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	<title>Rigenerazione Urbana &#8211; C.NEXT</title>
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	<description>Innovation Together</description>
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	<title>Rigenerazione Urbana &#8211; C.NEXT</title>
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		<title>Viaggio in Italia – Molise</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-molise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Molise]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>I punti principali dell&#8217;articolo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il Molise è regione con una <strong>grande densità di imprese</strong>, quasi tutte molto piccole, e un <strong>buon numero di startup</strong> in rapporto alla popolazione</li>



<li>Le <strong>reti di impresa</strong> sono poco diffuse, non sono presenti <strong>distretti industriali</strong> e i <strong>“luoghi dell’innovazione”</strong> sono rari, senza alcun incubatore certificato nella regione</li>



<li>Il territorio molisano ha dati positivi per quanto riguarda gli <strong>enti del terzo settore</strong> e un <strong>patrimonio ambientale</strong> ancora integro, con un <strong>turismo</strong> poco sviluppato ma dal buon potenziale</li>
</ul>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b00f9433d5c0ca9f61b2303230dc323b"><strong><strong>Una regione che esiste (eccome), tra fragilità e potenziale inespresso</strong></strong></p>



<p>Il Molise è spesso oggetto di battute sulla sua stessa esistenza, ma i numeri raccontano una realtà molto più interessante e complessa di quanto il luogo comune suggerisca. Seconda regione meno popolosa d&#8217;Italia dopo la Valle d&#8217;Aosta, con i suoi 289.224 abitanti distribuiti in 136 comuni tra le province di Campobasso e Isernia, il Molise rappresenta un caso di studio unico nel panorama italiano: un territorio con fragilità evidenti – demografiche, infrastrutturali, economiche – ma anche con indicatori sorprendenti e margini di crescita che meritano attenzione.</p>



<p>Questo è un territorio che si trova in una <strong>posizione geografica strategica</strong>: classificata come regione del sud, confina con quattro regioni – Abruzzo, Lazio, Campania e Puglia – e si affaccia sul Mar Adriatico.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a46edf6887d17d283df5f3863f0cc46c"><strong><strong>Pochi, anziani e con poca immigrazione: il quadro demografico</strong></strong></p>



<p>I dati anagrafici del Molise delineano una sfida strutturale che riguarda tutta Italia, ma che qui si manifesta in forma accentuata. L&#8217;età media della popolazione è di 48,2 anni, quasi due anni in più rispetto alla media nazionale. Il 26,8% dei residenti ha più di 65 anni (quinto dato più alto d&#8217;Italia), mentre la fascia sotto i 14 anni si ferma al 10,6%. I residenti stranieri sono 13.231, con un&#8217;incidenza del 4,6% – circa la metà della media nazionale dell&#8217;8,9%.</p>



<p>In altre parole, il Molise invecchia più velocemente del resto della nazione e attira meno immigrazione. Per un territorio che vuole innovare, questo rappresenta un vincolo significativo: <strong>meno persone in età lavorativa, meno diversità di competenze, meno ricambio generazionale</strong>. Ma anche un segnale chiaro della necessità di interventi mirati sulla qualità della vita, l&#8217;attrattività e la formazione.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-82c7298e473a05efcf83e3ce56fb337f"><strong><strong><strong>Infrastrutture essenziali: poche, ma sufficienti?</strong></strong></strong></p>



<p>Il Molise non ha aeroporti commerciali – i più vicini sono Pescara, Foggia e Napoli – e il Porto di Termoli ha una vocazione turistica, con circa 200.000 passeggeri nel 2024, principalmente diretti alle Isole Tremiti.</p>



<p>La rete ferroviaria conta 389 km, di cui 243 km di linee fondamentali e 204 km a doppio binario. Lungo la costa transita il Frecciarossa, che garantisce un collegamento veloce fino a Termoli, mentre la rete interna è più limitata: Isernia e Venafro sono collegate con la Campania, ma una sola linea attraversa la regione.</p>



<p>Considerando anche le strade, le infrastrutture sono adeguate alle dimensioni della regione, ma che evidenziano un problema comune alle aree interne italiane: la difficoltà di collegamento rapido con i grandi nodi economici. <strong>Per attrarre investimenti e talenti, la connettività – fisica e digitale – resta un tema centrale</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-bc83b7add434539be81fb840ee9ad667"><strong><strong>Il tessuto imprenditoriale: poche imprese, alta densità</strong></strong></p>



<p>Il Molise conta 29.243 imprese attive, un numero che lo colloca al penultimo posto in Italia. Le imprese manifatturiere sono 1.949, pari al 6,7% del totale – anche qui, penultima posizione davanti alla sola Valle d&#8217;Aosta. Tra il 2019 e il 2024 le imprese attive sono diminuite del 5,1%, dato peggiore della media nazionale.</p>



<p>Eppure c&#8217;è un indicatore che sorprende: la densità imprenditoriale. Con 101 imprese ogni 1.000 abitanti, il Molise è la prima regione d&#8217;Italia, ben sopra la media nazionale di 85,7. Significa che, <strong>in proporzione alla sua popolazione, il Molise ha più imprese di qualsiasi altra regione</strong>. Questo dato racconta un tessuto di <strong>microimprenditorialità diffusa</strong>, un substrato che – se accompagnato da servizi e competenze – può diventare terreno fertile per l&#8217;innovazione. Il punto debole, però, è la <strong>scarsa capacità di fare rete</strong>: la regione conta appena 25 reti d&#8217;impresa, ultima in Italia, e non ha alcun distretto industriale riconosciuto. Esiste inoltre un&#8217;area di crisi industriale complessa che coinvolge Venafro, Bojano e Campochiaro, comprendente 67 comuni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18789" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c9dab5e5ab44ebcf9e531b470d938994"><strong>Innovazione: segnali nel deserto</strong></p>



<p>La propensione all&#8217;innovazione del Molise presenta luci e ombre. Le 71 startup innovative registrate rappresentano un numero assoluto modesto (19ª regione), ma in rapporto alla popolazione – 24,6 startup ogni 100.000 abitanti – il Molise sale al quarto posto in Italia. Un dato notevole, che indica una <strong>vivacità imprenditoriale innovativa</strong> superiore a quanto ci si aspetterebbe.</p>



<p>Le PMI innovative sono 10, un numero contenuto anche in proporzione. <strong>Non ci sono incubatori certificati dal MISE</strong>, il che rappresenta una lacuna importante nell&#8217;ecosistema di supporto.</p>



<p>L&#8217;European Innovation Scoreboard (EIS) 2025, lo strumento dell&#8217;Unione Europea che misura la capacità innovativa dei territori, classifica il Molise come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 76 – ben al di sotto della media italiana di 90,3. La regione compare nella top 10 nazionale in soli 6 indicatori su 23. I punti di forza relativi includono le emissioni di PM2.5 (5ª regione, il miglior dato in assoluto) e la R&amp;D nel settore privato (11ª regione). Le innovazioni di processo e di prodotto restano invece tra le più basse d&#8217;Italia. Nonostante tutto, qualcosa si muove. Il territorio ospita alcuni luoghi dell&#8217;innovazione che, per quanto pochi, rappresentano presidi importanti: MolisCTE, la casa delle tecnologie emergenti di Campobasso, FinMolise (la finanziaria regionale), il DIH CANTIERI promosso da Confartigianato e SPIN di Confcommercio. <strong>Un ecosistema minimo ma presente</strong>, che potrebbe essere rafforzato, connesso e reso più visibile.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-45c312db76459573201f4f6aba034ce1"><strong>Formazione e lavoro: meglio del previsto, ma non abbastanza</strong></p>



<p>L&#8217;Università degli Studi del Molise (UNIMOL), fondata nel 1982, ha sedi a Campobasso, Pesche e Termoli e offre 44 corsi di laurea, di cui 9 in area STEM.</p>



<p>Il problema è dopo la laurea, con 36,8 laureati ogni 1.000 che lasciano la regione al termine degli studi, un <strong>tasso di emigrazione intellettuale elevato</strong>: solamente Calabria e Basilicata &#8220;perdono&#8221; più laureati al termine degli studi.</p>



<p>Il mercato del lavoro molisano mostra indicatori migliori rispetto a gran parte del Mezzogiorno: il tasso di disoccupazione è al 7,9% (sesto più alto in Italia, ma ben lontano dai picchi di Calabria e Sicilia) e il tasso di occupazione raggiunge il 42,8%. La quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è al 18,1%, il sesto dato più alto nel Paese. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 si è attestato a 19.736 euro, 15° in Italia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b95dcf269b87834477c28e1e6a41d807"><strong>Terzo settore e turismo: risorse da valorizzare</strong></p>



<p>Un dato particolarmente significativo riguarda il <strong>terzo settore</strong>: il Molise ospita 926 enti, numero contenuto in assoluto (19ª regione), ma con una densità di 320 ogni 100.000 abitanti che lo posiziona al terzo posto in Italia. È un indicatore di coesione sociale e di capacità di auto-organizzazione della comunità, una risorsa spesso trascurata nelle strategie di sviluppo territoriale.</p>



<p><strong>Il turismo resta un settore in fase embrionale</strong>: 140.000 arrivi nel 2024 per circa 450.000 pernottamenti, ultimo dato in Italia. La crescita rispetto al 2019 è stata modesta (+1,1% di arrivi, +1,7% di presenze), nettamente inferiore alla media nazionale (+6,3% e +6,7%). Il settore impiega circa 850 addetti, pari all&#8217;1,25% del totale. D&#8217;altra parte, il consumo di suolo è tra i più bassi d&#8217;Italia (3,9%), il che significa <strong>un patrimonio ambientale e paesaggistico ancora integro</strong>, potenzialmente valorizzabile in chiave di turismo sostenibile e qualità della vita.</p>



<p>Tra le fondazioni di rilievo, si segnala la Fondazione BCC della Valle del Trigno, con sede a Campobasso, che opera trasversalmente in diversi ambiti su un territorio che abbraccia 31 comuni tra la provincia abruzzese di Chieti e quella di Campobasso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18790" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Molise_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3a6b1b32312cc2215c4e0b97af848550"><strong>Un territorio da costruire, non da assistere</strong></p>



<p>Il Molise non è una regione da &#8220;salvare&#8221;: è un territorio che ha bisogno di strumenti per esprimere un potenziale che, almeno in parte, esiste già. La <strong>densità imprenditoriale</strong> più alta d&#8217;Italia, la buona proporzione di <strong>startup innovative</strong>, un <strong>terzo settore</strong> capillare e una <strong>posizione geografica</strong> sono asset reali, non narrazioni consolatorie.</p>



<p>Le sfide sono altrettanto concrete: l&#8217;invecchiamento demografico, la fuga dei laureati, l&#8217;assenza di incubatori certificati e distretti industriali, la scarsa capacità di fare rete tra imprese. Ma sono sfide che si possono affrontare con interventi mirati di innovazione territoriale: dalla <strong>costruzione di ecosistemi di supporto all&#8217;impresa</strong> alla <strong>valorizzazione delle filiere locali</strong>, dalla <strong>formazione di competenze digitali</strong> al <strong>rafforzamento delle connessioni</strong> con i territori confinanti.</p>



<p>Per chi si occupa di innovazione e sviluppo dei territori, <strong>il Molise rappresenta un&#8217;opportunità concreta</strong>: non la regione dove tutto è da fare, ma quella dove ogni intervento può avere un impatto misurabile e significativo.</p>



<p>Vuoi esplorare le opportunità di innovazione per il tuo territorio o la tua organizzazione in Molise? Scrivici: siamo pronti a ragionare insieme su come trasformare il potenziale in progetto.</p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Toscana</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-toscana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 09:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Firenze, Pisa, Siena. Tre nomi che nel mondo evocano arte, storia e bellezza. Ma la Toscana è anche qualcos&#8217;altro: una delle regioni italiane con la più alta densità di <strong>imprese manifatturiere</strong>, un <strong>ecosistema dell&#8217;innovazione</strong> articolato e distribuito, un <strong>sistema universitario</strong> di eccellenza internazionale. È una regione che ha tutto per competere – e che in parte lo fa già – ma che porta con sé alcune criticità strutturali.</p>



<p>Con circa 3,7 milioni di abitanti in 273 comuni e 10 province, la Toscana è la nona regione italiana per popolazione. Posizionata al centro della penisola, con confini che toccano sei regioni e un lungo affaccio sul Tirreno, vanta una posizione geografica da crocevia naturale. Significativo anche il dato sulla presenza straniera: 424 mila residenti stranieri, pari all&#8217;11,6% della popolazione – terza incidenza in Italia dopo Emilia-Romagna e Lombardia, ben sopra la media nazionale dell&#8217;8,9%.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-4e3b653bed2e097f302c9321f8f8ee50"><strong>Infrastrutture: la costa è connessa, l&#8217;entroterra meno</strong></p>



<p>Il sistema infrastrutturale è complessivamente solido, ma con asimmetrie rilevanti. La rete stradale conta circa <strong>450 km di autostrade</strong> e oltre 1.400 km di strade statali. Le principali arterie – A1, A11, SGC FI-PI-LI – garantiscono buona accessibilità alla fascia costiera e alla dorsale centrale.</p>



<p>Sul fronte aeroportuale, la regione dispone di <strong>due scali internazionali</strong>: il &#8220;Vespucci&#8221; di Firenze (quasi 4,9 milioni di passeggeri) e il &#8220;Galilei&#8221; di Pisa (circa 6 milioni, il più trafficato). Ancor più rilevante è il sistema portuale: il <strong>Porto di Livorno</strong> è quinto in Italia sia per passeggeri (4,1 milioni) sia per merci movimentate (29,4 milioni di tonnellate nel 2024), affiancato dai porti di Marina di Carrara, Piombino e l&#8217;Elba. La rete ferroviaria si estende per oltre 1.400 km: da Firenze si raggiunge Bologna in 40 minuti e Roma in meno di due ore. Il nodo critico è <strong>Siena</strong>, collegata solo da una linea a binario unico e di fatto isolata dalla rete moderna: un limite infrastrutturale che pesa sull&#8217;accessibilità di un&#8217;intera provincia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c2c1ec6de1044a6fda6e36fd66f9fd65"><strong>Manifattura e distretti: la Toscana che produce</strong></p>



<p>Il tessuto produttivo toscano è uno dei più densi e articolati d&#8217;Italia. Con 339.257 imprese attive e un tasso di <strong>11,9% di imprese manifatturiere</strong> – il più alto d&#8217;Italia– la regione conferma una <strong>vocazione industriale</strong> che va ben oltre l&#8217;immagine turistica con cui è spesso associata.</p>



<p>Questo sistema è strutturato attorno a <strong>15 distretti industriali</strong>, prevalentemente nei settori della pelle e calzature, del tessile-moda, dei beni per la casa e della meccanica. A rafforzare la rete, la Toscana conta anche 613 reti di impresa – aggregazioni formali tra aziende per collaborare su progetti comuni (quinta in Italia).</p>



<p>Una nota di attenzione arriva però dai dati sull&#8217;andamento imprenditoriale: tra il 2019 e il 2025, <strong>le imprese attive sono diminuite del 3,5%</strong> (rispetto alla media italiana del -2%). Un segnale da monitorare, che si riflette nelle <strong>due aree di crisi industriale complessa</strong> riconosciute a livello nazionale: il polo siderurgico di Piombino e il polo produttivo di Livorno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18751" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f020abdcdd44b531f5da65b9ec117247"><strong><strong>Propensione all&#8217;innovazione: buona, ma non ancora eccellente</strong></strong></p>



<p>La Toscana si posiziona come una regione con una buona base innovativa, ma con margini di miglioramento evidenti.</p>



<p>Secondo il Regional Innovation Scoreboard (RIS) della Commissione Europea, la Toscana ottiene un <strong>indice RII di 96,3</strong>, collocandosi al sesto posto in Italia e al 122° in Europa, nella categoria dei <em>moderate innovators</em> – innovatori moderati. Buone performance diffuse, ma nessun picco di eccellenza.</p>



<p>Guardando ai singoli indicatori, emergono <strong>punti di forza concreti</strong>: la regione si posiziona tra le prime dieci in Italia in 17 indicatori su 23. Spicca il quarto posto nazionale nelle co-pubblicazioni scientifiche internazionali. Anche R&amp;S privata, brevetti PCT (6° posto) e formazione continua mostrano valori sopra la media.</p>



<p>Sul versante delle imprese innovative, la regione conta <strong>528 startup</strong> (9° in Italia per numero) e <strong>167 PMI innovative</strong> (7° per numero). Numeri interessanti, ma la densità – rispettivamente 16° e 10° posto – segnala spazio di crescita rispetto alle regioni più performanti.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-6ab83e9a3970e91f4e445d1082b2965c"><strong>Dove si fa innovazione: un ecosistema ricco e distribuito</strong></p>



<p>Uno degli aspetti più positivi del quadro toscano è la <strong>distribuzione geografica dei luoghi dell&#8217;innovazione</strong> sul territorio. Non solo Firenze e Pisa: l&#8217;ecosistema è diffuso, articolato e copre tutte le province.</p>



<p>I <strong>5 Parchi Scientifici e Tecnologici (PST)</strong> regionali operano in 4 province diverse: la Fondazione Toscana Life Sciences a Siena, il Polo Tecnologico Lucchese a Lucca, il Polo Tecnologico della Magona a Livorno, il Polo Tecnologico di Navacchio e Pont-Tech a Pisa. A questi si aggiungono 2 incubatori certificati dal Ministero e una galassia di altri 18 incubatori censiti a livello nazionale.</p>



<p>In materia di digitalizzazione industriale, la presenza di ARTES 4.0 (con sede a Pisa) come Competence Center nazionale del Piano Transizione 4.0 è un asset significativo. I Competence Center, finanziati dal governo italiano, sono strutture che supportano le imprese nell&#8217;adozione di tecnologie 4.0 – intelligenza artificiale, robotica, manifattura additiva, Internet of Things. La Toscana ne ospita uno, con un orientamento specifico alla <strong>robotica</strong> e all&#8217;<strong>automazione</strong>. Sempre a Pisa si trovano anche 2 EDIH (European Digital Innovation Hub), iniziative finanziate dalla Commissione Europea per accelerare la trasformazione digitale delle PMI: ARTES 5.0 e Tuscany X.0.</p>



<p>Sul fronte della prossimità territoriale alle imprese, la rete è capillare: 14 Digital Innovation Hub (DIH) promossi da Confindustria, Confartigianato e CNA coprono l&#8217;intero territorio regionale. A Prato si trova invece PRISMA, la Casa delle Tecnologie Emergenti del Comune – spazio dedicato a tecnologie come blockchain, AI e IoT, pensato per le PMI locali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5704db66e31a1ca852ed82bcc3ee8029"><strong>Formazione: un patrimonio da valorizzare</strong></p>



<p>La Toscana vanta un sistema universitario di assoluto rilievo, con <strong>5 atenei</strong> (quattro statali e uno telematico) che nel 2024 hanno erogato complessivamente 399 corsi, di cui 153 STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica). I laureati totali nel 2024 sono stati 20.153, con una componente STEM di 5.526 unità.</p>



<p>Ma il punto di eccellenza vero è un altro: la Toscana ospita <strong>3</strong> <strong>istituti universitari a ordinamento speciale</strong> tra i più prestigiosi d&#8217;Italia: la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Scuola Universitaria Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa e la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. Questi istituti operano su ricerca avanzata e formazione d&#8217;élite, e hanno una rilevanza internazionale che poche regioni italiane possono vantare.</p>



<p>Completa il quadro una rete di <strong>9 ITS Academy</strong> (Istituti Tecnologici Superiori) distribuiti su tutto il territorio regionale e afferenti a 7 aree tematiche: dal turismo e i beni culturali al made in Italy, dall&#8217;agroalimentare alla nautica, dall&#8217;edilizia all&#8217;energia. Gli ITS sono percorsi post-diploma di alta specializzazione tecnica, un collegamento diretto tra formazione e bisogni delle imprese.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-96468ad26b75a05b80a80d41ef0e764f"><strong><strong>Lavoro, turismo e terzo settore</strong></strong></p>



<p>Il mercato del lavoro mostra dati solidi: il <strong>tasso di disoccupazione è al 4,0%</strong> (quinto miglior risultato nazionale), il tasso di occupazione al 52,8% e la quota di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – all&#8217;11,0% (ottava regione per minor incidenza). Il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di <strong>23.059 euro annui</strong>, quarto dato in Italia.</p>



<p>Sul fronte del turismo, la Toscana è tra i grandi attrattori nazionali: <strong>15 milioni di turisti</strong> nel 2024 e oltre 46 milioni di notti trascorse (terzo e quarto posto in Italia). Brand come la <strong>Maremma</strong> (quasi 2,5 milioni di turisti), il <strong>Chianti</strong> (oltre l&#8217;80% di presenze straniere) e la <strong>Versilia</strong> confermano la capacità di attrazione internazionale. Il settore impiega oltre 32 mila addetti, con un&#8217;incidenza sul totale superiore alla media italiana.</p>



<p>Infine, il <strong>terzo settore</strong>: con 10.975 enti censiti e una densità di 300 ogni 100.000 abitanti, la Toscana è quarta in Italia. Una rete di soggetti no-profit e fondazioni – tra cui 27 fondazioni di particolare rilievo – che rappresenta un tessuto connettivo importante per i processi di sviluppo locale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18750" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/04/Toscana_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1eea45bb3daa376dc4de3d918f673276"><strong>Le opportunità: dove agire</strong></p>



<p>Guardando al quadro complessivo, la Toscana è una regione con un ecosistema innovativo maturo ma non ancora pienamente sfruttato.</p>



<p>Il <strong>rafforzamento dei distretti industriali</strong> attraverso percorsi di innovazione digitale e sostenibile è una priorità evidente. Il tessuto manifatturiero è capillarmente distribuito, ma i dati EIS segnalano che le innovazioni di prodotto e di processo non sono ai livelli attesi. C&#8217;è spazio per accompagnare le imprese in un salto tecnologico strutturato.</p>



<p>L&#8217;<strong>ecosistema universitario e della ricerca</strong> è un capitale sottosfruttato: il trasferimento tecnologico – la capacità di trasformare scoperte scientifiche in applicazioni commerciali – resta una sfida aperta. La presenza di atenei come la Normale e la Sant&#8217;Anna offre una base eccezionale su cui costruire.</p>



<p>Le due <strong>aree di crisi industriale</strong> di Piombino e Livorno, infine, sono territori che richiedono interventi di riconversione produttiva e attrazione di nuove imprese: luoghi dove l&#8217;innovazione non è un obiettivo astratto, ma una necessità concreta.</p>



<p>È esattamente in questo spazio – tra il potenziale riconosciuto e i risultati ancora da raggiungere – che il lavoro di C.NEXT trova la sua ragione d&#8217;essere. Con il suo modello di innovazione per imprese e territori, C.NEXT può affiancare istituzioni locali, associazioni di categoria, fondazioni e reti di impresa nel progettare e attivare percorsi concreti di sviluppo: dalla mappatura dell&#8217;ecosistema innovativo locale alla costruzione di progetti di trasferimento tecnologico nei distretti manifatturieri, dall&#8217;attivazione di comunità d&#8217;innovazione territoriale al supporto nella lettura e nell&#8217;accesso agli strumenti europei e nazionali disponibili.</p>



<p>Un territorio come la Toscana – ricco di competenze, infrastrutture e vocazioni produttive – ha tutto ciò che serve per fare il salto. A volte manca solo il metodo giusto per metterlo a sistema. Vuoi esplorare le opportunità di innovazione per il tuo territorio o la tua organizzazione in Toscana? <a href="mailto:info@cnexthub.com">Scrivici</a>: siamo pronti a ragionare insieme su come trasformare il potenziale in progetto.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a><br><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.mimit.gov.it/it/" target="_blank" rel="noopener">MIMIT</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em><br><a href="https://www.indire.it/" target="_blank" rel="noopener">INDIRE</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Piemonte</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-piemonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 11:22:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18698</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Eccoci alla tappa piemontese del nostro &#8220;Viaggio in Italia&#8221;. Una regione che porta con sé il peso di una grande storia industriale – della Fiat, dell&#8217;automotive, della meccanica di precisione – e che oggi si trova a un bivio: trasformare quella tradizione in <strong>innovazione</strong> oppure restare schiacciata da un modello produttivo che mostra qualche segno di affaticamento.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3dfa7c884726601d964a0a404445880b"><strong><strong><strong><strong>Posizione strategica e infrastrutture</strong></strong></strong></strong></p>



<p>Il Piemonte è la regione più occidentale d&#8217;Italia, in una <strong>posizione strategica</strong> al confine con Francia e Svizzera.</p>



<p>Le <strong>infrastrutture</strong> sono all&#8217;altezza. La rete autostradale è ampia, con assi fondamentali come la A4 Torino-Trieste, la A26 verso Genova e la A32 verso il traforo del Fréjus. I due aeroporti internazionali – il Sandro Pertini di Torino-Caselle, con circa 5 milioni di passeggeri nel 2025, e quello più piccolo di Cuneo-Levaldigi – completano un quadro logistico solido. La rete ferroviaria gestita da RFI supera i 1.950 km, con 556 km di &#8220;linee fondamentali&#8221; verso Francia, Svizzera, Milano e Genova. Torino è raggiungibile da Milano in meno di 50 minuti con il Frecciarossa, e da Lione in circa quattro ore.</p>



<p>Questo sistema infrastrutturale fa del Piemonte un <strong>nodo logistico di primo piano</strong>, con un potenziale di connessione che poche altre regioni possono vantare.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-db86b32ca72bbf89ebf17c0e05ebb14f"><strong>Un tessuto produttivo solido, ma sotto pressione</strong></p>



<p>Con 375.925 imprese attive, il Piemonte è la sesta regione italiana per numerosità del tessuto imprenditoriale. Di queste, circa 33.400 sono manifatturiere (l&#8217;8,9% del totale), dato in linea con la media nazionale e che conferma la storica vocazione industriale della regione.</p>



<p>Il cuore di questa vocazione sono i <strong>sette distretti industriali piemontesi</strong>, cinque dei quali nel settore della meccanica, uno nella gioielleria e oreficeria (concentrato a Valenza, in provincia di Alessandria) e uno nell&#8217;industria chimica. A questi si affiancano 539 reti di impresa (settima posizione in Italia), che dimostrano una certa capacità di <strong>fare sistema tra le aziende</strong>. Tuttavia i segnali di difficoltà non mancano. Tra il 2019 e il 2024, le imprese attive sono diminuite dell&#8217;1,2%, e l&#8217;area del Sistema Locale del Lavoro di Torino – che comprende ben 112 comuni – è stata riconosciuta dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come <strong>area di crisi industriale complessa</strong>. È un&#8217;etichetta che fotografa le difficoltà di un territorio che ha costruito la propria identità attorno all&#8217;automotive e che oggi deve reinventarsi. La densità di impresa, pari a 88,4 ogni 1.000 abitanti, colloca il Piemonte al decimo posto in Italia: un dato che segnala margini di crescita rispetto alle regioni più dinamiche del paese.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-fc7359310e38671b9d7007bca5d29638"><strong>Innovazione: buone basi, ma non al massimo del potenziale</strong></p>



<p>Il capitolo più interessante – e anche il più complesso da leggere – riguarda la <strong>propensione all&#8217;innovazione</strong> del Piemonte.</p>



<p>Con un <em>Regional Innovation Index (RII)</em> di 94,4 il Piemonte si colloca all&#8217;ottavo posto in Italia (contro una media nazionale di 90,3) ed è classificato come &#8220;<em>moderate innovator</em>&#8221; dalla Commissione Europea, nel ranking che misura le performance innovative delle regioni europee (127° posto in UE). Non è un dato negativo in assoluto, ma segnala che il potenziale rimane parzialmente inespresso.</p>



<p>Scendendo nel dettaglio, emergono <strong>alcune eccellenze concrete</strong>. Il Piemonte è secondo in Italia per <strong>investimenti privati in Ricerca e Sviluppo</strong> e terzo per <strong>brevetti internazionali registrati (PCT)</strong>. Le innovazioni di prodotto la collocano al terzo posto nazionale. Sono numeri che raccontano una regione capace di produrre conoscenza e trasferirla al mercato, almeno in certi comparti. Le 690 startup innovative presenti (sesta posizione per numero assoluto) e le 202 PMI innovative (quinta in Italia) mostrano un <strong>ecosistema imprenditoriale vivace</strong>, anche se la densità relativa alla popolazione è meno brillante: tredicesima per startup ogni 100.000 abitanti, nona per PMI innovative. Le aziende innovative ci sono, ma sono concentrate in poche aree – soprattutto l&#8217;area torinese – e non si distribuiscono in modo capillare sul territorio.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f691104a7cff046ab08fe648992c8e3c"><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione ricco e articolato</strong></p>



<p>Quello che colpisce davvero del Piemonte è <strong>la densità e la varietà delle</strong> <strong>strutture a supporto dell&#8217;innovazione</strong>. Sul territorio operano 4 Parchi Scientifici e Tecnologici (PST), distribuiti in tre province diverse; 4 incubatori certificati dal MISE – tra cui I3P del Politecnico di Torino e 2i3T dell&#8217;Università di Torino – più altri 13 censiti dal Social Innovation Monitor 2024; 2 European Digital Innovation Hub (EDIH) finanziati dalla Commissione Europea (CHEDIH ed EXPAND); il Competence Center nazionale CIM 4.0, punto di riferimento per le imprese che vogliono integrare automazione, robotica e intelligenza artificiale nei propri processi; 12 cluster tecnologici regionali e 11 <ins>F</ins>abLab distribuiti su tutto il territorio. A tutto questo si aggiunge l&#8217;ecosistema NODES – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, programma europeo di innovazione che include il Piemonte tra i suoi territori di riferimento.</p>



<p>In questo quadro si inserisce anche <strong><a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a></strong>, polo territoriale del sistema di <em>innovation hub</em> di C.NEXT, attivo dal 2023 nelle storiche Officine ICO a Ivrea (TO), patrimonio UNESCO come Città Industriale del XX Secolo. Una presenza che porta nel cuore del Canavese competenze, metodologie e reti per il trasferimento dell&#8217;innovazione alle imprese e al territorio.</p>



<p>Il quadro complessivo mostra una regione che non manca di strutture e dove un <strong>ulteriore investimento nell’attività di coordinamento dell’ecosistema</strong> sarebbe un vantaggio per le imprese, in particolare quelle di medie e piccole dimensioni fuori dall&#8217;area metropolitana torinese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18716" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5b3bd8c44049ee780135894865891bbf"><strong>La forza del capitale umano: università e formazione tecnica</strong></p>



<p>Il Piemonte può contare su un <strong>sistema universitario di livello alto</strong>. Quattro atenei erogano complessivamente 301 corsi di laurea, di cui 117 in ambito STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Il <strong>Politecnico di Torino</strong> è l&#8217;asset strategico di maggior peso: da solo produce 7.690 laureati tecnico-scientifici all&#8217;anno, attira ricercatori internazionali e collabora attivamente con le principali industrie nei settori automotive, aerospaziale ed energetico. L&#8217;Università di Torino, con i suoi 185 corsi, garantisce copertura disciplinare ampia. A queste si affiancano l&#8217;Università del Piemonte Orientale, distribuita su più sedi provinciali, e l&#8217;Università di Scienze Gastronomiche di Bra, nata dall&#8217;intuizione di Slow Food e oggi punto di riferimento internazionale per chi studia il cibo come cultura.</p>



<p>Sul fronte della <strong>formazione tecnica superiore</strong>, il Piemonte ospita sette <strong>ITS Academy</strong> (Istituti Tecnologici Superiori, percorsi biennali post-diploma ad alta specializzazione tecnica) in settori come ICT, aerospazio, biotecnologie, greentech, agroalimentare, moda e turismo. Un&#8217;offerta articolata, anche se ancora in fase di consolidamento rispetto alle regioni più avanzate su questo fronte.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b6ec627da233d44cf920b95e8c5f6e42"><strong>Mercato del lavoro e qualità della vita: luci e ombre</strong></p>



<p>Il <strong>mercato del lavoro</strong> piemontese mostra segnali contrastanti. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti si attesta a 24.780 euro annui (quarto in Italia, dopo Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio). Il tasso di disoccupazione è del 5,4% e quello di NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è all&#8217;11,7%, entrambi sotto la media nazionale. Il tasso di occupazione, al 50,7%, non è negativo in assoluto ma non è brillante per una regione con questa storia produttiva.</p>



<p>Sul <strong>fronte ambientale</strong>, le emissioni di PM2.5 collocano il Piemonte al 19° posto in Italia e al 222° in Europa: il bacino padano è notoriamente tra le zone d&#8217;Europa con la peggiore qualità dell&#8217;aria, un vincolo strutturale che pesa sull&#8217;attrattività del territorio. Nel <strong>turismo</strong>, i 5,5 milioni di turisti nel 2024 e le 14,4 milioni di pernottamenti sono numeri rispettabili, ma il confronto con il 2019 rivela che i pernottamenti sono calati del 4,7%, penultimo risultato in Italia: chi viene si ferma sempre meno. Langhe, Roero e il Lago Maggiore sono i brand più riconoscibili, ma il potenziale complessivo – dalle Alpi alle città d&#8217;arte – resta largamente sottoutilizzato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18717" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/03/Piemonte_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-251f229988c37ac3704f853e54f74714"><strong>Una regione in cerca di equilibrio</strong></p>



<p>Il Piemonte è una regione che ha molto da offrire: infrastrutture solide, un sistema universitario di qualità, un tessuto industriale che sa ancora produrre innovazione, e uno degli ecosistemi dell&#8217;innovazione più strutturati d&#8217;Italia. Le sfide, però, sono altrettanto reali: la crisi dell&#8217;area torinese legata all&#8217;automotive, la concentrazione geografica delle opportunità, un mercato del lavoro che non riesce a esprimere pienamente il suo potenziale, e una qualità dell&#8217;aria che pesa sull&#8217;attrattività complessiva del territorio.</p>



<p>Più che la mancanza di risorse, quello che emerge è la necessità di <strong>costruire connessioni più efficaci</strong>: tra il centro (Torino) e la periferia (le province), tra le strutture dell&#8217;innovazione e le imprese che ne hanno bisogno, tra la formazione di alto livello e il mercato del lavoro locale.</p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Viaggio in Italia – Puglia</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 11:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18590</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Il nostro “Viaggio in Italia” ci porta in <strong>Puglia</strong>, una regione che si affaccia su due mari e rappresenta uno snodo strategico tra Europa e Mediterraneo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1aeb4c10fc439fa42cc4c93244b88665"><strong><strong><strong><strong>Un territorio strategico e ben collegato</strong></strong></strong></strong></p>



<p>Con i suoi 3,9 milioni di abitanti distribuiti in 257 comuni e 6 province, la Puglia si posiziona come ottava regione italiana per popolazione. Ma è la sua <strong>posizione geografica</strong> a farne un territorio davvero unico: affacciata sul Mar Adriatico a est e nord, e sul Mar Ionio a sud, la regione più orientale d&#8217;Italia rappresenta la principale porta verso la Grecia e il sud-est europeo.</p>



<p>Questa posizione unica è sfruttata anche grazie a <strong>infrastrutture di trasporto di primo livello</strong>. Due aeroporti internazionali – il Karol Wojtyła di Bari, con 6 milioni di passeggeri annui, e l&#8217;Aeroporto del Salento di Brindisi, con 3 milioni di passeggeri nel 2024 – garantiscono collegamenti rapidi ed efficienti. Sul fronte marittimo, il porto di Bari movimenta oltre 4 milioni di tonnellate di merci e accoglie 1,8 milioni di passeggeri, configurandosi come principale via d&#8217;accesso al corridoio trans-europeo Scandinavo-Mediterraneo. Il porto di Taranto, terzo in Italia, raggiunge le 17,5 tonnellate di merci movimentate. La rete stradale e ferroviaria è altrettanto capillare: l&#8217;autostrada A14 attraversa la regione per 270 km lungo la costa adriatica, mentre 847 km di linee ferroviarie gestite da RFI connettono le principali città, con il Frecciarossa che arriva fino a Lecce. Da Bari, Roma è raggiungibile in circa 4 ore, Milano in 7, Napoli in 3.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c7d1db5166e2c64cf142649bf204b95a"><strong>Un tessuto produttivo diffuso ma frammentato</strong></p>



<p>La Puglia conta <strong>325.428 imprese attive</strong>, posizionandosi al nono posto in Italia. Di queste, il 6,9% opera nel settore manifatturiero, un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale dell&#8217;8,7%. La densità di impresa è di 83,7 ogni 1.000 abitanti, con circa 1,1 milioni di addetti coinvolti.</p>



<p>Il territorio ospita <strong>7 distretti industriali</strong> che coinvolgono 24 comuni, concentrati prevalentemente nel settore tessile-conciario e in quello alimentare. Si tratta di realtà radicate, espressione di competenze artigianali consolidate, ma che oggi faticano a tradursi in quel dinamismo innovativo che caratterizza altre regioni.</p>



<p>Il dato più preoccupante riguarda la <strong>dinamica imprenditoriale</strong>: tra il 2019 e il 2024 si registra un -0,4% di imprese attive, con un -1,5% solo nell&#8217;ultimo anno. Segnali che indicano una certa difficoltà nel ricambio generazionale e nell&#8217;attrazione di nuove iniziative imprenditoriali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-cb6b5d99d773fe268aca4b0121b067dc"><strong>Innovazione presente ma non prevalente</strong></p>



<p>Sul fronte dell&#8217;innovazione, la Puglia presenta un quadro intermedio. La regione ospita <strong>557 startup innovative</strong> (14,3 ogni 100.000 abitanti) e <strong>139 PMI innovative</strong> (3,6 ogni 100.000 abitanti): in entrambi i casi è ottava per numero assoluto ma nelle ultime posizioni per densità. Il Regional Innovation Index (RII) si attesta a 80,2, posizionando la Puglia al quindicesimo posto in Italia e al 159esimo in Europa, con una classificazione da &#8220;moderate innovator&#8221;.</p>



<p>Gli <strong>indicatori EIS</strong> confermano questa posizione intermedia: la regione figura tra le prime dieci in Italia solo in 6 indicatori su 23 senza mai salire sul podio nazionale. Particolarmente significativi sono i dati relativi alle innovazioni di prodotto (settima in Italia) e di processo (dodicesima), che testimoniano una certa vitalità imprenditoriale. Tuttavia, persistono criticità nella formazione continua (ventesima posizione) e nelle co-pubblicazioni scientifiche (diciannovesima), segnali di un ecosistema ancora poco integrato tra mondo accademico e produttivo.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-69bd23ae3b42e5a8d053e5d775995c5e"><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione in costruzione</strong></p>



<p>La Puglia può contare su una <strong>rete articolata di luoghi dell&#8217;innovazione</strong> distribuiti su tutto il territorio regionale. Il sistema include un Parco Scientifico e Tecnologico (Tecnopolis, con sede a Bari), 4 incubatori certificati dal Ministero, 1 acceleratore di CDP (Faros, a Taranto), 2 European Digital Innovation Hub (DANTE a Lecce e CETMA-DIHSME a Brindisi), e 7 cluster tecnologici regionali.</p>



<p>Questa capillarità rappresenta un valore, ma evidenzia anche una certa <strong>frammentazione</strong>: l&#8217;assenza di un polo dominante e la moltiplicazione di iniziative non sempre coordinate rischiano di disperdere risorse ed energie. In Puglia prevale ancora una logica di presenza territoriale più che di sistema integrato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-2-1024x629.jpg" alt="Dati sul tessuto produttivo e i luoghi dell'innovazione" class="wp-image-18607" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-108a0a0620f47da05246a0c06ec7782f"><strong>Formazione universitaria e professionale: potenziale da valorizzare</strong></p>



<p>Il sistema formativo pugliese è articolato e diffuso. Quattro atenei – l&#8217;Università degli studi di Bari Aldo Moro, il Politecnico di Bari, l&#8217;Università del Salento e l&#8217;Università degli studi di Foggia – erogano complessivamente <strong>313 corsi</strong>, di cui 110 in ambito STEM.</p>



<p>Anche sul fronte degli <strong>Istituti Tecnologici Superiori</strong> la regione presenta un&#8217;offerta significativa: 10 ITS distribuiti su tutte le province, afferenti a 9 aree diverse, dall&#8217;aerospazio alla meccatronica, dall&#8217;agroalimentare al digitale. Un potenziale formativo considerevole, che però stenta ancora a tradursi in un efficace matching con le esigenze delle imprese.</p>



<p>Il nodo critico emerge chiaramente dai dati sul <strong>mercato del lavoro</strong>: tasso di disoccupazione al 9,3% (quarto peggior dato italiano), incidenza dei NEET (giovani non occupati e non in formazione) al 22,2%, tasso di occupazione fermo al 38,8%. Il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di 18.580 euro, penultimo in Italia. Numeri che raccontano una difficoltà strutturale nel valorizzare il capitale umano formato.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-edffe86cdccce9636345e5d576e38718"><strong>Il turismo come leva di sviluppo</strong></p>



<p>Se il comparto produttivo tradizionale e l&#8217;innovazione mostrano ancora margini di crescita, il <strong>settore turistico</strong> rappresenta l&#8217;eccellenza pugliese. Con 5,1 milioni di turisti nel 2024 e circa 17,9 milioni di notti trascorse, la Puglia si posiziona all&#8217;undicesimo posto per arrivi e all&#8217;ottavo per presenze tra le regioni italiane.</p>



<p>Ma è la <strong>dinamica di crescita</strong> a impressionare: +19,9% di turisti e +17,7% di notti rispetto al 2019, il miglior risultato tra le regioni italiane. Tre brand territoriali trainano questo successo: il Gargano e le Isole Tremiti (900 mila turisti), il Salento (1,6 milioni) e la Valle d&#8217;Itria (700 mila), con oltre il 30% di presenze straniere e soggiorni mediamente lunghi (5 giorni). Il settore occupa oltre 18 mila addetti, pari al 2,01% del totale, in linea con la media nazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-3-1024x629.jpg" alt="Dati sul sistema formativo e il settore turistico" class="wp-image-18608" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/02/Puglia_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-46e4faf268388d2057891d73470965d0"><strong>Opportunità e sfide per il futuro</strong></p>



<p>La Puglia si trova oggi di fronte a un bivio. Da un lato, può contare su <strong>asset territoriali di rilievo</strong>: una posizione geografica strategica, infrastrutture di collegamento di buon livello, un sistema formativo diffuso, un settore turistico in forte espansione e un ecosistema dell&#8217;innovazione in costruzione.</p>



<p>Dall&#8217;altro, deve affrontare <strong>criticità strutturali</strong>: un tessuto produttivo in affanno, indicatori di innovazione al di sotto della media nazionale, difficoltà nel mercato del lavoro, frammentazione dell&#8217;ecosistema innovativo.</p>



<p>La strada per trasformare il potenziale in risultati concreti passa necessariamente per alcune <strong>priorità strategiche</strong>: rafforzare l&#8217;integrazione tra formazione e imprese, consolidare le reti tra i diversi attori dell&#8217;innovazione, attrarre investimenti qualificati, supportare il ricambio generazionale nelle imprese esistenti e favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali innovative.</p>



<p>L&#8217;area di Taranto, identificata come area di crisi industriale complessa, rappresenta al tempo stesso una sfida e un&#8217;opportunità: la necessità di riconvertire un territorio di vocazione industriale può diventare il laboratorio di un nuovo modello di sviluppo sostenibile e innovativo.</p>



<p>La presenza di 23 fondazioni rilevanti – di origine bancaria, di comunità, di impresa – e di 8.508 enti del terzo settore testimonia l&#8217;esistenza di un <strong>capitale sociale</strong> pronto a mobilitarsi per progetti di sviluppo territoriale. È su questa base che si può costruire un percorso di innovazione diffusa, capace di connettere tradizione e futuro, valorizzando le specificità locali senza rinunciare all&#8217;apertura ai mercati e alle competenze globali.</p>



<p>La Puglia ha tutte le carte in regola per compiere il salto di qualità. Ma serve una <strong>visione di sistema</strong>, capace di far dialogare istituzioni, imprese, università e società civile, trasformando la frammentazione attuale in una rete coesa e orientata all&#8217;innovazione.<br></p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Viaggio in Italia – Valle d&#8217;Aosta</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-valle-daosta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Valle d'Aosta]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18501</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Il nostro “viaggio” prosegue nella regione più piccola d&#8217;Italia, dove l&#8217;innovazione deve fare i conti con le montagne, le distanze e un tessuto produttivo radicalmente diverso da quello delle grandi regioni industriali. La <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> è un caso di studio interessante per comprendere come territori periferici possano valorizzare le proprie specificità senza inseguire modelli che non gli appartengono.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-91c4f27d975fa6757af63b4a2e430255"><strong><strong><strong>Un territorio che guarda al turismo</strong></strong></strong></p>



<p>Con soli 122.877 abitanti, di cui 33.122 nel capoluogo Aosta, la Valle d&#8217;Aosta è la <strong>regione meno popolosa d&#8217;Italia</strong>. Dietro questi numeri si nasconde un&#8217;economia che <strong>ha fatto del turismo il suo principale motore di sviluppo</strong>. Nel 2024 la regione ha registrato oltre 1,3 milioni di turisti per un totale di circa 3,7 milioni di notti trascorse, con una crescita del 5,8% negli arrivi e del 2,5% nelle presenze rispetto al 2019.</p>



<p>Il settore turistico occupa oltre 3.600 addetti, pari all&#8217;8,69% degli addetti totali: un dato che colloca la Valle d&#8217;Aosta al secondo posto in Italia dopo il Trentino-Alto Adige, molto al di sopra della media nazionale dell&#8217;1,97%. Questa specializzazione è al tempo stesso un punto di forza e una fragilità: rappresenta un&#8217;industria consolidata, ma espone l&#8217;economia regionale a una dipendenza settoriale significativa.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a75c2382c49d1ec8c12cd8606b1d674b"><strong>Infrastrutture: strade sì, treni e aerei no</strong></p>



<p>La Valle d&#8217;Aosta dispone di una <strong>rete stradale adeguata alle sue dimensioni</strong>, con l&#8217;autostrada A5 Torino-Aosta che attraversa la regione e due trafori internazionali: quello del Monte Bianco, che collega Courmayeur con la Francia, e quello del Gran San Bernardo, che porta in Svizzera. Questa dotazione viaria è fondamentale per collegare una regione montana con l&#8217;esterno e per garantire la mobilità turistica. Il discorso cambia radicalmente quando si parla di altri collegamenti. La regione <strong>non ha aeroporti commerciali</strong> – l&#8217;unico aeroporto è riservato a uso turistico privato e all&#8217;elisoccorso – e <strong>la rete ferroviaria è limitata</strong>: una linea non elettrificata a singolo binario sulla tratta Aosta–Ivrea (attualmente sospesa per lavori di elettrificazione), mentre la tratta Aosta–Pré-Saint-Didier è sospesa dal 2015. Questa carenza di infrastrutture rappresenta un limite significativo per l&#8217;attrattività economica del territorio e per l&#8217;integrazione con i principali poli produttivi del Nord Italia.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-889c742f7d31cef50552e033c8ae13e6"><strong>Un tessuto produttivo piccolo ma in crescita</strong></p>



<p>Con 11.096 imprese attive, di cui appena 731 manifatturiere (il 6,6% del totale), la Valle d&#8217;Aosta si colloca all&#8217;ultimo posto in Italia per presenza industriale. Eppure tra il 2019 e il 2024 <strong>le imprese attive sono cresciute dell&#8217;1,5%</strong>, posizionando la regione al terzo posto nazionale dopo Trentino-Alto Adige e Campania. Nel 2024 il calo è stato contenuto allo 0,1%, dato migliore rispetto al -0,9% italiano.</p>



<p>La densità d&#8217;impresa è buona: 90,3 imprese ogni mille abitanti, sopra la media nazionale di 85,7, a testimonianza di un territorio dove <strong>il lavoro autonomo e la piccola imprenditoria restano diffusi</strong>. Tuttavia, mancano completamente distretti industriali e aree di crisi industriale complessa, semplicemente perché manca un&#8217;industria significativa da organizzare o da salvare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18504" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-e1e80d5e83e571e578766e4b6f31f8f2"><strong>Innovazione: l&#8217;anello debole</strong></p>



<p>Sul fronte dell&#8217;innovazione la Valle d&#8217;Aosta mostra i suoi limiti più evidenti. Gli indicatori EIS (European Innovation Scoreboard) posizionano la regione all&#8217;ultimo posto in Italia con un punteggio di 69, ben al di sotto della media nazionale di 90,3. La classificazione europea la colloca come <strong>&#8220;emerging innovator&#8221;</strong>, categoria riservata ai territori con potenziale non ancora espresso.</p>



<p>I numeri confermano questo ritardo: la regione conta solo 14 startup (11,4 ogni 100.000 abitanti), 8 PMI innovative (6,5 ogni 100.000 abitanti) e nessun incubatore certificato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. È presente l’incubatore non certificato Pépinières d’Entreprises, con sedi ad Aosta e Pont Saint Martin, gestito dalla Fondazione Giacomo Brodolini; da considerare anche Finaosta (la finanziaria regionale) e il Digital Innovation Hub CANTIERI promosso da Confartigianato, ma si tratta di <strong>un ecosistema dell&#8217;innovazione ancora embrionale</strong>. Tra gli indicatori positivi spicca quello relativo agli specialisti ICT occupati: la Valle d&#8217;Aosta è terza in Italia. I brevetti registrati (17° posto), gli investimenti privati in Ricerca e Sviluppo (18° posto), le innovazioni di prodotto (19° posto) e soprattutto di processo (21° e ultima) raccontano di <strong>un sistema produttivo ancora poco orientato al cambiamento</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-415d55f8656dd2bcb385b4cf5b287013"><strong>Lavoro e formazione: poca disoccupazione, zero ITS</strong></p>



<p>Sul fronte occupazionale, la Valle d&#8217;Aosta registra performance notevoli. Il tasso di disoccupazione è al 3,9%, quarto migliore dato nazionale dopo Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. I NEET – giovani che non studiano e non lavorano – sono al 9,9%, secondo miglior dato italiano. <strong>Il tasso di occupazione tocca il 54,1%</strong>, secondo solo al Trentino-Alto Adige.</p>



<p>Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 è stato di 22.907 euro, decimo in Italia: un dato che riflette un mercato del lavoro relativamente stabile, anche se concentrato su settori come il turismo e i servizi, che non sempre garantiscono retribuzioni elevate.</p>



<p>La formazione superiore è limitata all&#8217;Università della Valle d&#8217;Aosta, fondata nel 2000, che nel 2024 ha erogato 6 corsi di laurea (4 triennali e 2 magistrali) e laureato 220 studenti, in prevalenza donne (169 su 220) e concentrati nell&#8217;area economica. Ma il vero problema è l&#8217;<strong>assenza di Istituti Tecnici Superiori (ITS)</strong>, strumenti fondamentali per formare tecnici specializzati richiesti dalle imprese. Per accedere a questi percorsi, gli studenti valdostani devono spostarsi in Piemonte, con tutti i disagi che questo comporta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18505" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2026/01/Valle-dAosta_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f9e9a104d15fddec6055cef2af791080"><strong>Sostenibilità ambientale e sviluppo sociale</strong></p>



<p>Se c&#8217;è un campo in cui la Valle d&#8217;Aosta eccelle senza discussioni, è quello della sostenibilità ambientale. La regione ha il <strong>minor consumo di suolo in Italia</strong>: appena il 2,2% del territorio nel 2024. Un dato che riflette sia i vincoli naturali di una regione montana, sia una consapevolezza diffusa dell&#8217;importanza di preservare un paesaggio che rappresenta il principale asset economico del territorio. La Valle d&#8217;Aosta registra il <strong>miglior dato nazionale per emissioni di PM2.5</strong> (particolato fine), ma risulta la peggiore se confrontiamo questo dato in rapporto al valore aggiunto portato dal settore manifatturiero.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p>Nel panorama del terzo settore valdostano, la <strong>Fondazione comunitaria della Valle d&#8217;Aosta</strong> rappresenta un punto di riferimento unico. Attiva dal 2008, si basa sul modello della raccolta fondi da redistribuire in progetti di utilità sociale. Nel 2024 ha consolidato una rete di oltre 90 partner sul territorio, svolgendo un ruolo trasversale su molteplici ambiti del welfare locale. È socia di Assifero, l&#8217;associazione italiana delle fondazioni ed enti filantropici.</p>



<p>La regione conta 314 enti del terzo settore con una densità di 256 ogni 100.000 abitanti, rispettivamente 20° e 10° posto in Italia. Un <strong>tessuto sociale attivo</strong> quindi, anche se numericamente limitato dalle dimensioni della popolazione.<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3483849b118556383111a60347dac974"><strong><strong><strong><strong><strong>Le opportunità nascoste</strong></strong></strong></strong></strong></p>



<p>Nonostante i limiti evidenti, la Valle d&#8217;Aosta presenta alcune <strong>opportunità di sviluppo interessanti</strong>. La sua specializzazione turistica può evolversi verso forme di <strong>turismo sostenibile e destagionalizzato</strong>, sfruttando la crescente domanda di esperienze autentiche e a basso impatto ambientale. Il patrimonio naturale pressoché incontaminato rappresenta un vantaggio competitivo rispetto a territori più antropizzati.</p>



<p>La presenza della Svizzera e della Francia come vicini offre possibilità di <strong>cooperazione internazionale</strong> su progetti di innovazione, ricerca e sviluppo economico. I fondi europei per le aree montane possono rappresentare leve importanti per colmare i gap infrastrutturali e tecnologici.</p>



<p>La buona performance occupazionale e la bassa presenza di NEET indicano un <strong>capitale umano non disperso</strong>, che potrebbe essere valorizzato attraverso percorsi formativi mirati – a partire dall&#8217;introduzione di ITS regionali – capaci di agganciare i fabbisogni di un&#8217;economia in lenta trasformazione.</p>



<p>La Valle d&#8217;Aosta rappresenta un caso emblematico di territorio periferico che deve costruire il proprio modello di sviluppo senza poter replicare le ricette delle regioni industrializzate. L&#8217;innovazione qui non può fondarsi su grandi distretti manifatturieri o su cluster tecnologici, ma deve necessariamente <strong>partire dalle vocazioni esistenti: turismo, ambiente, qualità della vita, connessioni internazionali</strong>.</p>



<p>Per farlo servono <strong>infrastrutture adeguate</strong> – a cominciare da quelle digitali, che possono compensare l&#8217;isolamento geografico – e un <strong>ecosistema dell&#8217;innovazione più robusto</strong>, capace di accompagnare le imprese locali verso la transizione digitale e sostenibile. Servono investimenti mirati in <strong>formazione tecnica e specialistica</strong>, senza dover costringere i giovani ad emigrare per studiare. Ma soprattutto serve la capacità di trasformare i limiti in opportunità: essere piccoli può significare essere agili, essere montani può significare essere sostenibili, essere ai margini può significare essere laboratori di sperimentazione. La Valle d&#8217;Aosta ha le carte per giocare questa partita, a patto di non inseguire modelli che non le appartengono e di valorizzare fino in fondo ciò che la rende unica.<br></p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong><br><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em><br><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em><br><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em><br><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em><br><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em><br><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Viaggio in Italia – Emilia-Romagna</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-emilia-romagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 09:11:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18434</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Prosegue il nostro “Viaggio in Italia” alla scoperta delle regioni con il maggior potenziale di innovazione e sviluppo economico-sociale. Questa volta ci spostiamo nel cuore del Paese: l&#8217;<strong>Emilia-Romagna</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-a5757ca133fa3063ac3569eaef1ccdb5"><strong><strong><strong>Il nucleo strategico d&#8217;Italia</strong></strong></strong></p>



<p>L&#8217;Emilia-Romagna è una delle regioni più dinamiche d’Italia: <strong>tutte le principali infrastrutture nazionali passano di qui</strong>. La sua posizione geografica, al crocevia tra Nord e Sud, tra Adriatico e Tirreno, la rende un passaggio quasi obbligato per chiunque attraversi la penisola.</p>



<p>Con circa <strong>4,5 milioni di abitanti</strong> distribuiti in 9 province e 330 comuni, è la sesta regione per popolazione. Ma i numeri assoluti dicono poco: quello che conta è la qualità del tessuto sociale ed economico. Con un&#8217;<strong>incidenza di residenti stranieri del 12,6%</strong>, la più alta d&#8217;Italia rispetto alla media nazionale dell&#8217;8,9%, la regione si conferma territorio di accoglienza e integrazione, con una struttura demografica sostanzialmente in linea con le medie nazionali.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-69ce590349c9bd7160b75b91e0e255b4"><strong><strong><strong>Un sistema infrastrutturale senza eguali</strong></strong></strong></p>



<p>L&#8217;elemento distintivo dell&#8217;Emilia-Romagna è la sua <strong>rete infrastrutturale capillare e strategica</strong>. Bologna rappresenta il vero snodo del Paese, il punto da cui partono e in cui convergono le principali direttrici nazionali.</p>



<p>Sul fronte aeroportuale, la regione conta <strong>quattro aeroporti internazionali</strong>. Il Guglielmo Marconi di Bologna, con 10,8 milioni di passeggeri nel 2024 (ottavo aeroporto italiano), collega circa 120 destinazioni. Gli scali di Rimini, Forlì e Parma completano l&#8217;offerta con circa 700.000 passeggeri complessivi, garantendo accessibilità diffusa al territorio.</p>



<p>La <strong>rete ferroviaria</strong> è ancora più impressionante: <strong>1.284 km gestiti da RFI</strong>, di cui 716 km classificati come &#8220;linee fondamentali&#8221; e 752 km a doppio binario, più ulteriori 352 km di linee secondarie gestite da Ferrovie Emilia-Romagna. Da Bologna Centrale partono collegamenti per Milano in un&#8217;ora, per Firenze in 40 minuti, per Verona in 50 minuti, con cadenza oraria per Padova e Ancona. Una connettività che non ha eguali in Italia.</p>



<p>La <strong>rete autostradale</strong> conferma questa centralità: l&#8217;A1 Milano-Napoli, spina dorsale del Paese, attraversa per circa 200 km il territorio regionale, con Bologna come punto nevralgico grazie a un complesso sistema di tangenziali, complanari e raccordi. L&#8217;A14 Bologna-Taranto si snoda per 145 km lungo la costa adriatica, mentre la storica Via Emilia (SS9) attraversa l&#8217;intera regione per oltre 300 km, mantenendo inalterata la sua funzione di collegamento est-ovest.</p>



<p>L&#8217;unico punto di relativa debolezza è sul fronte marittimo: la regione conta <strong>un solo porto commerciale</strong>, quello di Ravenna, che ha movimentato circa 26 milioni di tonnellate nel 2024, affiancato da alcuni porti turistici e strutture minori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-2-1024x629.jpg" alt="Infografica su Emilia-Romagna" class="wp-image-18435" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-819b3577720980a3df0d08d229816e97"><strong>Innovazione: la vera ricchezza del territorio</strong></p>



<p>Se le infrastrutture sono l&#8217;ossatura della regione, l&#8217;innovazione ne è il sistema nervoso. L’Emilia-Romagna è <strong>seconda in Italia per propensione all&#8217;innovazione</strong>, con un Regional Innovation Index (RII) di 115,4, classificata come &#8220;strong innovator&#8221; sia a livello nazionale che europeo.</p>



<p>I numeri raccontano una storia di eccellenza diffusa. La regione è <strong>prima in Italia per investimenti in Ricerca e Sviluppo del settore privato</strong> e <strong>prima per brevetti registrati</strong> tramite il sistema PCT (Patent Cooperation Treaty). Conta <strong>908 startup innovative</strong> (quarta regione per numero assoluto) e <strong>232 PMI innovative</strong>, con una densità di 20,4 startup ogni 100.000 abitanti.</p>



<p>Ma l&#8217;innovazione in Emilia-Romagna non è solo questione di numeri: è un <strong>approccio sistemico che integra università, imprese, centri di ricerca e istituzioni</strong>. Gli indicatori del Regional Innovation Scoreboardeuropeo vedono la regione sul podio italiano in 9 indicatori su 23, con punte di eccellenza nella formazione continua (seconda in Italia), nelle co-pubblicazioni scientifiche e nelle innovazioni di prodotto e processo.</p>



<p>Esistono poi due incubatori certificati dal Ministero delle Imprese e un ecosistema articolato che comprende tre Parchi Scientifici e Tecnologici (PST), due European Digital Innovation Hub promossi dalla Commissione europea, tre acceleratori di CDP, un Competence Center nazionale (BI-REX con sede a Bologna), e una rete capillare di 19 Digital Innovation Hub distribuiti su tutto il territorio regionale.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-588f1158cfd116da42a8861dcb86e743"><strong><strong><strong>Formazione di eccellenza: il motore del futuro</strong></strong></strong></p>



<p>Uno dei segreti del successo dell&#8217;Emilia-Romagna è la qualità del suo sistema formativo. La regione ospita <strong>quattro università</strong> che nel 2024 hanno formato complessivamente 37.055 laureati, di cui oltre la metà (20.093) all&#8217;<strong>Alma Mater Studiorum di Bologna</strong>, terzo ateneo d&#8217;Italia dopo Pegaso e La Sapienza.</p>



<p>Il dato ancora più significativo riguarda la <strong>formazione STEM</strong> (Science, Technology, Engineering, Mathematics): l&#8217;Emilia-Romagna ha formato 11.185 laureati in discipline scientifiche e tecnologiche nel 2024. L&#8217;Università di Bologna da sola ne ha laureati 5.830, risultando il quinto ateneo d&#8217;Italia in questo ambito, ma primo in assoluto per numero di corsi STEM attivati (108 su 271 totali).</p>



<p>L&#8217;offerta formativa è completata da <strong>sette Istituti Tecnici Superiori (ITS)</strong> che coprono altrettante aree tecnologiche strategiche, con 80 corsi distribuiti in 21 sedi. Dalla meccanica motoristica (ITS MAKER con 21 corsi) al biomedicale, dalla logistica sostenibile all&#8217;agroalimentare, gli ITS emiliano-romagnoli rappresentano un ponte efficace tra formazione e mondo del lavoro.</p>



<p>I risultati sul <strong>mercato del lavoro</strong> confermano l&#8217;efficacia del sistema: tasso di disoccupazione al 4,3% (sesta regione con il dato più basso in Italia), NEET all&#8217;11% (settimo miglior dato nazionale) e un tasso di occupazione del 53,5% (quarto in Italia). Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2023 è di 24.927 euro, secondo in Italia dopo la Lombardia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-3-1024x629.jpg" alt="Infografica su Emilia-Romagna" class="wp-image-18436" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-75a71bf08b9d474f3fa3b803be680870"><strong><strong><strong>Un tessuto produttivo solido e diversificato</strong></strong></strong></p>



<p>L&#8217;Emilia-Romagna conta 388.601 <strong>imprese attive</strong>, quinta regione in Italia, di cui il 10,1% (39.145) sono <strong>manifatturiere</strong>, dato superiore alla media nazionale dell&#8217;8,7%. La regione ospita 13 <strong>distretti industriali</strong> che coinvolgono 114 comuni, con una forte concentrazione nel settore della <strong>meccanica</strong> (7 distretti su 13).</p>



<p>La densità d&#8217;impresa è di 87,3 ogni 1.000 abitanti, in linea con la media nazionale, mentre le 585 reti d&#8217;impresa attive (sesta regione in Italia) testimoniano una cultura della collaborazione e dell&#8217;aggregazione che caratterizza il modello produttivo regionale.</p>



<p>Un elemento distintivo è l&#8217;<strong>assenza di aree di crisi industriale complessa</strong>, segnale di un tessuto economico resiliente e capace di adattarsi ai cambiamenti. Questo è dovuto anche al fatto che l&#8217;innovazione non è prerogativa solo delle grandi imprese, ma permea l&#8217;intero sistema produttivo, dalle PMI alle microimprese.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-7a7c090ef2330e77d6f910ce06f1f329"><strong><strong><strong><strong>Un ecosistema dell&#8217;innovazione articolato e funzionale</strong></strong></strong></strong></p>



<p><strong>Bologna</strong> si conferma il centro dell&#8217;innovazione regionale, ma l&#8217;ecosistema è distribuito capillarmente. Il sistema si articola attorno a tre organizzazioni principali che lavorano in modo coordinato.</p>



<p>Il <strong>sistema CLUST-ER</strong> rappresenta la rete regionale della ricerca industriale e dell&#8217;innovazione, coordinata dal PST ART-ER, e conta attualmente 11 cluster associati. La <strong>Rete TECNOPOLI dell&#8217;Emilia-Romagna</strong> e la <strong>Rete Alta Tecnologia</strong> completano questo sistema integrato.</p>



<p>A questi si aggiungono strutture specializzate come Ecosister (ecosistema dell&#8217;innovazione con sede a Bologna), la Casa delle Tecnologie Emergenti CTE COBO, e una rete di FabLab distribuiti in tutte le province, che avvicinano le tecnologie digitali e la fabbricazione avanzata a cittadini e imprese.</p>



<p>Particolarmente rilevante è la presenza del <strong>Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente</strong> con sede a Bologna, che coordina attività di ricerca e innovazione nel settore manifatturiero a livello nazionale.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-7d16a159e16ee29e0194574de3dd859d"><strong><strong><strong><strong>Turismo e qualità della vita</strong></strong></strong></strong></p>



<p>L&#8217;Emilia-Romagna non è solo lavoro e innovazione. La regione ha accolto <strong>11,9 milioni di turisti nel 2024</strong> per un totale di circa 40,8 milioni di notti, posizionandosi al sesto posto tra le regioni italiane. Il marchio turistico <strong>Riviera Romagnola</strong>, che comprende 11 comuni, da solo ha attratto circa 6 milioni di turisti, per un totale di 26,4 milioni di notti.</p>



<p>Rispetto al 2019, prima della pandemia, la crescita è stata del 2,4% in termini di turisti e dello 0,3% per le presenze, dati inferiori alla media nazionale ma che nell&#8217;ultimo anno hanno mostrato un&#8217;accelerazione (+3,6% di presenze e +6,9% di notti) più vicina ai trend nazionali.</p>



<p>Il <strong>settore turistico</strong> occupa oltre 28.000 addetti, pari all&#8217;1,69% del totale, leggermente sotto la media italiana. Tuttavia, rappresenta un complemento importante all&#8217;economia regionale, aggiungendo valore a un territorio già ricco di opportunità.</p>



<p>La qualità della vita è testimoniata anche dalla presenza di 11.263 <strong>enti del terzo settore</strong>, terza regione per numerosità dopo Lombardia e Lazio, con una densità di 253 ogni 100.000 abitanti. Le numerose <strong>fondazioni di rilievo</strong> presenti sul territorio costituiscono un patrimonio importante per progetti di sviluppo sociale e innovazione territoriale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-4-1024x629.jpg" alt="Infografica su Emilia-Romagna" class="wp-image-18437" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-4-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/12/EmiliaRomagna_MAG-4-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-8fc9a194dd41b2f0620aea59fe01c590"><strong><strong><strong><strong><strong>Un modello di sviluppo da replicare</strong></strong></strong></strong></strong></p>



<p>L&#8217;Emilia-Romagna rappresenta un <strong>modello interessante di sviluppo equilibrato</strong>: infrastrutture eccellenti, forte propensione all&#8217;innovazione, sistema formativo di qualità, tessuto produttivo resiliente e buona qualità della vita. La regione ha saputo valorizzare la sua <strong>posizione strategica</strong> trasformandola in un vantaggio competitivo concreto.</p>



<p>La sfida per il futuro sarà mantenere questa leadership innovativa in un contesto europeo sempre più competitivo, continuando a <strong>investire in ricerca, formazione e infrastrutture digitali</strong>. Il modello emiliano-romagnolo dimostra che innovazione e tradizione produttiva possono convivere, a patto di costruire ecosistemi funzionanti dove università, imprese e istituzioni collaborino con obiettivi condivisi. Per territori e istituzioni che vogliono attivare <strong>progetti di innovazione e sviluppo economico-sociale</strong>, l&#8217;Emilia-Romagna offre non solo un benchmark da studiare, ma anche un sistema di competenze e infrastrutture con cui collaborare per costruire percorsi di crescita sostenibile e inclusiva.</p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong>&nbsp;</p>



<p><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a></em></p>



<p><em><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a></em></p>



<p><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em></p>



<p><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio in Italia – Basilicata</title>
		<link>https://cnexthub.com/viaggio-in-italia-basilicata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 14:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://cnexthub.com/?p=18356</guid>

					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Terza tappa del nostro “Viaggio in Italia”, alla ricerca del potenziale di innovazione delle regioni italiane: eccoci in <strong>Basilicata</strong>!</p>



<p>In un film del 2010 diretto da Rocco Papaleo, la Basilicata veniva raccontata come una regione da attraversare &#8220;coast to coast&#8221;. L&#8217;immagine è suggestiva ma si scontra con una realtà fatta di <strong>collegamenti fragili</strong>, isolamento infrastrutturale e un tessuto economico che fatica a emergere. Eppure, tra i dati, emergono segnali che meritano attenzione. La Basilicata è una regione con una forte <strong>vocazione scientifica</strong> nella formazione universitaria, una <strong>densità imprenditoriale</strong> tra le più alte d&#8217;Italia, un ecosistema dell&#8217;innovazione più articolato di quanto si pensi e un <strong>capitale ambientale e sociale</strong> che poche altre regioni possono vantare.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1a695184d82fbcdbc18eea9c4887ae67"><strong><strong><strong>Il quadro demografico</strong></strong></strong></p>



<p>La Basilicata conta 530.004 abitanti, distribuiti tra la provincia di Potenza (340.909) e quella di Matera (189.095). È la terza regione meno popolosa d&#8217;Italia, dopo Valle d&#8217;Aosta e Molise.</p>



<p>L&#8217;età media è di 47,3 anni, superiore alla media nazionale di 46,6. Gli over 65 rappresentano il 25,4% della popolazione, mentre gli under 14 sono l&#8217;11,1%. La presenza straniera è contenuta con 27.060 residenti, pari al 5,1%, circa la metà della media nazionale di 9,1%.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-19b19cd77500755f85ccfba7e20b6473"><strong>Infrastrutture: il nodo irrisolto</strong></p>



<p>Il <strong>deficit infrastrutturale</strong> è il vincolo più pesante della Basilicata. La regione non ha aeroporti: lo scalo più vicino a Potenza è Salerno Costa d&#8217;Amalfi (90 km, circa un&#8217;ora), quello più vicino a Matera è Bari (65 km, 50 minuti). I porti – Maratea, Pisticci e Policoro – hanno una vocazione esclusivamente turistica.</p>



<p>La <strong>situazione ferroviaria</strong> è particolarmente critica. Una linea complementare a binario singolo attraversa trasversalmente la regione; Potenza ha una stazione, Matera no. Lungo la costa tirrenica passa una linea fondamentale, ma il Frecciarossa vi transita senza effettuare soste. La <strong>rete stradale</strong> si regge sull&#8217;Autostrada A2 del Mediterraneo, che attraversa la regione per soli 30 km in provincia di Potenza, da cui un raccordo di 50 km collega al capoluogo.</p>



<p>Il risultato è un <strong>isolamento</strong> che non riguarda solo la logistica, ma incide direttamente sulla circolazione di persone, competenze e opportunità. Per un territorio che vuole attrarre investimenti e trattenere talenti, la <strong>carenza di collegamenti rapidi</strong> con i grandi nodi economici – Napoli, Bari, Roma – rappresenta un freno concreto.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ff22399b9df21a87ad86cdf14f96e4f7"><strong><strong>Il tessuto imprenditoriale: tante microimprese, poche connessioni</strong></strong></p>



<p>La Basilicata conta 51.285 imprese attive, di cui 3.344 manifatturiere (6,5% del totale), al 18° posto in Italia per entrambi gli indicatori. Tra il 2019 e il 2025 le imprese attive sono diminuite del 3,1%, con un calo dell&#8217;1% nell&#8217;ultimo anno.</p>



<p>Ma anche qui emerge un dato sorprendente: la <strong>densità imprenditoriale</strong> è di 97,2 imprese ogni 10.000 abitanti, <strong>terzo valore più alto d&#8217;Italia</strong> dopo Molise e Trentino-Alto Adige, e ben sopra la media nazionale. Siamo di fronte a un tessuto di <strong>microimprenditorialità diffusa</strong> che le classifiche per valori assoluti non riescono a cogliere.</p>



<p><strong>La debolezza sta nella capacità di fare sistema</strong>. Le reti d&#8217;impresa sono 65 (18° regione), non esistono distretti industriali riconosciuti ed è presente un&#8217;area di crisi industriale complessa. In un contesto come questo, il ruolo di soggetti capaci di costruire connessioni tra imprese – e tra imprese e centri di ricerca – diventa cruciale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/11/Basilicata_MAG-2-1024x629.jpg" alt="Densità di imprese e utilizzo di suolo" class="wp-image-18357" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/11/Basilicata_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/11/Basilicata_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-e628f24f3487dd3190392f8291e8f171"><strong><strong><strong>Innovazione: un ecosistema più ricco di quanto sembri</strong></strong></strong></p>



<p>L&#8217;European Innovation Scoreboard 2025 classifica la Basilicata come &#8220;moderate innovator&#8221; con un Regional Innovation Index di 73 (20° in Italia, 174° nell&#8217;UE), ben sotto la media nazionale di 90,3. La regione compare tra le peggiori cinque in 16 indicatori su 23, con punti deboli nella R&amp;D del settore privato (21°), nelle innovazioni di prodotto (21°) e nei brevetti registrati (20°).</p>



<p>Eppure, qualche segnale più positivo non manca. Le co-pubblicazioni scientifiche internazionali collocano la Basilicata all&#8217;8° posto in Italia, un dato che racconta una ricerca accademica capace di dialogare con il contesto internazionale. Inoltre, il dato sulle emissioni di PM2.5 – 3° regione in Italia – riflette un profilo ambientale di qualità.</p>



<p>Le startup innovative sono 61 (di cui 50 a Potenza e 11 a Matera), con una densità di 11,4 ogni 100.000 abitanti (15° regione). Le PMI innovative sono 24, equamente distribuite tra le due province, con una densità di 4,5 per 100.000 abitanti che porta la regione al 12° posto.</p>



<p>La vera sorpresa è la mappa dei <strong>&#8220;luoghi dell&#8217;innovazione&#8221;</strong>, più articolata di quanto ci si aspetterebbe. La Basilicata ospita SEREA, incubatore certificato MISE a Potenza, più tre incubatori non certificati. A Matera operano CTEMT (Casa delle Tecnologie Emergenti) e HSL (Heritage Smart Lab), un European Digital Innovation Hub cofinanziato dalla Commissione Europea. Il DIH Basilicata di Confindustria ha sede a Potenza, così come il Contamination Lab dell&#8217;Università. A questi si aggiungono il PID della Camera di Commercio (sedi a Potenza e Matera) e il fablab Syskrack a Grassano. Elemento distintivo sono i <strong>cinque cluster tecnologici regionali</strong>, ciascuno legato a un settore della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) della Basilicata: Bioeconomia (Metaponto di Bernalda), Aerospazio (Tito Scalo), Automotive (Potenza), Energia (Potenza) e Industrie culturali e creative (Matera). È una struttura di governance dell&#8217;innovazione pensata e organizzata, che però ha bisogno di essere alimentata con progetti, risorse e connessioni per esprimere il suo potenziale.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-4f88dde8d9538090b665c33f5bcefb58"><strong><strong><strong><strong>La vocazione STEM: il dato più interessante</strong></strong></strong></strong></p>



<p>L&#8217;Università degli Studi della Basilicata (Unibas), fondata nel 1982, ha la sede principale a Potenza e una sede distaccata a Matera. Offre 38 corsi di laurea, di cui 17 – quasi la metà – in ambito STEM: un&#8217;incidenza notevole, molto superiore alla media nazionale.</p>



<p>Nel 2024 Unibas ha formato 813 laureati, di cui 214 in discipline STEM, pari al 26,3%. È un dato che racconta una <strong>vocazione scientifica e tecnologica del territorio</strong> che, in un&#8217;economia sempre più orientata alla transizione digitale ed energetica, rappresenta un asset strategico.</p>



<p><strong>Il problema è la dispersione post-laurea</strong>. Potenza registra un saldo di mobilità dei laureati di -48,2 ogni 1.000 residenti (6° provincia più alta in Italia), Matera -27,8. Il territorio forma competenze STEM di qualità ma fatica a trattenerle.</p>



<p>L&#8217;offerta ITS è minima: un solo istituto, l&#8217;ITS Academy di Basilicata con sede a Potenza, specializzato in efficienza energetica e parte del Cluster Energia regionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/11/Basilicata_MAG-3-1024x629.jpg" alt="Corsi di laurea STEM ed Ecosistema dell'innovazione" class="wp-image-18358" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/11/Basilicata_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/11/Basilicata_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5e53809166869e66e8110e1fb70271d4"><strong>Lavoro, terzo settore e ambiente: risorse da non sottovalutare</strong></p>



<p>Il <strong>mercato del lavoro</strong> lucano presenta indicatori difficili ma non drammatici nel contesto del Mezzogiorno: disoccupazione al 6,7% (8° regione), NEET al 16,9% (7° dato più alto), tasso di occupazione al 42,4% (5° più basso). Il reddito medio dei lavoratori dipendenti nel 2024 è di 20.262 euro, al 16° posto in Italia.</p>



<p><strong>Il terzo settore è una risorsa importante e sottovalutata</strong>. La Basilicata conta 1.664 enti, con una densità di 312 ogni 100.000 abitanti – quarto valore più alto d&#8217;Italia. È un indicatore di coesione sociale e capacità auto-organizzativa che, nelle strategie di sviluppo territoriale, può fare la differenza.</p>



<p>Il <strong>turismo</strong> rappresenta un&#8217;area di preoccupazione: 900.000 arrivi nel 2024 per circa 2,5 milioni di pernottamenti, con un calo del 5,6% rispetto al 2019, in netta controtendenza con la crescita media italiana (+6,3%). È il peggior dato regionale dopo la Calabria: l&#8217;effetto &#8220;Matera Capitale della Cultura 2019&#8221; si è in gran parte esaurito senza lasciare un&#8217;eredità strutturale.</p>



<p>Il <strong>consumo di suolo</strong>, però, è tra i più bassi d&#8217;Italia: appena il 3,2%, terza regione dopo Trentino-Alto Adige e Valle d&#8217;Aosta. Un patrimonio ambientale integro che, combinato con i cluster regionali in bioeconomia ed energia, offre una base concreta per strategie di sviluppo sostenibile.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-2bd8bd737c586284ae06f3867f76b21d"><strong>Una regione da connettere, non da assistere</strong></p>



<p>La Basilicata non è un territorio vuoto da riempire: <strong>è un territorio frammentato da connettere</strong>. I pezzi ci sono – una rete di cluster tematici, una formazione universitaria a vocazione scientifica, una densità imprenditoriale elevata, un ecosistema dell&#8217;innovazione più strutturato di quanto appaia – ma funzionano in modo isolato, senza la massa critica necessaria per generare un effetto di sistema.</p>



<p><strong>Le sfide sono evidenti</strong>: il deficit infrastrutturale, la fuga dei laureati, il calo turistico post-Matera 2019, la debolezza della R&amp;D privata. Ma sono sfide che si possono affrontare lavorando sulle connessioni, all&#8217;interno e verso l&#8217;esterno: tra imprese e competenze, tra università e tessuto produttivo, tra Basilicata e territori confinanti. Per chi si occupa di innovazione territoriale, la Basilicata offre un&#8217;opportunità concreta: infrastrutture dell&#8217;innovazione già in parte costruite, una specializzazione scientifica definita, un capitale umano e ambientale di qualità. Quello che manca è il collante, e costruirlo è un lavoro che può produrre risultati visibili in tempi ragionevoli.</p>



<p></p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong>&nbsp;</p>



<p><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em></p>



<p><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">Infocamere-Movimprese</a></p>



<p><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener"><em>USTAT</em></a></p>



<p><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em></p>



<p><a href="https://www.isprambiente.gov.it/it" target="_blank" rel="noopener"><em>ISPRA</em></a></p>



<p><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></p>
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		<title>Viaggio in Italia – Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 08:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Eccoci alla seconda tappa del nostro Viaggio in Italia, alla ricerca del potenziale d’innovazione delle regioni italiane: il <strong>Veneto</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-3099943d920611188a2f5c43ca53cf4f"><strong><strong>Un modello di competitività e innovazione</strong></strong></p>



<p>Se l’Italia ha bisogno di modelli per rilanciare la sua competitività, questa regione si candida a essere uno dei più solidi. Esteso e ben collegato grazie a <strong>tre aeroporti internazionali</strong> e circa <strong>450 km di rete ferroviaria</strong> classificata come “fondamentale”, il Veneto coniuga tradizione produttiva e tensione innovativa come pochi altri territori. Qui l’innovazione è una realtà concreta, diffusa e trainante.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-2-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18181" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-2-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-2-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b6a70ac0299b6e8f83c0450daba5be28"><strong><strong>Distretti produttivi e manifattura</strong></strong></p>



<p>Quarta<a> </a>regione<a> </a>in Italia per <strong>numero di imprese attive</strong> (418.367) e terza per <strong>incidenza di imprese manifatturiere</strong> (11,1%), il Veneto figura stabilmente sul podio dell’industrializzazione italiana, con una moltitudine di <strong>distretti produttivi</strong> che lo rendono uno dei più articolati sistemi manifatturieri d’Europa. Questo tessuto si distingue per resilienza, capacità di esportazione e adattabilità ai cicli economici globali. In particolare <strong>Vicenza</strong>, con il 15,3%, è la terza provincia italiana per incidenza di imprese manifatturiere.</p>



<p>Dalle calzature alla meccanica, dall’occhialeria al biomedicale, i <strong>28</strong> <strong>distretti industriali veneti</strong> – circa il 20% di quelli italiani – non solo sopravvivono ma continuano a rigenerarsi. E proprio in questo dinamismo risiede la chiave del loro successo: l’innovazione è integrata nel “fare”, nella capacità artigianale che si evolve in tecnologia, nella microimpresa che scala verso l’industria 4.0. Confermano questa integrazione i dati relativi alla <strong>Ricerca e Sviluppo</strong> del settore privato che collocano la regione Veneto al settimo posto in Italia, quarta per numero di brevetti registrati.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1573" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-3-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-18182" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-3-scaled.jpg 2560w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-3-1280x787.jpg 1280w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1280px) 1280px, (min-width: 1281px) 2560px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-53532ea54909166568bf25dae6290062"><strong><strong>Un ecosistema fertile e distribuito</strong></strong></p>



<p>Verona, Padova e Venezia costituiscono l’asse dell’<strong>innovazione regionale</strong>. In quest’area si concentrano università, poli tecnologici, incubatori, imprese ad alta intensità di ricerca, espressione della vivacità di un ecosistema fertile, dove le reti tra imprese, ricerca e istituzioni funzionano.</p>



<p>La capacità del Veneto di moltiplicare cluster e <strong>filiere collaborative</strong> è uno dei suoi maggiori asset. L’innovazione non è concentrata, ma diffusa, reticolare, radicata nei territori e supportata da un sistema ricco e complesso di <strong>“luoghi dell’innovazione”</strong>, tra cui 5 incubatori certificati, 3 acceleratori di CDP, 2 European Digital Innovation Hub, 1 Competence Center, 22 cluster innovativi, per citarne solo alcuni.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1ddb66fe0d2b8ff4b2164106b14c3b1d"><strong><strong>Formazione di qualità</strong></strong></p>



<p>Altro punto di forza, spesso trascurato, è la qualità della formazione: il Veneto offre <strong>percorsi educativi e formativi di alto livello</strong>, orientati alle competenze richieste dal mondo produttivo. Scuole tecniche, atenei (4), ITS (8)<a> </a>e centri di ricerca collaborano attivamente con il mondo imprenditoriale. È questo uno degli elementi centrali del modello veneto: la formazione è parte integrante dell’innovazione e i risultati confermano la sua efficacia registrando un tasso di disoccupazione al 3% (seconda regione in Italia) e una incidenza di NEET (persone non occupate e non inserite in percorsi di formazione) al 10,5% (terzo dato migliore in Italia).<a id="_msocom_1"></a></p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-03e9a93f8b2eef227462e095baae37f7"><strong><strong>Anche il turismo in crescita</strong></strong></p>



<p>Infine il settore <strong>turismo/accoglienza</strong> vede il Veneto come <strong>migliore regione d’Italia in termini di presenze assolute</strong>: 21,8 milioni di turisti nel 2024, per un totale di circa 73,5 milioni di notti trascorse, con un +7,8% di turisti (incremento maggiore rispetto alla media italiana del +6,3%) e +3,1% di notti rispetto al 2019.</p>



<p></p>



<p>Il Veneto è dunque una regione che ha saputo trasformare la propria tradizione produttiva in un <strong>sistema innovativo e competitivo</strong>, sfruttando al meglio la rete di <strong>connessioni fisiche e digitali</strong> e la qualità della formazione. Un territorio che ha già tracciato una via concreta all’<strong>innovazione diffusa</strong>, che parte dai distretti e arriva fino ai laboratori d’avanguardia, generando un circolo virtuoso da proteggere e alimentare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-4-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18184" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-4-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/10/Veneto_MAG-4-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p><strong><em>Fonti</em></strong>&nbsp;</p>



<p><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a></em></p>



<p><em><a href="https://assaeroporti.com/" target="_blank" rel="noopener">ASSAEROPORTI</a></em></p>



<p><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em></p>



<p><em><a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/statistics/performance-indicators/regional-innovation-scoreboard_en" target="_blank" rel="noopener">EIS/RIS</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnologici-superiori/" target="_blank" rel="noopener">ITS</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.rfi.it/" target="_blank" rel="noopener">RFI</a></em></p>
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		<title>Viaggio in Italia – Liguria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 07:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[Liguria]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Vi portiamo alla scoperta delle regioni italiane e dei loro aspetti più interessanti in termini di propensione all’innovazione e opportunità di crescita e sviluppo economico–sociale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="font-size:0px">Pannelli solari verticali, affitti studenteschi, scarti vegetali, comunicazione accessibile e biopelle dal caffè: questi, in estrema sintesi, i cinque temi delle <strong>idee imprenditoriali selezionate come vincitrici </strong>della prima edizione della <a href="https://ivrea.cnexthub.com/call-for-startup/">Call for Startup</a>, iniziativa lanciata da <a href="https://ivrea.cnexthub.com/">C.NEXT Ivrea</a> a fine aprile.</p>



<p>Nel XVIII secolo il Grand Tour era un lungo viaggio in Europa, in particolare in Italia, destinato ad allargare il sapere e la conoscenza di chi lo intraprendeva (per lo più ricchi aristocratici, va detto).&nbsp;</p>



<p>Noi, più modestamente, vogliamo portarvi alla <strong>scoperta delle regioni italiane</strong> e dei loro aspetti più interessanti in termini di <strong>propensione all’innovazione</strong> e opportunità di crescita e <strong>sviluppo economico–sociale</strong>.&nbsp;</p>



<p>Iniziamo questo “Viaggio in Italia”, in 20 tappe, dalla <strong>Liguria</strong>.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-8b87d04732bcc9ee1836d8ec1b35fc71"><strong>Una regione di frontiera</strong></p>



<p>La Liguria è una <strong>regione di frontiera</strong>, con una posizione allo stesso tempo complessa e strategica. Nel contesto internazionale di oggi deve affrontare sfide importanti sul piano economico e sociale, valorizzando le sue potenzialità e risorse.&nbsp;</p>



<p>La regione detiene un primato poco invidiabile: il 29% della popolazione ha più di 65 anni e l’età media di 49,5 anni ne fa <strong>la regione più anziana d’Italia</strong>. I dati mostrano un evidente squilibrio demografico, con un progressivo invecchiamento della popolazione e una bassa natalità, che mette in dubbio la sostenibilità del welfare regionale nei prossimi anni.&nbsp;</p>



<p>Allo stesso tempo, la Liguria è anche un <strong>territorio di approdo</strong>. Il porto di Genova e la posizione geografica la rendono una delle prime tappe dei flussi migratori mediterranei. Questa doppia identità – anziana e multiculturale – rappresenta un nodo critico ma anche <strong>un’opportunità di innovazione sociale</strong>, ad esempio attraverso politiche di integrazione e lo sviluppo di nuovi servizi legati alla “silver economy”, ovvero attività rivolte ai bisogni e ai consumi della popolazione anziana.</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-7b208a455bc62401e5a4e327bc00f5fb"><strong>Genova, il porto e l&#8217;industria</strong></p>



<p><strong>Genova</strong> concentra al suo interno quasi il 60% del valore aggiunto regionale (in pratica, il contributo alla produzione di valore e ricchezza), in particolare grazie al suo <strong>porto</strong>: il secondo in Italia (dopo Trieste) a livello industriale, con 47,5 tonnellate di merci movimentate nel 2024.&nbsp;</p>



<p>Diversi territori all’interno della regione, un tempo motori dello sviluppo, sono oggi classificati come <strong>“aree di crisi industriale complessa”</strong>, soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale. La Liguria presenta anche un indice di specializzazione industriale basso, un tasso di innovazione d’impresa al di sotto della media europea e un valore aggiunto industriale inferiore alla media nazionale.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, proprio queste fragilità possono trasformarsi in opportunità attraverso <strong>percorsi di rigenerazione industriale</strong> e investimenti in tecnologie digitali, green economy e filiere ad alto valore aggiunto.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="492" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/09/Liguria_MAG-2-1.jpg" alt="" class="wp-image-17999" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/09/Liguria_MAG-2-1.jpg 800w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/09/Liguria_MAG-2-1-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></figure>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-f4f7499c3e66309bf96e0f6172f6da81"><strong>L&#8217;importanza del turismo</strong></p>



<p>Uno dei settori trainanti dell’economia ligure è il <strong>turismo</strong>. Il numero di ospiti registrati nel 2024 (5,2 milioni) è in crescita dell’8% rispetto al 2019, un dato superiore rispetto alla media italiana (+6,3%). Le Cinque Terre (5° brand turistico territoriale per incremento di presenze), Portofino, il Golfo dei Poeti, la Riviera dei Fiori e l’entroterra offrono esperienze diversificate che vanno oltre il turismo balneare.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, il settore resta ancora troppo stagionale e concentrato lungo la costa. È qui che si apre una grande opportunità: destagionalizzare l’offerta, valorizzare l’entroterra e prevenire fenomeni di “iperturismo” con politiche attente all’aspetto economico ma anche alla qualità della vita dei residenti.&nbsp;</p>



<p>Anche nel settore del turismo <strong>l’innovazione può giocare un ruolo chiave</strong>: strumenti di data analysis, promozione turistica digitale e sistemi di mobilità intelligente possono migliorare la gestione dei flussi e aumentare la competitività del sistema turistico regionale.&nbsp;</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-abe550cf8afa9b727f3330438061440d"><strong>Formazione e capitale umano</strong></p>



<p>Un dato regionale interessante riguarda il <strong>capitale umano</strong>: la percentuale di laureati nella fascia 25–39 anni è del 28,9%, in linea con la media nazionale. L’istruzione tecnica e professionale sta crescendo, con un +8,2% nelle iscrizioni agli ITS (Istituti Tecnologici Superiori), considerati strategici per la transizione digitale e green.&nbsp;</p>



<p>L’offerta di percorsi post diploma è rilevante, con 61 <strong>corsi universitari STEM</strong> (UniGe è il 6° ateneo d’Italia per numero di corsi STEM) e 6 <strong>ITS</strong> che, con 40 corsi attivi, offrono una formazione terziaria professionalizzante alternativa a quella universitaria, con un’alta <strong>specializzazione tecnica</strong> in settori chiave dello sviluppo regionale e nazionale.&nbsp;</p>



<p>Il territorio presenta inoltre un <strong>ecosistema formativo ben strutturato</strong>: l’Università di Genova, insieme a centri come IIT (Istituto Italiano di Tecnologia), rappresenta un asset fondamentale per attrarre giovani talenti e sviluppare ricerca applicata in ambiti chiave come robotica, biotecnologie, blue economy e intelligenza artificiale.&nbsp;</p>



<p class="has-vivid-purple-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-efdfac98e9a2c5aa8b1c1ecfa2b712a7"><strong>Innovazione aziendale</strong></p>



<p>Sul fronte aziendale delle <strong>performance innovative</strong>, alcuni segnali indicano una dinamica positiva: crescono le collaborazioni tra università, enti pubblici e privati, soprattutto nei settori della logistica sostenibile, energia e digitalizzazione.&nbsp;</p>



<p>A proposito di sviluppo per le imprese, è utile sottolineare la presenza di numerosi <strong>“luoghi dell’innovazione”</strong> nella regione: un Competence Centre (degli 8 esistenti in Italia), una Casa delle Tecnologie Emergenti (delle 13 italiane) e due Parchi Scientifici Tecnologici, accanto a soggetti come PID (Punto Impresa Digitale), DIH (Digital Innovation Hub) e SPIN (Sportello Innovazione).&nbsp;</p>



<p>Ottimo, inoltre, l’apporto degli <strong>investimenti privati in Ricerca e Sviluppo</strong>, che rappresentano l’1,62% del PIL regionale contro l’1,41% della media nazionale.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="629" src="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/09/Liguria_MAG-3-1024x629.jpg" alt="" class="wp-image-18000" srcset="https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/09/Liguria_MAG-3-980x602.jpg 980w, https://cnexthub.com/wp-content/uploads/2025/09/Liguria_MAG-3-480x295.jpg 480w" sizes="auto, (min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p>La Liguria mostra quindi un interessante potenziale in termini di rigenerazione economica e sociale grazie alla presenza di un ecosistema ricco in termini di <strong>offerta formativa</strong> e di <strong>luoghi dedicati all’innovazione delle imprese</strong>, che potrebbe essere ulteriormente efficientato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Investire in politiche di <strong>supporto allo sviluppo di nuove imprese</strong>, valorizzare al meglio l’offerta formativa e, soprattutto, sostenere la nascita di un <strong>sistema per l’innovazione</strong> capace di raccogliere e organizzare le esperienze positive esistenti – in alcuni casi di eccellenza – potrebbe essere la chiave per accelerare il processo di innovazione e rigenerazione della regione.</p>



<p><strong><em>Fonti</em></strong>&nbsp;</p>



<p><em><a href="https://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener">ISTAT</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.assoporti.it/it/home/" target="_blank" rel="noopener">ASSOPORTI</a></em></p>



<p><em><a href="https://ustat.mur.gov.it/" target="_blank" rel="noopener">USTAT</a></em></p>



<p><em><a href="https://www.infocamere.it/movimprese" target="_blank" rel="noopener">INFOCAMERE-MOVIMPRESE</a></em></p>
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		<title>C.NEXT Piceno si aggiudica un bando di Regione Marche</title>
		<link>https://cnexthub.com/c-next-piceno-si-aggiudica-un-bando-di-regione-marche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Samuele Parravicini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 08:55:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rigenerazione Urbana]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ascoli]]></category>
		<category><![CDATA[C.NEXT Piceno]]></category>
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					<description><![CDATA[C.NEXT Piceno è uno dei vincitori del bando “Infrastrutture locali per promuovere lo sviluppo imprenditoriale dei sistemi produttivi e dei territori" di Regione Marche]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>C.NEXT Piceno</strong>, con i partner <strong>RigenerAzioni</strong> e <strong>Confindustria Servizi Ascoli Piceno</strong>, è uno dei vincitori del bando “Infrastrutture locali per promuovere lo sviluppo imprenditoriale dei sistemi produttivi e dei territori&#8221; di <strong>Regione Marche</strong>.</p>



<p>Il progetto – presentato settimana scorsa ad Ancona dal nostro CEO, Stefano Soliano – prevede la <strong>realizzazione di un polo di innovazione</strong> del sistema nazionale C.NEXT nell’area ex SGL Carbon, ad <strong>Ascoli Piceno</strong>.</p>



<p>Lì troveranno posto <strong>imprese e startup innovative</strong> della community di C.NEXT Piceno, in grado di sviluppare <strong>progetti di trasferimento tecnologico </strong>per le aziende del territorio grazie alla condivisione delle competenze del<strong> sistema nazionale di C.NEXT</strong>.</p>



<p>In attesa della realizzazione della sede definitiva, i servizi di C.NEXT Piceno (che ora ha sede presso Palazzo Bazzani), sono già attivi: trasferimento tecnologico da impresa a impresa, ma anche supporto alla <strong>progettazione finanziata</strong> e all’i<strong>ncubazione di startup</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
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