livello e il mercato del lavoro locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Puglia</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 11:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18590</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro “Viaggio in Italia” ci porta in <strong>Puglia</strong>, una regione che si affaccia su due mari e rappresenta uno snodo strategico tra Europa e Mediterraneo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1aeb4c10fc439fa42cc4c93244b88665 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong>Un territorio strategico e ben collegato</strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con i suoi 3,9 milioni di abitanti distribuiti in 257 comuni e 6 province, la Puglia si posiziona come ottava regione italiana per popolazione. Ma è la sua <strong>posizione geografica</strong> a farne un territorio davvero unico: affacciata sul Mar Adriatico a est e nord, e sul Mar Ionio a sud, la regione più orientale d&#8217;Italia rappresenta la principale porta verso la Grecia e il sud-est europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa posizione unica è sfruttata anche grazie a <strong>infrastrutture di trasporto di primo livello</strong>. Due aeroporti internazionali – il Karol Wojtyła di Bari, con 6 milioni di passeggeri annui, e l&#8217;Aeroporto del Salento di Brindisi, con 3 milioni di passeggeri nel 2024 – garantiscono collegamenti rapidi ed efficienti. Sul fronte marittimo, il porto di Bari movimenta oltre 4 milioni di tonnellate di merci e accoglie 1,8 milioni di passeggeri, configurandosi come principale via d&#8217;accesso al corridoio trans-europeo Scandinavo-Mediterraneo. Il porto di Taranto, terzo in Italia, raggiunge le 17,5 tonnellate di merci movimentate. La rete stradale e ferroviaria è altrettanto capillare: l&#8217;autostrada A14 attraversa la regione per 270 km lungo la costa adriatica, mentre 847 km di linee ferroviarie gestite da RFI connettono le principali città, con il Frecciarossa che arriva fino a Lecce. Da Bari, Roma è raggiungibile in circa 4 ore, Milano in 7, Napoli in 3.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c7d1db5166e2c64cf142649bf204b95a wp-block-paragraph"><strong>Un tessuto produttivo diffuso ma frammentato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Puglia conta <strong>325.428 imprese attive</strong>, posizionandosi al nono posto in Italia. Di queste, il 6,9% opera nel settore manifatturiero, un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale dell&#8217;8,7%. La densità di impresa è di 83,7 ogni 1.000 abitanti, con circa 1,1 milioni di addetti coinvolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il territorio ospita <strong>7 distretti industriali</strong> che coinvolgono 24 comuni, concentrati prevalentemente nel settore tessile-conciario e in quello alimentare. Si tratta di realtà radicate, espressione di competenze artigianali consolidate, ma che oggi faticano a tradursi in quel dinamismo innovativo che caratterizza altre regioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato più preoccupante riguarda la <strong>dinamica imprenditoriale</strong>: tra il 2019 e il 2024 si registra un -0,4% di imprese attive, con un -1,5% solo nell&#8217;ultimo anno. Segnali che indicano una certa difficoltà nel ricambio generazionale e nell&#8217;attrazione di nuove iniziative imprenditoriali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-cb6b5d99d773fe268aca4b0121b067dc wp-block-paragraph"><strong>Innovazione presente ma non prevalente</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte dell&#8217;innovazione, la Puglia presenta un quadro intermedio. La regione ospita <strong>557 startup innovative</strong> (14,3 ogni 100.000 abitanti) e <strong>139 PMI innovative</strong> (3,6 ogni 100.000 abitanti): in entrambi i casi è ottava per numero assoluto ma nelle ultime posizioni per densità. Il Regional Innovation Index (RII) si attesta a 80,2, posizionando la Puglia al quindicesimo posto in Italia e al 159esimo in Europa, con una classificazione da &#8220;moderate innovator&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli <strong>indicatori EIS</strong> confermano questa posizione intermedia: la regione figura tra le prime dieci in Italia solo in 6 indicatori su 23 senza mai salire sul podio nazionale. Particolarmente significativi sono i dati relativi alle innovazioni di prodotto (settima in Italia) e di processo (dodicesima), che testimoniano una certa vitalità imprenditoriale. Tuttavia, persistono criticità nella formazione continua (ventesima posizione) e nelle co-pubblicazioni scientifiche (diciannovesima), segnali di un ecosistema ancora poco integrato tra mondo accademico e produttivo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-69bd23ae3b42e5a8d053e5d775995c5e wp-block-paragraph"><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione in costruzione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Puglia può contare su una <strong>rete articolata di luoghi dell&#8217;innovazione</strong> distribuiti su tutto il territorio regionale. Il sistema include un Parco Scientifico e Tecnologico (Tecnopolis, con sede a Bari), 4 incubatori certificati dal Ministero, 1 acceleratore di CDP (Faros, a Taranto), 2 European Digital Innovation Hub (DANTE a Lecce e CETMA-DIHSME a Brindisi), e 7 cluster tecnologici regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa capillarità rappresenta un valore, ma evidenzia anche una certa <strong>frammentazione</strong>: l&#8217;assenza di un polo dominante e la moltiplicazione di iniziative non sempre coordinate rischiano di disperdere risorse ed energie. In Puglia prevale ancora una logica di presenza territoriale più che di sistema integrato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-2-1024x629.jpg" alt="Dati sul tessuto produttivo e i luoghi dell'innovazione" class="wp-image-18607" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-108a0a0620f47da05246a0c06ec7782f wp-block-paragraph"><strong>Formazione universitaria e professionale: potenziale da valorizzare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema formativo pugliese è articolato e diffuso. Quattro atenei – l&#8217;Università degli studi di Bari Aldo Moro, il Politecnico di Bari, l&#8217;Università del Salento e l&#8217;Università degli studi di Foggia – erogano complessivamente <strong>313 corsi</strong>, di cui 110 in ambito STEM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul fronte degli <strong>Istituti Tecnologici Superiori</strong> la regione presenta un&#8217;offerta significativa: 10 ITS distribuiti su tutte le province, afferenti a 9 aree diverse, dall&#8217;aerospazio alla meccatronica, dall&#8217;agroalimentare al digitale. Un potenziale formativo considerevole, che però stenta ancora a tradursi in un efficace matching con le esigenze delle imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo critico emerge chiaramente dai dati sul <strong>mercato del lavoro</strong>: tasso di disoccupazione al 9,3% (quarto peggior dato italiano), incidenza dei NEET (giovani non occupati e non in formazione) al 22,2%, tasso di occupazione fermo al 38,8%. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di 18.580 euro, penultimo in Italia. Numeri che raccontano una difficoltà strutturale nel valorizzare il capitale umano formato.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-edffe86cdccce9636345e5d576e38718 wp-block-paragraph"><strong>Il turismo come leva di sviluppo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il comparto produttivo tradizionale e l&#8217;innovazione mostrano ancora margini di crescita, il <strong>settore turistico</strong> rappresenta l&#8217;eccellenza pugliese. Con 5,1 milioni di turisti nel 2024 e circa 17,9 milioni di notti trascorse, la Puglia si posiziona all&#8217;undicesimo posto per arrivi e all&#8217;ottavo per presenze tra le regioni italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è la <strong>dinamica di crescita</strong> a impressionare: +19,9% di turisti e +17,7% di notti rispetto al 2019, il miglior risultato tra le regioni italiane. Tre brand territoriali trainano questo successo: il Gargano e le Isole Tremiti (900 mila turisti), il Salento (1,6 milioni) e la Valle d&#8217;Itria (700 mila), con oltre il 30% di presenze straniere e soggiorni mediamente lunghi (5 giorni). Il settore occupa oltre 18 mila addetti, pari al 2,01% del totale, in linea con la media nazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-3-1024x629.jpg" alt="Dati sul sistema formativo e il settore turistico" class="wp-image-18608" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-46e4faf268388d2057891d73470965d0 wp-block-paragraph"><strong>Opportunità e sfide per il futuro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Puglia si trova oggi di fronte a un bivio. Da un lato, può contare su <strong>asset territoriali di rilievo</strong>: una posizione geografica strategica, infrastrutture di collegamento di buon livello, un sistema formativo diffuso, un settore turistico in forte espansione e un ecosistema dell&#8217;innovazione in costruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altro, deve affrontare <strong>criticità strutturali</strong>: un tessuto produttivo in affanno, indicatori di innovazione al di sotto della media nazionale, difficoltà nel mercato del lavoro, frammentazione dell&#8217;ecosistema innovativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada per trasformare il potenziale in risultati concreti passa necessariamente per alcune <strong>priorità strategiche</strong>: rafforzare l&#8217;integrazione tra formazione e imprese, consolidare le reti tra i diversi attori dell&#8217;innovazione, attrarre investimenti qualificati, supportare il ricambio generazionale nelle imprese esistenti e favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali innovative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;area di Taranto, identificata come area di crisi industriale complessa, rappresenta al tempo stesso una sfida e un&#8217;opportunità: la necessità di riconvertire un territorio di vocazione industriale può diventare il laboratorio di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e innovativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di 23 fondazioni rilevanti – di origine bancaria, di comunità, di impresa – e di 8.508 enti del terzo settore testimonia l&#8217;esistenza di un <strong>capitale sociale</strong> pronto a mobilitarsi per progetti di sviluppo territoriale. È su questa base che si può costruire un percorso di innovazione diffusa, capace di connettere tradizione e futuro, valorizzando le specificità locali senza rinunciare all&#8217;apertura ai mercati e alle competenze globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Puglia ha tutte le carte in regola per compiere il salto di qualità. Ma serve una <strong>visione di sistema</strong>, capace di far dialogare istituzioni, imprese, università e società civile, trasformando la frammentazione attuale in una rete coesa e orientata all&#8217;innovazione.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Valle d&#8217;Aosta</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-valle-daosta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Valle d'Aosta]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18501</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro “viaggio” prosegue nella regione più piccola d&#8217;Italia, dove l&#8217;innovazione deve fare i conti con le montagne, le distanze e un tessuto produttivo radicalmente diverso da quello delle grandi regioni industriali. La <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> è un caso di studio interessante per comprendere come territori periferici possano valorizzare le proprie specificità senza inseguire modelli che non gli appartengono.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-91c4f27d975fa6757af63b4a2e430255 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong>Un territorio che guarda al turismo</strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con soli 122.877 abitanti, di cui 33.122 nel capoluogo Aosta, la Valle d&#8217;Aosta è la <strong>regione meno popolosa d&#8217;Italia</strong>. Dietro questi numeri si nasconde un&#8217;economia che <strong>ha fatto del turismo il suo principale motore di sviluppo</strong>. Nel 2024 la regione ha registrato oltre 1,3 milioni di turisti per un totale di circa 3,7 milioni di notti trascorse, con una crescita del 5,8% negli arrivi e del 2,5% nelle presenze rispetto al 2019.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore turistico occupa oltre 3.600 addetti, pari all&#8217;8,69% degli addetti totali: un dato che colloca la Valle d&#8217;Aosta al secondo posto in Italia dopo il Trentino-Alto Adige, molto al di sopra della media nazionale dell&#8217;1,97%. Questa specializzazione è al tempo stesso un punto di forza e una fragilità: rappresenta un&#8217;industria consolidata, ma espone l&#8217;economia regionale a una dipendenza settoriale significativa.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a75c2382c49d1ec8c12cd8606b1d674b wp-block-paragraph"><strong>Infrastrutture: strade sì, treni e aerei no</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Valle d&#8217;Aosta dispone di una <strong>rete stradale adeguata alle sue dimensioni</strong>, con l&#8217;autostrada A5 Torino-Aosta che attraversa la regione e due trafori internazionali: quello del Monte Bianco, che collega Courmayeur con la Francia, e quello del Gran San Bernardo, che porta in Svizzera. Questa dotazione viaria è fondamentale per collegare una regione montana con l&#8217;esterno e per garantire la mobilità turistica. Il discorso cambia radicalmente quando si parla di altri collegamenti. La regione <strong>non ha aeroporti commerciali</strong> – l&#8217;unico aeroporto è riservato a uso turistico privato e all&#8217;elisoccorso – e <strong>la rete ferroviaria è limitata</strong>: una linea non elettrificata a singolo binario sulla tratta Aosta–Ivrea (attualmente sospesa per lavori di elettrificazione), mentre la tratta Aosta–Pré-Saint-Didier è sospesa dal 2015. Questa carenza di infrastrutture rappresenta un limite significativo per l&#8217;attrattività economica del territorio e per l&#8217;integrazione con i principali poli produttivi del Nord Italia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-889c742f7d31cef50552e033c8ae13e6 wp-block-paragraph"><strong>Un tessuto produttivo piccolo ma in crescita</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con 11.096 imprese attive, di cui appena 731 manifatturiere (il 6,6% del totale), la Valle d&#8217;Aosta si colloca all&#8217;ultimo posto in Italia per presenza industriale. Eppure tra il 2019 e il 2024 <strong>le imprese attive sono cresciute dell&#8217;1,5%</strong>, posizionando la regione al terzo posto nazionale dopo Trentino-Alto Adige e Campania. Nel 2024 il calo è stato contenuto allo 0,1%, dato migliore rispetto al -0,9% italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La densità d&#8217;impresa è buona: 90,3 imprese ogni mille abitanti, sopra la media nazionale di 85,7, a testimonianza di un territorio dove <strong>il lavoro autonomo e la piccola imprenditoria restano diffusi</strong>. Tuttavia, mancano completamente distretti industriali e aree di crisi industriale complessa, semplicemente perché manca un&#8217;industria significativa da organizzare o da salvare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18504" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-e1e80d5e83e571e578766e4b6f31f8f2 wp-block-paragraph"><strong>Innovazione: l&#8217;anello debole</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte dell&#8217;innovazione la Valle d&#8217;Aosta mostra i suoi limiti più evidenti. Gli indicatori EIS (European Innovation Scoreboard) posizionano la regione all&#8217;ultimo posto in Italia con un punteggio di 69, ben al di sotto della media nazionale di 90,3. La classificazione europea la colloca come <strong>&#8220;emerging innovator&#8221;</strong>, categoria riservata ai territori con potenziale non ancora espresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri confermano questo ritardo: la regione conta solo 14 startup (11,4 ogni 100.000 abitanti), 8 PMI innovative (6,5 ogni 100.000 abitanti) e nessun incubatore certificato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. È presente l’incubatore non certificato Pépinières d’Entreprises, con sedi ad Aosta e Pont Saint Martin, gestito dalla Fondazione Giacomo Brodolini; da considerare anche Finaosta (la finanziaria regionale) e il Digital Innovation Hub CANTIERI promosso da Confartigianato, ma si tratta di <strong>un ecosistema dell&#8217;innovazione ancora embrionale</strong>. Tra gli indicatori positivi spicca quello relativo agli specialisti ICT occupati: la Valle d&#8217;Aosta è terza in Italia. I brevetti registrati (17° posto), gli investimenti privati in Ricerca e Sviluppo (18° posto), le innovazioni di prodotto (19° posto) e soprattutto di processo (21° e ultima) raccontano di <strong>un sistema produttivo ancora poco orientato al cambiamento</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-415d55f8656dd2bcb385b4cf5b287013 wp-block-paragraph"><strong>Lavoro e formazione: poca disoccupazione, zero ITS</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte occupazionale, la Valle d&#8217;Aosta registra performance notevoli. Il tasso di disoccupazione è al 3,9%, quarto migliore dato nazionale dopo Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. I NEET – giovani che non studiano e non lavorano – sono al 9,9%, secondo miglior dato italiano. <strong>Il tasso di occupazione tocca il 54,1%</strong>, secondo solo al Trentino-Alto Adige.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 è stato di 22.907 euro, decimo in Italia: un dato che riflette un mercato del lavoro relativamente stabile, anche se concentrato su settori come il turismo e i servizi, che non sempre garantiscono retribuzioni elevate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione superiore è limitata all&#8217;Università della Valle d&#8217;Aosta, fondata nel 2000, che nel 2024 ha erogato 6 corsi di laurea (4 triennali e 2 magistrali) e laureato 220 studenti, in prevalenza donne (169 su 220) e concentrati nell&#8217;area economica. Ma il vero problema è l&#8217;<strong>assenza di Istituti Tecnici Superiori (ITS)</strong>, strumenti fondamentali per formare tecnici specializzati richiesti dalle imprese. Per accedere a questi percorsi, gli studenti valdostani devono spostarsi in Piemonte, con tutti i disagi che questo comporta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18505" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f9e9a104d15fddec6055cef2af791080 wp-block-paragraph"><strong>Sostenibilità ambientale e sviluppo sociale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c&#8217;è un campo in cui la Valle d&#8217;Aosta eccelle senza discussioni, è quello della sostenibilità ambientale. La regione ha il <strong>minor consumo di suolo in Italia</strong>: appena il 2,2% del territorio nel 2024. Un dato che riflette sia i vincoli naturali di una regione montana, sia una consapevolezza diffusa dell&#8217;importanza di preservare un paesaggio che rappresenta il principale asset economico del territorio. La Valle d&#8217;Aosta registra il <strong>miglior dato nazionale per emissioni di PM2.5</strong> (particolato fine), ma risulta la peggiore se confrontiamo questo dato in rapporto al valore aggiunto portato dal settore manifatturiero.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel panorama del terzo settore valdostano, la <strong>Fondazione comunitaria della Valle d&#8217;Aosta</strong> rappresenta un punto di riferimento unico. Attiva dal 2008, si basa sul modello della raccolta fondi da redistribuire in progetti di utilità sociale. Nel 2024 ha consolidato una rete di oltre 90 partner sul territorio, svolgendo un ruolo trasversale su molteplici ambiti del welfare locale. È socia di Assifero, l&#8217;associazione italiana delle fondazioni ed enti filantropici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regione conta 314 enti del terzo settore con una densità di 256 ogni 100.000 abitanti, rispettivamente 20° e 10° posto in Italia. Un <strong>tessuto sociale attivo</strong> quindi, anche se numericamente limitato dalle dimensioni della popolazione.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3483849b118556383111a60347dac974 wp-block-paragraph"><strong><strong><strong><strong><strong>Le opportunità nascoste</strong></strong></strong></strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i limiti evidenti, la Valle d&#8217;Aosta presenta alcune <strong>opportunità di sviluppo interessanti</strong>. La sua specializzazione turistica può evolversi verso forme di <strong>turismo sostenibile e destagionalizzato</strong>, sfruttando la crescente domanda di esperienze autentiche e a basso impatto ambientale. Il patrimonio naturale pressoché incontaminato rappresenta un vantaggio competitivo rispetto a territori più antropizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza della Svizzera e della Francia come vicini offre possibilità di <strong>cooperazione internazionale</strong> su progetti di innovazione, ricerca e sviluppo economico. I fondi europei per le aree montane possono rappresentare leve importanti per colmare i gap infrastrutturali e tecnologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La buona performance occupazionale e la bassa presenza di NEET indicano un <strong>capitale umano non disperso</strong>, che potrebbe essere valorizzato attraverso percorsi formativi mirati – a partire dall&#8217;introduzione di ITS regionali – capaci di agganciare i fabbisogni di un&#8217;economia in lenta trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Valle d&#8217;Aosta rappresenta un caso emblematico di territorio periferico che deve costruire il proprio modello di sviluppo senza poter replicare le ricette delle regioni industrializzate. L&#8217;innovazione qui non può fondarsi su grandi distretti manifatturieri o su cluster tecnologici, ma deve necessariamente <strong>partire dalle vocazioni esistenti: turismo, ambiente, qualità della vita, connessioni internazionali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per farlo servono <strong>infrastrutture adeguate</strong> – a cominciare da quelle digitali, che possono compensare l&#8217;isolamento geografico – e un <strong>ecosistema dell&#8217;innovazione più robusto</strong>, capace di accompagnare le imprese locali verso la transizione digitale e sostenibile. Servono investimenti mirati in <strong>formazione tecnica e specialistica</strong>, senza dover costringere i giovani ad emigrare per studiare. Ma soprattutto serve la capacità di trasformare i limiti in opportunità: essere piccoli può significare essere agili, essere montani può significare essere sostenibili, essere ai margini può significare essere laboratori di sperimentazione. La Valle d&#8217;Aosta ha le carte per giocare questa partita, a patto di non inseguire modelli che non le appartengono e di valorizzare fino in fondo ciò che la rende unica.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
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